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Incontro con Rama [Rendezvous with Rama - it]

Электронная книга - «Incontro con Rama [Rendezvous with Rama - it]». Краткое содержание книги:

Come sarà il nostro primo incontro con una razza, una civiltà extraterrestre? Gli scettici dicono: non ci sarà mai. I pessimisti obiettano: già non riusciamo ad andare d'accordo fra noi, figurarsi con gli alieni. Nondimeno, milioni di uomini continuano a fantasticare appassionatamente su quel tema, e decine di scrittori a esplorarne tutte le varianti possibili. Questo Rama, questo corpo estraneo che si presenta un giorno nel nostro cielo, questo cilindro grandioso che è astronave, relitto, museo, enigmatica e solenne cattedrale, si può considerare una delle invenzioni di maggior fascino mai create dalla fantascienza. E la bravura di Clarke, maestro di verosimiglianza cosmica, sta nel persuaderci col suo inimitabile piglio insieme avventuroso e scientifico, che si tratta anche di un'invenzione tutt'altro che «impossibile». Che proprio così andranno forse le cose, quando scoccherà l'ora del primo incontro.
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— Capisco, ma non vedo di che utilità possa esserci, — Norton cominciava a intuire, ma preferiva dar corda a Jimmy.

— I miei amici di Port Lowell hanno costruito un veicolo capace di reggersi nell'aria, con accorgimenti mai visti prima. Sulla Luna, nella Cupola Olimpica, farà certamente sensazione.

— Così vincerete la medaglia d'oro.

— Lo spero.

— Vediamo se ho capito. Un'aerobicicletta adatta alle Olimpiadi Lunari, con un sesto di gravità, darebbe risultati ancora più sensazionali su Rama, in completa assenza di gravità. Potreste volare lungo l'asse, dal Polo Nord al Polo Sud… e tornare indietro.

— Sì, senza difficoltà. Il viaggio di andata dovrebbe durare tre ore, senza soste intermedie. Però ci si potrebbe fermare dovunque, basta non allontanarsi dall'asse.

— È un'idea brillante. Congratulazioni. Peccato che le aerobiciclette non facciano parte del normale equipaggiamento spaziale.

Jimmy arrossì. Pareva non fosse più capace di parlare. Continuava ad aprire e chiudere la bocca senza emettere suoni.

— Va bene, Jimmy, ho capito. Tanto per curiosità, mi sapreste dire come avete fatto per contrabbandarla a bordo?

— …materiale ricreativo.

— Dunque non avete mentito. E il peso?

— Solo venti chili.

— Solo! Temevo peggio. Anzi, devo dire che mi meraviglio che siate riusciti a costruire una bicicletta di quel peso.

— Ce ne sono che pesano solo quindici chili ma sono troppo fragili e si piegano nelle curve. Non c'è pericolo che questo capiti alla Libellula.

— Libellula… è un bel nome. E adesso spiegatemi bene come farete, così posso scegliere fra la promozione e la corte marziale. O tutt'e due.

25

Libellula era senz'altro un bel nome. Le lunghe ali rastremate erano pressoché invisibili, salvo quando la luce le colpiva sotto certi angoli rifrangendosi in tutti i colori dell'arcobaleno. Si aveva l'impressione che il piccolo e delicato aeromobile fosse racchiuso dentro una bolla di sapone, l'involucro che avvolgeva l'aerociclo era una pellicola organica dello spessore di poche molecole, ma tuttavia abbastanza robusta da controllare e dirigere i movimenti a una velocità di cinquanta chilometri orari.

Il pilota, che era anche fonte di energia e guida, era sistemato su un sellino al centro di gravità, in posizione semi-reclinata per contrastare meglio la resistenza dell'aria. I comandi erano costituiti da un'unica barra che si poteva spostare avanti e indietro, a destra e a sinistra; l'unico strumento era un nastro con un peso, attaccato alla parte anteriore e che serviva a indicare la direzione del vento.

Dopo che l'aerociclo era stato montato, sul mozzo, Jimmy Pak non aveva permesso a nessuno di toccarlo. Mani inesperte avrebbero potuto strappare la sottilissima fibra e le ali iridescenti erano così belle che tutti provavano l'irresistibile tentazione di toccarle.

Guardando Jimmy che montava in sella, Norton cominciò a preoccuparsi. Se succedeva un guasto mentre l'aeromobile volava sul continente meridionale, Jimmy non avrebbe più potuto tornare alla base. Inoltre, con quella missione, veniva infranta una delle regole fondamentali dello spazio: un uomo sarebbe andato da solo a esplorare un territorio sconosciuto, e nessuno l'avrebbe potuto soccorrere. L'unica consolazione era che si sarebbe sempre tenuto in contatto via radio, e che loro lo avrebbero seguito a occhio nudo o coi cannocchiali per tutto il viaggio. Se gli fosse successo qualcosa, l'avrebbero saputo subito, e avrebbero anche saputo di cosa si trattava.

Ma nonostante i timori e i rischi, sarebbe stato assurdo rinunciare a quell'occasione. Era l'unica possibilità che avevano di sorvolare la parte meridionale di Rama e di vedere più da vicino i misteri del Polo Sud. Jimmy era perfettamente consapevole di quello che si accingeva a fare, lo sapeva meglio di chiunque altro dei suoi compagni. Quello era proprio un rischio che bisognava correre. E se avesse perso… be', rientrava nelle regole del gioco. Non si può vincere sempre.

— Ascoltatemi con attenzione, Jimmy — disse Laura Ernst. — Dovete stare molto attento a non stancarvi troppo. Ricordate che al livello dell'asse, qui, l'ossigeno è ancora molto scarso. Se doveste sentirvi a corto di fiato, fermatevi e respirate a fondo per trenta secondi, ma non di più.

Jimmy assentì distrattamente. Stava preparandosi alla partenza per il volo di collaudo. Il complesso timone-sollevatore, che formava un corpo unico montato su un'intelaiatura esterna lunga cinque metri, dietro l'abitacolo rudimentale, cominciò a girare di lato, gli alettoni a flap, posti a metà ali, si muovevano alternativamente su e giù. Jimmy avviò lentamente i pedali. L'ampio trasparente ventaglio dell'elica, anch'essa costituita come le ali da un leggerissimo scheletro coperto da una pellicola iridescente, cominciò a girare. Dopo pochi secondi era invisibile. La Libellula era partita.

Si sollevò dal mozzo, puntando in avanti, avanzando lentamente lungo l'asse di Rama. Quando ebbe percorso un centinaio di metri, Jimmy smise di pedalare. Faceva uno strano effetto vedere un veicolo così inconfondibilmente aerodinamico restare sospeso, immobile nel vuoto. Certo era la prima volta che si verificava una cosa simile, salvo forse, su scala ridotta, a bordo di una delle più grandi stazioni spaziali.

— Come va? — chiese Norton.

— Risponde bene ai comandi, ma la stabilità lascia a desiderare. So perché: manca la gravità. È meglio che scenda di un chilometro.

— Un momento… non ci sarà pericolo?

Perdendo quota, Jimmy, avrebbe sacrificato il vantaggio principale di cui godeva. Finché rimaneva esattamente sull'asse, sia lui sia la Libellula erano privi di peso, e volando, avrebbe potuto tenersi agevolmente sospeso, e perfino dormire, se ne avesse avuto voglia. Ma allontanandosi dalla linea centrale intorno alla quale Rama ruotava, sarebbe ricomparso lo pseudo-peso della forza centrifuga.

Perciò, a meno che non si mantenesse sulla linea dell'asse, avrebbe continuato a perdere quota e, contemporaneamente, ad acquistare peso. E quel processo in continua accelerazione poteva condurre alla catastrofe. La forza di gravità, sulla pianura di Rama, era doppia di quella in cui avrebbe dovuto operare la Libellula. Jimmy poteva anche atterrare senza danni, ma non sarebbe mai più riuscito a sollevarsi in volo.

Il giovane, però, aveva già pensato a tutto questo, e rispose in tono fiducioso: — Riesco a farcela senza difficoltà con un decimo di g. E poi la si può manovrare più agevolmente in un'atmosfera più densa.

La Libellula volteggiò attraverso il cielo descrivendo lentamente un'ampia spirale, che seguiva grosso modo l'andamento della scala Alfa. Da certi punti, il piccolo aerociclo era quasi invisibile: sembrava che Jimmy pedalasse furiosamente seduto nel vuoto. Talvolta avanzava con uno scatto a trenta all'ora, poi smetteva di pedalare fin quasi a fermarsi, manovrava i comandi, e tornava ad acquistare velocità. E stava sempre bene attento a tenersi lontano dalla superficie ricurva di Rama.

Risultò presto evidente che la Libellula era molto più maneggevole a bassa quota, non ondeggiava più alle svolte e si era talmente stabilizzata che le ali restavano parallele alla pianura. Jimmy completò alcune ampie orbite, poi riprese a salire e finalmente si fermò pochi metri al di sopra dei suoi compagni in attesa. Solo allora si accorse, un po' troppo tardi, che non sapeva come far atterrare quel suo leggerissimo velivolo.

— Vi dobbiamo lanciare una corda? — chiese Norton un po' sul serio e un po' per scherzo.

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