Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Né tacerò che molti credono Michelagnolo avere non solo fatto il picciol disegno di quest'opera, ma che il Cristo detto, che è battuto alla colonna, fusse contornato da lui, per essere grandissima differenza fra la bontà di questa e quella dell'altre figure. E quando Sebastiano non avesse fatto altra opera che questa, per lei sola meriterebbe esser lodato in eterno. Perché oltre alle teste, che son molto ben fatte, sono in questo lavoro alcune mani e piedi bellissimi. Et ancora che la sua maniera fusse un poco dura, per la fatica che durava nelle cose che contrafaceva, egli si può non di meno fra i buoni e lodati artefici annoverare. Fece sopra questa storia in fresco due Profeti, e nella volta la Trasfigurazione; et i due Santi, cioè San Piero e San Francesco, che mettono in mezzo la storia di sotto, sono vivissime e pronte figure. E se bene penò sei anni a far questa piccola cosa, quando l'opere sono condotte perfettamente non si dee guardare se più presto o più tardi sono state finite, se ben'è più lodato chi presto e bene conduce le sue opere a perfezzione. E chi si scusa, quando l'opere non sodisfanno, se non è stato a ciò forzato, in cambio di scusarsi s'accusa. Nello scoprirsi quest'opera, Sebastiano, ancor che avesse penato assai a farla, avendo fatto bene, le male lingue si tacquero e pochi furono coloro che lo mordessero.
Dopo, facendo Raffaello, per lo cardinale de' Medici per mandarla in Francia, quella tavola che dopo la morte sua fu posta all'altare principale di San Piero a Montorio, dentrovi la Trasfigurazione di Cristo, Sebastiano in quel medesimo tempo fece anch'egli, in un'altra tavola della medesima grandezza, quasi a concorrenza di Raffaello, un Lazaro quattriduano e la sua resurrezzione. La quale fu contrafatta e dipinta con diligenza grandissima, sotto ordine e disegno in alcune parti di Michelagnolo. Le quali tavole finite, furono amendue publicamente in Concistoro poste in paragone, e l'una e l'altra lodata infinitamente. E benché le cose di Raffaello, per l'estrema grazia e bellezza loro, non avessero pari, furono nondimeno anche le fatiche di Sebastiano universalmente lodate da ognuno. L'una di queste mandò Giulio cardinale de' Medici in Francia a Nerbona al suo vescovado, e l'altra fu posta nella cancelleria, dove stette infino a che fu portata a San Piero a Montorio con l'ornamento che vi lavorò Giovan Barile. Mediante quest'opera, avendo fatto gran servitù col cardinale, meritò Sebastiano d'esserne onoratamente rimunerato nel pontificato di quello.
Non molto doppo, essendo mancato Raffaello et essendo il primo luogo nell'arte della pittura conceduto universalmente da ognuno a Sebastiano, mediante il favore di Michelagnolo, Giulio Romano, Giovanfrancesco Fiorentino, Perino del Vaga, Polidoro, Maturino, Baldessarre Sanese e gl'altri rimasero tutti a dietro. Onde Agostin Chigi, che con ordine di Raffaello faceva fare la sua sepoltura e cappella in Santa Maria del Popolo, convenne con Bastiano che egli tutta gliela dipignesse. E così fatta la turata, si stette coperta, senza che mai fusse veduta, insino all'anno 1554. Nel qual tempo si risolvette Luigi, figliuolo d'Agostino, poiché il padre non l'aveva potuta veder finita, voler vederla egli. E così allogata a Francesco Salviati la tavola e la cappella, egli la condusse in poco tempo a quella perfezzione che mai non le poté dare la tardità e l'irresoluzione di Sebastiano, il quale, per quello che si vede, vi fece poco lavoro, se bene si trova ch'egli ebbe dalla liberalità d'Agostino e degli eredi molto più che non se gli sarebbe dovuto quando l'avesse finita del tutto; il che non fece, o come stanco dalle fatiche dell'arte, o come troppo involto nelle commodità et in piaceri.
Il medesimo fece a Messer Filippo da Siena, cherico di camera, per lo quale nella Pace di Roma, sopra l'altare maggiore, cominciò una storia a olio sul muro e non la finì mai. Onde i frati, di ciò disperati, furono costretti levare il ponte che impediva loro la chiesa e coprire quell'opera con una tela et avere pacienza quanto durò la vita di Sebastiano. Il quale morto, scoprendo i frati l'opera, si è veduto che quello che è fatto è bellissima pittura; perciò che dove ha fatto la Nostra Donna che visita Santa Lisabetta, vi sono molte femmine ritratte dal vivo che sono molto belle e fatte con somma grazia. Ma vi si conosce che quest'uomo durava grandissima fatica in tutte le cose che operava, e ch'elle non gli venivano fatte con una certa facilità che suole tal volta dar la natura e lo studio a chi si compiace nel lavorare e si esercita continovamente. E che ciò sia vero, nella medesima Pace, nella cappella d'Agostin Chigi, dove Raffaello aveva fatte le sibille et i profeti, voleva nella nicchia, che di sotto rimase, dipignere Bastiano, per passare Raffaello, alcune cose sopra la pietra, e perciò l'aveva fatta incrostare di peperigni e le commettiture saldate con stucco a fuoco, ma se n'andò tanto in considerazione, che la lasciò solamente murata; per che essendo stata così dieci anni, si morì.
Bene è vero che da Sebastiano si cavava, e facilmente, qualche ritratto di naturale, perché gli venivano con più agevolezza e più presto finiti, ma il contrario avveniva delle storie et altre figure. E per vero dire il ritrarre di naturale era suo proprio, come si può vedere nel ritratto di Marc'Antonio Colonna, tanto ben fatto che par vivo. Et in quello ancora di Ferdinando marchese di Pescara, et in quello della Signora Vettoria Colonna, che sono bellissimi. Ritrasse similmente Adriano Sesto quando venne a Roma, et il cardinale Nincofort, il quale volle che Sebastiano gli facesse una cappella in Santa Maria de Anima in Roma. Ma trattenendolo d'oggi in domani, il cardinale la fece finalmente dipignere a Michele Fiamingo suo paesano, che vi dipinse storie della vita di Santa Barbara in fresco, imitando molto bene la maniera nostra d'Italia, e nella tavola fece il ritratto di detto cardinale.
Ma tornando a Sebastiano, egli ritrasse ancora il signor Federigo da Bozzolo, et un non so che capitano armato che è in Fiorenza appresso Giulio de' Nobili, et una femmina con abito romano, che è in casa di Luca Torrigiani. Et una testa, di mano del medesimo, ha Giovan Batista Cavalcanti, che non è del tutto finita. In un quadro fece una Nostra Donna che con un panno cuopre un putto, che fu cosa rara, e l'ha oggi nella sua guardaroba il cardinal Farnese. Abbozzò, ma non condusse a fine, una tavola molto bella d'un San Michele che è sopra un diavolo grande, la quale doveva andare in Francia al re che prima aveva avuto un quadro di mano del medesimo.
Essendo poi creato sommo pontefice Giulio cardinal de' Medici, che fu chiamato Clemente Settimo, fece intendere a Sebastiano, per il vescovo di Vasona, ch'era venuto il tempo di fargli bene e che se n'avedrebbe all'occasioni. Sebastiano intanto, essendo unico nel fare ritratti, mentre si stava con queste speranze fece molti di naturale, ma fra gli altri papa Clemente, che allora non portava barba; ne fece, dico, due: uno n'ebbe il vescovo di Vasona e l'altro, che era molto maggiore, cioè infino alle ginocchia et a sedere, è in Roma nelle case di Sebastiano. Ritrasse anche Antonfrancesco degl'Albizi fiorentino, che allora per sue facende si trovava in Roma, e lo fece tale che non pareva dipinto, ma vivissimo. Onde egli, come una preziosissima gioia se lo mandò a Fiorenza. Erano la testa e le mani di questo ritratto cosa certo maravigliosa, per tacere quanto erano ben fatti i velluti, le fodere, i rasi e l'altre parti tutte di questa pittura. E perché era veramente Sebastiano nel fare i ritratti di tutta finezza e bontà a tutti gli altri superiore, tutta Fiorenza stupì di questo ritratto d'Antonfrancesco.