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Il fattore invisibile [Bellwether - it]

Электронная книга - «Il fattore invisibile [Bellwether - it]». Краткое содержание книги:

Sandra è una scienziata molto particolare: si occupa di mode passeggere e il suo compito è prevedere quali saranno le manie del futuro prossimo. Insieme al collega Bennett O’Reilly, esperto di teoria del caos, è convinta di poter individuare la causa della diffusione di tali fenomeni, e aggiudiarsi così un congruo finanziamento per il progetto. Ma raramente la ricerca scientifica è semplice e lineare, e la strada del successosarà piena di imprevisti… Un libro scintillante e originalissimo da una delle migliori scrittrici di fantascienza contemporanee.

Nominato per il premio Nebula per il miglir romanzo in 1997.
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Oppure prendiamo James Christy. Dovette affrontare una catastrofe di minore importanza: una macchina Star Scan rotta. Aveva appena preso una fotografia di Plutone e si preparava a buttarla via perché sul bordo del pianeta c’era una sporgenza chiaramente dovuta a un difetto della lastra, quando la Star Scan (fabbricata ovviamente dalla stessa ditta che faceva le fotocopiatrici della HiTek) si guastò.

Invece di gettare via la lastra fotografica, Christy chiamò il tecnico per la riparazione, e costui gli chiese di trattenersi perché forse avrebbe avuto bisogno di aiuto. Christy rimase lì per un poco, poi esaminò meglio la sporgenza che compariva sulla lastra e decise di controllare alcune fotografie precedenti. La prima che trovò aveva la scritta: “Immagine di Plutone. Allungata. Lastra difettosa. Scartare”. Christy la confrontò con quella appena fatta. Le lastre parevano uguali e Christy capì di avere sotto gli occhi non una fotografia difettosa, ma una luna di Plutone.

Di norma, però, le catastrofi sono semplici catastrofi. Come questa.

Grancapo ha a cuore solo una cosa: la modulistica. La Direzione perdonerà quasi tutto — sforamento dei budget, grossolana incompetenza, reati — purché i moduli siano compilati correttamente. E consegnati in tempo.

— Ha dato a Flip il modulo assegnazione finanziamento? — chiesi, stupita, e me ne pentii all’istante.

Bennett divenne ancora più pallido. — Lo so. Stupido, eh?

— Le sue scimmie!

— Le mie ex scimmie. Non insegnerò mai l’hula-hoop ai macachi. — Si avvicinò alla pila di fogli che avevo appena esaminato e cominciò a cercare.

— Lì, ho già guardato io. Non c’è. Ha detto a Grancapo che Flip l’ha smarrito?

— Sì. — Prese i fogli impilati sopra la copiatrice. — Grancapo dice che Flip dice di avere consegnato tutti i moduli avuti dal personale.

— E le hanno creduto? — Be’, certo che le avevano creduto. Le avevano creduto anche quando aveva detto di avere bisogno di un’assistente. — Non manca il modulo di nessun altro?

— No — disse Bennett, torvo. — Altri tre sono stati tanto stupidi da dare a lei il modulo per la consegna, ma Flip ha perduto solo il mio.

— Forse…

— Già chiesto. Non posso rifarlo e consegnarlo in ritardo. — Posò la pila di fogli, la riprese, ricominciò a frugare.

— Senta — dissi, togliendogli i fogli di mano — procediamo con ordine. Lei esamini queste pile. — Le spostai accanto a quella che avevo già esaminato. — Quelle già controllate, da questa parte della stanza. Quelle da controllare, da quest’altra parte. D’accordo?

— D’accordo — disse Bennett, e mi parve che gli tornasse un po’ di colore. Prese i primi fogli di una pila.

Iniziai a controllare il bidone per il riciclaggio della carta, nel quale qualcuno (molto probabilmente Flip) aveva buttato una lattina di Coca-Cola mezza piena. Presi una manciata di fogli appiccicosi, mi sedetti per terra e cominciai a separarli. Il modulo non era nella prima manciata. Mi chinai sul bidone e presi una seconda manciata, augurandomi che la Coca-Cola non fosse gocciolata fin sul fondo. Come non detto.

— Non sono così sprovveduto da affidarlo a Flip — disse Bennett, passando a controllare un’altra pila — ma stavo rivedendo i dati sulla teoria del caos e Flip ha detto che toccava a lei portare i moduli in direzione.

— Lo troveremo — dissi, staccando dal mucchio una pagina incollata con la Coca-Cola. A metà mucchio, lanciai uno strillo.

— L’ha trovato? — chiese Bennett, speranzoso.

— No, mi spiace. — Gli mostrai le pagine appiccicose. — Sono le mie note sulla permanente Marcel, quelle che cercavo. Le avevo date a Flip da fotocopiare.

Il suo viso, con lentiggini e tutto, sbiancò completamente. — Flip ha buttato via il mio modulo.

— No, non l’ha buttato — lo consolai, cercando di non pensare a tutti i ritagli accartocciati nel mio cestino della carta straccia, il giorno in cui avevo conosciuto Bennett. — Vedrà che è qui da qualche parte.

Non c’era. Esaminammo tutte le pile e le esaminammo di nuovo, anche se era chiaro che il modulo non c’era.

— Flip non potrebbe averlo lasciato nel laboratorio? — ipotizzai, quando arrivai al fondo dell’ultima pila. — Forse è uscita senza prenderlo.

Bennett scosse la testa. — Ho già guardato dappertutto. Due volte. — Frugò nel cestino della carta straccia. — E se fosse nel suo laboratorio? Aveva consegnato a lei quel pacchetto. Forse…

Seppure a malincuore, fui costretta a deluderlo. — L’ho appena passato al setaccio. Cercavo questi. — Gli mostrai gli appunti sulla permanente Marcel. — Ma potrebbe essere nel laboratorio di qualcun altro. — Mi alzai, di scatto. — E Flip? Le ha chiesto che cosa ne ha fatto? Ma cosa mi viene in mente? Stiamo parlando di Flip!

Bennett annuì. — Mi ha risposto: “Quale modulo?”.

— Già. Ci serve un piano d’attacco. Lei si prende la sala mensa e io il salottino del personale.

— La sala mensa?

— Sì. Conosce Flip. Probabilmente l’ha consegnato nel posto sbagliato. Come quel pacchetto, il giorno che ci siamo conosciuti. — Provai la sensazione che in quel fatto ci fosse un indizio, una cosa importante, che non riguardava il modulo, ma qualcosa d’altro. Ciò che aveva innescato il taglio alla maschietta? No, non quello. Cercai di non farmi scappare quella sensazione.

— Cosa c’è? Pensa di sapere dov’è finito?

Svanita. — No, mi spiace. M’era solo venuta in mente un’altra cosa. Ci vediamo accanto al bidone del riciclaggio, giù a Chimica. Non si preoccupi, lo ritroveremo. — Usai un tono allegro, ma non avevo molte speranze di ritrovare il modulo. Conoscendola, Flip poteva averlo lasciato da qualsiasi parte. La HiTek era vasta. Poteva essere in qualsiasi laboratorio. O giù all’Economato, da Desiderata, la santa patrona degli oggetti smarriti. O fuori nel parcheggio. — Ci vediamo al bidone del riciclaggio.

Mi diressi al salottino del personale, poi mi venne un’idea migliore. Andai a cercare Shirl. La trovai nel laboratorio di Alicia, impegnata a inserire nel computer dati relativi al Niebnitz Grant.

— Flip ha smarrito il modulo di finanziamento del dottor O’Reilly — dissi senza preamboli.

Avevo una mezza speranza che dicesse: “So io dov’è” ma restai delusa. Shirl esclamò: — Oddio! — e parve sinceramente sconvolta. — Se lui se ne va, la… — S’interruppe. — Cosa posso fare per aiutarlo?

— Cerchi qui. Bennett ci viene spesso. E in qualsiasi altro posto dove Flip avrebbe potuto metterlo.

— Ma il termine ultimo è scaduto, no?

— Sì — ammisi, irritata perché Shirl metteva in evidenza il pensiero che avevo cercato di ignorare: in Direzione, pignoli com’erano sui termini di scadenza, si sarebbero rifiutati di accettarlo, anche se fosse stato appiccicoso di Coca-Cola e chiaramente finito nel posto sbagliato. — Vado nel salottino del personale — dissi, e andai a controllare le caselle postali.

Il modulo non era nelle caselle, non era nella pila di vecchi memo sul tavolo, non era nel microonde. Non era nemmeno nel laboratorio di Alicia.

Shirl sporse la testa nel salottino. — Ho controllato il laboratorio da cima a fondo — disse. — Che giorno era, quando il dottor O’Reilly l’ha dato a Flip?

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