Il fattore invisibile [Bellwether - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1999
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Diana Fonticoli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fattore invisibile [Bellwether - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglir romanzo in 1997.
— Oh. D’accordo. Così il barbiere disse: “Ma qualcuna l’avrà fatto per prima e non poteva farlo perché tutte lo facevano, allora perché…”
Ci fu un rumore alla porta e Peyton, con velocità sorprendente, mi tolse di mano la matita limone laser, chiuse il blocco di fogli e ripose il tutto sotto il letto; quando sua madre entrò, lei era seduta sulla sponda, le mani in grembo.
— Peyton, ora guardiamo un video. Pensi… — Mi vide e si interruppe. — Non ha mica parlato a Peyton mentre era in ritiro, vero?
— Nemmeno una parola — dissi.
Si rivolse a Peyton. — Pensi ora di poter tenere un comportamento positivo con i tuoi coetanei?
Peyton annuì con aria saggia e uscì dalla stanza, madre al seguito. Rimisi il telefono sul comodino e mi avviai alla porta; mi fermai, recuperai dal nascondiglio il blocco e guardai di nuovo il disegno.
Checché ne dicesse Peyton, era una mappa. Una combinazione di mappa, diagramma e disegno, con una quantità sorprendente di dati in un solo foglio: località, tempo trascorso, abbigliamento. Una sorprendente quantità di dati.
Che si intersecavano in modo interessante: le linee si incrociavano e tornavano a incrociarsi per formare elaborate intersezioni, il rosso radicale diventava lavanda e arancione. Barbie andava in motorino solo nella metà inferiore del disegno, e c’era un preciso gruppo di stelline in un angolo. Una anomalia statistica?
Chissà se una storia-diagramma-mappa come quella avrebbe funzionato per i miei dati sugli anni Venti. Avevo provato mappe e grafici statistici e modelli computazionali, ma mai tutt’e tre insieme, con un codice di colori per la data, il vettore e l’incidenza. Se avessi messo tutto insieme, quale sorta di schema ne sarebbe emerso?
Dal soggiorno provenne uno strillo. — È il mio compleanno! — esclamò piangendo Brittany.
Nascosi di nuovo il blocco da disegno sotto il letto.
— Santo cielo, Peyton — disse la madre di Lindsay. — Che modo creativo per mostrare il tuo bisogno di attenzione.
PIROGRAFIA (1900 – 05)
Moda di artigianato consistente in disegni impressi su legno o cuoio mediante un ferro arroventato. Fiori, uccelli, cavalli e cavalieri in armatura erano impressi a fuoco su scatole per spille, vassoi per penne, scatole per guanti, rastrelliere per pipe, custodie per carte da gioco e simili oggetti inutili. La moda si esaurì perché la sua soglia di abilità era troppo elevata. Non c’era un cavallo pirografato che non sembrasse una mucca.
Giovedì il tempo peggiorò. Quando andai al lavoro cadeva nevischio, e all’ora di colazione c’era una nevicata in piena regola. Flip era riuscita a guastare tutt’e due le fotocopiatrici, perciò raccolsi i ritagli sul flagpole-sitting per andarli a fotocopiare da Kinko, ma uscendo a prendere l’auto mi dissi che le fotocopie potevano aspettare e tornai in fretta nell’edificio, a testa bassa per proteggermi dalla neve. E così andai a sbattere contro Shirl.
Se ne stava rannicchiata accanto a un minivan e fumava una sigaretta. Nell’altra mano portava un mezzo guanto marrone, si era rialzata il bavero, aveva una sciarpona intorno al collo e tremava di freddo.
— Shirl! — gridai per superare il rumore del vento. — Cosa fa qui fuori?
Impacciata dal mezzo guanto, estrasse un foglio dalla tasca del cappotto e me lo porse. Era il memo con il divieto di fumare in tutto l’edificio.
— Flip — dissi, togliendo fiocchi di neve dal memo già bagnato. — C’è lei, dietro questa storia. — Accartocciai il foglio e lo gettai via. — Non ha la macchina?
Scosse la testa, rabbrividendo. — Mi danno un passaggio fin qui.
— Può sedersi nella mia — dissi. Poi pensai a un posto migliore. — Anzi, venga con me. — La presi per il braccio. — C’è un posto dove può fumare.
— Tutto l’edificio è off-limits per i fumatori — disse lei, opponendo resistenza.
— Il posto che dico io non è nell’edificio.
Shirl spense il mozzicone. — Il suo è un gesto gentile verso una vecchia signora — disse, e insieme tornammo in fretta verso l’edificio, sotto il turbine di neve.
Appena dentro ci fermammo per scuoterci la neve di dosso e toglierci il cappellino. Il suo viso abbronzato era rosso per il freddo.
— Non deve prendersi il disturbo — disse Shirl, srotolando la sciarpa.
— Quando avrà speso tanto tempo quanto me a studiare le mode, le odierà di tutto cuore. Soprattutto le mode d’avversione. Pare che tirino fuori dalla gente il lato peggiore. Ed è il principio, a infastidire. La prossima mania proibizionistica potrebbe riguardare il cheesecake al cioccolato. O i libri. Andiamo.
La guidai per il corridoio. — Il posto non sarà caldo, ma è riparato dal vento, così almeno non si coprirà di neve. E questa moda antifumo dovrebbe passare verso primavera. Sta per raggiungere l’inevitabile stadio in cui produce una reazione contraria.
— Il proibizionismo durò tredici anni.
— La legge. La moda, no. Il maccartismo durò solo quattro anni. — Cominciai a scendere la scala di Biologia.
— Dov’è esattamente questo posto? — domandò Shirl.
— Il laboratorio del dottor O’Reilly. Sul retro c’è una veranda coperta.
— Ed è sicura che a lui non darà fastidio?
— Sicurissima. Non bada mai a ciò che gli altri pensano.
— Parrebbe un uomo straordinario — disse Shirl, e io pensai: lo è davvero.
Bennett non si adattava a nessuno dei soliti schemi. Di sicuro non era un ribelle, non rifiutava di seguire le mode per difendere la propria individualità. Anche la ribellione può essere una moda, come dimostrano gli Hell’s Angels e i simboli pacifisti. Eppure Bennett non era neanche ignaro delle mode. Era spiritoso e intelligente e dotato di spirito d’osservazione.
Cercai di spiegarlo a Shirl mentre scendevamo a Biologia. — Non è che se ne freghi di ciò che pensa la gente. Solo, non capisce che cosa abbia a che fare con lui.
— Il mio professore di fisica soleva dire che Diogene non doveva perdere tempo a cercare un uomo onesto — disse Shirl. — Doveva cercare invece un uomo che pensasse con la propria testa.
Mentre imboccavamo il corridoio di Biologia, mi venne in mente che forse nel laboratorio c’era Alicia. — Aspetti qui un secondo — dissi a Shirl. Sporsi la testa nel laboratorio. — Bennett?
Era ingobbito sopra la scrivania, quasi nascosto da montagne di fogli.
— Shirl può fumare fuori nella veranda?
— Certo — rispose Bennett, senza alzare gli occhi.
Tornai fuori e spinsi dentro Shirl.
— Può fumare anche qui, se vuole — disse Bennett, appena entrammo.
— No, non può — dissi. — La HiTek ha proibito di fumare nell’intero edificio. Ho detto a Shirl che poteva fumare fuori nella veranda.
— Certo — disse Bennett, alzandosi. — Venga pure quando vuole. Io ci sono sempre.
— Oh! — disse Shirl. — Lavora al suo progetto anche nell’intervallo di colazione?
Bennett le disse che non aveva un progetto a cui lavorare e che doveva aspettare che gli approvassero la richiesta di finanziamento, prima di avere a disposizione i macachi. Io non gli prestavo attenzione: guardavo il suo vestito.
Flip aveva ragione, su Bennett. Quel giorno il dottor O’Reilly portava camicia bianca e cravatta blu Cerenkhov.
— Stavo lavorando su questa storia del caos — disse Bennett, aggiustandosi la cravatta.
— Alicia ha stabilito che la teoria del caos è il progetto migliore per vincere il Niebnitz? — replicai, senza riuscire a mascherare una punta di sarcasmo.