Il fattore invisibile [Bellwether - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1999
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Diana Fonticoli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il fattore invisibile [Bellwether - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglir romanzo in 1997.
Invece Barbie aveva superato di molto i trent’anni ed era più di moda che mai, anche in tempi di femminismo e di allevamento dei figli senza discriminazione di sesso. Sarebbe stata perfetta da studiare per scoprire ciò che provoca le mode, ma non ero sicura di volerlo sapere: Barbie è una di quelle mode la cui popolarità ti fa perdere ogni fiducia nella razza umana.
Gina uscì dalla stanza da letto. — È per te — disse, guardandomi con aria pensierosa. — Puoi prenderla in camera da letto.
Posai Barbie Sposa Romantica e mi alzai.
— È il mio compleanno! — strillò Brittany.
— Santo cielo, Peyton — disse la madre di Lindsay. — Che cosa davvero creativa da fare col tuo gelato allo yogurt.
Gina corse in cucina e io andai in camera da letto. Era arredata in tonalità violette, con un cordless viola. Sollevai la cornetta.
— Ciao — disse Billy Ray. — Indovina da dove chiamo.
— Come hai scoperto che ero qui?
— Ho chiamato la HiTek e la tua assistente mi ha dato il numero.
— Flip ti ha dato il numero? Senza sbagliarlo?
— Non so come si chiama. Voce rauca. Tossiva parecchio.
Shirl. Di sicuro usava il mio computer per inserire altri dati per Alicia.
— Be’, allora senti, sto attraversando le Rockies e… un momento. C’è un tunnel. Ti richiamo appena sono dall’altra parte. — Seguì un ronzio e un clic.
Riagganciai, mi sedetti sul letto di Gina (copriletto viola) e mi domandai come Billy Ray portasse avanti il ranch, se nel ranch non c’era mai; poi meditai sul fascino di Barbie.
In parte era dovuto di sicuro al fatto che nel corso degli anni Barbie era riuscita a incorporare altre mode. A metà degli anni Sessanta, Barbie aveva capelli stirati e abiti Carnaby Street, negli anni Settanta vestiva da nonnina, negli Ottanta portava body e scaldamuscoli.
Oggi c’erano Barbie astronaute e Barbie direttrici d’azienda e perfino dottoresse, anche se è difficile immaginare Barbie che supera il liceo, altro che l’università di medicina.
Evidentemente Billy Ray si era dimenticato di me, e anche la madre di Peyton. Aprì la porta, disse: — …e voglio che tu stia in ritiro finché non avrai deciso di andare d’accordo con i tuoi coetanei — e spinse nella stanza una Peyton imbrattata di gelato allo yogurt.
Nessuna delle due mi vide, soprattutto Peyton, che si lanciò contro la porta, rossa in viso e piagnucolante; poi, quando fu chiaro che la scena non avrebbe funzionato, si mise ginocchioni accanto al letto e tirò fuori un blocchetto di carta e una scatola di matite colorate.
Si sedette a gambe incrociate sul pavimento, aprì la scatola, scelse una matita rosa e cominciò a disegnare.
— Ehilà — dissi, facendole fare un bel salto. — Cosa fai?
— Non si parla durante il ritiro — replicò la bambina, con tono virtuoso.
Non si dovrebbe nemmeno colorare, pensai, augurandomi che Billy Ray si ricordasse di richiamarmi.
Peyton prese una matita verde e si chinò sul foglio, disegnando con cura. Spostai il telefono dall’altro lato del letto per vedere il disegno.
— Cosa disegni? — dissi. — Una farfalla?
Peyton roteò gli occhi. — No-o-o. È una storia.
— Una storia? — ripetei, inclinando la testa per vedere meglio. — Su cosa?
— Su Barbie. — Peyton sospirò (la controfigura di Flip?) e scelse una matita azzurro brillante.
“Perché solo le cose orribili diventano mode?” mi domandai. Roteare d’occhi e Barbie e budino di pane. Mai il cheesecake al cioccolato o il pensare con la propria testa.
Guardai meglio il disegno. Pareva più un diagramma di Mandelbrot che una storia. Sembrava una sorta di mappa, o forse un grafico, con molte file di stelline color lavanda e zigzag rosa che si intersecavano. Era chiaro che Peyton vi aveva lavorato per parecchi ritiri.
— Quello cos’è? — chiesi indicando una fila di zigzag viola.
— Vedi — rispose mettendomi in grembo blocco e matite — Barbie andava nella sua casa di Malibu Beach. — Tracciò sopra i zigzag una linea blu dentellata. — È molto lontano. Ci andava con la sua Jaguar.
— Ed è questa linea?
— No-o-o — disse Peyton, irritata per tutte quelle interruzioni. — Questa è per mostrare com’è vestita. Vedi, quando andava nella sua casa a Malibu Beach, portava il cappellino blu. Così andavamo tutti nella casa di Malibu Beach — continuò, facendo camminare sul foglio la matita come una bambola — e Barbie diceva: “Andiamo a nuotare” e io dicevo: “Sì, andiamo” e… — Si interruppe per cercare la matita arancione. — E Barbie diceva: “Andiamo!” e andavamo a nuotare. — Cominciò a disegnare una fila di rapidi zigzag obliqui.
— Questo è il suo costume da bagno?
— No-o-o, questa è Barbie.
Barbie?, pensai, chiedendomi quale fosse il simbolismo degli zigzag. Era chiaro. I tacchi alti di Barbie.
— Così l’indomani — disse Peyton, scegliendo il giallo arancione e disegnando soli pieni di punte — Barbie diceva: “Andiamo a fare compere” e io dicevo: “Sì, andiamo” e lei diceva: “Andiamo coi motorini” e io dicevo…
Billy Ray uscì dal tunnel e io afferrai il telefono quasi prima che squillasse. — Allora vai a Denver?
— No. L’altra direzione. Durango. Conferenza sulle teleconferenze. Continuavo a pensare a te e ti ho chiamato. Non ti succede mai di desiderare una cosa, a parte ciò che stai facendo?
— Sì — risposi con fervore, leggendo i nomi delle matite che Peyton aveva scartato. Pervinca. Verde chiassoso. Blu ceruleo.
— …così Barbie diceva: “Ciao, Ken” e Ken diceva: “Ciao, Barbie, vuoi uscire?” — continuò Peyton, tutta presa a tracciare linee.
— Anch’io — disse Billy Ray. — Stavo pensando: è davvero ciò che voglio?
— Le pecore non hanno funzionato?
— Le Targhee? No, quelle vanno benissimo. È la faccenda di mandare avanti un ranch. Così isolato!
A parte il fax, Internet e il cellulare, pensai.
— …così Barbie diceva: “Non voglio stare in ritiro” — continuò Peyton, brandendo la matita nera. — “Va bene” diceva la mamma di Barbie “non devi stare in ritiro.”
— Hai mai la sensazione… — disse Billy Ray — …una sorta di… non so come definirla…
Lo so io, pensai. Prurito. Vuoi vedere che questo senso d’inquietudine, d’insoddisfazione, è anch’esso una sorta di moda, come i tatuaggi e il viola? Se sì, come è iniziata?
Mi drizzai a sedere sul letto. — Quando esattamente hai cominciato ad avere questa sensazione? — domandai a Billy Ray, ma già dal cellulare proveniva un ronzio di cattivo auspicio.
— Un altro tunnel — disse Billy Ray. — Ne parliamo quando torno. C’è una cosa che voglio… — e il telefonino si zittì.
La madre di Lindsay aveva detto di sentirsi inquieta; e anche Flip, quel giorno nel caffè; e anch’io avevo sentito un vago desiderio di uscire con Billy Ray. L’avevo contagiato, come con un virus? Era così che le mode si diffondevano, per infezione?
— Tocca a te — disse Peyton, porgendomi una matita rosso fuoco. Rosso radicale.
— Bene — dissi, prendendo la matita. — Così Barbie decise di andare… — Tracciai una linea di tacchi a spillo rosso radicale di traverso sulle linee a zigzag azzurre. — …dal barbiere. “Voglio i capelli tagliati alla maschietta” disse al barbiere. — Iniziai una fila di forbici color acquamarina. — E il barbiere chiese: “Perché?” e Barbie rispose: “Perché tutti lo fanno”. Così il barbiere tagliò a Barbie i capelli e…
— No-o-o — disse Peyton, strappandomi la matita acquamarina e passandomi quella limone laser. — Questa è Barbie Corti-e-ricci.