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L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
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«Andrà tutto bene», sussurrò, alzandosi in punta di piedi per parlargli nell’orecchio. «Badate soltanto a non nominare Lord dy Lutez e a restarle vicino fino al mio ritorno. Se poi dovesse essere lei a mettersi a parlare del vecchio dy Lutez, ecco… non lasciatela sola.»

La dama si allontanò di corsa, e Cazaril si ritrovò a riflettere su quella situazione rischiosa. Il brillante Lord dy Lutez era stato per trent’anni il più intimo consigliere del defunto Roya Ias. Era stato suo amico d’infanzia, suo compagno d’armi e di baldoria. Nel corso del tempo, Ias gli aveva elargito ogni onore possibile, nominandolo Provincar di due distretti, Cancelliere di Chalion, maresciallo delle sue truppe personali e maestro del ricco Ordine militare del Figlio… il tutto per poter meglio controllare e comandare il resto dei suoi subordinati, almeno a quanto si diceva in giro. Nemici e ammiratori, in pari misura, sostenevano in un sussurro che dy Lutez era Roya di Chalion a tutti gli effetti, tranne che di nome, e che Ias era la sua Royina…

Era stata una debolezza, da parte di Ias, lasciare che fosse dy Lutez a fare per lui il lavoro sporco e ad addossarsi il peso delle proteste dei nobili, lasciando il suo signore libero di fregiarsi dell’appellativo di Ias il Buono? Oppure era stata una mossa astuta? Cazaril se l’era chiesto spesso. Quel soprannome non era certo disprezzabile, ma di gran lunga migliori sarebbero stati Ias il Forte o magari Ias il Saggio o anche Ias il Fortunato, appellativo, quest’ultimo, che nessuno avrebbe mai potuto attribuire al defunto Roya. Era stato dy Lutez a organizzare il secondo matrimonio di Ias con Lady Ista, provvedendo così a smentire la voce persistente che circolava fra i nobili di Cardegoss, relativa all’esistenza di un innaturale legame amoroso fra il Roya e il suo vecchio amico d’infanzia, e tuttavia…

Cinque anni dopo il matrimonio, dy Lutez era caduto in disgrazia presso il Roya, in modo tanto improvviso quanto letale: accusato di tradimento, era morto sotto tortura nelle segrete dello Zangre, la grande fortezza reale di Cardegoss. Al di fuori della corte di Chalion, era corsa la voce che la vera colpa di dy Lutez fosse stata innamorarsi della giovane Royina Ista, mentre nei circoli più ristretti si sussurrava invece che fosse stata Ista a persuadere il marito ad annientare per amor suo un odiato rivale. Quale che fosse l’effettiva disposizione di quel triangolo, rimaneva il fatto che, nella sua geometria di morte, esso era crollato, perdendo una delle tre punte. Quando poi Ias, dopo aver perso la voglia di vivere, si era spento meno di un anno dopo la morte di dy Lutez, di quel triangolo era rimasta soltanto Ista, che aveva preso con sé i figli ed era fuggita dallo Zangre, o forse ne era stata esiliata.

Dy Lutez. Non nominare Lord dy Lutez… Ciò significava non evocare la maggior parte della storia di Chalion che risaliva alla precedente generazione.

Tornato presso la Royina, Cazaril sedette con una certa cautela al posto occupato in precedenza dalla dama di compagnia, notando che Ista aveva cominciato a fare a pezzi la rosa, non con rabbia, ma in maniera pacata e sistematica, strappando i petali e disponendoli accanto a sé sulla panchina secondo un disegno che imitava la loro struttura originale, cerchi dentro altri cerchi, in una spirale diretta verso l’interno.

«I morti mi hanno visitata in sogno, la scorsa notte», disse, nel tono di chi sta riprendendo una conversazione interrotta. «Ma ho pensato che si trattasse soltanto di un sogno falso. Voi ricevete mai le loro visite, Cazaril?»

Lui esitò, ma alla fine decise che Ista era troppo consapevole di sé perché potesse soffrire di demenza. Le sue affermazioni, per quanto contorte, erano chiaramente comprensibili, il che non sarebbe stato se lei fosse stata davvero pazza. «A volte, mi accade con mio padre e mia madre», rispose. «Per breve tempo, in sogno, si muovono e parlano come se fossero vivi… E al risveglio mi assale di nuovo il rimpianto per la loro perdita.»

«I sogni falsi sono caratterizzati da questa tristezza, mentre i sogni veri sono crudeli», annuì Ista. «Gli Dei vi risparmino dal fare sogni veri, inviati da loro, Cazaril.»

«Tutti i miei sogni sono ammassi confusi, che al risveglio si dissolvono come fumo», ribatté lui, accigliandosi, con aria sempre più confusa.

Ista chinò il capo di lato, contemplando la rosa denudata, che mostrava gli stami dorati, sottili come fili di seta e disposti a ventaglio all’interno del cerchio dei petali. «I sogni veri gravano come piombo sul cuore e sullo stomaco, pesano quanto basta per… far annegare la nostra anima nel dolore. I sogni veri ci accompagnano di giorno, da svegli, e tuttavia è certo che finiranno per tradirci, come qualsiasi uomo in carne e ossa è pronto a rimangiarsi le promesse fatte. Non fidatevi dei sogni, Castillar, e neppure delle promesse degli uomini.» Sollevò lo sguardo dai petali con un’espressione improvvisamente molto intensa.

«No di certo, mia signora, fidarsi sarebbe da stolti», replicò Cazaril, schiarendosi la gola. «Però è piacevole vedere mio padre, di tanto in tanto, considerato che non potrò mai più vederlo in altro modo.»

«Non temete i vostri morti?» domandò Ista, con uno strano sorriso in tralice.

«No, mia signora, non nei sogni.»

«Forse i vostri morti non sono persone temibili.»

«Per la maggior parte no, mia signora», annuì Cazaril.

Sulla parete della fortezza, una finestra si spalancò, e la dama di compagnia di Ista si affacciò per scrutare il giardino; apparentemente rassicurata dalla vista della sua signora impegnata in una tranquilla conversazione col trasandato tutore, la donna agitò una mano in un gesto di saluto e scomparve all’interno.

Tornando a osservare la Royina, si chiese come facesse quella donna a passare il tempo, considerato che non gli era mai accaduto di vederla leggere o cucire e che non aveva musici al suo seguito. Gli era capitato di vederla pregare per ore intere nella sala degli antenati o davanti al piccolo altare portatile nelle sue camere, oppure, più raramente, presso il Tempio cittadino, dove veniva scortata dalle sue dame e da dy Ferrej, benché mai nei momenti di maggiore affollamento. In altri periodi, invece, passavano intere settimane senza che Ista sembrasse rammentare anche soltanto l’esistenza degli Dei.

«Trovate molta consolazione nella preghiera, mia signora?» domandò infine Cazaril, spinto dalla curiosità per quello strano comportamento.

«Io?» ribatté la dama, sollevando lo sguardo, mentre il suo sorriso si faceva meno spontaneo. «Io non trovo più molta consolazione da nessuna parte. Senza dubbio, gli Dei si sono fatti beffe di me, e sarei lieta di restituire loro il favore, se non fosse che hanno il mio cuore e il mio respiro in ostaggio, prigionieri del loro minimo capriccio. I miei figli sono prigionieri della sorte, e la sorte è impazzita, qui a Chalion.»

«Credo ci siano prigioni peggiori di questa soleggiata fortezza, mia signora», osò replicare Cazaril.

«Oh, sì», annuì lei, inarcando le sopracciglia e appoggiandosi allo schienale della panchina. «Siete mai stato alla fortezza di Zangre, a Cardegoss?»

«Sì, quand’ero più giovane, ma non di recente. È un palazzo molto vasto, e mi ci perdevo di continuo.»

«Strano. Anch’io mi sono persa là… Sapete, è infestato dai fantasmi.»

Cazaril si concesse qualche istante per vagliare quel commento, offerto come un dato di fatto. «La cosa non mi stupisce», replicò quindi. «È nella natura di una. grande fortezza che molti muoiano nel costruirla, difenderla o conquistarla… Uomini di Chalion, i famosi costruttori roknari che ci hanno preceduti, i primi re e gli uomini vissuti ancora prima, che senza dubbio, all’alba dei tempi, trovavano rifugio nelle grotte sottostanti la fortezza. Il castello di Zangre è più antico di Chalion e senza dubbio deve aver… accumulato anime.» Essendo stata la dimora dei Roya e dei loro nobili per generazioni, la fortezza di Zangre aveva ospitato schiere e schiere di uomini e donne che avevano concluso la loro vita al suo interno, alcuni in modo spettacolare… altri scomparendo con la massima segretezza.

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