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La mano sinistra di Dio [=Dexter il vendicatore / Darkly Dreaming Dexter - it]

Электронная книга - «La mano sinistra di Dio [=Dexter il vendicatore / Darkly Dreaming Dexter - it]». Краткое содержание книги:

Il collaboratore della polizia di Miami Dexter Morgan, esperto nell’esame delle macchie di sangue sulla scena del delitto, è un bell’uomo dotato di ironia e senso dell’umorismo. A prima vista potrebbe sembrare il fidanzato ideale per ogni brava ragazza. Eppure non lo è. Sotto questo aspetto esteriore cova, infatti, un istinto incontenibile a uccidere, per poi smembrare e dissanguare i cadaveri. Al contempo investigatore e serial chiller, Dexter ha la peculiare caratteristica di indirizzare la sua furia omicida esclusivamente su persone che se “lo meritano”.

Anche pubblicato come “Dexter il vendicatore”.
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Dopo di che gli unici rumori furono lo srotolarsi del nastro adesivo, il respiro di Jaworski e la risata sommessa del Passeggero Oscuro. Gli tappai la bocca, gli legai i polsi con il suo prezioso cavo elettrico e lo trascinai verso un altro cumulo di lastre di pietra avvolte nella plastica. In pochi minuti era immobilizzato sul tavolo operatorio di fortuna.

«Parliamo», dicemmo, con la voce cortese del Passeggero. Jaworski non sapeva che gli sarebbe stato permesso di parlare, anche perché il nastro adesivo glielo impediva. Perciò rimase zitto.

«Parliamo delle ragazze scomparse», dicemmo, strappandogli il nastro adesivo dalla bocca.

«Aaahi! Che… che vuoi dire?» Ma non suonava molto convincente.

«Credo tu lo sappia.»

«N-no.»

«S-sì.»

Dovevo aver detto una parola di troppo. Ero fuori tempo, tutta la sera era fuori squadra. Lui alzò lo sguardo verso la mia faccia lucente di plastica. «Che cosa sei, uno sbirro?»

«No», dicemmo, tagliandogli l’orecchio sinistro. Era quello più vicino. Il coltello era molto affilato e per un attimo Jaworski stentò a credere che stesse accadendo proprio a lui. Per sempre senza l’orecchio sinistro. Perciò gli appoggiai l’orecchio sul petto, perché si convincesse. Sgranò gli occhi e si riempi i polmoni per urlare, ma io gli ficcai in bocca per tempo un pezzo di plastica.

«Non lo fare. Possono capitarti cose peggiori.» E gli sarebbero capitate senz’altro, ma non era ancora opportuno che lo sapesse. «Le ragazze scomparse?» ripetemmo, con voce gelida e gentile. Aspettammo solo un istante, guardandolo negli occhi, per essere sicuri che non avrebbe urlato, prima di togliergli il bavaglio.

«Gesù», mormorò con voce sofferta, «il mio orecchio…»

«Ne hai un altro uguale. Vogliamo sapere delle ragazze.»

«Vogliamo? Come sarebbe vogliamo? Gesù, che male», gemette.

Certa gente proprio non capisce. Gli rimisi in bocca la plastica e tornai all’opera.

Mi lasciai quasi trasportare: era relativamente facile, date le circostanze. Il mio cuore batteva all’impazzata e dovevo controllarmi per mantenere salde le mani. Ma continuai il lavoro, esplorando, cercando qualcosa che avevo sempre avuto sulla punta delle dita. Eccitante… e terribilmente frustrante. La pressione saliva dentro me, fino alle orecchie, in cerca di uno sfogo che non venne. Solo la sensazione che mi sfuggisse qualcosa di meraviglioso. Se lo avessi trovato, mi ci sarei potuto tuffare dentro, ma non ci riuscivo. E i miei vecchi schemi non mi procuravano alcuna gioia. Che cosa fare? Nella confusione, aprii una vena e un’orribile pozza di sangue si formò sulla plastica, accanto al corpo di Jaworski. Mi fermai un attimo, in cerca di una risposta, senza trovarla. Mi voltai verso il rettangolo di una finestra. Quasi mi dimenticai di respirare.

Si vedeva la luna sopra il mare. Per qualche ragione inspiegabile, sembrava tutto giusto, tutto necessario, tanto che per un istante rimasi a guardare i riflessi sull’acqua. Era così perfetta. Persi l’equilibrio e urtai il bordo del mio tavolo di fortuna. Ma la luna… o era l’acqua? Ero vicino, così vicino che potevo sentirne l’odore… ma cos’era? Provai un brivido, e anche quello era giusto, così giusto da scatenare tutta una serie di brividi che mi fece battere i denti. Ma perché? Che cosa voleva dire? C’era qualcosa, qualcosa di importante, una purezza superiore, una chiarezza sospesa sopra la luna, sopra il mare, appena oltre la punta del mio coltello da filetto, e io non riuscivo ad afferrarla.

Guardai di nuovo Jaworski. Mi stava facendo arrabbiare, così disteso, coperto di tagli improvvisati e sangue sparso inutilmente. Ma non riuscivo a restare arrabbiato a lungo, con lo splendore della luna della Florida che pulsava su di me, con la brezza tropicale, la musica notturna del nastro adesivo e del respiro accelerato dal panico. Mi veniva quasi da ridere. Certe persone scelgono di morire nei modi più insoliti, ma questo orrido insetto moriva per un cavo elettrico. E il suo sguardo era così umiliato, confuso, disperato. L’avrei trovato buffo, se non mi fossi sentito così frustrato. E in fondo Jaworski meritava uno sforzo maggiore da parte mia. In fondo non era colpa sua se non ero in forma come al solito. Non era nemmeno abbastanza ignobile da occupare il primo posto nella mia lista di cose da fare. Era solo un essere ripugnante che ammazzava ragazzine per piacere e per denaro, solo quattro o cinque per quanto ne sapevo. Quasi mi spiaceva per lui. Non era pronto per la Serie A.

Oh, be’. Di nuovo all’opera. Tornai al suo fianco. Jaworski aveva smesso di agitarsi, ma era ancora troppo vivace per le mie abitudini. Certo, non disponevo di tutta la mia attrezzatura professionale, questa sera, e non doveva essere facile per lui. Ma, da bravo soldatino, non si era lamentato. Cominciavo ad affezionarmici e rallentai il ritmo, lavorando con più cura. Lui reagì con vivo entusiasmo e io mi lasciai nuovamente trasportare dalla mia ricerca.

Furono le sue grida mute e i suoi vani tentativi di divincolarsi a riportarmi alla realtà. Mi ricordai che non avevo neppure verificato che fosse colpevole. Aspettai che si calmasse, poi gli tolsi il bavaglio.

«Le ragazze?»

«Oh, Gesù. Oh, Dio. Oh, Gesù», disse debolmente.

«Temo che li abbiamo persi per strada.»

«Ti prego. Ti prego…»

«Dimmi delle ragazze.»

«Okay», mormorò.

«Le hai prese tu.»

«…sì…»

«Quante?»

Respirò. Chiuse gli occhi ed ebbi paura di averlo perso troppo presto. Poi li riaprì e mi guardò. «Cinque», disse, finalmente. «Cinque belle ragazzine. Non me ne pento.»

«Certo che no», dicemmo noi. Gli appoggiai una mano su un braccio. Fu un bel momento. «Nemmeno io.»

Gli rimisi in bocca la plastica e tornai al lavoro. Ma avevo appena ripreso il ritmo quando sentii la guardia che arrivava di sotto.

15

Furono le scariche elettrostatiche della sua radio a tradirlo. Quando le sentii, ero impegnato in qualcosa che non avevo mai tentato prima. Stavo lavorando al busto di Jaworski a punta di coltello e cominciavo a sentire un piacevole solletico alla schiena e nelle gambe. Non avrei voluto interrompermi. Ma una radio era ben peggio di una semplice guardia in arrivo. Se avesse chiamato rinforzi o avesse fatto bloccare la strada, avrei avuto qualche piccola difficoltà a spiegare che cosa stessi facendo.

Abbassai lo sguardo su Jaworski. Avevo quasi finito, ormai, eppure non ero soddisfatto di com’erano andate le cose. Avevo fatto troppa confusione e non ero riuscito a trovare quello che cercavo. Per qualche istante ero stato a un passo da una stupefacente rivelazione, che aveva che fare con… cosa? Forse il rumore dell’acqua fuori dalla finestra? Ma, qualunque cosa fosse, mi era sfuggita. Ora mi ritrovavo con uno stupratore di minorenni incompleto, sporco, disordinato e insoddisfacente. E con una guardia di sicurezza che stava per unirsi alla compagnia.

Detesto saltare alle conclusioni. Era un momento importante e un autentico sollievo per entrambi, il Passeggero e io. Ma che scelta avevo? Per un lungo momento, troppo lungo, me ne vergogno, pensai di uccidere la guardia e andare avanti. Sarebbe stato facile e avrei potuto continuare a esplorare indisturbato.

Ma no, certo che no. Non avrebbe funzionato. La guardia era innocente, per quanto possa esserlo chiunque viva a Miami. Ma il peggio che poteva avere fatto era avere sparato qualche volta agli altri automobilisti lungo la Palmetto Expressway. Praticamente candido come la neve. No, si imponeva una precipitosa ritirata. E se dovevo lasciare Jaworski incompleto e me stesso insoddisfatto… Be’, sarei stato più fortunato un’altra volta.

Guardai il piccolo, repellente insetto e mi sentii riempire di disgusto. Gocciolava muco e sangue, il liquido ripugnante gli gorgogliava sulla faccia, un rivolo rossastro gli colava dalla bocca. In uno scatto di irritazione gli tagliai la gola, rammaricandomi subito del mio gesto impulsivo. Un fiotto di sangue gli fuoriuscì dal collo, rendendo lo spettacolo ancora più sgradevole. Un errore disastroso. Sentendomi sporco e deluso, corsi verso le scale, seguito dai commenti petulanti borbottati dal mio Passeggero Oscuro. Al piano di sotto, mi avvicinai all’intelaiatura di una finestra. Sotto di me vidi parcheggiato il veicolo della guardia, puntato in direzione di Old Cutler Road. Il che voleva dire, speravo, che era arrivato dalla direzione opposta e quindi non aveva ancora visto la mia auto. La guardia era in piedi accanto al suo veicolo, un giovanotto grasso dalla carnagione olivastra, con capelli e baffetti neri. Stava guardando verso un’altra parte dell’edificio.

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