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Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]

Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:

Miles e i suoi Dendarii hanno appena portato a termine con successo una missione di salvataggio in un campo di prigionia, suscitando le ire dell’impero di Cetaganda (come raccontato in L’eroe dei Vor); la flotta cerca allora rifugio sulla Terra, dove Miles dovrà barcamenarsi tra le sue due identità, quella di Tenete Lord Miles Vorkosigan di Barrayar e quella di Ammiraglio Naismith, comandante dei mercenari Dendarii. A complicare il tutto (come se ce ne fosse bisogno) ci si metterà un complotto Komarrano volto a prendere il comando di Barrayar sostituendo Miles con un clone.
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Udendolo cambiare accento, lei sorrise. «Ti ho sentito imitare il suo accento: è affascinante, anche se un tantino, uhm, assurdo.»

«Non sono io che imito il suo accento: è lui che imita il mio. Voglio dire… cioè, credo…» si interruppe, confuso. «Nel mio sangue e nelle mie ossa c’è Barrayar.»

Lei sollevò di nuovo le sopracciglia, in un gesto ironico mitigato però dalla volontà di capire. «In senso letterale, a quanto ricordo. Non pensavo che li avresti ringraziati per averti avvelenato ancor prima di venire al mondo.»

«Non ero io il bersaglio, era mio padre. Mia madre…» Considerando dove voleva andare a parare con quel discorso, forse era meglio se evitava di citare tutti i falliti tentativi di assassìnio di quegli ultimi venticinque anni. «Comunque, quel genere di cose non accadono quasi più.»

«E quello di oggi allo spazioporto cos’era? Un balletto da strada?»

«Non era un tentativo di assassinio barrayarano.»

«Questo non lo sai ancora» ribatté allegra.

Miles aprì la bocca per parlare e rimase lì, colpito da un nuovo a più tremendo attacco di paranoia. Galeni era un uomo sottile, se Miles non aveva sbagliato a giudicarlo. Il capitano Galeni poteva rientrare tra i sospettati, anzi, era logico: supponiamo che fosse davvero colpevole di appropriazione indebita e supponiamo che avesse capito i sospetti di Miles e supponiamo ancora che fosse riuscito a trovare un modo per tenersi il denaro senza perdere la carriera, eliminando il suo accusatore. Galeni, oltretutto, sapeva perfettamente quando Miles si sarebbe trovato allo spazioporto. Se l’ambasciata cetagandana poteva facilmente e rapidamente assoldare degli assassini prezzolati locali, altrettanto poteva fare quella barrayarana, e con altrettanta segretezza. «Anche di questo parleremo… in seguito» riuscì a dire.

«E perché non adesso?»

«PERCHÉ STO…» si interruppe, trasse un profondo respiro, e proseguì con voce più bassa e controllata «… sto cercando di dire un’altra cosa.»

«Allora parla» lo incoraggiò Elli dopo un breve silenzio.

«Um, sì, i doveri. Come nel tenente Vorkosigan sono racchiusi tutti i doveri dell’ammiraglio Naismith, più altri suoi personali, allo stesso modo in Lord Vorkosigan sono racchiusi tutti quelli del tenente Vorkosigan più altri suoi personali. I doveri politici sono diversi e superano i doveri militari di un tenente. E anche… ehm, i doveri di famiglia.» Aveva le mani sudate; senza dare nell’occhio se le asciugò sui pantaloni. Era ancor più difficile di quanto avesse pensato. Ma non più difficile, certamente, di quanto lo era stato riaffrontare il fuoco per chi aveva avuto il volto ustionato dal plasma.

«Fai di te un ritratto che sembra un diagramma di Venn: L’insieme di tutti gli insiemi che sono membri di se stessi… o qualcosa del genere.»

«È così che mi sento» ammise lui. «Ma in qualche modo devo cercare di non perderli mai di vista.»

«E che cosa racchiude Lord Vorkosigan?» chiese lei curiosa. «Quando ti guardi nello specchio uscendo dalla doccia, chi vedi? Saluti la tua immagine dicendo: "Salve, Lord Vorkosigan?"»

Io evito di guardarmi negli specchi… «No, semplicemente "Salve Miles". Solo Miles.»

«E cosa racchiude Miles?»

Lui si passò un dito sulla mano sinistra. «Questa pelle.»

«E questo è l’ultimo perimetro, quello più esterno?»

«Direi di sì.»

«Oh, dèi» mormorò Elli. «Mi sono innamorata di un uomo che crede di essere una cipolla.»

Miles non poté trattenere una risatina. Ma… "innamorata"? Una grande speranza gli invase il cuore. «Meglio di quella mia antenata che credeva di…» No, questa era meglio non tirarla fuori.

Ma la curiosità di Elli era insaziabile; in fondo era per questo che lui l’aveva assegnata al Servizio Segreto Dendarii, dove aveva riportato tanti successi. «Si dice che la quinta contessa Vorkosigan soffrisse di allucinazioni periodiche, durante le quali credeva di essere fatta di vetro.»

«E alla fine cosa le è successo?» chiese Elli, affascinata.

«Uno dei suoi amanti, seccato, l’ha mollata e lei si è rotta.»

«L’allucinazione era così reale?»

«No, lo era la torre di venti metri da cui cadde. Non so con precisione» rispose impaziente. «Io non ho responsabilità sui miei antenati un po’ balordi. Semmai è il contrario, anzi, è il contrario. Vedi, uno dei doveri non-militari di Lord Vorkosigan è quello di arrivare, prima o poi, con una Lady Vorkosigan. La futura undicesima Contessa Vorkosigan. Sai, è una cosa che ci si aspetta da un uomo che discende da una cultura rigorosamente patrilinea. Tu sai che i miei… problemi fisici» proseguì indicando con una mano il proprio corpo (gli sembrava di avere la gola piena di cotone, l’accento andava e veniva), «erano teratogeni, non genetici. Dovrei avere figli normali. E forse è stato proprio questo che mi ha salvato la vita, dato l’atteggiamento tradizionalmente impietoso dei barrayarani nei confronti delle mutazioni. Credo che mio nonno non se ne sia mai convinto del tutto; mi spiace che non sia vissuto abbastanza per vedere i miei figli, questo lo avrebbe senz’altro convinto…»

«Miles» lo interruppe gentilmente Elli.

«Sì?» rispose lui senza fiato.

«Stai blaterando: perché? Potrei ascoltarti per ore, ma diventi preoccupante quando cominci a parlare così a ruota libera, sempre più in fretta.»

«Sono nervoso» confessò lui, rivolgendole un sorriso abbagliante.

«Reazione ritardata per quello che è successo questa mattina?» Gli scivolò accanto, per confortarlo. «Posso capirlo.»

Miles le passò il braccio destro attorno alla vita. «No. Be’, forse sì, un po’. Ti piacerebbe essere la contessa Vorkosigan?»

Lei fece una smorfia. «Fatta di vetro? Non è il mio genere, grazie. Il titolo però richiama alla mente più il cuoio nero e le borchie d’argento.»

L’immagine mentale di Elli abbigliata in quel modo era così attraente, che gli ci volle mezzo minuto buono per ritornare al momento in cui il discorso aveva preso un’altra piega. «Mettiamola in un altro modo» disse alla fine: «Vuoi sposarmi?»

Questa volta il silenzio si protrasse molto di più.

«Io credevo che tu stessi lavorando per chiedermi di venire a letto con te» disse poi lei, «e ridevo. Del tuo fegato.»

«No» rispose Miles. «Quello sarebbe stato facile.»

«Non vuoi molto, vero? Solo sconvolgere e risistemare da capo a piedi il resto della mia vita.»

«È un bene che tu abbia capito anche questo. Non si tratta solo di un matrimonio, ma anche di un lavoro a tempo pieno.»

«Su Barrayar. A terra.»

«Sì. Be’, ci potrebbe essere qualche viaggio.»

Seguì un lungo silenzio, poi Elli disse: «Io sono nata nello spazio, sono cresciuta in una stazione di trasferimento; ho lavorato per gran parte della mia vita adulta su di un’astronave. Il tempo che ho passato con i piedi davvero nella polvere può essere contato in mesi.»

«Sarebbe di certo un cambiamento» ammise Miles riluttante.

«E cosa ne sarebbe del futuro ammiraglio Quinn, mercenaria?»

«Presumibilmente… spero… troverà il lavoro di lady Vorkosigan altrettanto interessante.»

«Lasciami indovinare. Il lavoro di lady Vorkosigan non comprende il comando di una nave spaziale.»

«Permettere una carriera del genere comporta rischi per la sicurezza che farebbero inorridire persino me. Mia madre ha rinunciato al comando di un’astronave, nell’Esplorazione Astronomica Betana, per andare su Barrayar.»

«Stai dicendo che sei alla ricerca di una ragazza che assomigli alla mamma?»

«Dovrà essere in gamba, pronta, una persona assolutamente determinata a sopravvivere» spiegò Miles infelice. «Meno di questo… sarebbe la strage degli innocenti. Per lei, forse, e magari anche per i nostri figli insieme a lei. Le guardie del corpo, come ben sai, più di tanto non possono fare.»

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