Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Barrayar (it) #12
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0786-3
- Переводчик: Maria Cristina Pietri
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il nemico dei Vor [Brothers in Arms - es]». Краткое содержание книги:
«Oh, no. L’ambasciata cetagandana adesso subappalta il mio assassinio? Però direi che ha un senso: Galeni mi ha detto che erano a corto di personale. Ma ti rendi conto…» si alzò e cominciò a passeggiare avanti e indietro, agitato, «questo significa che potrei essere attaccato di nuovo, da qualunque parte. Dovunque, in qualunque momento. Da sconosciuti che non avrei alcun motivo di sospettare.»
«Un incubo, per la sicurezza» convenne lei.
«Immagino che la polizia non sia stata in grado di rintracciare i mandanti?»
«Sarebbe stato troppo bello. O comunque non ancora. In effetti ho indirizzato la loro attenzione sui cetagandani come candidati per la parte del cateto "movente" nel triangolo metodo-movente-occasione.»
«Ottimo. E per l’altra parte del triangolo, quella che riguarda il metodo e l’occasione, non possiamo fare qualcosa anche noi?» rifletté Miles ad alta voce. «Il risultato del loro tentativo stanno a dimostrare che erano impreparati per quel compito.»
«Per come la vedo io, direi che la loro azione è andata fin troppo vicino a funzionare» gli fece notare lei. «Però secondo me, il fattore che li limita potrebbe essere l’occasione. Voglio dire, quando tu sei a terra, l’ammiraglio Naismith non si limita a darsi alla macchia, anche se sarebbe decisamente complicato scovare un singolo uomo tra nove miliardi di persone; no, cessa letteralmente di esistere dovunque, zac! Pare che quei tizi ronzassero già da qualche giorno intorno all’aeroporto, aspettandoti.»
«Certo.» La sua visita alla Terra era completamente rovinata. A quanto pareva, l’ammiraglio Naismith era diventato un pericolo per se stesso e per gli altri. La Terra era sovraffollata: cosa sarebbe successo se la prossima volta i suoi attentatori avessero fatto saltare in aria un intero vagone della metropolitana o un ristorante per raggiungere il loro bersaglio? Essere scortato all’inferno dalle anime dei nemici era una cosa, ma non ritrovarsi a fianco di una scolaresca delle medie.
«Oh, a proposito, mentre ero a terra ho visto il soldato Danio» aggiunse Elli, osservandosi un’unghia sbeccata. «Il processo si terrà tra un paio di giorni e mi ha chiesto di chiederti di essere presente.»
Miles imprecò sottovoce. «Ma certo! Un numero potenzialmente illimitato di perfetti sconosciuti sta cercando di farmi fuori e lui vuole che annunci un’apparizione in pubblico. Senza dubbio per dar loro la possibilità di far pratica di tiro al bersaglio.»
Con un sorrisetto, Elli si morsicò l’unghia per pareggiarla. «Vuole qualcuno che testimoni il suo buon stato di servizio e la sua buona condotta.»
«Testimoniare sulla sua buona condotta? Vorrei tanto sapere dove tiene nascosta la sua collezione di scalpi; la porterei in aula per mostrarla al giudice. La terapia per le sociopatologie è stata inventata proprio per tipi come lui. No, no. L’ultima persona di cui ha bisogno come testimone è proprio qualcuno che lo conosce bene.» Con un sospiro, Miles proseguì: «Mandaci il capitano Thorne. È un betano, dotato di un savoir faire cosmopolita, dovrebbe essere in grado di mentire in modo convincente sul banco dei testimoni.»
«Ottima scelta» applaudì Elli. «Era proprio ora che tu cominciassi a delegare una parte del tuo fardello.»
«Non faccio che delegare» obiettò lui. «Sono molto contento, ad esempio, di aver delegato te per la mia sicurezza personale.»
Lei sollevò una mano nell’aria, con una smorfia, come per accantonare quel complimento prima ancora che lo raggiungesse. Che le sue parole le avessero fatto male? «Sono stata lenta.»
«Sei stata veloce quanto bastava.» Si voltò per guardarla in viso, o quantomeno… la gola. Elli si era tolta la giacca per stare più comoda e la scollatura della maglietta nera incrociava la scapola in una sorta di scultura astratta, estetica. Il suo profumo, il suo profumo di donna, non un’essenza, si levava dalla pelle calda.
«Penso che avessi ragione tu» disse. «"Un funzionario non dovrebbe fare compere nel negozio della società…"»
Maledizione pensò Miles, a quando l’ho detto. Ma allora, l’avevo detto perché ero innamorato della moglie di Baz Jesek e non volevo che si sapesse… era meglio che non venisse fuori mai…
«… in effetti ti distrae dal tuo dovere. Allo spazioporto, ti guardavo venire verso di noi e per un paio di minuti, che sono stati anche i più critici, la sicurezza è stata proprio l’ultima cosa che avevo in mente.»
«E la prima qual era?» chiese Miles speranzoso, prima che il buon senso lo fermasse. Svegliati, ragazzo, nei prossimi trenta secondi potresti mandare a catafascio tutto il tuo futuro.
Il sorriso di Elli fu molto sofferto. «A dire la verità, mi stavo chiedendo cosa ne avessi fatto di quella stupida coperta di gatto» affermò in tono frivolo.
«L’ho lasciata all’ambasciata. Stavo per portartela…» cosa non avrebbe dato per poterla tirare fuori ora, e invitarla a distendersi con lui sopra quella pelliccia… «ma avevo altre cose per la testa. Non ti ho ancora parlato dell’ultima piega presa dalle nostre già intricate finanze. Ho il sospetto…» maledizione, di nuovo gli affari che si intrufolano in questo momento, che avrebbe potuto diventare personale. «Te ne parlerò in seguito. Adesso voglio parlarti di noi. Devo parlare di noi.»
Elli si ritrasse leggermente e Miles si corresse in fretta: «… e dei nostri compiti.» Elli fermò la sua ritirata. Miles le toccò il colletto dell’uniforme, lo girò e passò le dita sulla superficie liscia e fresca delle mostrine. Era nervoso come un collegiale. Ritirò la mano e la strinse contro il fianco, per controllarsi.
«Io… vedi, io ho un mucchio di doveri, come se ne avessi una dose doppia: ci sono i doveri dell’ammiraglio Naismith e ci sono quelli del tenete Vorkosigan. E poi ci sono anche quelli di Lord Vorkosigan. Una dose tripla, anzi.»
Le sopracciglia inarcate, le labbra sporte in fuori, lo sguardo vagamente interrogativo: con pazienza celestiale, Elli aspettava, sì, aspettava che lui si rendesse ridicolo, senza interferire, lasciandogli scegliere il modo e il tempo. E il modo stava diventando farraginoso.
«I doveri dell’ammiraglio Naismith li conosci, ma sono l’ultima delle mie preoccupazioni, davvero. L’ammiraglio Naismith è subordinato al tenente Vorkosigan, che esiste solo per servire la Sicurezza Imperiale Barrayarana, alla quale è stato assegnato dalla saggezza e dalla clemenza del suo Imperatore. Be’, dai consiglieri del suo Imperatore. In breve, mio padre, ma questa è una storia che conosci.»
Lei accennò di sì con la testa.
«Questa faccenda di non farsi coinvolgere a livello personale con qualcuno dello staff può andare bene per l’ammiraglio Naismith…»
«Mi sono chiesta spesso nelle ultime ore, se quell’incidente nel tunnel di discesa non fosse una… una specie di test» disse Elli, come riflettendo ad alta voce.
Miles ci mise un attimo a capire. «Ehi! No!» esclamò. «Che trucco meschino, basso e spregevole sarebbe stato… no, non era un test: era vero, verissimo.»
«Ah» commentò lei, ma non cercò affatto di rassicurarlo facendogli capire che gli credeva, magari con un abbraccio appassionato. Un abbraccio appassionato sarebbe proprio stato quello che gli ci voleva, in quel momento. Elli invece si limitò a guardarlo fisso, mantenendo una posa che assomigliava dolorosamente alla posizione di attenti.
«Però non devi dimenticare che l’ammiraglio Naismith non è reale. È un costrutto, che ho inventato io. E a pensarci adesso, è un costrutto con parecchie parti mancanti.»
«Oh, che sciocchezza, Miles» replicò sfiorandogli piano la guancia. «E questo cos’è, un ectoplasma?»
«Torniamo indietro, torniamo indietro e parliamo di Lord Vorkosigan» la interruppe disperato Miles. Poi, con uno sforzo, si schiarì la gola e ridiede alla propria voce l’accento barrayarano. «Lord Vorkosigan lo conosci appena.»