Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Hilja Brinis
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1960.
Non potevamo portare in marcia la banda al completo perché i suonatori non godono di privilegi speciali, com’è logico. Tromboni e tamburi dovevano restare a casa, perché anche i membri della banda dovevano portare l’armamento completo come gli altri: e potevano caricarsi solo di strumenti talmente piccoli da poter essere aggiunti a tutto il resto. Ma la Fanteria spaziale mobile aveva strumenti che nessun’altra banda possiede, credo, come una scatoletta poco più grande di un’armonica, un congegno elettronico che riesce a imitare il suono del corno e in cui si soffia allo stesso modo. Si marcia senza sapere quando si arriva e all’improvviso si sente il richiamo alla banda, e ogni suo componente lascia cadere l’equipaggiamento senza nemmeno fermarsi, mentre i commilitoni se ne fanno carico, e corre verso il punto dove il gruppo si riunisce e inizia a suonare con vigore…
È un conforto. D’un tratto, mentre smettevamo di cantare perché la banda era ormai troppo lontana, mi resi conto di sentirmi meravigliosamente bene.
Cercai di capirne il motivo. Forse perché fra un paio d’ore saremmo stati al campo e avrei potuto presentare le dimissioni?
No. Quando avevo deciso di dimettermi avevo effettivamente provato un senso di pace, le mie paure si erano sopite e avevo potuto addormentarmi. Adesso si trattava di qualcosa di diverso, che non aveva una spiegazione, ne ero certissimo.
Poi capii. Avevo superato il magone!
Quel nodo di cui il colonnello Dubois aveva scritto, mi era andato giù. Avevo effettivamente superato la vetta, e adesso la mia strada era facile, in discesa. La prateria che avevamo attraversato era completamente piatta, ma nonostante questo io mi ero arrampicato faticosamente in salita per tutta l’andata e per circa metà del ritorno. Poi, a un certo punto, penso mentre cantavamo, avevo superato la collina ed era tutto in discesa. L’armamento non mi pesava più sulla schiena e la mia mente era serena, sgombra.
Quando arrivammo al campo non mi recai a parlare con il sergente Zim: non ne avevo più bisogno. Invece fu lui a parlarmi, facendomi segno di avvicinarmi quando rompemmo le righe.
— Sì, signore?
— Avrei una domanda personale da farti, perciò non sei obbligato a rispondermi. — S’interruppe, e io mi chiesi, rabbrividendo, se per caso sospettasse che avevo udito il suo colloquio del giorno precedente con il capitano.
— Con la posta di stamattina — riprese — hai ricevuto una lettera. Ho notato, per puro caso, perché non sono affari miei, il nome del mittente. Si tratta di un nome alquanto comune, in certi posti. Ecco la domanda personale alla quale non sei tenuto a rispondere: chi ti ha scritto quella lettera manca per caso della mano sinistra?
Immagino di essere rimasto a bocca aperta. — Come fa a saperlo, signore?
— C’ero anch’io quando è successo. È il colonnello Dubois, vero?
— Sì, signore — risposi. E aggiunsi: — È stato il mio insegnante di storia e filosofia morale alle superiori.
Ritengo che quella sia stata l’unica volta in cui mi sia riuscito di impressionare, anche se di poco, il sergente Zim. Le sue sopracciglia si alzarono di un millimetro e gli occhi si dilatarono per una frazione di secondo. — Ah, sì? Hai avuto una grossa fortuna. — Poi: — Se non ti dispiace, quando gli risponderai, scrivi che il sergente Zim gli invia i suoi ossequi.
— Certo, signore. Ah… credo che abbia mandato un messaggio per lei, signore.
— Cosa?
— Ecco, non ne sono sicuro, ma… — Tolsi di tasca la lettera e lessi: — “Se ti capita d’incontrare qualcuno dei miei vecchi compagni d’armi, presenta loro i miei più cari saluti.” È per lei, signore?
Zim parve pensarci, guardandomi come se vedesse, attraverso me, cose e luoghi diversi. — Come? Oh, sì sì. È anche per me. Ti ringrazio molto. — Poi, di colpo, l’argomento fu chiuso, e disse, secco: — Nove minuti all’ispezione. Devi ancora fare la doccia e cambiarti. Scat-tare, soldato.
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