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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Si interruppe mentre Thom si faceva avanti.

«Thom...» disse Mat per avvisarlo.

«Non m’importa» disse il menestrello. Si avvicinò alla nebbia, protendendo una mano, con i suoi abiti che iniziavano a fumare e gli occhi che si riempivano di lacrime dal dolore. Non trasalì. Infilò la mano in quella nebbia e la afferrò, poi la tirò fuori. Il peso di Moiraine si afflosciò tra le sue braccia, ma gli arti pur attempati di Thom erano forti e lei pareva tanto fragile che non doveva pesare molto.

Luce! Mat aveva dimenticato quanto fosse piccola. Più bassa di lui di una testa buona. Thom si inginocchiò, togliendosi il suo mantello da menestrello e usandolo per avvolgerla. Gli occhi di Moiraine erano ancora chiusi.

«È...» chiese Noal.

«Viva» disse Thom piano. «Ho sentito il cuore battere.» Le tolse il bracciale dal polso. Aveva la forma di un uomo piegato all’indietro con i polsi legati alle caviglie, abbigliato con un completo di indumenti strani. «Sembra una qualche sorta di ter’angreal» disse Thom, infilandoselo nella tasca della giacca. «Io...»

«È un angreal» proclamò una voce. «Abbastanza forte da essere quasi sa’angreal. Può essere parte del suo prezzo, se desideri pagarlo.»

Mat si girò. I piedistalli adesso erano occupati da Eelfinn, quattro maschi e quattro femmine. Tutti e otto indossavano bianco anziché nero: gonne bianche con strisce lungo il petto per i maschi e bluse per le femmine, fatte di quella inquietante sostanza pallida che sembrava pelle.

«Attenti a come parlate» disse Mat a Thom e Noal, cercando di contenere la sua preoccupazione. «Dite qualcosa fuori luogo e vi appenderanno, affermando che è stato un vostro stesso desiderio. Non chiedetegli nulla.»

Gli altri due tacquero, con Thom che teneva stretta Moiraine e Noal che impugnava con cautela torcia e bastone, lo zaino sopra la spalla.

«Questa è la sala grande» disse Mat agli Eelfinn. «Il posto chiamato la Camera dei Legami. Dovete rispettare i patti che fate qui.»

«L’accordo è stato raggiunto» disse uno degli Eelfinn maschi, alzandosi in piedi e mostrando denti a punta.

Gli altri Eelfinn si sporsero in avanti, inalando a fondo, come fiutando qualcosa. O... come se attingessero qualcosa da Mat e gli altri. Birgitte aveva detto che si nutrivano di emozioni.

«Quale accordo?» sbottò Mat, guardandosi attorno per i piedistalli. «Dannazione a voi, quale accordo?»

«Un prezzo dev’essere pagato» disse uno.

«Le richieste devono essere esaudite» disse un altro.

«Un sacrificio dev’essere fatto.» Questo da parte di una delle femmine. Il suo sorriso fu più ampio degli altri. Anche i suoi denti erano a punta.

«Voglio la via d’uscita ripristinata come parte di un accordo» disse Mat. «La voglio di nuovo dov’era e riaperta. E non ho dannatamente finito di negoziare, perciò non presumete che questa sia la mia unica richiesta, dannazione a voi.»

«Sarà ripristinata» disse un Eelfinn. Gli altri si sporsero in avanti. Potevano percepire la sua disperazione. Diversi di loro parevano insoddisfatti. Non si aspettavano che arrivassimo fin qui, pensò Mat. Non gradiscono il rischio di perderci.

«Voglio che lasciate quella via d’uscita aperta finché non saremo passati» continuò Mat. «Non dev’essere bloccata o fatta dannatamente sparire quando arriviamo. E voglio che la via sia diretta, senza stanze che cambiano. Una strada dritta. E voi dannate volpi non potete farci perdere i sensi o cercare di ucciderci o cose del genere.»

A loro questo non piaceva. Mat notò diversi che si accigliavano. Bene. Avrebbero capito che non stavano negoziando con un bambino.

«La prendiamo» disse Mat. «Ce ne andiamo.»

«Queste richieste sono costose» disse uno degli Eelfinn. «Cosa pagherai per questi favori?»

«Il prezzo è stato fissato» mormorò un altro da dietro.

E lo era stato. In qualche modo, Mat lo sapeva. Una parte di lui lo aveva saputo fin dalla prima volta in cui aveva letto quel messaggio. Se non avesse mai parlato con gli Aelfinn quella prima volta, sarebbe successo qualcosa di tutto questo? Probabilmente sarebbe morto. Loro dovevano dire la verità.

Lo avevano avvisato di un pagamento futuro. Per la vita. Per Moiraine. E lui avrebbe dovuto pagarlo. In quel momento, seppe che l’avrebbe fatto. Poiché sapeva che, in caso contrario, il prezzo sarebbe stato troppo grande. Non solo per Thom, non solo per Moiraine e non solo per Mat stesso. Da quello che gli era stato detto, il destino del mondo stesso dipendeva da questo momento.

Be’, che io sia folgorato per essere uno sciocco, pensò Mat. Forse sono un eroe, dopotutto. Questo non prevaleva su tutto quanto?

«Lo pagherò» annunciò Mat. «Metà della luce del mondo.» Per salvare il mondo.

«Fatto!» annunciò uno degli Eelfinn maschi.

Le otto creature balzarono — come una sola — dai loro piedistalli. Lo racchiusero in un cerchio sempre più stretto, come un cappio. Rapide, flessuose e predatrici.

«Mat!» urlò Thom, sforzandosi per reggere Moiraine priva di sensi e al contempo allungare la mano verso uno dei suoi pugnali.

Mat protese una mano verso Thom e Noal. «Questo dev’essere fatto» disse, allontanandosi di qualche passo dai suoi amici. Gli Eelfinn li superarono senza degnarli di un’occhiata. Le borchie dorate sulle cinghie che si incrociavano sul petto degli Eelfinn maschi scintillarono nella luce gialla. Tutte e otto le creature stavano sorridendo.

Noal sollevò la sua spada.

«No!» urlò Mat. «Non rompere l’accordo. Se lo fai, moriremo tutti qui!»

Gli Eelfinn si chiusero in uno stretto cerchio attorno a Mat. Lui cercò di guardarli tutti quanti, il cuore che gli palpitava sempre più forte in petto. Lo stavano fiutando ancora, inspirando a fondo, godendosi qualunque cosa stessero attingendo da lui.

«Fatelo, maledizione a voi» ringhiò Mat. «Ma sappiate che questa è l’ultima cosa che otterrete da me. Io sfuggirò alla vostra torre e troverò un modo per liberare la mia mente da voi per sempre. Non mi avrete. Matrim Cauthon non è il vostro dannato burattino.»

«Vedremo» ringhiò un Eelfinn maschio, gli occhi bramosi. La mano della creatura scattò in avanti, le unghie troppo acuminate che scintillavano nella luce fioca. Le conficcò direttamente nell’orbita attorno all’occhio sinistro di Mat, poi lo strappò via con uno schiocco.

Mat urlò. Luce, quanto faceva male! Più di qualunque ferita subita in battaglia, più di qualunque insulto o scherno. Era come se la creatura avesse premuto i suoi artigli fraudolenti nella sua mente e nella sua anima.

Mat cadde in ginocchio, la lancia che sferragliava per terra mentre si portava le mani alla faccia. Sentì qualcosa di viscido sulla guancia e urlò di nuovo quando le sue dita tastarono il buco vuoto dove si era trovato il suo occhio.

Gettò la testa indietro e lanciò un grido per la stanza, urlando di dolore.

Gli Eelfinn osservarono con le loro orride facce quasi umane, gli occhi stretti dall’estasi mentre si nutrivano di qualcosa che si levava da Mat. Un vapore quasi invisibile di rosso e bianco.

«Il sapore!» esclamò un Eelfinn.

«Così lungo!» urlò un altro.

«Come si contorce attorno a lui!» disse quello che aveva preso il suo occhio. «Come gira! Odore di sangue nell’aria! E il giocatore diventa il centro di tutto! Posso sentire il sapore del destino stesso!»

Mat ululò, il suo cappello che cadeva all’indietro mentre guardava attraverso un unico occhio annebbiato dalle lacrime verso l’oscurità sopra di loro. La sua orbita pareva in fiamme! Che avvampavano! Sentì il sangue e i fluidi seccarsi sulla sua faccia, poi scrostarsi via mentre urlava. Gli Eelfinn trassero respiri più profondi, come inebriati.

Mat lasciò andare un ultimo urlo. Poi serrò i pugni e chiuse la mascella, anche se non potette impedire a un basso gemito — un ringhio di rabbia e dolore — di risuonare in profondità nella sua gola. Uno degli Eelfinn maschi crollò a terra, come sopraffatto. Era quello che aveva preso l’occhio di Mat. Lo tenne stretto nelle mani, raggomitolandosi attorno a esso. Gli altri si precipitarono via, facendosi strada verso dei pilastri ai lati della stanza, appoggiandosi a essi per sostenersi.

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