Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Ma tornando a Boccaccino, senza aver mai fatto alcun miglioramento nell'arte, passò di questa vita d'anni 58.
Ne' tempi di costui fu in Milano un miniatore assai valente chiamato Girolamo, di mano del quale si veggiono assai opere e quivi et in tutta Lombardia. Fu similmente milanese, e quasi ne' medesimi tempi, Bernardino del Lupino, pittore dilicatissimo e molto vago, come si può vedere in molte opere che sono di sua mano in quella città et a Sarone, luogo lontano da quella 12 miglia, in uno sposalizio di Nostra Donna et in altre storie che sono nella chiesa di Santa Maria, fatte in fresco perfettissimamente. Lavorò anco a olio molto pulitamente e fu persona cortese et amorevole molto delle cose sue: onde se gli convengono meritamente tutte quelle lodi che si deono a qualunche artefice che con l'ornamento della cortesia fa non meno risplendere l'opere et i costumi della vita, che con l'essere eccellente quelle dell'arte.
VITA DI BALDASSARRE PERUZZI SANESE PITTORE ET ARCHITETTO
Fra tutti i doni che distribuisce il cielo ai mortali, nessuno giustamente si puote o dee tener maggior della virtù e quiete e pace dell'animo, facendoci quella per sempre immortali e questa beati; e però chi di queste è dotato, oltre l'obligo che ne dee avere grandisimo a Dio, tra gl'altri, quasi fra le tenebre un lume, si fa conoscere; nella maniera che ha fatto ne' tempi nostri Baldassarre Peruzzi pittore et architetto sanese; del quale sicuramente possiamo dire che la modestia e la bontà che si videro in lui fussino rami non mediocri della somma tranquillità che sospirano sempre le menti di chi ci nasce e che l'opere da lui lasciateci siano onoratissimi frutti di quella vera virtù che fu in lui infusa dal cielo. Ma se bene ho detto di sopra Baldassarre sanese, perché fu sempre per sanese conosciuto, non tacerò che, sì come sette città combatterono fra loro Omero, volendo ciascuno che egli fusse suo cittadino, così tre nobilissime città di Toscana, cioè Fiorenza, Volterra e Siena, hanno tenuto ciascuna che Baldassarre sia suo. Ma a dirne il vero, ciascheduna ci ha parte, perciò che essendo già travagliata Fiorenza dalle guerre civili, Antonio Peruzzi, nobile cittadino fiorentino, se n'andò, per vivere più quietamente, ad abitare a Volterra: là dove avendo qualche tempo dimorato, l'anno 1482 prese moglie in quella città et in pochi anni ebbe due figliuoli, uno maschio chiamato Baldassarre et una femmina che ebbe nome Virginia. Ora avvenne, correndo dietro la guerra a costui che null'altro cercava che pace e quiete, che Volterra indi a non molto fu saccheggiata; perché fu sforzato Antonio fuggirsi a Siena, e lì, avendo perduto quasi tutto quello che aveva, a starsi assai poveramente.
Intanto, essendo Baldassarre cresciuto, praticava sempre con persone ingegnose e particolarmente con orafi e disegnatori, per che, cominciatogli a piacere quell'arti, si diede del tutto al disegno. E non molto dopo morto il padre, si diede alla pittura con tanto studio, che in brevissimo tempo fece in essa meraviglioso acquisto imitando, oltre l'opere de' maestri migliori, le cose vive e naturali; e così facendo qualche cosa, poté con quell'arte aiutare se stesso, la madre e la sorella e seguitare gli studii della pittura. Furono le sue prime opere (oltre alcune cose in Siena non degne di memoria) una capelletta in Volterra appresso alla porta Fiorentina, nella quale condusse alcune figure con tanta grazia, che elle furono cagione che fatto amicizia con un pittore volterrano chiamato Piero, il quale stava il più del tempo in Roma, egli se n'andasse là con esso lui che lavorava per Alessandro Sesto alcune cose in palazzo. Ma essendo morto Alessandro e non lavorando più maestro Piero in quel luogo, si mise Baldassarre in bottega del padre di Maturino, pittore non molto eccellente, che in quel tempo di lavori ordinarii aveva sempre molte cose da fare. Colui dunque, messo innanzi a Baldassarre un quadro ingessato, gli disse, senza dargli altro cartone o disegno, che vi facesse dentro una Nostra Donna. Baldassarre, preso un carbone, in un tratto ebbe con molta pratica disegnato quello che voleva dipignere nel quadro; et appresso, dato di mano ai colori, fece in pochi giorni un quadro tanto bello e ben finito, che fece stupire non solo il maestro della bottega, ma molti pittori che lo videro. I quali conosciuta la virtù sua, furono cagione che gli fu dato a fare nella chiesa di Santo Onofrio la capella dell'altar maggiore, la quale egli condusse a fresco con molto bella maniera e con molta grazia. Dopo nella chiesa di Santo Rocco a Ripa fece due altre capellette in fresco; per che cominciato a essere in buon credito fu condotto a Ostia, dove nel Maschio della Rocca dipinse di chiaro scuro in alcune stanze storie bellissime, e particolarmente una battaglia da mano, in quella maniera che usavano di combattere anticamente i Romani; et appresso uno squadrone di soldati che danno l'assalto a una rocca, dove si veggiono i soldati con bellissima e pronta bravura, coperti colle targhe, appoggiare le scale alla muraglia e quelli di dentro ributtargli con fierezza terribile. Fece anco in questa storia molti instrumenti da guerra antichi e similmente diverse sorti d'armi, et in una sala molte altre storie tenute quasi delle migliori cose che facesse; bene è vero, che fu aiutato in questa opera da Cesare da Milano.
Ritornato Baldassarre dopo questi lavori in Roma, fece amicizia strettissima con Agostino Ghigi sanese, sì perché Agostino naturalmente amava tutti i virtuosi e sì perché Baldassarre si faceva sanese, onde poté con l'aiuto di tanto uomo trattenersi e studiare le cose di Roma, massimamente d'architettura, nelle quali, per la concorrenza di Bramante, fece in poco tempo maraviglioso frutto, il che gli fu poi, come si dirà, di onore e d'utile grandissimo. Attese anco alla prospettiva e si fece in quella scienzia tale che in essa pochi pari a lui abbiam veduti a' tempi nostri operare; il che si vede manifestamente in tutte l'opere sue. Avendo intanto papa Giulio Secondo fatto un corridore in palazzo e vicino al tetto un'ucelliera, vi dipinse Baldassarre tutti i mesi di chiaro scuro e gl'essercizii che si fanno per ciascun d'essi in tutto l'anno; nella quale opera si veggiono infiniti casamenti, teatri, anfiteatri, palazzi et altre fabbriche con bella invenzione in quel luogo accomodate; lavorò poi nel palazzo di San Giorgio, per il cardinale Raffaello Riario vescovo d'Ostia, in compagnia d'altri pittori, alcune stanze, e fece una facciata dirimpetto a Messer Ulisse da Fano e similmente quella di esso Messer Ulisse, nella quale le storie che egli vi fece d'Ulisse gli diedero nome e fama grandissima. Ma molto più gliene diede il modello, del palazzo d'Agostino Ghigi, condotto con quella bella grazia che si vede, non murato, ma veramente nato, e l'adornò fuori di terretta con istorie di sua mano molto belle. La sala similmente è fatta in partimenti di colonne, figurate in prospettiva, le quali con istrafori mostrano quella essere maggiore. E, quello che è di stupenda maraviglia, vi si vede una loggia in sul giardino dipinta da Baldassarre, con le storie di Medusa, quando ella converte gl'uomini in sasso, che non può immaginarsi più bella; et appresso quando Perseo le taglia la testa, con molte altre storie ne' peducci di quella volta; e l'ornamento tirato in prospettiva di stucchi e colori contrafatti è tanto naturale e vivo, che anco agl'artefici eccellenti pare di rilievo. E mi ricorda che, menando io il cavaliere Tiziano, pittore eccellentissimo et onorato, a vedere quella opera, egli per niun modo voleva credere che quella fusse pittura: per che, mutato veduta, ne rimase maravigliato. Sono in questo luogo alcune cose fatte da fra' Sebastian Viniziano della prima maniera, e di mano del divino Raffaello vi è (come si è detto) una Galatea rapita dagli dii marini. Fece anco Baldassarre, passato Campo di Fiore, per andare a piazza Giudea, una facciata bellissima di terretta con prospettive mirabili, la quale fu fatta finire da un cubiculario del papa et oggi è posseduta da Iacopo Strozzi fiorentino. Similmente fece nella Pace una capella a Messer Ferrando Ponzetti, che fu poi cardinale, all'entrata della chiesa a man manca, con istorie piccole del Testamento Vecchio e con alcune figure anco assai grandi, la quale opera, per cosa in fresco, è lavorata con molta diligenza. Ma molto più mostrò quanto valesse nella pittura e nella prospettiva nel medesimo tempio vicino all'altar maggiore, dove fece, per Messer Filippo da Siena cherico di camera, in una storia quando la Nostra Donna salendo i gradi va al Tempio, con molte figure degne di lode, come un gentiluomo vestito all'antica, il quale, scavalcato d'un suo cavallo, porge, mentre i servidori l'aspettano, la limosina a un povero ignudo e meschinissimo, il quale si vede che con grande affetto gliela chiede. Sono anco in questo luogo casamenti varii et ornamenti bellissimi; et in questa opera, similmente lavorata in fresco, sono contrafatti ornamenti di stucco intorno intorno, che mostrano essere con campanelle grandi appiccati al muro, come fusse una tavola dipinta a olio. E ne l'onoratissimo apparato, che fece il popolo romano in Campidoglio, quando fu dato il bastone di Santa Chiesa al duca Giuliano de' Medici, di sei storie di pittura che furono fatte da sei diversi eccellenti pittori, quella che fu di mano di Baldassarri, alta sette canne e larga tre e mezzo, nella quale era quando Giulia Tarpea fa tradimento ai Romani, fu senza alcun dubbio di tutte l'altre giudicata la migliore.