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READ-E-BOOK » Криминальные детективы » Il paese del maleficio [Calamity Town - it]
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Il paese del maleficio [Calamity Town - it]

Электронная книга - «Il paese del maleficio [Calamity Town - it]». Краткое содержание книги:

Ellery Queen, il famoso giallista-detective, decide di trasferirsi nella pacifica cittadina di Wrightsville in cerca di tranquillità e colore locale per il suo prossimo romanzo; il posto sembra ideale, quieto fino alla noia, e gli abitanti sono una splendida fonte di ispirazione, con i loro tic e i piccoli vizi da provincia americana. Ellery passa il tempo leggendo e passeggiando, ma ama anche ascoltare le chiacchiere dei cittadini del piccolo centro. I pettegolezzi più gustosi ruotano intorno al matrimonio, improvviso quanto imprevedibile, tra la ricca Nora Wright e Jim, il giovane che anni prima l’aveva abbandonata a due passi dall’altare. Quando Nora inizia a soffrire di un male misterioso, l’intera città si trasforma in un covo di vipere e tutti sono pronti ad accusare l’uomo di avere avvelenato la moglie. Ma è possibile che Jim abbia sposato il suo antico amore solo per ucciderla? Naturalmente Ellery non riuscirà a scrivere una sola riga, impegnato come sarà a scoprire l’insospettabile verità nascosta dietro il primo delitto che la sonnacchiosa Wrightsville abbia conosciuto da molto tempo.
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«Ma voi due non ragionate…» esplose, alzando le braccia al cielo. Poi sorrise. «Ebbene, che volete? «È una sciocchezza, grossa, ma la farò.»

«Non dirà nulla alla polizia?»

«Non dirò nulla.»

Nora ricadde sui cuscini, chiudendo gli occhi. Pat le sfiorò le guance con un bacio. Ma il signor Queen si rifiutò di lasciarla in pace.

«Senta, Nora: dal momento che sono suo complice, ho bisogno che mi dica tutta la verità.»

«Quello che vuole» fece Nora con voce stanca.

«Perché Jim l’ha lasciata tre anni fa, alla vigilia del matrimonio?»

Pat guardò ansiosamente sua sorella.

«Oh, è questo che vuole sapere?» Nora era sorpresa. «Ma… una cosa da niente… non può aver a che fare con…»

«Se non le dispiace, vorrei saperlo ugualmente.»

«Lei non conosce Jim; quando ci siamo incontrati e ci siamo innamorati, io non avevo capito fino a che punto fosse indipendente. Non vedevo che male ci sarebbe stato ad accettare qualche aiuto da papà finché non fosse stato in grado di marciare con le sue sole gambe. Ma Jim si ostinava a dire che doveva vivere solo col suo stipendio da cassiere.»

«Ricordo quei litigi» mormorò Pat. «Ma non mi sarei mai sognata che fossero così…»

«Nemmeno io lo prendevo molto sul serio. Quando Lola mi raccontò che papà stava preparando una bella casetta tutta ammobiliata come regalo di nozze, pensai di tenere il segreto con Jim. Glielo rivelai solo il giorno precedente al matrimonio. Lui andò su tutte le furie. Mi disse che aveva già preso in affitto un’altra villetta all’altro capo della città, per cinquanta dollari al mese… era tutto quello che potevamo permetterci, per il momento, dato che dovevamo vivere esclusivamente con quel che lui guadagnava.» Nora sospirò. «Immagino di aver perso la testa. Ne nacque un litigio. Un brutto litigio. E Jim scappò come il vento. Questo è tutto.» Nora alzò gli occhi. «È veramente tutto. Non l’ho mai detto né a papà, né alla mamma. Essere piantata in asso, così, da Jim…»

«Suo marito non le scrisse mai, durante l’assenza?»

«No; nemmeno una volta. Ed io… credetti di morire. Tutta la città ne parlava… poi Jim ritornò; entrambi ammettemmo che eravamo stati due sciocchi, ed eccoci qua.»

Così, fin da principio, la causa di tutti i guai era stata la casa, pensò Ellery. Che strano! In ogni punto di quella triste storia s’imbatteva nella casa. Ellery cominciava a credere che il giornalista che aveva inventato la frase “la casa del malaugurio”, fosse dotato di una seconda vista.

«E i litigi che avete avuto con Jim dopo il matrimonio?»

«Danaro. Jim mi chiedeva soldi continuamente. Poi il cammeo, e altre cose, ma è una situazione temporanea» soggiunse in fretta. «Ha giocato d’azzardo in quel locale equivoco, sulla strada provinciale… Immagino che ogni uomo passi attraverso un periodo simile.»

«Nora, che cosa ne pensa di Rosemary Haight?»

«Nulla; so che è morta, e che non dovrei… ma… Ecco: non mi piaceva. Non mi piaceva affatto.»

«Amen» commentò Pat cupamente.

«Nemmeno io posso dire di esserne stato follemente innamorato» affermò il signor Queen. «Ma, volevo dire… Non sa nulla di lei che si possa collegare alle lettere… alla condotta di Jim, in tutto questo rompicapo?

«Jim non ha mai voluto parlare di lei» mormorò Nora faticosamente. «Ma io ho una sensazione ben precisa. Quella ragazza era una poco di buono. Non capisco come lei e Jim potessero essere fratello e sorella.»

«Be’, comunque lo erano» osservò Ellery allegramente. «Ma lei è stanca, Nora. Arrivederci, e… grazie.»

Il giovane uscì rapidamente dalla stanza, mentre Pat passava un asciugamano umido sulla fronte della sorella.

Nulla; assolutamente nulla. E l’indomani ci sarebbe stata l’inchiesta.

III

A furor di popolo

Salemson, il magistrato, era molto innervosito dagli ultimi avvenimenti. Un pubblico di più di tre persone gli paralizzava sempre le corde vocali, e dagli archivi risultava che, l’unica volta in cui il magistrato aveva aperto la bocca (ma non allo scopo di respirare, poiché soffriva d’asma), era stato durante un consiglio municipale, quando John Pettigrew aveva chiesto l’abolizione dell’ufficio del magistrato, dato che in tanti anni non vi era stato un solo cadavere che ne giustificasse l’esistenza.

Ora, finalmente, il cadavere c’era.

Ma, se c’era un cadavere, doveva esserci un’inchiesta, e questo significava che il magistrato doveva sedere nella corte del giudice Martin (presa in prestito per l’occasione dal consiglio della Contea).

Sarebbe ingiusto dire che il povero Salemson, nervoso, infelice, disperato, pensasse di sabotare tutte le testimonianze deliberatamente. Era una questione di fede. Salemson non poteva concepire che i membri dell’onorata famiglia Wright potessero avere una macchiolina, nemmeno del più pallido rosa, sulla coscienza. Perciò doveva trattarsi di un mostruoso errore; quella povera diavola doveva essersi tolta la vita volontariamente… Il risultato fu che, con grande disgusto di Dakin e sollievo dei Wright (per non parlare del malinconico divertimento del signor Queen e della disillusione di tutta la cittadinanza di Wrightsville), la confusissima giuria emise un verdetto di: «Morte per mano di persona, o più persone, sconosciute».

Dakin e il procuratore distrettuale Bradford si ritirarono immediatamente nell’ufficio di Cart per un altro colloquio. La famiglia Wright si rintanò in casa e il magistrato Salesmon si rinchiuse nella sua villa avita e si ubriacò con una bottiglia di vino di annata.

Riposa in pace

Come si chiamava? Rosalie? Rose-Marie?

Dicono che fosse molto bella. Ora la stanno sotterrando… quella che Jim Haight ha avvelenato per errore… sua sorella… Dicono che Jim Haight… C’era sul giornale ieri. Non l’hai letto? Be’, non era proprio detto in modo chiaro ma lo si capiva tra le righe. Certo, Frank era presente. È innamorato di Nora… lo è sempre stato… poi Jim gliel’ha soffiata. E lui non l’ha mai digerita. … Ma perché non arrestano Jim?

Questo mi piacerebbe sapere!

Ceneri alle ceneri…

Una storia ambigua…

Non lo sapevi? Cart Bradford e Patricia Wright filano… È la cognata di Jim Haight…

I ricchi se la cavano sempre… Se dovesse capitare a noi…

Riposa in pace

Rosemary Haight fu sepolta nel Cimitero di East Twin Hill e non in quello di West Twin Hill dove i Wright avevano la loro cappella di famiglia.

L’indomani mattina il signor Queen, alzandosi presto, vide scritta da mano ignota, a caratteri cubitali, la parola Uxoricida sul marciapiede che costeggiava la casa del malaugurio. Il signor Queen cancellò la parola accuratamente.

«Buongiorno» disse Myron Garback, il proprietario della farmacia.

«Buongiorno, signor Garback» rispose il signor Queen, accigliato, «Vorrei che mi aiutasse a risolvere un problema. Ho preso una casa in affitto, e nel giardino c’è una piccola serra… pensi che ho trovato delle verdure rigogliose in gennaio!»

«Davvero?» domandò Myron con scarso interesse.

«Proprio così. A me piacciono moltissimo i pomodori coltivati in casa, e nella mia serra c’è una bellissima pianta; però è infestata da una quantità di bestioline rotonde e giallastre. Stanno mangiandosi tutte le foglie.»

«Già, già. Hanno delle strisce nere sulle ali?»

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