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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Mentre le fiamme ardevano, venne portato dentro anche Brandon. Gli avevano incatenato le mani dietro la schiena. Attorno al collo, aveva una correggia di cuoio bagnata, attaccata a un apparato che Aerys aveva portato dalla Città Libera di Tyrosh. Gli lasciarono libere le gambe e sistemarono la sua spada lunga appena fuori dalla sua portata.

«I piromanti si lavorarono lord Rickard molto lentamente, facendo vento e occupandosi di quel loro bel falò in modo da ottenere un calore preciso e costante. La prima ad andare in fiamme fu la sua cappa. Poi la tunica. Ben presto, Stark non ebbe addosso altro che metallo e ceneri. Nella fase successiva sarebbe stato arrostito, garantì Aerys… A meno che il figlio non fosse riuscito a liberarlo. Brandon tentò, ma quanto più lui lottava contro le catene, tanto più il cuoio che aveva attorno alla gola stringeva. Alla fine, strangolò se stesso.

«Quanto a lord Rickard, prima che anche lui morisse, l’acciaio della sua corazza pettorale era diventato rosso ciliegia. L’oro dei suoi speroni sì era disciolto, gocciolando sulle fiamme. In tutto questo, io stavo ai piedi del Trono di Spade, nella mia armatura bianca, nel mio mantello bianco, cercando di riempirmi la testa del pensiero di Cersei. Più tardi, Gerold Hightower, comandante della Guardia reale, mi prese da parte e mi disse: “Il tuo giuramento è proteggere il re, non giudicarlo”. Era il grande Toro bianco a parlare, leale fino alla fine e di certo uomo migliore di me, non c’è dubbio.»

«Aerys…» Catelyn aveva la bocca piena di fiele. Quella storia era talmente orrida che doveva essere vera «… era pazzo, l’intero reame lo sapeva. Ma se tu intendi farmi credere di aver ucciso il re per vendicare Brandon Stark…»

«Non intendo farti credere nulla di simile. Gli Stark non rappresentavano niente per me. Quale ironia che io venga amato da qualcuno per un gesto di gentilezza che non ho mai compiuto, e disprezzato da tanti altri per quello che è stato il mio atto più bello: tagliare la gola a quel demente. All’incoronazione di Robert, venni fatto inginocchiare ai piedi del trono a fianco del Gran maestro Pycelle e di Varys l’eunuco, in modo che il nuovo re potesse perdonarci per i nostri crimini e accoglierci al suo servizio. Quanto al tuo Ned, invece di baciare la mano che aveva sgozzato Aerys, preferì inveire contro il culo che trovò seduto sul trono destinato a Robert. Penso che Ned Stark abbia amato Robert Baratheon molto più di quanto non abbia amato suo fratello o sua sorella… o anche te, mia lady. Verso Robert, lui non è mai stato infedele, o sbaglio?» Jamie ebbe una risata da ubriaco. «Andiamo, lady Stark, non dirmi che non trovi tutto questo incredibilmente divertente.»

«Non trovo nulla di divertente in te, Sterminatore di re.»

«Di nuovo quel nome. Non penso che ti scoperò, dopotutto. Ditocorto ti ha avuta per primo, non è vero? E io non mangio nel piatto di un altro. Inoltre, non sei neppure lontanamente bella quanto mia sorella.» Il suo sorriso era una lama. «Non ho mai giaciuto con un’altra donna all’infuori di Cersei. A mio modo, sono fedele come il tuo Ned non è mai stato. Povero, vecchio, defunto Ned. Per cui, ti chiedo, chi è adesso quello il cui onore è merda? Com’è che fa di nome il ragazzo bastardo che lui ha generato?»

Catelyn fece un passo indietro: «Brienne!».

«No, non è quello.» Jaime Lannister bevve direttamente dalla caraffa. Un ultimo rigagnolo di vino gli corse lungo la faccia, rosso come sangue. «Snow, ecco come si chiama. Un nome così bianco… Proprio come quei bei mantelli che ci danno alla Guardia reale dopo che abbiamo fatto quei bei giuramenti.»

Brienne aprì la porta e avanzò nella cella: «Hai chiamato, mia lady?».

Catelyn tese la destra: «Dammi la tua spada».

THEON

Il cielo era una cappa di nubi incombenti, le foreste morte, congelate. Stava correndo, radici affioranti cercavano di afferrarlo alle caviglie, rami bassi lo frustavano in faccia, lasciando tracce rosse sulle sue guance. Continuò a lanciarsi in avanti, senza direzione, senza fiato, sollevando piogge di ghiaccio davanti a lui. “Pietà” implorò. Gettò un’occhiata alle proprie spalle. Eccoli arrivare, lupi grossi come cavalli, con teste di bambino al posto del muso. “Pietà! Pietà!” Il sangue colava dalle loro fauci, nero come l’inchiostro, scavando buchi fumanti nella coltre nevosa. Ogni balzo portava le belve più vicine a lui. Theon Greyjoy cercò di correre più svelto, ma le sue gambe si rifiutavano di obbedire. Tutti gli alberi avevano facce e stavano ridendo di lui, ridendo. Di nuovo udì l’ululato. Poteva sentire l’alito caldo dei lupi, una zaffata carica del calore degli inferi, satura del lezzo della decomposizione. “Sono morti, morti! Li ho fatti uccidere!” Cercò di urlare. “Ho fatto immergere le loro teste mozzate nel catrame.” Ma quando aprì la bocca, uscì solo una specie di mugolio. Qualcosa lo toccò. Lui roteò su se stesso, urlando…

… annaspando alla ricerca della daga che teneva di fianco al letto. Riuscì solo a farla cadere a terra. Wex fece un balzo allontanandosi da lui. C’era Reek in piedi alle spalle del ragazzo muto, la faccia illuminata dal basso dalla fiamma della candela che reggeva.

«Che cosa?» urlò Theon. “Pietà!” «Che cosa volete da me? Perché siete nella mia camera da letto? Perché?…»

«Mio lord principe» disse Reek. «Tua sorella è a Grande Inverno. Hai chiesto di essere informato subito quando arrivava.»

«Era ora» mugugnò Theon, passandosi le dita tra i capelli. Aveva cominciato a temere che Asha lo abbandonasse al suo destino. “Pietà.” Gettò uno sguardo fuori dalla finestra. Le prime, vaghe luci dell’alba schiarivano il cielo dietro le torri di Grande Inverno. «Dov’è?»

«Lorren ha portato lei e i suoi uomini nella Sala Grande a fare colazione. La vedi adesso?»

«Sì, adesso.» Theon spinse le coperte di lato. Del fuoco non rimanevano che braci. «Wex, acqua calda.» Non poteva permettere che Asha lo vedesse in quello stato, fradicio di sudore, scarmigliato. “Lupi con teste di bambini…” Ebbe un tremito. «Chiudi le imposte.» La stanza era gelida come la foresta dell’incubo.

Negli ultimi tempi, tutti i suoi sogni erano stati pieni di freddo, e uno più orrendo dell’altro. Due notti prima, aveva sognato di nuovo di essere al mulino sul fiume Acorn, in ginocchio, intento a vestire i cadaveri. Le membra si stavano già irrigidendo. I corpi parevano opporre un’opaca resistenza mentre lui armeggiava su di loro con le dita mezzo congelate, tirando su brache, cercando di annodare stringhe, infilando stivali su piedi bloccati, affibbiando cinture di cuoio borchiato attorno a vite che poteva circondare con le mani. «Non ho mai voluto che si arrivasse a questo» aveva detto ai corpi. «Ma non mi hanno dato scelta.» I cadaveri non avevano risposto. Erano solo diventati più freddi, più pesanti.

E la notte prima, era stata la moglie del mugnaio. Theon aveva dimenticato il suo nome. Ricordava però il suo corpo: seni morbidi come cuscini, smagliature sul ventre, il modo in cui gli piantava le unghie nella schiena mentre lui la scopava. Nel sogno, Theon era di nuovo a letto con lei, ma questa volta lei aveva denti sopra e sotto. Gli aveva squarciato la gola e strappato via la virilità. Pura follia. Aveva visto morire anche lei. Gelmarr l’aveva abbattuta con un singolo colpo d’ascia mentre implorava Theon di avere misericordia. “Lasciami, donna. È stato lui a ucciderti, non io. E anche lui è morto.” Per lo meno, Gelmarr non tornava a tormentarlo in sogno.

La memoria degli incubi si era sfilacciata quando Wex aveva fatto ritorno con l’acqua calda. Theon si tolse di dosso il sudore e gli umori della notte, vestendosi poi con tutta calma. Asha lo aveva fatto aspettare fin troppo, adesso era il suo turno di aspettare. Scelse una tunica di satin a strisce oro e nere e un elegante corpetto di cuoio con borchie d’argento… rendendosi conto solo in quel momento che per sua sorella le lame erano molto più importanti della bellezza. Imprecando, si tolse quegli abiti e ne indossò altri: lana nera e maglia di ferro. Attorno alla vita si affibbiò il cinturone con la spada e la daga, ricordando la notte in cui Asha lo aveva umiliato davanti a tutti al tavolo del loro padre. “Il suo caro pargoletto, certo. Ebbene, ho anch’io un coltello. E so come usarlo.”

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