Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
Catelyn lo guardò, piena di ribrezzo. “È mai esistito un uomo più bello e al tempo stesso più infame di questo?” «Se tu ripetessi queste parole in presenza di mio figlio, non esiterebbe a ucciderti.»
«Solo se portassi queste» Jaime fece stridere le catene. «Sappiamo entrambi che il tuo ragazzo ha paura di affrontarmi in duello.»
«Mio figlio è giovane, certo, ma se credi che sia anche uno sciocco, commetti un grosso sbaglio. Inoltre… non sei stato troppo pronto alla sfida quando avevi alle costole l’esercito che ti ha sconfitto.»
«Dimmi una cosa, anche gli antichi re dell’inverno si sono nascosti dietro le sottane delle loro madri come sta facendo Robb Stark?»
«Mi stai tediando, cavaliere. Ci sono cose che devo sapere.»
«E perché io dovrei dirtele?»
«Per salvarti la vita.»
«Pensi davvero che io tema la morte?» Un’idea che sembrò divertirlo.
«Dovresti temerla. I tuoi crimini ti hanno assicurato un posto tra i tormenti nella fossa più profonda dei sette inferi, se gli dei sono giusti.»
«Di quali dei staremmo parlando, lady Catelyn? Gli alberi con le facce cui pregava tuo marito? Quanto aiuto gli hanno dato quando mia sorella gli ha staccato la testa?» Jaime sogghignò. «Se gli dei esistono, come mai il mondo è così pieno di sofferenza, d’ingiustizia?»
«A causa di uomini come te.»
«Non ci sono uomini come me. Ci sono io e basta.»
“Arroganza e orgoglio, nient’altro. Più il vuoto coraggio di un demente. Sto sprecando fiato con quest’individuo. Se mai è esistita una scintilla di onore in lui, si è estinta da molto tempo.” «Non vuoi parlarmi, Lannister? È una scelta tua. Bevi quel vino, pisciaci dentro, per me non fa nessuna differenza.»
La voce dello Sterminatore di re la raggiunse mentre la sua mano era sulla maniglia della porta.
«Lady Stark…»
Lei si voltò in attesa.
«Molte cose si coprono di ruggine con questa umidità» riprese Jaime Lannister. «Perfino le buone maniere. Rimani, e avrai le risposte che cerchi… ma a una condizione.»
“Nessuna vergogna in lui.” «I prigionieri non dettano condizioni.»
«Oh, vedrai che la mia è cosa di poco conto. Il tuo carceriere mi dice solo vili menzogne. E nemmeno se le ricorda bene. Un giorno, Cersei è stata scuoiata. Il giorno dopo, mio padre è stato decapitato. Tu rispondi alle mie domande, e io risponderò alle tue.»
«Secondo verità?»
«Ah, è proprio la verità che vuoi? Fa’ attenzione, mia lady. Tyrion dice che la gente fin troppo spesso dichiara di volere la verità, ma ben di rado apprezza il suo gusto quando viene servita.»
«Sono abbastanza forte per ascoltare qualsiasi cosa tu abbia da dire.»
«Come vuoi. Ma prima, se vuoi essere così gentile… il vino. Ho la gola secca.»
Catelyn appese la lampada alla maniglia della porta e spostò la caraffa e la coppa più vicino al prigioniero. Jaime trattenne il vino in bocca per un lungo momento prima di mandarlo giù.
«Acido e fetido» dichiarò. «Ma sempre meglio di niente.» Tornò ad addossare la schiena alla parete, le ginocchia raccolte al petto. «La tua prima domanda, lady Stark?»
Catelyn non sapeva quanto a lungo quel gioco sarebbe durato, così non sprecò tempo. «Sei tu il padre di Joffrey?»
«Non lo chiederesti se non conoscessi già la risposta.»
«Voglio sentirlo dalle tue labbra.»
Jaime scrollò le spalle: «Joffrey è mio figlio. Lo stesso vale per l’intera progenie di Cersei, immagino».
«Quindi ammetti di aver giaciuto con tua sorella.»
«Ho sempre amato mia sorella. E ora tu mi devi due risposte. Tutti i membri della mia famiglia sono ancora in vita?»
«Ser Stafford Lannister è caduto a Oxcross, mi è stato detto.»
Jaime non parve particolarmente commosso: «Zio Balordo, lo chiamava mia sorella. Sono Cersei e Tyrion che mi preoccupano. E il lord mio padre».
«Vivono. Tutti e tre.» “Ma non per molto, se gli dei sono misericordiosi.”
Jaime bevve dell’altro vino: «Di nuovo il tuo turno».
Catelyn si chiese se lui avrebbe risposto alla prossima domanda con qualsiasi altra cosa che non fosse una menzogna. «Mio figlio Bran… com’è caduto?»
«L’ho gettato io dalla finestra della torre.»
L’assoluta naturalezza con cui l’aveva detto le fece quasi mancare il fiato. “Se avessi una lama, io ucciderei. Qui, ora.” Ma poi si ricordò delle sue figlie. Catelyn aveva la gola contratta quando riprese a parlare. «Tu eri un cavaliere. Avevi giurato di difendere i deboli e gli innocenti.»
«Bran era debole, questo sì, ma forse non altrettanto innocente. Ci stava spiando.»
«Bran non spiava nessuno.»
«E allora biasima i tuoi preziosi dei, i quali hanno portato il tuo ragazzino alla nostra finestra e gli hanno mostrato qualcosa che non avrebbe mai dovuto vedere.»
«Biasimare gli dei?» Catelyn stentava a credere a tanta temerarietà. «La mano che lo ha spinto nel vuoto era la tua. Tu volevi che morisse».
Le catene di Jaime tintinnarono debolmente: «Di solito, non getto bambini dalla finestra per migliorare il loro stato di salute. Certo: volevo che morisse».
«Ma lui non è morto. Tu hai capito di essere in estremo pericolo, così hai dato una borsa d’argento a un tuo sicario per essere certo che Bran non si risvegliasse mai più.»
«Davvero ho fatto questo?» Jaime sollevò la coppa e bevve una lunga sorsata. «Cersei e io ne abbiamo parlato, non lo nego. Ma tu stavi con il ragazzo giorno e notte. Il tuo maestro e lord Eddard lo visitavano spesso. Poi c’erano le guardie, e quei maledetti, meta-lupi… Avrei dovuto aprirmi la strada combattendo con metà Grande Inverno. Perché darsi tutti quei pensieri? Il ragazzo sembrava comunque in punto di morte.»
«Se mi menti, Lannister, questa conversazione è già finita.» Catelyn tese le mani verso di lui, mostrandogli i palmi e le dita. «Fu l’uomo che venne a ucciderlo a lasciarmi queste cicatrici. Tu giuri di non avere avuto parte alcuna nel mandarlo a uccidere mio figlio?»
«Sul mio onore di Lannister.»
«Il tuo onore di Lannister vale meno di questo!»
Con un calcio, Catelyn rovesciò il secchio degli escrementi. Liquame putrescente e marrone si sparse sul pavimento della cella oscura, inzuppando la paglia.
Jaime Lannister si ritrasse fino a quando le catene non lo bloccarono. «Avrò anche merda al posto dell’onore, d’accordo. Ma non ho mai pagato nessuno per uccidere al mio posto. Credi pure quello che vuoi, lady Stark, ma se avessi voluto Bran morto, sarei andato a sgozzarlo di persona.»
“Dei abbiate pietà… dice il vero!” «Se non sei stato tu a mandare l’assassino, allora è stata tua sorella.»
«Se lo avesse fatto, lo saprei. Cersei non ha segreti per me.»
«Allora il Folletto.»
«Tyrion è innocente quanto il tuo Bran. Lui non se ne andava in giro a scalare torri, né a spiare dalle finestre.»
«E allora perché l’assassino aveva la sua daga?»
«Di quale daga stiamo parlando, con esattezza?»
«Era lunga così» Catelyn glielo mostrò distanziando le mani. «Liscia ma accuratamente forgiata, lama di acciaio di Valyxia e impugnatura d’osso di drago. Tuo fratello la vinse in una scommessa a lord Baelish nel torneo per il compleanno del principe Joffrey.»
Jaime Lannister versò altro vino, lo bevve e rimase a fissare il fondo della coppa. «Il tuo vino sembra diventare sempre meglio a ogni sorsata. Da non credere. Adesso che me ne parli, credo di ricordare quella daga. L’ha vinta, tu dici? E come?»
«Scommettendo su di te quando sfidasti alla lancia il Cavaliere di fiori.» Eppure, nel momento stesso in cui finì di dirlo, Catelyn seppe che qualcosa non andava. «No… forse era il contrario.»