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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Non vado bene per celebrare, mia lady» le sue grandi mani spezzarono una fetta di pane nero. Brienne osservò le due metà come se avesse dimenticato dove si trovavano in quel momento. «Ma se tu così comandi…»

Catelyn percepì il suo disagio: «Ho solo pensato che tu potessi preferire una compagnia più lieta della mia».

«Sto bene qui, mia signora.» La donna guerriera intinse il pane nell’olio di pancetta che condiva la trota.

«È arrivato un altro corvo messaggero, questa mattina» Catelyn non capì perché avesse deciso di dirglielo. «Il maestro è venuto immediatamente a svegliarmi. Ha fatto il suo dovere, ma non è stato gentile a farlo. Non è stato affatto gentile.»

Non intendeva parlarne con Brienne. Nessun altro sapeva eccetto lei e maestro Vyman, ed era stata sua intenzione lasciare tutto nel silenzio fino… fino…

“Fino a quando? Sciocca donna, ti illudi forse che celare il segreto nel tuo cuore possa dissipare la verità? Se non lo dirai mai, se non ne parlerai mai, credi forse che potrà diventare un sogno, meno di un sogno, oppure un incubo già quasi dimenticato? Oh, se solo gli dei fossero tanto misericordiosi…”

«Notizie da Approdo del Re?» chiese Brienne.

«Avrei voluto che lo fossero. Il corvo proveniva dalla Fortezza Cerwyn, nel nord, da parte di ser Rodrik, il mio castellano.» “Ali oscure, parole oscure.” «Ha chiamato a raccolta quante più forze ha potuto e sta marciando su Grande Inverno, per riconquistare il castello.» Quanto privo d’importanza suonava ora tutto questo. «Ma ser Rodrik ha detto… lui ha scritto… mi ha detto che… che…»

«Mia signora, di che cosa si tratta? Dei tuoi figli, forse?»

Una domanda estremamente semplice. E la risposta non poteva che essere altrettanto semplice. Catelyn cercò di parlare, ma le parole le s’impigliarono in gola.

«Non ho più figli tranne Robb.»

Ecco, aveva pronunciato quelle parole terribili senza singhiozzare. Di tanto, per lo meno, era lieta.

Brienne la guardò, piena di orrore. «Mia signora?…»

«Bran e Rickon avevano cercato di fuggire, ma sono stati catturati vicino a un mulino sul fiume Acorn. Theon Greyjoy ha esposto le loro teste sulle mura di Grande Inverno. Theon Greyjoy, che ha mangiato alla mia tavola fin da quando era un ragazzino di dieci anni.»

“L’ho detto. Dei, perdonatemi. L’ho detto… e l’ho fatto diventare reale.”

Il viso di Brienne era un’indistinta macchia liquida. Tese una mano verso Catelyn, ma si fermò a metà del gesto, come se temesse che il suo tocco non sarebbe stato gradito. «Io… le parole falliscono, mia signora… mia lady. I tuoi figli… loro… loro sono a fianco degli dei adesso.»

«Davvero lo sono?» La voce di Catelyn era sferzante. «Quali dei avrebbero permesso che una cosa simile potesse accadere? Rickon era un infante. Come ha potuto meritare una morte simile? E Bran… Quando lasciai il Nord, non aveva ancora riaperto gli occhi, dopo la sua caduta. Fui costretta ad andare via prima che si svegliasse. Ora non potrò mai più tornare da lui, né udrò più la sua risata.» Mostrò a Brienne le palme delle mani e le dita. «Queste cicatrici… Mandarono un uomo a tagliargli la gola nel sonno. Sarebbe morto, e io sarei morta con lui… ma fu il meta-lupo di Bran a strappare la gola a quell’uomo.» Fece un breve momento di pausa. «Immagino che Theon abbia ucciso anche i lupi. Deve averlo fatto, altrimenti… Ero certa che i ragazzi sarebbero stati al sicuro fino a quando avessero avuto i loro meta-lupi. Come Robb con il suo Vento grigio. Ma le mie figlie adesso non hanno più i loro lupi.»

Quell’improvviso mutamento di direzione nel dialogo lasciò Brienne disorientata: «Le tue figlie…».

«A tre anni, Sansa era già una lady. Sempre così delicata, così desiderosa di compiacere. Più di ogni altra cosa, amava le storie di valore cavalieresco. Gli uomini dicevano che mi somigliava, ma diventerà una donna molto più bella di quanto io sia mai stata, è evidente. Spesso, mandavo via la sua cameriera per poterle spazzolare io stessa i capelli. Aveva capelli ramati, più chiari dei miei, ma così folti, così vaporosi… Alla luce delle torce, la loro tonalità rossa splendeva come rame.

«E Arya, poi… chi veniva a fare visita a Ned spesso la scambiava per un ragazzo di stalla se entrava nel cortile senza essere annunciata. Arya era difficile, questo va detto. Per metà ragazzo e per l’altra metà cucciolo di lupo. Tutte le cose proibite diventavano desideri nel suo cuore. Aveva la faccia allungata di Ned, e capelli castani sempre così arruffati da sembrare il nido di qualche uccello. Avevo rinunciato all’idea di farne una lady. Collezionava lividi come le altre bambine collezionano bambole, e diceva sempre quello che pensava. Credo che anche lei sia morta.» Nel dire questo, Catelyn ebbe come l’impressione che la mano di un gigante le stesse serrando il petto. «Li voglio morti, Brienne. Tutti quanti. Theon Greyjoy per primo. E poi Jaime Lannister, Cersei, il Folletto, ognuno di loro, ognuno di loro. Ma le mie bambine… le mie bambine potranno…»

«La regina… ha anche lei una bambina» dise Brienne goffamente. «E dei figli, della stessa età dei tuoi. Quando avrà la notizia, forse lei… proverà compassione, e…»

«… mi rimanderà le mie figlie sane e salve?» completò Catelyn con un sorriso triste. «C’è una dolce innocenza in te, piccola. Vorrei poter desiderare questo… ma no. Robb vendicherà i suoi fratelli. Il ghiaccio può essere altrettanto letale quanto il fuoco. Ghiaccio era il nome della grande spada di Ned. Acciaio di Valyria, increspato da migliaia di ripiegature, talmente affilato che avevo paura a toccarlo. Ma temo che per lui non sarà comunque facile prendere la testa di Theon. Gli Stark non usano boia. Ned diceva sempre che l’uomo che approva la sentenza deve essere anche l’uomo che fa calare la lama, sebbene non abbia mai provato alcuna gioia nel compiere quel dovere. Io, invece, proverei gioia. Molta.» Abbassò di nuovo lo sguardo sulle mani segnate dalle cicatrici. Lentamente, tornò a sollevare gli occhi. «Gli ho mandato del vino.»

«Vino?» Brienne era perduta. «ARobb? O a… Theon Greyjoy?»

«Allo Sterminatore di re.» Una tattica che con Cleos Frey aveva funzionato. “Spero che tu abbia sete, Jaime. Spero che la tua gola sia secca, contratta.” «Vorrei che tu venissi con me.»

«Ai tuoi ordini, mia lady.»

«Bene.» Catelyn si alzò all’improvviso. «Resta, finisci la tua cena in pace. Ti manderò a chiamare più tardi. A mezzanotte.»

«Così tardi, mia lady?»

«Le segrete sono senza finestre. Là sotto, non c’è differenza tra un’ora o l’altra. E per me, tutte le ore sono mezzanotte.»

Nel lasciare la sala, i suoi passi echeggiarono cupamente.

«Tully!»

«Una coppa! Una coppa per il valoroso giovane lord!»

Catelyn udì le voci che continuavano a gridare mentre saliva i gradini di pietra che conducevano al solarium di lord Hoster. “Mio padre non è ancora morto!” Questo avrebbe voluto urlare in risposta. “I miei figli sono morti, ma mio padre vive, maledetti tutti voi. Ed è ancora lui il vostro lord!”

Lord Hoster Tully era immerso in un sonno profondo.

«Ha bevuto una coppa di vino dei sogni non molto tempo fa, mia signora» le spiegò maestro Vyman. «Per il dolore. Non saprà che ti trovi qui.»

«Non ha importanza» replicò Catelyn. “È più morto che vivo. Eppure è più vivo lui dei miei poveri, cari figli.”

«Mia signora, c’è nulla che io possa fare per te? Una pozione rilassante, forse?»

«Grazie, maestro, ma preferisco di no. Non posso cancellare il mio dolore dormendo. Bran e Rickon meritano di più da parte mia. Va’ pure a festeggiare anche tu. Io rimarrò qui con mio padre per qualche tempo.»

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