La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
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Nove su Dieci
Gli Amici delle Tenebre non avevano corso rischi con Elayne. Oltre a schermarla, Temaile aveva provato un piacere apparentemente maligno nel legarla in un nodo serrato con la testa fra le ginocchia. I suoi muscoli già dolevano per quella posizione ristretta. Il bavaglio, uno sporco pezzo di straccio con un sapore sgradevole e oleoso, legato così stretto che le scavava gli angoli della bocca, era stato pensato per impedirle di gridare aiuto ai cancelli. Non che lei l’avrebbe fatto; non avrebbe sortito altro che una sentenza di morte per gli uomini di sentinella al cancello. Poteva percepire le sei Sorelle Nere trattenere saidar mentre attraversavano il cancello. Ma la benda era stata un’aggiunta superflua. Pensava che volessero contribuire alla sua sensazione di impotenza, tuttavia lei si rifiutava di sentirsi inerme. Dopotutto era perfettamente al sicuro fino a che i suoi bambini non fossero nati, e anche loro. Lo aveva detto Min.
Sapeva di trovarsi in un carro o un carretto dal suono dei finimenti e dal contatto con le assi scabre sotto di lei. Non si erano curate di imbottire quella superficie con una coperta. Un carro, pensava. Pareva esserci più di un cavallo a tirarlo. Il retro aveva un odore di fieno vecchio così forte che aveva voglia di starnutire. La sua situazione sembrava disperata, ma Birgitte non l’avrebbe delusa. Percepì Birgitte balzare da qualche parte da miglia dietro di lei a forse un miglio più avanti e volle ridere. Il legame diceva che Birgitte era diretta al suo obiettivo, e Birgitte Arco d’Argento non mancava mai. Quando percepì il Potere che veniva incanalato da entrambi i lati del carro quel desiderio di ridere svanì. La determinazione rimaneva salda come una roccia nel legame, ma c’era qualcos’altro ora: un forte disprezzo e una crescente... non rabbia, ma qualcosa che vi andava vicino. Degli uomini dovevano star morendo là fuori. Invece di ridere, Elayne voleva piangere per loro. Si meritavano qualcuno che piangesse per loro, e stavano morendo per lei. Come erano morte Vandene e Sareitha. Dentro di lei montò una tristezza per loro. Non senso di colpa, però. Sarebbero state risparmiate solo se Falion e Marillin fossero state lasciate andare, e nessuna di loro l’avrebbe tollerato. Non c’era stato alcun modo di prevedere l’arrivo delle altre o la strana arma in possesso di Asne.
Uno schianto fragoroso provenne da lì vicino e il suo mezzo di trasporto sobbalzò con tanta violenza che lei rimbalzò sulle assi. Di certo avrebbe avuto lividi su stinchi e ginocchia. Starnutì nella polvere che si era levata assieme a lei, una volta e poi un’altra. Poteva sentire i capelli rizzarsi a uno a uno dove non erano tenuti giù dal bavaglio o dalla benda. L’aria aveva in sé qualcosa di particolare. Il colpo di una saetta, pareva. Sperava che Birgitte fosse riuscita a coinvolgere le Cercavento, per improbabile che sembrasse. Sarebbe giunto il momento in cui la Famiglia avrebbe dovuto usare il Potere come un’arma — nessuno poteva restarsene in disparte da Tarmon Gai’don —, ma che preservassero ancora un po’ la loro innocenza. Qualche istante dopo lo schermo su di lei svanì.
Incapace di vedere, non poteva incanalare per alcun vero scopo, ma poteva percepire i flussi nei suoi paraggi, alcuni di Spirito, altri di Aria. Senza vedere i flussi non era in grado di sapere cosa fossero, tuttavia poteva provare a indovinare. Le sue carceriere adesso erano prigioniere a loro volta, schermate e legale. E tutto quello che lei poteva fare era attendere con impazienza. Birgitte si stava avvicinando rapidamente, tuttavia adesso non vedeva l’ora di essere libera da quel dannato intrico di corde.
Il retro del carro scricchiolò quando qualcuno si issò su. Birgitte. Il legame trasmise un guizzo di gioia. In pochi momenti le corde caddero via da lei e le mani di Birgitte andarono al nodo del bavaglio. Muovendosi in modo un po’ rigido, Elayne si slacciò la benda da sola. Per la Luce, avrebbe provato un dolore furioso finché non avesse potuto chiedere una Guarigione. Questo le ricordò che avrebbe dovuto chiederla alle Cercavento e la tristezza crebbe di nuovo in lei per Vandene e Sareitha.
Una volta riuscita a sputar fuori il bavaglio, voleva chiedere dell’acqua per lavar via la patina oleosa, ma invece disse: «Cosa ti ha trattenuto?» La sua risata per l’improvvisa costernazione della donna venne interrotta da un altro starnuto. «Usciamo di qui, Birgitte. La Famiglia?»
«Le Cercavento» rispose Birgitte, tenendo aperto il lembo di tela sul fondo del carro. «Chanelle ha deciso che non le sarebbe piaciuto riferire a Zaida che aveva perso il suo accordo.»
Elayne tirò su col naso dallo sdegno, un errore. Starnutendo ripetutamente, scese dal carro più velocemente che poteva. Aveva le gambe rigide quanto le braccia. Che fosse folgorata, voleva un bagno caldo. E una spazzola. La giacca rossa dal colletto bianco di Birgitte pareva in qualche modo spiegazzata, ma Elayne sospettava che in confronto a lei la sua Custode pareva appena uscita dallo spogliatoio.
Quando i suoi piedi colpirono il terreno, uomini della Guardia a cavallo in un fitto anello attorno al carro levarono una fragorosa acclamazione, scuotendo le lance in aria. Anche le donne della Guardia esultarono, apparentemente quasi fino all’ultima. Due degli uomini recavano il Leone Bianco dell’Andor e il suo giglio dorato. Quello le suscitò un sorriso. La Guardia della regina era votata alla difesa dell’Andor, della regina e dell’erede al trono, tuttavia la decisione di portare il suo stendardo personale doveva essere stata di Charlz Guybon. In sella a un alto baio col suo elmo appoggiato sull’arcione, si inchinò a lei con un ampio sorriso sulle labbra. Quell’uomo era davvero piacevole da guardare. Forse sarebbe andato bene come terzo Custode. Al di là della Guardia si elevavano gli stendardi delle casate e quelli delle compagnie di mercenari, un vessillo dopo l’altro. Per la Luce, quanti uomini aveva portato Birgitte? Quella risposta poteva aspettare, però. Prima Elayne voleva vedere i prigionieri.
Asne giaceva con gli arti divaricati sulla strada, i suoi occhi vuoti che fissavano il cielo; lo schermo su di lei non era necessario. Le altre giacevano altrettanto immobili, legate con flussi di Aria che tenevano loro le mani contro i fianchi e facevano aderire le loro gonne divise alle gambe. Una posizione molto più confortevole di quella in cui era stata lei. Molte di loro parevano notevolmente composte, considerata la situazione, anche se Temaile la guardava torvo e Falion pareva sul punto di vomitare. Il volto macchiato di fango di Shiaine sarebbe stato degno di una Aes Sedai. I tre uomini legati con Aria erano tutto tranne che composti. Si contorcevano e si dibattevano, guatando i cavalieri che li circondavano come se non volessero altro che attaccarli tutti quanti. Quello era sufficiente a identificarli come i Custodi di Asne, anche se non necessariamente come Amici delle Tenebre. Che lo fossero o meno, avrebbero dovuto comunque essere imprigionati, per proteggere altri dalla rabbia di morte di cui il decesso di Asne li aveva colmati. Avrebbero fatto qualunque cosa per uccidere chiunque ritenevano responsabile.
«Come ci hanno trovati?» domandò Chesmal. Se non fosse stata stesa sulla strada con la faccia sudicia, nessuno l’avrebbe ritenuta una prigioniera.
«La mia Custode» disse Elayne, sorridendo a Birgitte. «Una di loro.»
«Un Custode donna?» esclamò Chesmal carica di sdegno.
Marillin fu scossa nei suoi vincoli da una risata silenziosa per un momento. «L’avevo sentito,» disse quando quell’agitazione cessò «ma mi sembrava troppo incredibile per essere vero.»