La lama dei sogni
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #11
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:
«Elayne è stata catturata da alcune Aes Sedai che sono Amici delle Tenebre» la interruppe Birgitte.
«Mi serve che creiate un passaggio per gli uomini che devono andare a salvarla.» Un mormorio si levò tra le altre Cercavento. Chanelle fece un gesto brusco, ma solo Renaile tacque. Le altre si limitarono ad abbassare le loro voci in sussurri. A giudicare dai medaglioni accalcati sulle loro catene d’onore, diverse di loro eguagliavano Chanelle come rango.
«Perché ci hai convocate tutte quante per un solo passaggio?» domandò, «Io rispetto l’accordo, come puoi vedere. Ho portato tutte come hai ordinato. Ma perché ti serve più di una di noi?»
«Perché voi tutte formerete un circolo tanto grande da far passare migliaia di uomini e cavalli.» Quella era una ragione.
Chanelle si irrigidì e non fu la sola. Kurin, il volto come pietra nera, praticamente fremette dall’oltraggio, e Rysael, di norma una donna molto dignitosa, fremette per davvero. Senine, col suo volto segnato dalle intemperie e vecchi marchi che indicavano che una volta aveva indossato più di sei orecchini, e più grossi, tastò il pugnale ingioiellato infilato dietro la sua fusciacca verde.
«Soldati?» disse Chanelle con indignazione. «Questo è proibito! Il nostro accordo dice che non prenderemo parte alla vostra guerra, Zaida din Parede Ala Nera lo ha ordinato, e ora che è la Maestra delle Navi quel comando porta un peso ancora maggiore. Usa le donne della Famiglia. Usa le Aes Sedai.»
Birgitte si avvicinò alla donna scura, guardandola dritta negli occhi. La Famiglia era inutile per questo. Nessuna di loro aveva mai usato il Potere come un’arma. Potevano perfino non sapere come fare. «Le altre Aes Sedai sono morte» disse piano. Qualcuno dietro di lei gemette, uno dei funzionari. «Cosa vale il vostro accordo se Elayne è perduta? Arymilla di certo non lo onorerà.» Mantenere la sua voce ferma dicendo quello le costò uno sforzo. Voleva fremere di rabbia, fremere di paura. Aveva bisogno di quelle donne, ma non poteva lasciare che sapessero perché oppure avrebbero davvero perso Elayne. «Cosa direbbe Zaida se mandassi a monte il suo accordo con Elayne?»
La mano tatuata di Chanelle fece per sollevare di nuovo al suo naso la scatoletta di sali lavorata, poi la lasciò ricadere fra le sue molte collane ingioiellate. Da quello che Birgitte sapeva di Zaida din Parede, sarebbe stata più che scontenta se qualcuno avesse fatto naufragare quell’accordo, ed era fuori di dubbio che Chanelle non avrebbe voluto affrontare la rabbia di quella donna, eppure pareva soltanto pensierosa. «Molto bene» disse dopo un momento. «Solo come trasporto, però. Intesi?» Baciò le punte delle dita della sua mano destra, pronta per siglare l’accordo.
«Puoi fare come ti pare» disse Birgitte, voltandole le spalle. «Guybon, è il momento. Ormai devono averla portata al cancello.»
Guybon si assicurò la spada alla cintura, prese il suo elmo e i guanti dal dorso d’acciaio e seguì lei e Dyelin fuori dalla Sala della Mappa; dietro di loro andarono le Cercavento, con Chanelle che insisteva a gran voce che avrebbero fornito un solo passaggio. Birgitte sussurrò delle istruzioni a Guybon prima di lasciare che si avviasse verso il davanti del palazzo mentre lei si affrettava verso il cortile delle stalle della regina dove trovò in attesa un castrone bruno grigiastro dal muso schiacciato a cui era stata messa la sua sella e con le redini tenute da una giovane stalliera con i capelli raccolti in una treccia non molto diversa dalla sua. Trovò anche tutte le centoventuno donne della Guardia, in armatura e a cavallo. Salendo in sella al bruno grigiastro, fece loro cenno di seguirla. Il sole era una palla dorata sopra l’orizzonte in un cielo con poche nuvole bianche. Almeno non avrebbero dovuto fare i conti anche con la pioggia. Perfino un carro sarebbe potuto sgusciare via in alcuni dei pesanti acquazzoni che Caemlyn aveva visto di recente.
Un fitto serpentone di uomini affiancati a dieci e a dodici occupava la piazza della regina, ora, estendendosi oltre la vista in entrambe le direzioni, cavalieri con elmi e corazze che si alternavano a uomini con ogni genere di elmo immaginabile che portavano in spalla alabarde, i più che indossavano cotte di maglia o farsetti cuciti con dischi d’acciaio e solo di rado un pettorale, ogni gruppo grosso o piccolo guidato dallo stendardo della sua casata. O dal vessillo di una compagnia di mercenari. Le spade prezzolate sarebbero state controllate da troppe persone per cercare di prendersela comoda quel giorno. Tolti balestrieri e arcieri, dovevano esserci quasi dodicimila uomini in quella colonna, due terzi dei quali a cavallo. Quanti sarebbero morti prima di mezzogiorno? Scacciò quel pensiero dalla mente. Aveva bisogno di tutti quanti loro per convincere il Popolo del Mare. Ogni uomo che fosse morto quel giorno sarebbe potuto morire altrettanto facilmente sulle mura quello seguente. Ognuno di loro era giunto a Caemlyn pronto a morire per Elayne.
Alla testa della colonna c’erano più di mille uomini della Guardia, elmi e corazze che scintillavano al sole, lance dalla punta d’acciaio inclinate con precisione, i primi in attesa dietro lo stendardo dell’Andor, il Leone Bianco impennato in campo scarlatto, e lo stendardo di Elayne, il giglio dorato in campo azzurro, ai margini di uno dei molti parchi di Caemlyn. Fra stato un parco, perlomeno, ma querce vecchie centinaia di anni erano state abbattute e trascinate via con tutti gli altri alberi e cespugli in fiore, le loro radici estirpate per sgombrare uno spazio liscio ampio cento passi. I sentieri di ghiaia e il terreno erboso da allora erano stati calpestati da zoccoli e stivali fino a ridurre tutto in fango. Altri tre parchi attorno al palazzo avevano ricevuto lo stesso trattamento, per fare posto per intessere passaggi.
Guybon e Dyelin erano già lì, assieme a tutti i lord e le lady che avevano risposto alla chiamata di Elayne, dal giovane Periva! Mantear a Brannin Marian e sua moglie. T’eri vai indossava elmo e corazza come ogni altro maschio presente. Quelli di Brannin erano semplici, grigi e lievemente ammaccati dove il martello dell’armaiolo non era riuscito nel suo i compito, ferri del suo mestiere tanto quanto la spada dall’elsa disadorna infoderata al suo fianco. Quelli di Perival erano dorati come quelli di Conail e Branlet, lavorati con l’incudine argentea di Mantear dove i loro erano laccati con le aquile nere di Northan e i leopardi rossi di Gilyard. Armature belle a vedersi. Birgitte sperava che le donne avessero abbastanza buonsenso da tenere quei ragazzi lontani da qualunque combattimento. Guardando i volti di alcune di quelle donne, cupi e determinati, sperò che avessero anche abbastanza buonsenso da starne alla larga loro stesse. Perlomeno nessuna di loro stava portando una spada. La semplice verità era che una donna doveva essere più abile di un uomo per affrontarlo con una lama. Braccia più forti facevano troppa differenza, altrimenti. Molto meglio usare un arco.
Le Cercavento stavano facendo delle smorfie nell’appoggiare il peso a disagio da un piede all’altro sul terreno ancora fangoso per l’acquazzone del giorno prima. Erano abituate al bagnato, ma non al fango.
«Quest’uomo non mi dirà dove deve condurre il passaggio» disse Chanelle con furia, indicando Guybon mentre Birgitte smontava da cavallo. «Voglio terminare qui in modo da potermi lavarti i piedi.»
«Mia signora!» chiamò una voce di donna dal fondo della strada. «Mia signora Birgitte!» Reene Harfor giunse di corsa lungo la fila di uomini della Guardia, con le gonne sollevate così alte da lasciare scoperte le gambe infilate nelle calze fino al ginocchio. Birgitte non pensava di aver mai visto la donna nemmeno fare una corsetta. Comare Harfor era una di quelle donne che facevano tutto alla perfezione. Ogni volta che si incontravano, Birgitte era cosciente di ogni errore che aveva mai commesso, fino all’ultimo. Due uomini in livrea rossa e bianca stavano correndo dietro di lei, portando fra loro una barella. Quando arrivarono vicino, Birgitte vide che sopra c’era un uomo della Guardia dinoccolato senza elmo con una freccia conficcata nel braccio destro e un’altra che gli spuntava dalla coscia destra. Del sangue colava lungo le aste, cosicché lasciava un’esile scia di gocce lungo le pietre del selciato. «Ha insistito per essere portato dal capitano Guybon immediatamente, mia signora» disse comare Harfor senza fiato, sventolandosi con una mano.