Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]
- Автор: Сигурдардоттир Ирса
- Серия: Thora Gudmundsdottir #1
- Год: 2006
- Язык: итальянский
- Год: Sperling & Kupfer
- ISBN: 9788820041724
- Переводчик: Paolo Maria Turchi
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Il cerchio del male [Þriðja táknið - it]». Краткое содержание книги:
Lei sorrise di rimando. «Non ti sembra un po’ esagerato dare la colpa di tutti questi orrori agli avvocati?» Ora fu lei a indicare il poveraccio alla ruota. «Non vedo proprio il nesso tra la fase inquisitoria e le torture, mi scuserai.»
«Il difetto del nuovo sistema giudiziario era che, per poter condannare l’accusato, bisognava trovare due testimoni del delitto oppure strappare la confessione direttamente al reo. Alcuni reati, come la blasfemia, sfuggono spesso ai testimoni oculari, per cui in quei casi non restava altro che ottenere, a qualsiasi costo, la confessione diretta del colpevole. Insomma, la tortura era parte integrante del processo inquisitivo.»
«Disgustoso», commentò Thora togliendo lo sguardo dall’immagine e indirizzandolo verso Matthew. «Ma come fai a sapere tutte queste cose?»
«Il nonno di Harald aveva una profonda conoscenza di questo periodo storico e ne parlava con passione. A me piaceva molto sentirlo raccontare, anche se devo confessare di avere delle nozioni assai superficiali sull’argomento, paragonato al vecchio marpione.»
«Incredibile», disse Thora. «E questi, sono tutti quadri che hai già visto?»
Matthew diede un rapido sguardo alle pareti. «La maggior parte, credo di sì. Comunque non è che una piccola frazione della collezione di famiglia. Harald ha portato con sé solamente alcuni pezzi in suo possesso, lasciandone altri in Germania. Suo nonno ha speso buona parte della sua vita a raccogliere tutto quanto, per non parlare poi dell’ingente quantità di denaro investita in questa occupazione. Non mi stupirei se fosse la più importante ed esauriente raccolta al mondo di materiale sulle torture e le esecuzioni capitali attraverso i secoli. Ne fa parte anche una serie pressoché completa delle svariate edizioni del Malleus maleficarum ancora esistenti.»
Thora fece un ampio gesto. «E una collezione talmente preziosa stava appesa alle pareti, così senza problemi?»
«No, come ti viene in mente un’idea simile? I libri, i documenti di vario genere, le lettere eccetera sono depositati in una cassetta di sicurezza di una banca tedesca, dato il loro valore inestimabile. Nella dimora di famiglia, inoltre, due sale sono interamente dedicate alla parte della collezione tenuta in mostra. Quello che vedi qui in Islanda proviene da quelle sale. Comunque, non penso proprio che abbiano rimpianto molto la perdita temporanea di questi oggetti. Ai più questo museo dell’orrore faceva ribrezzo: la madre di Harald, per esempio, non metteva mai piede in quelle stanze. Il ragazzo era praticamente l’unico membro della famiglia che condivideva l’interesse del nonno per queste pratiche. Ed è probabile che sia questa la ragione per la quale il nonno gli ha lasciato in eredità l’intera collezione.»
«Perciò Harald poteva trasportare i pezzi della raccolta anche all’estero, se voleva?» domandò Thora.
Matthew sorrise. «Potrei scommettere che gli avrebbero permesso di portarsi via quegli oggetti anche se non li avesse ricevuti in eredità. Anzi, credo proprio che i genitori siano stati felici di potersi liberare di almeno una parte della collezione.»
«Anche la sedia proviene dalla raccolta?» chiese indicando il sedile di legno posizionato in un angolo della stanza.
«Sì. Si tratta di una sedia da immersione, utilizzata per affogare i torturati. Una pratica tipica non tanto dell’Inquisizione, quanto dei tribunali inglesi.»
Thora si avvicinò alla sedia e passò le dita sopra l’intarsio dello schienale. Non poteva leggere l’iscrizione quasi del tutto consumata e di cui non conosceva i caratteri alfabetici. Al centro del sedile c’era un foro, mentre nei braccioli erano infissi lacci di cuoio secchi e rugosi, utilizzati senza dubbio per legare strette le mani e le braccia di chi veniva sottoposto alla tortura.
«Il foro serviva per farci passare l’acqua e impedire che la sedia rimanesse a galla. Il trattamento doveva servire per umiliare l’accusato, tenendolo completamente sott’acqua sin quasi all’annegamento, ma andava qualche volta a finire con l’affogamento vero e proprio per la scarsa abilità dei manovratori.»
«Come sono contenta di non essere nata in quel periodo», sospirò Thora togliendo la mano dalla sedia. Avrebbe sicuramente fatto una fine del genere a quei tempi, anche perché era una che aveva difficoltà a trattenere la lingua, se le stava a cuore un argomento.
«Questo è comunque uno degli strumenti di tortura più semplici della collezione», riprese Matthew. «L’ingegnosità degli inventori in questo campo non aveva confini. Il sadismo sembra dare le ali all’immaginazione.»
«Non vedo l’ora di andarmene da questa stanza così ben arredata; che ne dici di passare oltre?»
Matthew fu d’accordo con lei. «Vieni, ti faccio vedere le altre stanze. Non è che in realtà siano meglio di questa, tranne la cucina, che è del tutto normale.»
Entrarono nella cucina, che si apriva direttamente sulla sala. Non era molto spaziosa, ma era arredata con stile e dotata delle apparecchiature più moderne e funzionali. Tra le credenze erano sparse qua e là bottiglie di vino coricate nelle apposite griglie. Thora cominciò a sospettare che Matthew non avesse mai conosciuto la gente «normale». La cucina di casa sua era forse yin, ma questa era sicuramente yang. C’erano un grande fornello a gas con un’altrettanto voluminosa cappa aspirante d’acciaio, una lavastoviglie di lusso, un lavandino stile ristorante, un frigo-bar e un frigorifero a doppia anta come quelli americani. Thora vi si accostò con reverenza. «Ho sempre sognato un frigo che fa anche i cubetti di ghiaccio come questo.»
«Perché non te lo compri allora?» chiese Matthew.
La donna si girò di scatto verso di lui. «Per la stessa ragione per cui non mi concedo tutti i lussi che vorrei. Perché non me le posso permettere. Anche se ti riesce difficile capirlo, devi sapere che esistono ancora delle famiglie che non hanno tutti questi soldi!»
Matthew la guardò stupito. «Un frigorifero non è certo un lusso.»
Thora evitò di rispondergli e si avvicinò invece alle credenze per gettarvi dentro un’occhiata. In uno degli armadietti inferiori si trovava un set di pentole d’acciaio con dei coperchi di vetro talmente puliti da rivelarne un uso pressoché nullo. «Mi pare di capire che Harald non avesse la stoffa del cuoco, nonostante l’eleganza della cucina», commentò richiudendo lo sportello e rialzandosi in piedi.