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Appuntamento nel tempo [Bid Time Return - it]

Электронная книга - «Appuntamento nel tempo [Bid Time Return - it]». Краткое содержание книги:

Innamorato di una donna vissuta molto tempo prima, il protagonista di questo libro straordinario comincia a studiarne i ritratti, la carriera, l’ambiente. Finché l’ossessione lo porta a tentare di raggiungere la misteriosa attrice… nel passato. Ma è solo l’inizio dell’avventura. Da questo grande romanzo è stato tratto un film con Christopher Reeve.
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È strano rendermi conto, adesso, che mentre accadeva tutto questo, non ho pensato una sola volta a Elise e al fatto che lei si trovasse nello stesso luogo in cui ero io. Forse non l’ho fatto perché in quel momento, in realtà, lei non c’era. Se la mia teoria è esatta, lei non era lì perché io mi trovavo solo in un frammento del 1896, non nella totalità di quell’anno.

Ma torniamo al punto. Ho mosso la testa sul cuscino, molto lentamente.

E ho visto un quadro appeso alla parete.

Vorrei descriverlo. C’erano due figure centrali: madre e figlio, mi è parso. La donna indossava un abito grigio e un grembiale bianco. Non era giovane. Aveva i capelli tirati all’indietro. Stava vicina al figlio. Gli teneva le mani sulle spalle. Mi correggo: la sua mano destra era sulla spalla sinistra del figlio. È stata solo una mia impressione che anche la sinistra fosse posata sulla spalla destra.

Il ragazzo era più alto della madre di una decina di centimetri. Indossava un soprabito e stringeva un cappello nella sinistra; il che, suppongo, significa che stava partendo. O forse era appena arrivato. No, non era questa la sensazione che il dipinto trasmetteva; dava l’idea di una partenza. Adesso ricordo un ombrello nero a sinistra della madre. Era appoggiato a qualcosa; non so cosa, non ho visto chiaramente quella parte del quadro. Vicino all’ombrello c’era anche un cane. Accucciato per terra. Di taglia media. Probabilmente guardava il ragazzo che partiva.

Sul lato opposto del dipinto c’erano figure. Un vecchio (o una vecchia) seduto a un tavolo. Ho scordato di dire che madre e figlio erano accanto a questo tavolo, e che dietro la madre c’era una sedia. L’espressione della madre non era felice. Il volto del ragazzo era di profilo. Non guardava la madre. Forse doveva trasmettere la sensazione di combattere le proprie emozioni; non so nemmeno questo.

Stavo strizzando le palpebre per guardare meglio quando sono stato riportato indietro.

Questa volta, il ritorno è stato ancora meno percettibile e rapido. Mentre strizzavo le palpebre, quadro e parete sono diventati sfuocati, e a me è parso che il mio intero corpo venisse risucchiato. Ho capito che stavo tornando indietro; ricordo di avere avuto il tempo per provare un senso di rimpianto. Quindi, non può essere accaduto in un battito di ciglia.

Poi, forse mi sono addormentato, o sono svenuto; chi lo sa? Io so solo che quando ho riaperto gli occhi ero di nuovo qui.

Cosa mi ha riportato indietro? Perché, quando ero là in maniera tanto forte, sono tornato? Sono necessarie diverse ripetizioni dell’esperienza? È quello che devo presumere. Come ho dovuto ripetere all’infinito, verbalmente e mentalmente e scrivendo, le istruzioni, apparentemente dovrò consolidare varie volte la mia posizione nel 1896 finché non si fisserà. L’idea è molto irritante, adesso che sono stato là in modo così vivido. Però devo accettarla. Il processo va rispettato. Farò tutto il necessario per renderlo permanente.

Ma devo tornare immediatamente; di questo sono sicuro. Ho la sensazione di avere ridotto il mio coinvolgimento nel presente. So che non posso, per “nessun” motivo, allontanarmi da qui e ampliare di nuovo quel coinvolgimento.

Devo superare un’altra volta la membrana, il più in fretta possibile.

Più tardi.

Ci sono stato di nuovo.

È durato minuti.

I minuti… di qui… sono gli stessi minuti di là? Quando sono… tornato… l’adagio stava suonando. Sono stato io a far ripartire il disco? Non ricordo. Mi sento molto… strano.

Irreale.

Il 1971 mi dà… la stessa sensazione… del 1896.

Non reale.

Stare coricato qui… è come…

Come era nel 1896.

Come se… Devo stare attento.

O lo perderò.

Strano.

Devo… girare la testa… descrivere un… quadro appeso alla parete?

Per dimostrare che sono qui?

Credo di sì.

Una sensazione di… precarietà.

Come se io fossi… in realtà… un uomo del 1896… che cerca di raggiungere…

Cosa?

Bizzarra sensazione.

Non resistere.

Sta arrivando.

Dio, lo sento arrivare.

Devo… smettere… di parlare. Chiudere gli… occhi, ristrutturare la mia…

mente.

Dire a me., a me…

a me stesso, a me stesso che…

Alla deriva.

Pesante.

Mi sento… così pesante.

Parte seconda

19 novembre 1896

Ho aperto gli occhi e ho visto il fuoco del tramonto sulle pareti e sul soffitto.

Dapprima, non l’ho notato. Ero sdraiato immobile, con la testa e l’intero corpo invasi dal torpore, come se avessi bevuto troppo. Però sapevo di non avere bevuto. Il torpore era provocato da qualcosa d’altro.

Ho ascoltato la risacca per minuti, prima di capire.

Il suono era enormemente più forte di quanto fosse mai stato.

“Ero arrivato.”

La consapevolezza ha scatenato un improvviso, ramificato prurito alle punte delle dita e sul mio viso. Ho abbassato gli occhi sul corpo, sull’abito nero e sugli stivaletti ai piedi del letto. Poi ho spostato lo sguardo più avanti.

Dove c’era il cassettone ho visto un caminetto. Non riuscivo a vedere il focolare a causa della posizione, però vedevo la mensola, in legno di ciliegio lucido; e quando il rumore della risacca si è smorzato per un istante, ho udito il crepitio di un fuoco.

Incautamente, mi sono rizzato sul gomito destro. Per dieci o quindici secondi, la stanza ha ondeggiato attorno a me, buia, e ho avvertito il timore di dover tornare indietro.

Poi, gradualmente, tutto ha assunto una prospettiva normale e io ho fissato il fuoco. Con mia sorpresa, ho visto bruciare carbone sulla graticola; mi aspettavo ciocchi di legna. Ma ho capito immediatamente quanto fosse stupida l’idea. Un hotel costruito in legno, con centinaia di fuochi di legna accesi nelle camere? Sarebbe stato un invito alla catastrofe.

Ho guardato in direzione delle finestre, ed è stata un’altra sorpresa scorgere persiane alla veneziana. Le ho fissate confuso, rendendomi conto solo gradualmente (con un’incredibile lentezza mentale, mi è parso) che, adesso, erano fatte di legno.

Il mio sguardo si è spostato. Al posto dei drappeggi, su ciascun lato delle finestre c’erano eteree, bianche tendine fermate da cordoni. Scrittoio e sedia erano scomparsi. Contro la parete, sotto le finestre, c’era un basso tavolo rettangolare, con un centrino a merletti sul piano lucido, e un pesante vassoio d’ottone sul centrino.

Ho girato la testa a sinistra. Nella stanza c’era un solo letto, e il bagno era svanito. Al posto della vasca e della doccia troneggiava un massiccio cassettone con un grosso specchio quadrato appeso sopra.

Mi sono girato con estrema cautela e ho guardato il dipinto incorniciato appeso alla parete. Non lo vedevo molto bene. Mi sono spostato con una serie di laboriosi movimenti e mi sono messo in ginocchio sul materasso morbido.

Il quadro era come ricordavo, solo che adesso potevo distinguere tutti i particolari che mi erano sfuggiti. Nell’ombra dietro il cane sedeva una vecchia, con l’ombrello appoggiato alle gambe. C’erano anche altre tre figure, sul lato destro del dipinto: due uomini e una ragazza. Uno degli uomini era girato di schiena e stringeva una valigetta nella sinistra. L’altro, fermo sotto il vano di una porta, guardava in direzione del ragazzo e della madre. Il mio sguardo è sceso alla placca col titolo, nella parte inferiore della cornice: Spezzare i legami famigliari, di Thomas Hovenden.

Tenendomi appoggiato alla testata in legno del letto, sono sceso dal materasso e mi sono alzato in piedi. Nonostante la cautela dei miei movimenti, la stanza ha preso di nuovo a roteare attorno a me, svanendo nell’oscurità, e ho dovuto aggrapparmi alla testiera per non cadere. Alla fine, sono stato costretto a buttarmi sul letto e a restare seduto a occhi chiusi. Mi sembrava che la testa volteggiasse impazzita. “Non lasciare che lo perda” ho pensato; ma proprio non so a chi fosse rivolta l’implorazione.

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