L'ultima fase [Blood Music - it]
- Автор: Бир Грег
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0180-6
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'ultima fase [Blood Music - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula in 1985.
Nominato per i premi Hugo, Campbell e BSFA in 1976.
Nel salotto riservato ai medici mise due quarti di dollaro nel telefono a gettone, sistemandosi nervosamente nel taschino del camice le penne e le matite.
— Pronto?
— Gail? Sono Edward. Ti amo, e mi dispiace.
— Una voce idealizzata dal telefono mi ha svegliata, poco fa. Poteva essere quella di mio marito. — Gail aveva una voce deliziosa, che per telefono gli dava ancora un brivido. Era stato così che l’aveva conosciuta, senza vederla in viso, parlandole al telefono in casa di un amico comune.
— Già. Be’…
— E subito dopo ha chiamato Vergil Ulam. Mi è parso ansioso. Erano anni che non gli parlavo.
— Gli avrai detto…
— Che tu sei ancora in ospedale, naturalmente. Oggi il tuo turno è alle otto?
— Come ieri. Due ore coi neolaureati in laboratorio, e sei di visite.
— Ha chiamato anche la signora Burdett. Giura che il suo piccolo Tony, o Antoinette, sta fischiando dentro di lei. Dice che può sentirlo.
— E la tua diagnosi? — sogghignò Edward.
— Gas.
— Ad alta pressione, direi — aggiunse lui.
— Forse ha un utero a vapore — ipotizzò Gail. Risero insieme, e Edward sentì il mattino diventare realtà. La sera prima aveva brancolato nelle nebbie della fantasia, ma adesso era al telefono con sua moglie, a scambiare battute su un feto musicista. Questa era la normalità. Questa era la vita.
— Questa sera ti porto fuori — le disse. — Un’altra cena alla Heisenberg.
— E cosa sarebbe?
— Il Principio d’Indeterminazione — spiegò vivacemente lui. — Sapremo dove andremo ma non cosa mangeremo. O viceversa.
— Sembra affascinante. Con la sua auto, magari.
— Ovvio. Ha una Quanta che supera la velocità della luce.
— Specialmente da quando Einstein ha revisionato la sua meccanica — ridacchiò Gail. Po la sua voce tornò seria. — Smettiamola d’imbrogliare, adesso.
— Non sei tu che mi imbrogli sempre?
Gail emise un borbottio. — Vergil farebbe meglio a chiamarti durante le ore di ufficio. Perché vuole vederti, comunque? Pensa di cambiare sesso? — Il pensiero tornò a farla ridere, finché cominciò a tossire. A lui parve di vederla mentre deponeva la sigaretta e con una mano schiariva l’aria attorno a sé. — Scusa. Sul serio, Edward, perché?
— È confidenziale, amore mio. In ogni modo non sono sicuro di saperlo. Forse più tardi.
— Andata. Alle sei?
— Facciamo alle cinque e mezzo.
— Starò ancora esaminando i miei videonastri.
— Li butterò dalla finestra.
— Delizioso, Edward.
Lui mise una mano a coppa intorno al microfono e amplificò il rumore di un bacio prima di riattaccare. Poi, sfregandosi le guance per accartocciare e staccar via i pezzetti di tessuto emostatico, andò all’ascensore e salì al terzo piano del Padiglione Frankenstein.
L’analizzatore automatico ronzava allegramente, saggiando coi suoi sensori dozzine di provette contrassegnate. Edward sedette al terminale dell’ufficio e chiese i risultati dei test di Vergil. Sulloschermo apparvero colonne di cifre. La diagnosi suggerita era insolitamente vaga. Le anomali erano evidenziate da caratteri rossi.
24 cc./siero/conteggio: 10.000 linfoc. mm3
25 cc./siero/conteggio: 14.500 linfoc. mm3
26 cc./controllo/conteggio: 15.000 linfoc. mm3
DIAGNOSI (???) Quali sono gli altri sintomi? Se la milza e i gangli linfatici mostrano gonfiore: possibile DIAGNOSI: il paziente (nome? pratica?) è all’ultimo stadio di una grave infezione.
Suggerimenti: conteggio istamina, conteggio livello proteico nel sangue, conteggio fagociti.
DIAGNOSI (???) (campioni sanguigni non-conclusivi) Se soggetto è anemico: dolori articolari, emorragie, febbre.
Possibile DIAGNOSI: Incipiente leucemia linfocitica. Suggerimenti: niente medicine. Attendere conferma diagnosi da successivi conteggi dei linfociti.
Edward chiese una copia scritta di tutte le analisi e la stampatrice gli fornì in silenzio un lungo foglio colmo di cifre. Lo studiò, accigliato, poi lo ripiegò e se lo mise in tasca. I risultati dell’esame delle urine sembravano abbastanza normali, quelli del sangue erano diversi da qualsiasi altro avesse mai visto. Non aveva bisogno di analizzare le feci per stabilire una linea di condotta: ricoverare il paziente in ospedale sotto osservazione. Tirò a sé il telefono e compose il numero di Vergil.
Al secondo squillo una pacata voce femminile rispose: — Casa Ulam, qui è Candice.
— Posso parlare con Vergil, per favore?
— Chi devo dirgli che lo desidera? — Il tono di lei era così formale da sembrare comico.
— Edward. Lui mi conosce bene.
— Naturalmente. È il medico. Aspettava questa sua chiamata. — Una mano coprì il microfono, smorzando la voce di lei, rauca e un po’ tesa: — Vergil! Il dottore.
Vergil ansimò, impaziente: — Edward! Che mi dici?
— Salve, Vergil. Ho alcuni risultati degli esami, non molto conclusivi. Però vorrei parlarti, qui, in ospedale.
— Cosa dicono questi esami?
— Che tu sei molto malato.
— Sciocchezze.
— Ti sto solo riferendo la diagnosi dell’analizzatore automatico. Un conteggio troppo alto dei linfociti…
— È naturale. Questo si accorda perfettamente…
— E un’incredibile varietà di proteine e detriti vari nel tuo sangue. Istamine. Sembri uno che stia morendo di qualche grave infezione.
Sul filo ci fu un lungo silenzio, poi Vergil disse: — Non sto morendo.
— Credo che tu dovresti venire qui e lasciarti fare altri esami. Chi ha risposto al telefono? Candice? Lei…
— No, Edward. Io ho chiesto il tuo aiuto. Lasciamone fuori gli altri. Sai bene ciò che penso degli ospedali.
Edward ebbe una risata secca. — Vergil, io non ho la competenza per farti una diagnosi da solo.
— Ti ho già detto di che si tratta. Adesso devi aiutarmi a tenerli sotto controllo.
— Questa è pazzia, cose senza senso, Vergil! — Edward si batté con forza un pungo su un ginocchio. — Scusa. Forse la mia reazione è eccessiva. Ma spero che tu ne capisca il motivo.
— Io spero che tu capisca come mi sento io in questo momento. Sono su di giri. E sto sudando freddo di paura. E mi sento fiero di me. Ti sembra che tutto questo abbia un senso?
— Vergil, io…
— Vieni a casa mia. Parleremo un po’ e cercheremo di capire a cosa sto andando incontro.
— Ho da fare, Vergil.
— Quando puoi liberarti?
— Ho l’agenda piena per i prossimi cinque giorni. Stasera, forse. Dopo cena.
— Soltanto tu, nessun altro — disse Vergil.
— D’accordo. — Cercò di far mente locale. Gli sarebbero occorsi almeno settanta minuti d’auto per arrivare a La Jolla. Disse a Vergil che sarebbe stato da lui per le nove.
Tornato a casa, verso le sei del pomeriggio, Edward spiegò a Gail come stavano le cose. — Mi spiace ma sembra che stasera dovrò uscire — disse, e si offrì di aiutarla a preparare qualcosa da cena.