Dolce triste regina delle isole vaganti [The Sweet, Sad Queen of the Grazing Isles - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Dolce triste regina delle isole vaganti [The Sweet, Sad Queen of the Grazing Isles - it]». Краткое содержание книги:
Così attesi sulla veranda armandomi di tutta la pazienza possibile, finché lei non si decise a uscire. Era in vestaglia, insonnolita e sbadigliante: venne fuori tenendo una mano attorno al torace peloso del pilota di aliscafo che in quel periodo era il suo amante favorito. — E allora, vecchio? Cos’è che vuoi, adesso? May è forse infelice nel suo appartamentino gratuito? Già… magari le piacerebbe farsi un paio di settimane a Miami, con i suoi amici spacciatori di droga e venditori d’armi, eh?
Non volli darle la soddisfazione di vedermi irritato. — Ho deciso di venderti le mie azioni — dissi.
Lei mi scrutò accigliata per qualche istante. Poi diede una pacca al pilota e con il pollice gli indicò la porta. Quando l’uomo fu uscito, disse: — Dov’è il trucco, Jay? — La sua voce era del tutto indifferente; avrebbe potuto uscire da un computer parlante, privo di emozioni, una macchina che si limitava a reagire chiedendo ulteriori dati. Mi diede un brivido.
— Non mi piace quello che fai — dissi. — Ma se non posso fermarti non voglio neppure sentirmi tuo complice.
Lei si sfregò pensosamente le labbra, screpolate e incrostate di rossetto secco, quindi batté le mani. Subito la cameriera personale comparve sulla soglia, seguita da una guardia che controllò la situazione con un’occhiata. Betsy schioccò le dita, e quel gesto fu interpretato come la richiesta di una tazza di caffè, che la cameriera portò di corsa.
— Sì, credo che tu non stia mentendo — disse, — ma mi piace vedere chiaro nei miei affari. Come intendi utilizzare il denaro?
— Voglio andarmene.
— E lasciare la tua preziosa May?
Cercai di tener ferma la voce. — Voglio solo restare lontano per un po’, Betsy. Più tardi tornerò e riprenderò a fare il secondino, ma non ne posso più di stare a bordo. Ed è tempo che faccia dei progetti per il mio futuro. — Mi parve poco convinta, così continuai: — Tu sei un tiranno qui, Betsy. Ti sei compiaciuta di lasciare May viva, ma un giorno o l’altro sarai troppo ubriaca, o piena di droga fino agli occhi, o irritata con qualcuno dei gaglioffi che ti porti a letto, e sfogherai la tua rabbia su di lei. E visto che non posso far niente per aiutare May voglio far qualcosa per aiutare me stesso.
Lei sorseggiò il caffè, studiandomi da sopra il bordo della tazza, poi scosse le spalle. — Puoi vendere soltanto su mia offerta, Jay. E la mia offerta è di dieci milioni di dollari.
Quando ne avevo rifiutati cinquanta! — Venticinque — contrattai. Lei scosse il capo e disse:
— Nove.
E nove furono.
May poté subito leggermi in faccia che avevo qualcosa da dirle, ma dopo che fui entrato nel suo appartamento preferì seguire l’etichetta e domandarmi come stavo, quindi volle sapere cosa faceva Jimmy Rex. Anch’io fui lieto di poterla prendere un po’ alla larga. Poi, con un bicchiere di vino in mano, annunciai: — Ho idea di andare in Nuova Zelanda per un certo tempo.
— Ah?
— Non molto, May. Forse qualche settimana; poi tornerò, lo prometto.
— Naturalmente so che tornerai, Jay caro. Ma hai ragione, certo. Devi respirare un po’ d’aria libera anche tu. E in Nuova Zelanda ci sono dei bei posti… ricordo che c’è anche una bella pista da sci. — I suoi occhi vagarono sull’orizzonte vuoto fuori dalla finestra, e cercò di assumere un tono leggero. — Mi piacerebbe andarci: là non potrei danneggiare Betsy in alcun modo. — Sapeva quanto me che ogni parola pronunciata lì dentro veniva ascoltata, e suppongo che in quel momento stesse parlando più a Betsy che a me, pur conscia che non sarebbe servito a niente. — Potrei prometterle di non tentare nulla — disse. — E io non ho mai mancato alla mia parola.
Me ne andai prima che si voltasse per non farle vedere che ero sul punto di piangere. Sapevo bene che May era sincera e sapevo altrettanto bene che Betsy, la madre di tutte le menzogne, non le avrebbe mai creduto.
La Nuova Zelanda non era stata una scelta casuale: dovevo andare lì per tre ragioni. La prima, perché era poco popolata e lontana dal resto del misero mondo di terraferma. La seconda, perché grazie alle sue sorgenti geotermiche non aveva rapporti clientelari con la Flotta, e lì nessuno mirava a ingraziarsi particolarmente Betsy. La terza, perché avevo bisogno di un amico sicuro.
Gli occhi di Betsy non si fermavano alla balaustra della sua isola. Così il primo giorno ad Auckland visitai sei diverse banche per discutere su come investire i miei nove milioni di dollari. Il secondo feci un giro aereo dei pascoli, con il pretesto di acquistare un buon allevamento di pecore, e quella sera mi permisi di bere qualche bicchiere di troppo al bar dell’albergo dove alloggiavo. A tutti quelli che ebbero voglia di ascoltarmi raccontai quale strega vendicativa fosse Betsy Zoll, e come avessi ormai perso ogni speranza di vedere libera la mia dolce May. Ignoravo quale dei clienti, allevatori e uomini d’affari, avrebbe passato parola a Betsy, ma non avevo dubbi che le sue bustarelle fossero giunte fin lì.
Il terzo giorno andai a visitare gli impianti di una piccola isola galleggiante, e fu là, nella sala delle turbine a bassa pressione, che incontrai Sam Abramowitz, a cui avevo fatto pervenire un biglietto. — Già, nessuno può sentirci qui dentro — annuì, fra il sibilo e il rombare delle macchine. — Cosa posso fare per te? — E poi, quando glielo ebbi detto: — Tu devi esser diventato pazzo!
Fui d’accordo che vivevamo in un mondo sempre più pazzo. — Comunque — continuai, — quello che mi serve è un esploratore subacqueo con un pilota abile, e un idrovolante veloce: gente che non si spaventi sotto il fuoco. Per un milione di dollari.
Lui fece qualche smorfia. Prima di rispondere fece qualche passo ed esplorò con gli occhi la sala piena di macchinari, benché fosse certo che nessuna spia poteva averci seguiti lì. — Non posso procurarteli nel giro di una nottata, lo sai.
— Non ne ho bisogno domani, Sam. Voglio che trascorra un po’ di tempo per far allentare un po’ la sorveglianza di Betsy. Almeno un mese: sei mesi sarebbe ancor meglio. Tu mandami un messaggio quando avrai tutto pronto… qualcosa su un buon investimento in un impianto per tosare le pecore, magari. E il pilota dovrà indossare qualcosa che io possa riconoscere per sapere che si tratta di lui.
Lui scosse lentamente il capo, senza rifiutare ma borbottando che piloti disposti a rischiare la pelle e il resto non se ne trovavano molti. — Un milione di dollari, hai detto? Potrebbe costare di più.
— Pagherò qualunque cifra. — Il mio tono deciso lo fece sospirare: era un assenso. Gli presi una mano fra le mie. — Sei un bravo amico, Sam. Non è solo per me, lo sai. È per la ragazza più cara che tu abbia mai visto.