Dolce triste regina delle isole vaganti [The Sweet, Sad Queen of the Grazing Isles - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Dolce triste regina delle isole vaganti [The Sweet, Sad Queen of the Grazing Isles - it]». Краткое содержание книги:
Dio solo sa da quanto tempo Dougie progettava quella follia. Dio solo sa quanta gente di Betsy avesse cercato di corrompere e quali somme avesse speso per acquistare gli armamenti e procurarsi quella truppa. Dio solo sa… ma anch’io avrei dovuto saperlo! Se non me ne fossi andato in Nuova Zelanda per una sciocca ripicca avrei potuto accorgermene e far qualcosa per impedirlo. Ma anche così avrei dovuto capire ugualmente, e da mesi, che Dougie non si sarebbe accontentato della metà di una cosa. Lui voleva tutta la Flotta, non soltanto le isole di May.
Ma avrebbe dovuto capire che una manovra così complessa e in grande stile presentava dei pericoli, e soprattutto che corrompere gli uomini di Betsy significava soltanto spingerli a chiedere a lei una bustarella più sostanziosa. Mentre m’incamminavo verso il ponte di comando di Dougie sentii un rombo di motori, e vidi l’aliscafo di Betsy sollevarsi e filare via veloce sui suoi pattini. Le imbarcazioni armate ne furono colte di sorpresa, o forse gli uomini in tuta rossa non pensarono che lei fosse a bordo, e Dougie restò con le pive nel sacco. Quando entrai in plancia, poco dopo, vidi il volto di lei che gli parlava dallo schermo di un visifono. — Devi disarmare i lanciamissili delle tue barchette — gli stava dicendo. — E rifondermi il costo delle armi che mi hai costretto a comprare: altrimenti le userò.
— Puttana! — ringhiò Dougie, e continuò a sbraitare oscenità nel microfono. Poi passò alle minacce, così insensate che ne restai sbalordito. Anche i suoi uomini dovettero pensare che aveva perso la testa, perché quando ordinò loro di far muovere ugualmente le imbarcazioni da assalto si scambiarono occhiate insoddisfatte. Lui afferrò un altro microfono e gridando diede l’ordine di attaccare.
— L’hai voluto tu! — disse Betsy dallo schermo. — Guarda la tua stupida flotta! — Dougie si volse alla finestra; tutti i suoi ufficiali si girarono a guardare il mare, e anch’io.
Desiderai non averlo fatto.
Non avevo mai visto esplodere un’atomica tascabile prima d’allora. E non fu sulle imbarcazioni armate che accadde. L’isola galleggiante più vicina alla nostra in quella zona del delta-Ts era l’ultima fatta costruire da May: due milioni di tonnellate di stazza, e con la maggior parte delle diecimila persone d’equipaggio ancora a bordo. Era una macchina poderosa, così robusta che avrebbe potuto attraversare un uragano o urtare in un iceberg senza oscillare neppure. Ma una mini esplosione atomica nella sala macchine era troppo anche per un’isola galleggiante.
Per nostra buona sorte la deflagrazione avvenne all’interno delio scafo, in profondità, ma prima che potessi rendermi conto che quell’orrore era una realtà i miei occhi furono abbagliati da un lampo terribile. L’onda d’urto non fu neppure abbastanza forte da frantumare i vetri, pero venne seguita da un vento caldo, violento e maleodorante, che abbatté alcuni alberi nel giardino; quindi ci fu una vibrazione subacquea che scosse lo scafo e vidi avvicinarsi un’onda di marea. Quando la parete d’acqua spumeggiante ci arrivò addosso, devastò i mezzi d’assalto di Dougie facendoli affondare a dozzine e sfracellandoli contro la nostra isola, e una volta che fu passata oltre non ci fu altro. Ma non c’era più neppure l’isola colpita, perché al suo posto restavano soltanto rottami radioattivi a galla in uno specchio di mare sconvolto.
Dougie non ebbe l’intelligenza di capire che aveva perse; probabilmente era convinto, credo, che i suoi mercenari avrebbero fatto di tutto per guadagnarsi la paga. Quando ordinò loro di lanciare i missili dalle postazioni montate a bordo, senza tener conto che anche noi avevamo puntati addosso missili della stessa capacità distruttiva, i suoi uomini fecero né più né meno quello che ogni mercenario avrebbe fatto al loro posto: cambiarono bandiera, e puntandogli i fucili addosso lo dichiararono in arresto. Lui non volle sottomettersi e si gettò addosso a uno di loro per strappargli l’arma di mano. E gli altri spararono, uccidendolo.
I russi e i giapponesi protestarono e sollevarono un gran polverone, ma legalmente avevano le mani legate e non poterono far nulla. Non c’erano leggi efficaci lì, fuori da ogni confine di acque territoriali, e la pace faceva difetto un po’ ovunque anche nel resto del mondo. Quando Betsy tornò a bordo della nostra isola ci venne da conquistatrice, con una quantità di uomini armati che presero subito possesso dei punti chiave. E nel gran locale di plancia ordinò a May di trasferire immediatamente a suo nome la proprietà della Flotta e ogni altro capitale: liquido o investito.
La mia May la fronteggiò con calma, però era scossa e pallida. Si volse a me per cercare un po’ d’appoggio e fu anche peggio, perché con un fucile puntato in un fianco non ero precisamente un’immagine rassicurante. — Il mondo non ti permetterà questo atto di pirateria! — gridò, ma Betsy le rispose con un sogghigno contorto.
— Il mondo ha i suoi guai a cui pensare — disse. — Certo, sono accaduti incidenti spiacevoli ma chi credi che alzerà un dito per aiutare un’assassina?
Io ringhiai un’imprecazione intuendo quello che si proponeva di fare, mentre l’espressione di May mi diceva che ancora era incapace d’immaginare dove poteva spingersi quella strega. — Sappiamo benissimo che hai ammazzato tuo marito — dichiarò Betsy. — Il secondo, almeno… benché il primo sia morto anch’egli in circostanze sospette. — May non si prese la briga di replicare a quella calunnia: la lasciò parlare. E quel che uscì dalla bocca di Betsy era una menzogna solo a metà, perché disse: — Ho la confessione scritta del meccanico che aiutò Dougie d’Agasto a organizzare l’incidente di Jeff, e prove in abbondanza. Ho anche due testimoni che ti hanno sentito complottare con Dougie prima dell’omicidio. — Sorrise di nuovo. — E tutti sanno che tu e Dougie eravate amanti fin da molto prima di decidere che non volevate più Jeff tra i piedi.
Se non mi avessero spinto indietro l’avrei strangolata.
Più tardi, allorché i documenti furono firmati e May se ne andò sotto scorta, Betsy si volse a me. — Bene — disse, accennando ai suoi uomini di lasciarmi le braccia. — Cosa devo farne di te, vecchio?
— Di me non m’importa — sbottai. — Ma guai a te se provi a gettare fango addosso a May: non hai uno straccio di prova che in tribunale starebbe in piedi per un secondo.
— Qui l’unico tribunale che conta sono io. Ma non temere, non subirà alcun processo… per il semplice motivo che non tornerà mai più sulla terraferma. La terrò qui a bordo con me vita natural durante.
Abbassai la testa. — Non essere crudele con lei. Non trattarla male, almeno, — supplicai, disposto anche a strisciare a terra se avesse voluto.
— Perché dovrei trattarla male? Al contrario — si compiacque lei, di buonumore, — lascerò che sia tu il suo carceriere, vecchio… a patto che tu voglia fare con me un accordo conveniente. E poi potrai trattarla con tutti i riguardi che credi.
Fu cosi che si concluse quello che per le nostre vite era stato un periodo di relativa tranquillità.
V
Per un anno e tre mesi feci quel che aveva stabilito Betsy, anche se non so come potei resistere tanto a lungo. Poi una mattina decisi di andare nel suo ufficio. — Mi spiace, ma deve attendere — mi disse il maggiordomo. — In questo momento miss Zoll è molto occupata.
— Aspetterò — sospirai. E per più di un’ora passeggiai avanti e indietro sulla sua terrazza coperta. Era un bel posto, luminoso, sopraelevato rispetto al grande giardino di prua. May non aveva giardino. Tutto lo spazio di cui poteva godere erano quattro camere, ben arredate, dove le era concesso di guardare la TV, ascoltare dischi, leggere libri, mangiare ciò che voleva e ottenere quello di cui aveva bisogno, ma a parte me e le cameriere non aveva nessuno con cui parlare. Poteva ricevere solo tre persone. Io ero la prima, Betsy la seconda (ma aveva la buona grazia di non farsi mai vedere) e il terzo, che sarebbe stato il più benvenuto di ogni altro ma non metteva mai piede lì dentro, era Jimmy Rex. Betsy stessa aveva disegnato il progetto di quella prigione. Aveva finestre larghe e luminose, che però guardavano soltanto sul mare. La porta era una sola, sorvegliata in permanenza da una guardia armata, e all’esterno un pulsante consentiva di far scattare saracinesche d’acciaio per chiudere ermeticamente porta e finestre. Ma non era mai stato usato: da lì May non poteva andare comunque in nessun posto.