Fuga dal pianeta degli umani [Humans - it]
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Серия: Paralasse neandertal #2
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Dario Rivarossa
- Жанр: Альтернативная история
Электронная книга - «Fuga dal pianeta degli umani [Humans - it]». Краткое содержание книги:
Ponter lanciò un’occhiata al tunnel, ed ebbe un tuffo al cuore accorgendosi che Adikor se ne stava appena dietro l’imboccatura, intento a osservarlo. Ponter stava per salutarlo, ma sarebbe equivalso troppo a un addio, per cui si limitò a sorridere anche se era impossibile che Adikor lo notasse da quella distanza. Meglio così, alla fin fine, perché era un sorriso evidentemente forzato. Si afferrò alla scala e prese a salire, augurandosi che non fosse l’ultima volta che vedeva il suo amato compagno.
Ponter attraversò il portello gattonando, quindi si drizzò in piedi. All’improvviso gli si avvicinarono cinque glìksin con un identico abito verdognolo; ognuno di loro era munito di una pesante arma da fuoco.
Ponter non era digiuno di letteratura di fantascienza, con le sue storie su universi paralleli abitati da versioni cattive della stessa umanità. Il suo primo sospetto perciò fu di essere finito in un mondo diverso da quello preventivato.
— Signor Boddit — disse uno dei… “soldati”, giusto? — Sono il tenente Donaldson delle Forze armate canadesi. La prego di allontanarsi dal portello.
Ponter obbedì; in quel momento emerse l’ambasciatrice Prat, che fece presa sul pavimento metallico. Le pareti intorno erano rivestite di fogli di plastica verde scuro, con condotti e tubature plastiche che affioravano dal soffitto. Lungo le pareti erano allineate quelle che sembravano apparecchiature elettroniche.
— Signora, lei è…? — chiese Donaldson, fissando Tukana.
— Tukana Prat, nostra ambasciatrice nel vostro mondo — rispose Ponter, sempre tradotto da Hak.
— Ambasciatrice, signor Boddit, vi devo chiedere di seguirmi.
Ponter non si schiodò. — Non siamo i benvenuti?
— Al contrario — disse Donaldson. — Sono sicuro che il nostro governo sarà onorato di riconoscere la vostra Ambasciata, garantendole tutti i privilegi che spettano al Corpo diplomatico. Ma, per il momento, dovrete seguirmi.
Ponter si accigliò. — Dove intende portarci?
Donaldson indicò l’uscita situata di fronte al portello, attualmente chiusa. Ponter alzò le spalle, e i due neanderthal si mossero in quella direzione. Uno dei militari li precedette per aprire loro la porta. Entrarono in una ristrettissima stanza di controllo. — Avanzate rapidamente, per favore — disse Donaldson.
Ponter e Tukana eseguirono. — Come ricorderà, signor Boddit — aggiunse il tenente, camminando alle loro spalle — l’Osservatorio quantistico di Sudbury è situato a circa 2000 metri nel sottosuolo, e l’aria viene mantenuta al massimo livello possibile di pulizia per evitare che si introducano polveri o altre sostanze estranee che potrebbero compromettere il funzionamento delle attrezzature di rilevamento.
Ponter si voltò rapidamente verso Donaldson, ma senza fare commenti.
— Be’ — continuò lui — abbiamo deciso di tenere l’impianto ancora più in efficienza, nell’ipotesi di un suo ritorno, o di altri della sua etnia. Temo che dovrete rimanere in quarantena qui finché non avremo la certezza che non ci siano pericoli ad ammettervi in superficie.
— Oh no, non di nuovo! — esclamò Ponter. — Possiamo dimostrarle di essere completamente decontaminati.
— Non deve riferirlo a me, signore — disse Donaldson. — Ma, proprio in questo istante, sono in arrivo gli esperti che sono in grado di stabilirlo.
11
Alla Synergy, Mary Vaughan era china su un microscopio quando la porta del suo laboratorio si spalancò di colpo.
— Mary!
Sollevò lo sguardo, e vide Louise Benoít sulla soglia.
— Sì?
— Ponter è tornato!
Il cuore di Mary partì all’impazzata. — D… davvero?
— Sì! L’ho appena sentito alla radio. All’Osservatorio si è riaperto il varco, e nel nostro mondo sono piombati Ponter e un altro neanderthal.
Mary si alzò dalla postazione e si mise di fronte a Louise. — Che ne diresti di un salto a Sudbury?
Louise sorrise come se se lo fosse aspettato. — Ahimè, impossibile. I due viaggiatori sono stati messi in quarantena: nessuno può incontrarli.
— Oh — rispose Mary, cercando di non lasciar trapelare troppo la delusione.
— Però, non appena saranno a piede libero, verranno a New York per parlare all’ONU.
— Sul serio? Quanto dista da qui?
— Non saprei. Diciamo 500 o 600 chilometri. Più vicino di Sudbury, in ogni caso.
— Avevo già una mezza intenzione di andarci per vedere The Producers, una gaia commedia neonazista… — disse Mary con un sorriso, che però si spense subito dopo.
— Ma temo che neanche così riuscirò a incontrarlo. Sarà già impacchettato dentro mille impegni diplomatici.
Louise era più ottimista. — Dimentichi per chi stai lavorando. Il nostro Jock sembra avere le chiavi di accesso a qualunque porta. Digli che hai bisogno di raccogliere campioni di DNA dal neanderthal che accompagna Ponter.
A Mary tornò il sorriso. Non aveva mai provato tanta simpatia per Louise.
— Ponter, vecchio mio!
Ruben Montego entrò nel bilocale della quarantena mostrando un pugno a mezz’aria; Ponter batté le nocche contro le sue, esclamando: — Ruben! — Il resto lo tradusse Hak: — Sono felice di rivederti, amico!
Poi Ponter si voltò verso Tukana e le parlò in neanderthaliano: — Ruben è il medico di stanza qui alla miniera di Creighton. È stato il primo a soccorrermi quando, al mio arrivo, ero sul punto di annegare; ed è stato a casa sua che sono stato messo in quarantena per la prima volta, insieme a Mèr Vaughan e Lou Benoít. — Poi, di nuovo rivolto a lui, sempre tradotto da Hak: — Amico Ruben, ti presento l’ambasciatrice Tukana Prat.
Ruben fece un ampio sorriso (“ampio” per un gliksin), profondendosi in un inchino. — Le do il benvenuto, signora ambasciatrice.
— La ringrazio — rispose lei, grazie al proprio Companion che era stato aggiornato con il dizionario di Hak.
— Sono entusiasta di poter visitare il vostro mondo. — Diede un’occhiata al piccolo locale in cui era confinata.
— Anche se speravo di vederne un po’ di più…
Ruben annuì. — È un aspetto a cui stiamo lavorando.
Abbiamo convocato esperti dal Laboratorio per il controllo epidemiologico di Ottawa, e dai Centri di controllo e prevenzione malattie di Atlanta. Ho sentito che vi eravate già sottoposti a una forma di disinfestazione laser: da noi è una tecnologia che non esiste, ma senz’altro i nostri esperti saranno lieti di constatare che funziona.
— Certo che sì — disse l’ambasciatrice. — Per quanto la nostra intenzione sia di instaurare scambi alla pari con il vostro mondo, ci rendiamo conto di dovervi fin d’ora fornire gratis questo tipo di tecnologia: i vostri esperti saranno i benvenuti da noi per poter esaminare le attrezzature. La progettista, Dapbur Kajak, è ancora in vita, e disponibile a rivelare i principi in base a cui opera il macchinario, nonché a sottoporlo a tutti i test che riterrete opportuni.
— Magnifico — disse Ruben. — Il che significa che risolveremo questo contrattempo piuttosto in fretta.
Ponter attese finché non fu sicuro che il medico avesse esaurito l’argomento, poi disse, direttamente in inglese: — Dov’è Mèr?
Ruben sorrise come se avesse previsto la domanda. — È stata assunta da una società di consulenza negli Stati Uniti. In questo momento si trova a Rochester, nello Stato di New York.
Ponter si accigliò. Sperava che Mary sarebbe stata lì ad accoglierlo; in effetti, però, lei non aveva motivo di restare lì sotto a gingillarsi dopo la partenza di lui, e Sudbury non era la sua città. — Come te la passi, Ruben? — chiese poi. Era una mania gliksin quella di informarsi sulla salute altrui, ma Ponter sapeva che era considerata una forma di cortesia.