Fuga dal pianeta degli umani [Humans - it]
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Серия: Paralasse neandertal #2
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Dario Rivarossa
- Жанр: Альтернативная история
Электронная книга - «Fuga dal pianeta degli umani [Humans - it]». Краткое содержание книги:
— Nove!…
I tre consiglieri si guardarono l’un l’altro. A voler assistere sarebbero stati più numerosi, ma era stato stabilito che non più di tre avrebbero dovuto correre il rischio.
— Otto!…
Dern girò alcune manopole sulla sua consolle. —Sette!…
Ponter osservò l’ambasciatrice Prat. Se era nervosa, lo nascondeva alla perfezione.
— Sei!…
Ponter voltò la testa verso la robusta schiena di Adikor. La notte prima, avevano intenzionalmente evitato di scambiarsi un addio da grandi occasioni: nessuno dei due voleva ammettere che, se qualcosa fosse andato storto, esisteva la possibilità concreta che Ponter non tornasse mai più indietro.
— Cinque!…
E non rischiava di perdere per sempre solo Adikor. Il pensiero che le sue figlie, ancora così giovani, potessero ritrovarsi orfane di entrambi i genitori era stata per Ponter la principale obiezione a ripetere l’esperienza.
— Quattro!…
Una preoccupazione minore, ma non irrilevante, era quella di potersi di nuovo ammalare nel mondo gliksin, per quanto i medici di là si fossero dimostrati efficienti e Hak fosse stato modificato in modo da poter compiere su di lui esami del sangue a ritmo regolare che rivelassero la presenza di corpi estranei.
— Tre!…
Senza contare che a Ponter o Tukana potevano venire allergie a cose dell’altro mondo.
— Due!…
Ponter aveva qualche brutto presentimento sulla stabilità a lungo termine del varco. Tutto sommato, la sua esistenza dipendeva da processi quantistici che erano, per natura, imprevedibili. Tuttavia…
— Uno!…
Tuttavia, pur con tutti i problemi congetturabili, pur con tutti i possibili effetti negativi, c’era una prospettiva assolutamente positiva a rendere appetibile il ritorno al mondo gliksin…
— Zero!
Simultaneamente, Ponter e Adikor girarono una manopola sulle rispettive consolle.
Dalla camera del computer, visibile attraverso un pannello trasparente dalla stanza di controllo, venne un immenso ruggito. Ponter sapeva di che cosa si trattava, anche se non ne era mai stato spettatore. Tutto ciò che, nella camera del computer, non fosse stato saldamente ancorato a terra, sarebbe stato traslato nell’universo parallelo. I cilindri di registrazione in acciaio e vetro (incluso quello ballerino, il numero 69) restarono al loro posto, ma tutta l’aria veniva aspirata nell’altro universo, facendo cambio con una massa equivalente di materia. Quando era successo a Ponter la prima volta, dall’altra parte si trovava una gigantesca sfera di acrilico riempita di acqua pesante, il cuore di un rilevatore gliksin di neutrini.
Stavolta, non ci fu nessuna inondazione. Il locale era stato svuotato prima del ritorno di Ponter, in modo da poter riparare i danni alla sfera di acrilico.
Al “via!” la sgargiante sonda, di forma cilindrica, lunga un metro e mezzo, trotterellò verso la fiamma bluastra che indicava il varco; man mano la luce assorbì i contorni dell’apparecchiatura. Poi rimasero visibili solo i cavi di ancoraggio e di comunicazione, tesi al massimo, che s’interrompevano di colpo a mezz’aria. Ponter spostò l’attenzione al grande monitor fissato a una parete della stanza di controllo, in collegamento con la telecamera della sonda.
E sullo schermo comparvero…
— I gliksin! — esclamò l’ambasciatrice Prat.
— Ero disposto a crederci solo a metà — ammise il consigliere Bedros.
Adikor, con un sorriso, si rivolse a Ponter: — Qualcuno di tua conoscenza?
Ponter aguzzò la vista. Come in precedenza, il varco si era aperto a vari metri dal pavimento; forse perché l’impianto sotterraneo dei neanderthal si trovava leggermente più in alto e più a nord rispetto al centro della camera di rilevazione dei neutrini. All’interno del locale, ancora asciutto, lavoravano una decina o quindicina di gliksin. Indossavano tute, e in testa portavano dei gusci di tartaruga di plastica, gialli. La maggior parte di loro < avevano una carnagione chiara come Ponter e il suo popolo; due però erano di pelle scura. L’impressione è che fossero quasi tutti maschi, ma non era facile distinguere il sesso dei gliksin. Ovviamente, il viso che Ponter avrebbe desiderato vedere era femminile, ma non c’era motivo per cui affidassero a lei i lavori di riparazione in fondo a una miniera.
Tutti i gliksin ora guardavano verso la telecamera; alcuni indicavano la sonda con le loro braccia magroline.
— No — rispose Ponter. — Nessuno che io conosca.
I microfoni della sonda registravano i rumori che echeggiavano distorti in quella sorta di caverna. Ponter non poté comprendere molte delle parole che udì, però a un certo punto distinse il proprio nome. — Hak — chiese al suo Companion — che stanno dicendo?
Hak aveva una nuova voce; durante il reload, Ponter aveva chiesto a Kobast Gant di fornirgliene una maschile, che fosse gradevole ma non associata a qualcuno che conoscesse.
Hak rispose attraverso l’altoparlante esterno, in modo che tutti i presenti potessero sentirlo: — L’uomo sulla destra dello schermo ha appena invocato la cosa che essi definiscono “Dio”. Mi pare un’azione coerente, in quanto si tratta di un’esclamazione di sorpresa. L’uomo accanto a lui ha fatto riferimento al figlio della stessa cosa Dio. E la donna nei paraggi ha detto: “Escrementi”.
— Davvero curioso — commentò Tukana.
— L’uomo sulla destra — proseguì Hak — ha appena gridato a qualcuno, fuori inquadratura, di raggiungere la dottoressa Mah tramite telecomunicazioni.
Mentre Hak traduceva, vari umani si erano avvicinati alla sonda. Ponter percepì divertito i sussulti dei tre consiglieri e di Prat, alla vista ravvicinata delle strane faccette dei gliksin, con quei nasi ridicolmente piccoli.
— Be’ — disse l’ingegnere Dern — pare che siamo riusciti a ristabilire il contatto. E che l’altro lato sia in condizioni praticabili.
I tre consiglieri conferirono tra loro per qualche istante, poi Bedros annuì. — Procedere.
Ponter e Dern presero un’estremità ciascuno del tubo Derkers compresso. Adikor aprì la porta che scendeva nella camera del computer. Non si avvertì nessuno sibilo, né si otturarono le orecchie; anche se gran parte dell’aria del locale era finita nella miniera gliksin, era stata sostituita da un volume corrispondente di aria dall’altro mondo. In più, i gliksin filtravano accuratamente l’aria all’Osservatorio quantistico, per cui quella che arrivò ai polmoni di Ponter era inodore.
Il punto d’ingresso nell’universo parallelo era chiaramente indicato dai due cavi che sparivano dentro un buco sospeso di colore blu. Dern, che era stato presente all’operazione di recupero di Ponter, posizionò un’estremità del tubo compresso in modo che toccasse il cavo di ancoraggio della sonda. Ponter allungò il tubo, fino a fargli raggiungere una dozzina di metri, e lo tenne parallelo al cavo.
— Pronto? — chiese Dern, osservando Ponter da sopra la spalla.
Lui annuì. — Pronto.
— Perfetto — disse Dern. — Piano adesso.
Dern cominciò a far scorrere il tubo, ancora compresso, dentro il varco; si allargò a sufficienza da adattare il suo stretto diametro. Ponter spingeva l’oggetto delicatamente da dietro. Adikor aveva portato all’interno un piccolo monitor che rimandava le immagini riprese dalla telecamera; lo posizionò in modo che Dern e Ponter potessero vedere che cosa succedeva sul lato opposto. La sonda nel frattempo era scesa fino al livello del pavimento della camera di rilevazione dei neutrini, così che i cavi, appena fuori dal varco, scendevano immediatamente in verticale; invece il tubo Derkers si protendeva parallelo al suolo. I gliksin non potevano afferrarlo, era troppo in alto al di sopra delle loro teste. Però lo indicavano, gridando tra loro.
— La lunghezza è sufficiente — disse Dern, notando che il tubo era stato introdotto per metà (aveva messo un piccolo segno per individuare quel punto). Ponter smise di spingere. Dern andò a quell’estremità per aiutare Ponter a far espandere l’oggetto.