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Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
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Ma Vittore Scarpaccia fu veramente il primo che fra costoro facesse opere di conto; e le sue prime opere furono nella scuola di S. Orsola, dove in tela fece la maggior parte delle storie che vi sono, della vita e morte di quella Santa; le fatiche delle quali pitture egli seppe sì ben condurre, e con tanta diligenza et arte, che n'acquistò nome di molto accommodato e pratico maestro. Il che fu, secondo che si dice, cagione che la nazione milanese gli fece fare ne' frati minori una tavola alla cappella loro di S. Ambrogio, con molte figure a tempra. Nella chiesa di S. Antonio, all'altare di Cristo risuscitato, dove dipinse quando egli aparisce alla Maddalena et altre Marie, fece una prospettiva di paese lontano che diminuisce, molto bella. In un'altra cappella dipinse la storia de' martiri, cioè quando furono crucifissi, nella quale opera fece meglio che trecento figure, fra grandi e piccole, et in oltre cavalli et alberi assai, un cielo aperto, diverse attitudini di nudi e vestiti, molti scorti e tante altre cose, e si può vedere che egli non la conducesse se non con fatica straordinaria. Nella chiesa di S. Iob in Canareio all'altare della Madonna fece quando ella presenta Cristo piccolino a Simeone, dove gli figurò essa Madonna ritta, e Simeone col piviale in mezzo a due ministri vestiti da cardinali. Dietro alla Vergine sono due donne, una delle quali ha due colombe. E da basso sono tre putti, che suonano un liuto, una storta et una lira, o vero viola: et il colorito di tutta la tavola è molto vago e bello. E nel vero fu Vittore molto diligente e pratico maestro, e molti quadri che sono di sua mano in Vinezia e ritratti di naturale et altro, sono molto stimati per cose fatte in que' tempi. Insegnò costui l'arte a due suoi fratelli, che l'immitarono assai: l'uno fu Lazaro e l'altro Sebastiano, di mano de' quali è nella chiesa delle monache di Corpus Domini, all'altare della Vergine, una tavola dove ella è a sedere in mezzo a S. Caterina e S. Marta, con altre Sante e due Angeli che suonano, et una prospettiva di casamenti, per campo di tutta l'opera, molto bella, della quale n'avemo i proprii disegni di mano di costoro nel nostro libro.

Fu anco pittore ragionevole ne' tempi di costoro Vincenzio Catena, che molto più si adoperò in fare ritratti di naturale, che in alcuna altra sorte di pitture, et invero alcuni che si veggiono di sua mano, sono maravigliosi, e fra gl'altri quello d'un tedesco de' Fucheri, persona onorata e di conto, che allora stava in Vinezia nel Fondaco de' tedeschi, fu molto vivamente dipinto.

Fece anco molte opere in Vinezia, quasi ne' medesimi tempi, Giovanbatista da Conigliano, discepolo di Giovan Bellino; di mano del quale è nella detta chiesa delle monache del Corpus Domini una tavola all'altare di S. Piero martire, dove è detto Santo, S. Niccolò e S. Benedetto, con una prospettiva di paesi, un Angelo che accorda una cetera, e molte figure piccole, più che ragionevoli. E se costui non fusse morto giovane, si può credere che arebbe paragonato il suo maestro.

Non ebbe anco se non nome di buon maestro, nell'arte medesima e ne' medesimi tempi, Marco Basarini, il quale dipinse in Venezia dove nacque di padre e madre greci, in S. Francesco della Vigna, in una tavola, un Cristo deposto di croce, e nella chiesa di S. Iob in un'altra tavola un Cristo nell'orto, et a basso i tre Apostoli che dormono, e S. Francesco e S. Domenico con due altri Santi; ma quello che più fu lodato di questa opera, fu un paese con molte figurine fatte con buona grazia. Nella medesima chiesa dipinse l'istesso Marco, S. Bernardino sopra un sasso, con altri Santi.

Giannetto Cordegliaghi fece nella medesima città infiniti quadri da camera, anzi non attese quasi ad altro, e nel vero ebbe in cotal sorte di pittura una maniera molto delicata e dolce, e migliore assai che quella dei sopra detti. Dipinse costui in S. Pantaleone, in una cappella accanto alla maggiore, S. Piero che disputa con due altri Santi; i quali hanno indosso bellissimi panni e sono condotti con bella maniera.

Marco Bassiti fu quasi ne' medesimi tempi in buon conto, et è sua opera una gran tavola in Vinezia nella chiesa d'i frati di Certosa; nella quale dipinse Cristo in mezzo di Piero e d'Andrea nel Mare di Tiberiade et i figliuoli di Zebedeo, facendovi un braccio di mare, un monte e parte d'una città con molte persone in figure piccole. Si potrebbono di costui molte altre opere raccontare, ma basti aver detto di questa che è la migliore.

Bartolomeo Vivarino da Murano si portò anch'egli molto bene nell'opere che fece, come si può vedere, oltre a molte altre, nella tavola che fece all'altare di S. Luigi, nella chiesa di S. Giovanni e Polo, nella quale dipinse il detto S. Luigi a sedere col piviale indosso, S. Gregorio, S. Bastiano e S. Domenico, e dall'altro lato S. Niccolò, S. Girolamo e S. Rocco, e sopra questi altri Santi infino a mezzo.

Lavorò ancora benissimo le sue pitture, e si dilettò molto di contrafare le cose naturali, figure e paesi lontani, Giovanni Mansueti, che imitando assai l'opere di Gentile Bellino, fece in Vinezia molte pitture. E nella scuola di S. Marco, in testa all'udienza, dipinse un S. Marco che predica in sulla piazza, ritraendovi la facciata della chiesa, e fra la moltitudine degl'uomini e delle donne che l'ascoltano, turchi, greci e volti d'uomini di diverse nazioni, con abiti stravaganti. Nel medesimo luogo, dove fece in un'altra storia S. Marco che sana un infermo, dipinse una prospettiva di due scale e molte loggie. In un altro quadro vicino a questo fece un S. Marco che converte alla fede di Cristo una infinità di popoli, et in questo fece un tempio aperto e sopra un altare un Crucifisso; e per tutta l'opera diversi personaggi con bella varietà d'arie, d'abiti e di teste.

Dopo costui, seguitò di lavorare nel medesimo luogo Vittore Bellini, che vi fece, dove in una storia S. Marco è preso e legato, una prospettiva di casamenti che è ragionevole e con assai figure, nelle quali imitò i suoi passati. Dopo costoro fu ragionevole pittore Bartolomeo Montagna vicentino, che abitò sempre in Vinezia e vi fece molte pitture; et in Padova dipinse una tavola nella chiesa di S. Maria d'Artone. Parimente Benedetto Diana fu non meno lodato pittore che si fussero i sopra scritti, come in fra l'altre sue cose lo dimostra l'opere che sono di sua mano in Vinezia, in S. Francesco della Vigna, dove all'altare di S. Giovanni fece esso santo ritto in mezzo a due altri Santi, che hanno in mano ciascuno un libro.

Fu anco tenuto in grado di buon maestro Giovanni Buonconsigli, che nella chiesa di S. Giovanni e Paulo, all'altare di S. Tomaso d'Aquino, dipinse quel Santo circondato da molti ai quali legge la scrittura sacra, e vi fece una prospettiva di casamenti che non è se non lodevole. Dimorò anco quasi tutto il tempo di sua vita in Vinezia Simon Bianco, scultore fiorentino, e Tullio Lombardo molto pratico intagliatore.

In Lombardia parimente sono stati eccellenti Bartolomeo Clemento da Reggio et Agostino Busto scultori. E nell'intaglio Iacopo Davanzo milanese e Gasparo e Girolamo Misceroni. In Brescia fu pratico e valentuomo nel lavorare in fresco Vincenzio Verchio, il quale per le belle opere sue s'acquistò grandissimo nome nella patria. Il simile fece Girolamo Romanino, bonissimo pratico e disegnatore, come apertamente dimostrano l'opere sue fatte in Brescia et intorno a molte miglia. Né fu da meno di questi, anzi gli passò, Alessandro Moretto, delicatissimo ne' colori e tanto amico della diligenza, quanto l'opere da lui fatte ne dimostrano.

Ma tornando a Verona, nella quale città sono fioriti et oggi fioriscono più che mai eccellenti artefici, vi furono già Francesco Bonsignori e Francesco Caroto eccellenti; e dopo, maestro Zeno veronese, che in Arimini lavorò la tavola di S. Marino e due altre con molta diligenza. Ma quello che più di tutti gl'altri ha fatto alcune figure di naturale che sono maravigliose, è stato il Moro veronese, o vero come altri lo chiamavano, Francesco Turbido, di mano del quale è oggi in Vinezia in casa Monsignor de' Martini il ritratto d'un gentiluomo da Ca' Badovaro, figurato di un pastore che par vivissimo, e può stare a paragone di quanti ne sono stati fatti in quelle parti. Parimente Batista d'Angelo, genero di costui, è così vago nel colorito e pratico nel disegno, che più tosto avanza, che sia inferiore al Moro. Ma perché non è di mia intenzione parlare al presente de' vivi, voglio che mi basti, come dissi nel principio di questa vita, avere in questo luogo d'alcuni ragionato, de' quali non ho potuto sapere così minutamente la vita et ogni particolare, acciò la virtù e meriti loro da me abbiano al meno tutto quel poco che io, il quale molto vorrei, posso dar loro.

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