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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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I rami luccicavano di blu per l’aria intrappolata nei campi di contenimento e conferivano una sorta di bagliore azzurrino alle migliaia di chilometri di legno color del vino e di foglie tremolanti, come se l’intera superficie interna della biosfera avesse una carica elettrica. Da ogni parte c’era vita e movimento: angeli Ouster con ali di un chilometro non solo svolazzavano fra i rami e al di là delle foglie, ma erano lanciati in profondità nello spazio, all’interno verso il sole, più velocemente all’esterno, al di là dei sistemi di radici lunghe diecimila chilometri; una miriade di forme di vita più piccole luccicava nell’azzurro involucro di atmosfera: ragnatelidi radianti, magicinzie, pappagalli, arboricoli azzurri, scimmie della Vecchia Terra, grandi banchi di pesci tropicali che nuotavano in gravità zero alla ricerca delle regioni appannate dalle comete, aironi azzurri, stormi di oche e di colombacci marziani, focene della Vecchia Terra… Fummo portati fuori prima che potessi classificare una minima frazione di ciò che vedevo.

Più avanti divennero palesi le dimensioni delle forme di vita più grandi e degli sciami di forme di vita. Da alcune migliaia di chilometri vedevo, in "alto", i luccicanti armenti di piastrine azzurre in compagnia dei senzienti Akerataeli. Dopo il primo incontro lì con le due creature del pianeta di nuvole, avevo domandato a Aenea se nella biosfera erano presenti altri Akerataeli. "Ce n’è ancora qualcuno" aveva risposto Aenea. "Circa seicento milioni." Adesso li vedevo muoversi senza fatica nelle correnti d’aria da tronco a tronco, estensioni di centinaia di chilometri, in sciami di migliaia, forse decine di migliaia.

E con essi c’erano gli ubbidienti servitori: calamari celesti e zeplin e meduse trasparenti ed enormi sacche di gas munite di tentacoli, simili a quella che mi aveva mangiato nel pianeta di nuvole. Ma più grandi. Sul pianeta di nuvole avevo stimato che il mostruoso calamaro fosse lungo forse dieci chilometri, ma questi animali da lavoro simili a dirigibili erano di sicuro lunghi parecchie centinaia di chilometri, forse di più, contando gli innumerevoli tentacoli, viticci, flagelli, fruste, code, sonde e proboscidi. Capii, guardandoli, che tutte le gigantesche bestie da soma degli Akerataeli erano impegnate in lavori: intrecciare rami e steli e capsule in elaborati biodisegni, potare dall’Albero Stella rami morti e foglie larghe come città, sistemare strutture progettate dagli Ouster o trasportare materiali da una parte all’altra della biosfera.

«Quanti sono gli zeplin controllati dagli Akerataeli qui sull’Albero Stella?» domandai a Aenea, approfittando di un momento in cui era libera.

«Non so» mi rispose. «Chiediamo a Navson.»

«Non ne abbiamo idea» ci disse Navson. «Si riproducono secondo le necessità di lavoro. Gli stessi Akerataeli sono un perfetto esempio di organismo sciame, di mente alveare: le entità disco, singolarmente, non sono senzienti… in parallelo, sono brillanti. Qui i calamari celesti e altre creature di pianeti gioviani si sono riprodotti secondo necessità, per più di settecento anni standard. Azzarderei che ce ne siano parecchie centinaia di milioni al lavoro nella biosfera… forse un miliardo, a questo punto.»

Fissai le minuscole forme sulla superficie sempre più piccola della biosfera. Un miliardo di creature, ciascuna grande come l’altopiano punta d’Ala del mio pianeta natale…

Ancora più avanti, divennero evidenti gli spazi vuoti fra i rami, un milione di chilometri sopra di noi e mezzo milione sotto di noi. La sezione da dove eravamo partiti era la più antica e la più fitta, ma a grande distanza lungo la curvatura interna della biosfera c’erano interruzioni e divisioni, alcune progettate, altre ancora da riempire con materiale vivente. Comunque anche lì lo spazio era pieno di lavoro e di movimento: comete descrivevano archi fra radici, rami, foglie e tronchi, secondo precise traiettorie, e il loro carico d’acqua in superficie era volatilizzato con raggi di calore, regolati dagli Ouster e alimentati dagli erg, emessi dai tronchi e da foglie riflettenti geneticamente adattate che creavano specchi larghi centinaia di chilometri. Mutata l’acqua in vapore, grandi nuvole andavano alla deriva fra le radici striscianti e inumidivano i miliardi di chilometri quadrati di fogliame.

Più grandi delle comete erano le decine di asteroidi accuratamente posizionati e di lune custodi che si muovevano qualche migliaio o decine di migliaia di chilometri sopra la superficie interna ed esterna della sfera vivente: rettificavano la deriva orbitale, creavano maree e forze d’attrazione per favorire la corretta crescita dei rami, facevano ombra sulla superficie interna della biosfera dove l’ombra era necessaria, servivano da basi d’osservazione e da baracche per gli innumerevoli giardinieri Ouster e templari che sorvegliavano il progetto di decennio in decennio e di secolo in secolo.

E ora, a mezzo minuto luce dalla biosfera, accelerando verso il sole come in cerca del punto di traslazione Hawking, nella vasta cavità della sfera verde si vedeva altro traffico: navi da guerra Ouster, tutte obsolete per gli standard della Pax, con bolle per il motore Hawking o con enormi campi di contenimento a endoreattore; cacciatorpediniere ad alta accelerazione di tipo antiquato e navi C3 di un’epoca da tempo passata; eleganti mercantili sunjammer con grandi vele curve di monofilm luccicante, e dappertutto singoli angeli Ouster che battevano le ali scintillanti per bordeggiare verso il sole o per tornare a precipizio verso la biosfera.

Aenea e gli altri rientrarono nella nave per continuare la discussione. L’argomento era importante: escogitare un modo per impedire alla Pax di attaccare, una finta o una manovra diversiva che impedisse alla flotta in formazione di precipitarsi da questa parte. Ma io avevo in mente cose più importanti.

Quando A. Bettik si girò per lasciare la loggia, gli toccai il braccio. «Puoi restare qui a parlare un minuto?»

«Certo, signor Endymion.» La voce dell’androide era gentile come sempre.

Attesi di essere solo con lui nella loggia (il brusio di conversazione all’interno ci consentiva riservatezza all’esterno) e mi appoggiai alla ringhiera. «Mi spiace che non abbiamo avuto tante occasioni di parlare, dal nostro arrivo qui sull’Albero Stella» dissi.

Il cranio calvo di A. Bettik luccicava nella ricca luce del sole. Il suo sguardo era calmo e amichevole. «Va bene lo stesso, signor Endymion. Dal nostro arrivo, il susseguirsi di eventi è stato abbastanza frenetico. Convengo tuttavia che questo manufatto…» mosse l’unica mano a indicare la gigantesca curvatura dell’Albero Stella che pareva svanire nei pressi dello splendore del sole centrale «invita alla ricerca di occasioni per parlarne.»

«Non volevo parlare dell’Albero Stella né degli Ouster» dissi piano, sporgendomi dalla sua parte.

A. Bettik annuì e aspettò in silenzio.

«Tu hai accompagnato Aenea su tutti i pianeti che ha visitato, dalla Vecchia Terra a T’ien Shan, vero?» dissi. «Ixion, Patto-Maui, Vettore Rinascimento e gli altri.»

«Sì, signor Endymion. Ho avuto il privilegio di viaggiare con lei durante tutto il tempo in cui lei permise ad altri di accompagnarla nel viaggio.»

Mi mordicchiai il labbro; mi rendevo conto che stavo per fare la figura dello sciocco, ma non avevo scelta. «E quando lei non ti permise di accompagnarla nel viaggio?»

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