L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #1
- Год: 1983
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0490-2
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:
— Credo di sì, Castellana.
— Thecla. Due giorni fa… quando sono arrivata, ho domandato alcuni libri, ma non li ho ancora avuti.
— Li ho portati io — le dissi. — Sono qui. — Corsi al tavolo di Drotte, li presi e feci passare il più piccolo attraverso lo sportello.
— Oh, splendido! Ce ne sono altri?
— Altri tre. — Il volume marrone passò attraverso la grata, ma i due rimanenti erano troppo grandi. — Più tardi Drotte aprirà la porta e te li consegnerà — assicurai.
— Non puoi farlo tu? È terribile vederli e non poterli toccare.
— Non avrei dovuto nemmeno portarti da mangiare. Sarebbe dovuto venire Drotte.
— E invece l'hai fatto, e mi hai anche portato i libri. Non era tuo dovere consegnarmeli?
Potei ribattere solo fiaccamente, perché sapevo che il suo ragionamento era giusto. La norma che vieta agli apprendisti di avere a che fare con le segrete aveva lo scopo di prevenire le fughe, ma io ero sicuro che quella donna, nonostante la sua altezza, non sarebbe mai riuscita ad avere la meglio su di me, e anche se ce l'avesse fatta avrebbe trovato qualcuno in grado di fermarla. Mi avvicinai alla porta della cella nella quale Drotte era ancora alle prese con la cliente che aveva cercato di levarsi la vita e tornai indietro con le chiavi.
Di fronte a lei, con la cella chiusa alle mie spalle, mi scoprii incapace di parlare. Posai i libri sul tavolo vicino al candelabro, al vassoio e alla caraffa dell'acqua; il posto era limitato. Restai in attesa; sapevo che avrei fatto bene ad andarmene, ma non ci riuscivo.
— Non vuoi sederti?
Mi sedetti sul suo letto, lasciando a lei la sedia.
— Se fossimo nel mio appartamento all'interno della Casa Assoluta potrei offrirti maggiore ospitalità, ma non sei mai venuto a trovarmi mentre vi abitavo.
Scossi il capo.
— Non ho da offrirti altro che questo. Ti piacciono le lenticchie?
— Non posso accettare, Castellana. Fra poco andrò a cena e questo pasto basterà a malapena per te.
— È vero. — Afferrò un porro e poi, come se non potesse fare diversamente, lo lasciò cadere in gola, come un saltimbanco che ingoia una vipera. — Cosa mangerai?
— Porri e lenticchie, pane e carne di montone.
— Ah, ecco la differenza… i torturatori mangiano carne di montone! Come ti chiami, Maestro Torturatore?
— Severian. È inutile, Castellana, del tutto inutile.
Mi sorrise. — Che cosa?
— Cercare di fare amicizia con me non servirà a restituirti la libertà. Io non lo farei mai… nemmeno se non avessi nessun altro al mondo all'infuori di te.
— Non stavo pensando a questo, Severian.
— E allora perché mi stai trattenendo?
Sospirò e tutta l'allegria abbandonò il suo volto, come la luce del sole lascia la pietra nel punto in cui un mendicante cerca di riscaldarsi. — Con chi altro posso parlare, Severian? Probabilmente parlerò con te per qualche giorno o per qualche settimana ancora e poi morirò. So a che cosa stai pensando… che se mi trovassi nel mio appartamento non ti degnerei di uno sguardo. Ma ti sbagli. Non è possibile parlare con tutti, perché la gente è tanta, ma il giorno prima di essere arrestata mi sono intrattenuta a lungo con l'uomo che teneva la mia cavalcatura. L'ho fatto perché dovevo aspettare, e poi ha detto qualcosa che mi ha interessata.
— Non mi vedrai più. Sarà Drotte a consegnarti i pasti.
— Non tu? Domandagli se te lo permetterà. — Afferrò le mie mani; le sue erano di ghiaccio.
— Proverò — le garantii.
— Prova. Riferiscigli che vorrei pasti migliori di questo e che vorrei essere servita da te… aspetta, glielo dirò io stessa. Chi è il suo superiore?
— Il Maestro Gurloes.
— Dirò al tuo amico… Drotte?… che voglio parlare con lui. Hai ragione, lo devono fare. L'Autarca potrebbe liberarmi… ma loro non lo sanno. — I suoi occhi lampeggiarono.
— Riferirò a Drotte che desideri vederlo quando avrà un momento libero — dissi, e mi alzai.
— Aspetta. Non ti interessa sapere perché sono qui?
— Lo so già — dissi, mentre riaprivo la porta. — Per essere torturata, alla fine, come tutti. — Era una crudeltà, e la dissi senza riflettere, come fanno i ragazzi, solo perché rispecchiava il mio pensiero. Eppure era vero, e in un certo senso, mentre giravo la chiave nella serratura, fui contento di averlo detto.
Ci era capitato spesso di avere degli esultanti fra i clienti. Moltissimi, al loro arrivo, comprendevano la situazione, come stava facendo allora la Castellana Thecla. Ma quando passava qualche giorno senza che venisse loro inflitto alcun tormento, la speranza aveva la meglio sulla ragione e iniziavano a parlare di liberazione… sostenevano che i parenti e gli amici si sarebbero dati da fare per farli rilasciare e cominciavano a programmare quello che avrebbero fatto una volta tornati in libertà.
Uno si sarebbe ritirato nelle sue tenute e non avrebbe più frequentato la corte dell'Autarca. Un altro si sarebbe offerto come volontario per guidare a nord un drappello di lanzichenecchi. In tali casi gli artigiani della segreta sentivano parlare di cani da caccia e di brughiere lontane e di giochi campestri sconosciuti altrove, che si svolgevano sotto piante vetustissime. Le donne generalmente erano più concrete, ma talvolta anche loro parlavano di amanti altolocati (dimenticati da mesi o da anni) che non le avrebbero mai lasciate e raccontavano che avrebbero messo al mondo figli o ne avrebbero adottati. Quando sceglievano i nomi per quei bambini che non sarebbero mai nati, di solito iniziavano a parlare di vestiti: un nuovo guardaroba per la vita successiva alla liberazione, i vecchi abiti dovevano essere bruciati. Discutevano di colori, di mode nuove o vecchie da riesumare.
Infine il momento arrivava, sia per gli uomini che per le donne, quando invece di un artigiano che portava il pasto appariva il Maestro Gurloes accompagnato da due o tre artigiani e talvolta da un interrogatore e da un folgoratore. Volevo risparmiare alla Castellana quelle inutili speranze. Riappesi le chiavi di Drotte al loro chiodo e, quando passai davanti alla cella in cui lui stava lavando il pavimento sporco di sangue, gli riferii che la Castellana voleva parlargli.
Due giorni dopo venni convocato dal Maestro Gurloes. Mi ero preparato a stare in piedi di fronte a lui, come dovevano fare gli apprendisti, con le mani dietro la schiena; invece mi fece sedere e, levandosi la maschera venata d'oro, si allungò verso di me con un atteggiamento che indicava una causa comune e un senso d'amicizia.
— All'incirca una settimana fa ti ho mandato dall'archivista — disse.
Annuii.
— I libri che hai preso li hai consegnati di persona alla cliente, vero?
Gli spiegai che cosa era successo.
— Non hai fatto niente di male e non voglio che ti aspetti qualche servizio in più per questo. Sei già quasi un artigiano… quando io avevo la tua età, mi facevano girare la manovella dell'alternatore. Il fatto è, vedi Severian, che quella cliente è altolocata. — Ridusse la voce a un ruvido sussurro. — Ha amicizie molto in alto.
Dissi che comprendevo.
— Non si tratta di una famiglia di armigeri, bensì di sangue nobile. — Si volse e frugò sugli scaffali in disordine, prendendone un tozzo volume. — Riesci a immaginare quante siano le famiglie degli esultanti? Questo libro riporta solo quelle ancora esistenti. Un compendio di quelle estinte avrebbe le dimensioni di un'enciclopedia. Io stesso ne ho estinte diverse.
Rise, e io con lui.
— Questo testo dedica una pagina circa a ogni famiglia e ha settecentoquarantasei pagine.
Assentii, per fargli notare che avevo capito.
— Molte di loro non sono mai state a corte… non se lo possono permettere o hanno paura. Le famiglie minori. Le grandi famiglie, invece, sono costrette a farlo: l'Autarca vuole una concubina su cui poter mettere le mani se i suoi famigliari si comportano male. Ora, l'Autarca non può ballare la quadriglia con cinquecento donne. Al massimo una ventina. Le altre chiacchierano tra di loro e ballano, e non lo vedono a meno di una catena di distanza per mesi e mesi.