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La pietra della Luna [Moon - it]

Электронная книга - «La pietra della Luna [Moon - it]». Краткое содержание книги:

John Child è riuscito a sfuggire al terrore del suo passato. Sì è rifatto una nuova vita, ha riscoperto l’amore. Gli manca disperatamente sua figlia ma di certo non sente la mancanza dell’atroce incubo che si è lasciato alle spalle.
Poi, all’improvviso, tutto ricomincia.
Orribili visioni gli invadono la mente. Una cosa, una creatura incredibilmente forte ha invaso la sua coscienza e lo rende testimone, attraverso i suoi oechi, di assassinii brutali, di mutilazioni orrende.
Senza dubbio John ha un grande potere psichico, ma anche la cosa lo ha. E la cosa lo ha fiutato, è sulle sue tracce sempre più famelica...
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«Quella sui fiori spontanei?»

«Ma sii, te l’ho detto la settimana scorsa.» rispose la bimba, quasi arrabbiata.

«Ah, sì, me n’ero quasi dimenticato, sai com’è… allora le era proprio piaciuto, eh? Sono proprio contento!»

«Sì! E Annabel ha preso un voto di meno, però l’aveva copiato un po’ dal mio, mi sa! Io ho preso un 10 e lode, lei 10, che però va bene lo stesso, no?»

Lui ridacchiò. «Splendido.»

«Poi la signorina Hart ci ha promesso che la settimana prossima andiamo tutti su un grande autobus al parco dell’amicizia, dove hanno le scimmie nelle gabbie e un lago con le barche e gli scivoli e le robe.»

«Hanno le scimmie sull’autobus?»

«Ma no, al parco, scemo! Mamma ha detto che mi prepara il pranzo al sacco e mi dà dei soldi da spendere.»

«Che bello, e lei viene con te?»

«No, è solo roba per la scuola. Ci sarà tempo buono secondo te?»

«Penso proprio di sì, adesso è già abbastanza caldo, no?»

«Spero proprio di sì, anche Annabel. Vieni a trovarmi presto?»

Come sempre la domanda venne, inserita a sorpresa, senza che lei si rendesse conto di quanto riuscisse a ferirlo.

«Spero di sì, tesoro, forse a metà trimestre, o forse vieni tu a trovarmi qualche giorno se la mamma può.»

«In aereo? La barca mi dà fastidio, ci mette troppo, e poi mi fa male al pancino.»

«Certo, in aereo. Potresti fermarti anche di più, fino al giorno in cui inizia la scuola.»

«Posso portare la mia micia? Sennò soffre di solitudine!» La gatta nera di Gabby le era stata donata per il suo terzo compleanno. Poi lo sviluppo della gatta aveva subito preso il suo ritmo naturale sorpassando in poco tempo la crescita della bambina, i comportamenti da cucciolo avevano ben presto ceduto all’altera presunzione tipica della sua razza molto prima che Childes se ne andasse.

«Non mi pare una buona idea, e poi la mamma si sentirebbe sola senza compagnia, ti pare?». Non vedeva la figlia da sei mesi e si chiedeva quanto potesse essere cresciuta; Gabby sembrava crescere a sbalzi, sorprendendolo ogni volta che la vedeva.

«Sì, forse hai ragione, volevi parlarci con la mamma?»

«Sì grazie!»

«Non c’è. Se vuoi ti passo Janet; è lei che bada a me adesso.»

«Oh, va bene, passami un attimo Janet.»

«Vado a chiamarla. Ciao papà. A proposito, ieri ho spruzzato la micia di porporina per farla luccicosa.»

«Scommetto che si è divertita un mondo.»

«No, invece! S’è incavolata un sacco e starnutisce di continuo e mamma dice che non gliela togliamo più.»

«Chiedi a Janet di passarle l’aspirapolvere addosso, vedrai che il grosso lo toglierete, sempre che riusciate a tenerla ferma.»

Gabby fece una risatina allegra. «Scommetto che si arrabbia da matti, dico a Janet che le vuoi parlare, va bene?»

«Brava!»

«Ciao pà, ti voglio bene!»

«Ti voglio bene anch’io.» rispose, sentendo il ricevitore sbattere prima ancora che avesse finito. Si sentirono i passetti risuonare in lontananza e la vocina gridare.

Altri passi, più pesanti, poi il ricevitore fece di nuovo un fruscio.

«Signor Childes?»

«Ciao Janet, come va?»

«Bene! Fran è al lavoro fino a tardi, quindi l’aspetto. Sono andata a prendere Gabby a scuola come d’accordo.»

«Per il lavoro tuo come va?»

«Niente ancora! Comunque ho un paio di colloqui la settimana prossima, non proprio quello che cerco ma a questo punto mi va bene tutto! Facciamo le corna.»

Lui le espresse la sua solidarietà. Janet era una ragazza sveglia ma con poche qualifiche. Con le difficoltà di impiego che c’erano, lei così giovane e inesperta, figuriamoci!

«Voleva lasciar detto qualcosa a Fran?» chiese Janet.

«No, no. Volevo parlare con Gabby. Chiamerò domani caso mai.»

«Le dirò che ha chiamato.»

«Sì, grazie Janet, e buona fortuna per i colloqui.»

«Mi ci vorrebbe proprio. Arrivederci signor Childes.»

La linea tornò muta e lui si ritrovò da solo nel cottage. C’era sempre una sorta di brutalità nel riattaccare il telefono in quei casi. La mano ferita gli faceva male, pulsava. La gola era estremamente secca. Rimase in piedi accanto al telefono per qualche momento. I suoi pensieri correvano alla bimba poi all’ispettore di polizia che si era occupato del caso dei bambini trucidati anni prima, e che era riuscito con il suo aiuto a rintracciare l’assassino maniaco. Le sue dita presero il ricevitore ma non riuscì a fare il numero. Amy aveva torto, non c’era motivo di chiamare la polizia. Cosa poteva dirgli? Non era ceno in grado di individuare la persona che aveva disseppellito il bimbo morto, non aveva nemmeno un indizio riguardo al dissacratore, né su dove potesse essere. Fin quando non aveva letto il giornale non sapeva nemmeno cosa fosse successo o se fosse accaduto in Inghilterra: aveva, sì, creduto che la visione fosse vera, non una fantasia, ma gli era sembrata più vicina, sull’isola. No, non aveva niente da dire alla polizia, proprio niente. Staccò la mano dal telefono.

La nascita di Gabby era stata difficile, un trauma.

Era uscita dall’utero a piedi in avanti di un colore blu violaceo tanto da aver quasi fatto svenire di paura Childes che era rimasto a fianco di Fran durante l’intero parto. Aveva pensato che un cosino così fragile e raggrinzito e di quel colore poi, non avrebbe mai potuto sopravvivere. L’ostetrica l’aveva capovolta estraendole del muco dalla cavità orale senza avere il tempo di rassicurare i genitori: si curava solo della vita del neonato. Riuscì a liberare la piccola dall’ostruzione, quindi soffiò forte nella piccola gola per stimolarne il respiro. Il primo grido fu appena un flebile lamento quasi impercettibile ma riuscì a dare sollievo a tutti i presenti, medici, infermieri e genitori compresi. Era stata fasciata e posta sul seno della madre, il cordone ombelicale reciso con destrezza. A quel punto Childes, che era mentalmente esausto quanto Fran lo era tìsicamente, sentì crescergli dentro una calda sensazione d’orgoglio e mentre le guardava le stanchezza gli si trasformò in una serena rilassatezza.

Fran aveva i lineamenti stravolti dalla fatica, invecchiati, la bimba ancora sporca e umida di sangue aveva il viso accartocciato e segnato come quello di un vecchio, ma ambedue riposavano dopo la battaglia per la vita. Lui si era chinato su di loro attento a non schiacciarle ma con il bisogno di sentirle vicine. L’odore sterile dell’ospedale si mischiava al puzzo di sudore e in quel momento lui pensò che nulla avrebbe potuto mai distruggere il loro sodalizio, la loro unità.

Durante le settimane successive era come se Gabby emergesse lentamente da un lungo e terribile trauma, ed era in fondo così, una transizione dal semplice esistere alla coscienza dell’essere. Egli iniziò allora a capire quale shock si accompagna sempre alla vita.

Il sonno si prendeva buona parte della sua vita in quei primi giorni, concedendo momenti dolcissimi in cui imparare, assorbire, alimentarsi; la trasformazione che si andava compiendo era meravigliosa ed affascinante da osservare. La sua crescita era per lui un miracolo, passava ore intere semplicemente a guardarla, vederla crescere, diventare una bimbetta che camminava con le gambette incerte, che aveva un grande amore per il proprio pollice e per uno straccio che una volta era stata la copertina della culla. La sua prima parola lo aveva deliziato anche se non era stata ‘papà’, e quel bisogno assoluto di lui e di Fran accompagnato da un amore senza remore aveva influito anche in altri campi della sua vita. Gabby gli aveva insegnato che tutti gli essere viventi sono altrettanto vulnerabili; la carriera inesorabile in un settore asettico fatto di macchine e teorie aveva smorzato in lui questa sensibilità.

Questa riscoperta passione lo aveva quasi distrutto quando aveva visto con la mente l’uccisione di quei poveri bambini.

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