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Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
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HIC TUMULUS EST BENOTII FLORENTINI QUI PROXIME HAS PINXIT

HISTORIAS - HUNC SIBI PISANORUM DONAVIT HUMANITAS

MCCCCLXXVIII.

Visse Benozzo costumatissimamente sempre e da vero cristiano, consumando tutta la vita sua in esercizio onorato; per il che e per la buona maniera e qualità sue lungamente fu ben veduto in quella città. Lasciò dopo sé, discepoli suoi, Zanobi Machiavelli fiorentino, et altri, de' quali non accade far altra memoria.

FINE DELLA VITA DI BENOZZO PITTOR FIORENTINO

VITA  DI FRANCESCO DI GIORGIO SCULTORE ET ARCHITETTO E DI LORENZO VECCHIETTO SCULTORE E PITTORE, SANESI

Francesco di Giorgio sanese, il quale fu scultore et architetto eccellente, fece i due Angeli di bronzo che sono in sull'altar maggiore del Duomo di quella città, i quali furono veramente un bellissimo getto, e furon poi rinetti da lui medesimo con quanta diligenza sia possibile imaginarsi. E ciò potette egli fare comodamente, essendo persona non meno dotata di buone facultà che di raro ingegno, onde non per avarizia, ma per suo piacere lavorava quando bene gli veniva, e per lasciar dopo sé qualche onorata memoria. Diede anco opera alla pittura e fece alcune cose, ma non simili alle sculture. Nell'architettura ebbe grandissimo giudizio e mostrò di molto bene intender quella professione, e ne può far ampia fede il palazzo che egli fece in Urbino al duca Federigo Feltro, i cui spartimenti sono fatti con belle e commode considerazioni, e la stravaganza delle scale sono bene intese e piacevoli più che altre che fussino state fatte insino al suo tempo. Le sale sono grande e magnifiche, e gl'appartamenti delle camere utili et onorati fuor di modo; e per dirlo in poche parole è così bello e ben fatto tutto quel palazzo, quanto altro che insin a ora sia stato fatto già mai. Fu Francesco grandissimo ingegnere, e massimamente di machine da guerra, come mostrò in un fregio che dipinse di sua mano nel detto palazzo d'Urbino, il qual è tutto pieno di simili cose rare, apartenenti alla guerra. Disegnò anco alcuni libri tutti pieni di così fatti instrumenti; il miglior de' quali ha il signor duca Cosimo de' Medici fra le sue cose più care.

Fu il medesimo tanto curioso in cercar d'intender le machine et instrumenti bellici degl'antichi, e tanto andò investigando il modo degl'antichi anfiteatri e d'altre cose somiglianti, ch'elleno furono cagione che mise manco studio nella scultura; ma non però gli furono, né sono state di manco onore che le sculture gli potessino esser state. Per le quali tutte cose fu di maniera grato al detto duca Federigo, del qual fece il ritratto et in medaglia e di pittura, che quando se ne tornò a Siena sua patria, si trovò non meno essere stato onorato che beneficato. Fece per papa Pio Secondo tutti i disegni e modelli del palazzo e Vescovado di Pienza, patria del detto papa, e da lui fatta città e dal suo nome chiamata Pienza, che prima era detta Corfignano, che furon per quel luogo, magnifici et onorati quanto potessino essere, e così la forma e fortificazione di detta città, et insieme il palazzo e loggia pel medesimo Pontefice. Onde poi sempre visse onoratamente e fu, nella sua città, del supremo magistrato de' Signori onorato. Ma pervenuto finalmente all'età d'anni 47, si morì. Furono le sue opere intorno al 1480. Lasciò costui suo compagno e carissimo amico, Iacopo Cozzerello, il quale attese alla scultura et all'architettura, e fece alcune figure di legno in Siena; e d'architettura S. Maria Maddalena fuor della porta a' Tufi, la quale rimase imperfetta per la sua morte. E noi gl'avemo pur questo obligo, che da lui si ebbe il ritratto di Francesco sopra detto, il quale fece di sua mano. Il quale Francesco merita che gli sia avuto grande obligo, per avere facilitato le cose d'architettura, e recatole più giovamento che alcun altro avesse fatto, da Filippo di ser Brunellesco insino al tempo suo.

Fu sanese e scultore similmente molto lodato, Lorenzo di Piero Vecchietti, il qual essendo prima stato orefice molto stimato, si diede finalmente alla scultura et a gettar di bronzo, nelle quali arti mise tanto studio che divenuto eccellente gli fu dato a fare, di bronzo, il tabernacolo dell'altar maggiore del Duomo di Siena sua patria, con quegli ornamenti di marmo che ancor vi si veggiono. Il qual getto, che fu mirabile, gl'acquistò nome e riputazione grandissima per la proporzione e grazia che egli ha in tutte le parti; e chi bene considera questa opera, vede in essa buon disegno e che l'artefice suo fu giudizioso e pratico valent'uomo. Fece il medesimo in un bel getto di metallo, per la cappella de' pittori sanesi nello spedale grande della Scala, un Cristo nudo che tiene la croce in mano, d'altezza quanto il vivo; la qual opera, come venne benissimo nel getto così fu rinetta con amore e diligenza. Nella medesima casa, nel peregrinario, è una storia dipinta da Lorenzo di colori. E sopra la porta di San Giovanni un arco con figure lavorate a fresco. Similmente, perché il battesimo non era finito, vi lavorò alcune figure di bronzo e vi finì pur di bronzo una storia cominciata già da Donatello. Nel qual luogo aveva ancora lavorato due storie di bronzo Iacopo della Fonte, la maniera del quale imitò sempre Lorenzo quanto potette maggiormente. Il qual Lorenzo condusse il detto battesimo all'ultima perfezione, ponendovi ancora alcune figure di bronzo gettate già da Donato, ma da sé finite del tutto, che sono tenute cosa bellissima. Alla loggia degl'ufficiali in banchi fece Lorenzo, di marmo, all'altezza del naturale, un San Piero et un San Paulo, lavorati con somma grazia e condotti con buona pratica. Accommodò costui talmente le cose, che fece che ne merita molte lode così morto come fece vivo. Fu persona malinconica e soletaria, e che sempre stette in considerazione; il che forse gli fu cagione di non più oltre vivere, conciò sia che di cinquantaotto anni passò all'altra vita.

Furono le sue opere circa l'anno 1482.

FINE DELLA VITA DI FRANCESCO DI GIORGIO

E DI LORENZO VECCHIETTI

VITA DI GALASSO GALASSI PITTORE

Quando in una città dove non sono eccellenti artefici vengono forestieri a fare opere, sempre si desta l'ingegno a qualch'uno, che si sforza di poi con l'apprendere quella medesima arte far sì che nella sua città non abbino più a venire gli strani, per abbellirla, da quivi inanzi e portarne le facultà; le quali si ingegna di meritare egli con la virtù e di acquistarsi quelle ricchezze che troppo gli parsono belle ne' forestieri.

Il che chiaramente fu manifesto in Galasso ferrarese, il quale, veggendo Pietro dal Borgo a San Sepolcro rimunerato da quel Duca dell'opre e delle cose che lavorò, et oltra ciò onoratamente tratenuto in Ferrara, fu per tale esempio incitato, dopo la partita di quello, di darsi alla pittura, talmente che in Ferrara acquistò fama di buono et eccellente maestro. La qual cosa lo fece tanto più grato in quel luogo, quanto nello andare a Vinegia imparò il colorire a olio e lo portò a Ferrara, per che fece poi infinite figure in tal maniera, che sono per Ferrara sparte in molte chiese. Appresso, venutosene a Bologna, condottovi da alcuni frati di San Domenico, fece ad olio una cappella in San Domenico; e così il grido di lui crebbe insieme col credito. Per che appresso questo lavorò a Santa Maria del Monte fuor di Bologna, luogo de' Monaci Neri, e fuor della porta di San Mammolo, molte pitture in fresco; e così alla Casa di Mezzo per questa medesima strada fu la chiesa tutta dipinta di man sua et a fresco lavorata nella quale egli fece le storie del Testamento Vecchio.

Visse sempre costumatissimamente e si dimostrò molto cortese e piacevole, nascendo ciò per lo essere più uso fuor della patria sua a vivere et a abitare che in quella. Vero è che per non essere egli molto regolato nel viver suo, non durò molto tempo in vita, andandosene di anni cinquanta, o circa, a quella vita che non ha fine; onorato dopo la morte da uno amico, di questo epitaffio:

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