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La compagnia della gloria [The Company of Glory - it]

Электронная книга - «La compagnia della gloria [The Company of Glory - it]». Краткое содержание книги:

La compagnia della gloria è l’ultimo romanzo scritto da Pangborn ed è stato pubblicato in America giusto un anno prima della sua morte. È un romanzo che per alcuni versi si riallaccia al suo celebre Davy: è ambientato anch’esso a pochi decenni di distanza dalla catastrofe, e ci presenta il personaggio di Demetrio il narratore, amato dal popolo per le sue affascinanti storie dei tempi antichi, piene di oggetti miracolosi come i telefoni e gli aeroplani, i televisori e le automobili; tutte cose che ormai la società non sa più costruire. Ma Demetrio è anche temuto dai potenti, perché un uomo che narra a tutti le antiche verità può diventare pericoloso. Così, egli è costretto a fuggire con i suoi compagni: insieme si avviano verso un viaggio pieno di dolori e di gioie inattesi, che tocca i reami della fantasia, della filosofia e delle possibilità umane.
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«I maghi eseguivano spesso questo trucco… teletrasporto non è la parola esatta… soprattutto quando qualcuno rivolgeva loro una domanda stupida mentre cercavano di meditare.

«Anya era una buona principessa. Da bambina non rispondeva male, si ricordava di lavarsi le mani, lasciava sempre qualcosa di buono nel piatto per i poveri meritevoli. S’impegnava molto per essere buona. Studiava le lezioni, era gentile con le bambole, gli animali domestici e i servi; scoprì da dove vengono i bambini chiedendolo alla cuoca invece di infastidire la Mamma; e quando il Re era arrabbiato, ella diceva solo. “Sì, Papà,” e “No, Papà” e “Forse, Papà”. Era buona come l’oro. Tutti pensavano che sarebbe stata una regina meravigliosa, ma aveva tre fratelli più grandi, tutti in buona salute, perciò non c’era altro da fare che sposarla con qualcuno ben sistemato e non troppo carogna.

«Quando crebbe e diventò una principessa in età da marito, una cosa cominciò a darle fastidio. A lei piaceva essere amata ed ammirata… questo è umano… e a corte c’era un luminare che non ne voleva sapere, il Decano dei Maghi. Aveva un lungo naso cinico e si chiamava Mennoc Moses; e tra l’altro, nessuno di quelli che Mennoc Moses faceva scomparire tornava mai indietro. Anya non pensava ad altro. Decise di incantare quel vecchio bruto, ma non sarebbe andato bene. Non si può giustiziare un mago come quello se non lo si coglie addormentato, e suo padre non ci pensava neanche; lei non poteva farlo personalmente perché era così buona. Continuò a pensarci fino al giorno in cui il Re le disse che le aveva combinato un magnifico matrimonio con il Principe di Pommes de Terre. “Ma, Papà…”

«“Vedo che hai intenzione di contraddirmi,” disse il Re Dagobert. (Il Principe di Pommes de Terre aveva denti d’oro massiccio e d’avorio, ma nessuno di quelli era suo; aveva settantadue anni, dodici concubine, e giocava alle corse dei cavalli.)

«“Sai bene che non lo faccio mai, Papà,” disse la Principessa Anya.

«“È Vero,” ghignò il Re Dagoberto. “Non mi contraddici, eh?”

«Tutta triste, Anya lasciò il padre a meditare la conquista di Pommes de Terre, che era ricco di giacimenti di pietra bezoar, e andò subito da Mennoc Moses. “Il mio papà dice che debbo sposare il Principe di Pommes de Terre.”

«“Ti rendi conto,” disse il Decano dei Maghi, “che hai interrotto i miei calcoli dell’orbita della cometa di Bolowje?”

«“Chiedo scusa. Il mio Papà dice che debbo sposarlo.”

«“Chi, Bolowje? È morto nel 1846.”

«“Pommes de Terre.”

«“Oh, quello. Ti sarei grato se la smettessi di darmi fastidio. E tu non vuoi sposarlo?”

«“Sono innamorata del ragazzo del ciabattino.”

«“E allora sposa lui.”

«“Il mio papà dice che debbo sposare il Principe di Pommes de Terre.”

«“Oh, vattene!” E mentre parlava, il Decano dei Maghi fece un gesto occulto, senza dubbio inavvertitamente, che mandò la Principessa Anya a turbinare nell’aria per migliaia di miglia… zzip!, così… e per mille ancora, mentre Mennoc Moses si grattava la testa lucida e guardava un piccolo vuoto color lavanda che sfrigolava sul pavimento… fssp!, così. Egli aveva avuto intenzione di dire: “Svanisci, o Principe di quel che diavolo è!”. Sospirò, si versò in fretta un alambicco di liquore, e riprese a lavorare.

«La Principessa Anya atterrò a Peraselene (dall’altra parte della Cina) e il popolo di Peranelios pianse la perdita della cara principessa, ma neppure il Re Dagobert se la sentiva di affrontare Mennoc Moses quand’era occupato, e quello era sempre occupato. Dagobert scovò una principessa meno importante per il Principe di Pommes de Terre, sperando che tutto andasse a finire in niente.

«E Anya? Bene, lei scese, flump!, in un prato erboso, in quel paese di Peraselene dove tutto è capovolto ma non molto, e il prato era orlato da un bosco bellissimo, e c’era un delizioso stagno pieno di oche bianche, marroni e screziate, che schizzarono fuori dall’acqua, si radunarono attorno alla Principessa e soffiarono. “Piantatela di soffiare,” disse Anya, “o lo dirò alla vostra guardiana.”

«“Non ce l’abbiamo, la guardiana,” disse l’Oco Maschio. “L’ultima se ne è andata. Non sopportava la moglie del contadino; e neanche il contadino.”

«“Allora vi farò io da guardiana fino a quando non avremo preso accordi ufficiali, e vi dico di piantarla di soffiare. Mi assumo tutte le responsabilità, perché sono una principessa.”

«“Possiamo pascolare?” chiese l’Oco Maschio.

«“Ma certo,” disse Anya. “Pascolate pure.”

«Le oche pascolavano allegramente quando la moglie del fattore venne a vedere cos’era successo. Avevo dimenticato di dire che le oche avevano anche strepitato, e che la buona Principessa Anya indossava un bellissimo vestito di tessuto d’oro, e una splendida coroncina che il Primo Ministro le aveva regalato quella mattina perché era tanto buona. Ma la moglie del fattore era miope e rimbecillita, e aveva dimenticato che la guardiana delle oche se ne era andata. “Dove hai rubato quei vestiti di lusso?” domandò. “Perché non tieni un po’ a freno quelle bestie? Chi ti credi di essere?”

«“Questo vestito non susciterebbe commenti, nel posto da dove vengo,” disse la Principessa Anya. “Le oche si comportano bene, vogliono solo essere capite. In risposta alla tua terza domanda, io sono la Principessa Anya di Peranelios, ma sono disposta a fare temporaneamente la tua guardiana d’oche, per fare esperienza e in cambio di vitto e alloggio, fino a quando non si potrà combinare qualcosa di meglio. Prevedo di potermi mettere in comunicazione con Peranelios entro breve tempo.”

«“Tu sei matta,” disse la moglie del fattore. E scaldò il di dietro della buona principessa con un ramo di salice. Era una donna non molto aperta alla realtà, e la Principessa Anya, quando ebbe finito di piangere, non pensò ad altro che ad essere buona.

«Continuò così per un po’ di tempo, come misurano il tempo a Peraselene, dove gli orologi vanno a modo loro per via che sono capovolti ma non troppo. Anya doveva alzarsi prima dell’alba, fare una leggera colazione con una crosta di pan secco imburrato, un bicchiere di latte e costolette di maiale, e andare a curare le sue oche. Doveva tenere lontane le volpi e i lupi, stare attenta che le paperine non prendessero freddo, strappare il piumino… avete mai provato a spiumare un’oca viva? E poi doveva tenere a bada il figlio del fattore, che continuava a dire che la voleva sposare; e doveva rendersi utile in casa. Le sere d’inverno, quando le oche erano nel recinto, doveva leggere al fattore qualche brano di Declino e caduta di Gibbon, o dei romanzi di Proust. Lui aveva cominciato a leggerli tutti e due in gioventù; adesso non aveva più la vista buona, ma sperava di poterne finire almeno uno. Era una vita dura e difficile per la piccola Anya, e spesso pensava che l’unico che le volesse bene era l’Oco Maschio, il quale amava sedersi al sole accanto a lei per sentirla raccontare della corte di Peranelios. Certe oche credono proprio a tutto.»

— Bene, continua! — disse Solitaire.

— Sicuro. Non aspetto sempre di essere esortato a continuare, a questo punto? E poi credevo che ti fossi addormentata. Adesso torniamo alla corte di Peranelios, dove le cose andavano male. Il più giovane dei fratelli di Anya era morto di morbillo, il secondo era diventato prete e aveva rinunciato al trono in tre lingue; e cosa fece il fratello maggiore, il buon Principe Cuthbert? Si mise l’armatura e andò a combattere contro i visigoti, il che non solo non era conveniente, ma era anche più pericoloso che sciare; e questo mise delle idee in testa al ragazzo del ciabattino.

«Era un ragazzo simpatico che si chiamava Hans. La Principessa Anya l’aveva visto una, volta sola, quando aveva portato a far risuolare le sue pianelle di vetro, e si erano giurati eterna fedeltà in fretta e furia perché lei doveva correre via per inaugurare una fondazione. Egli stava per riportarle le pianelle… e aveva fatto un buon lavoro, anche… il giorno in cui lei era sparita. Giurò vendetta contro Mennoc Moses e poi cercò qualcosa di più pratico, ma passarono alcuni anni prima che il Principe Cuthbert partisse per la guerra e gli facesse venire una parvenza di idea. Per via gerarchica, inoltrò al Re Dagobert l’offerta di andare a cercare la Principessa Anya e di assicurare la successione, in cambio del solito premio: metà del regno e la principessa. Dagobert rifiutò.

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