Agonia della Terra [City at World's End - it]
- Автор: Гамильтон Эдмонд Мур
- Год: 1953
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Pietro Leoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Agonia della Terra [City at World's End - it]». Краткое содержание книги:
«Perché dovresti pensarci?» La voce di Crisci era bassa e senza espressione. «Perché avresti dovuto pensarci, quando è accaduto tutto questo?» Tacque per un attimo, poi proseguì, sempre con voce smorzata: «D’altra parte, è accaduto tutto molto tempo fa. È morta da milioni di anni, forse.»
Kenniston si attardò un poco, cercando le parole da dire, ricordando con quanto entusiasmo Crisci parlava della ragazza che avrebbe dovuto sposare... quella ragazza che abitava a cinquanta miglia da Middletown. Ma non trovò le parole. La tragedia di Crisci era comune a molta di quella gente... la madre il cui figlio era andato in California, la moglie il cui marito era partito in viaggio d’affari, fidanzati, famiglie, amici, divisi per sempre da quell’incommensurabile abisso di tempo.
Ringraziò ancora il Cielo che Carol fosse sopravvissuta con lui, e decise che ne avrebbe conservato l’affetto a qualsiasi costo.
Kenniston stava accendendo una sigaretta, mentre gli altri si alzavano. D’un tratto si Fermò di colpo. «A proposito, pensavo...»
Hubble gli sorrise.
«Lo so, lo so a che stai pensando. Pensavi al tabacco. Tu, e tutti gli altri, dovrete presto farne a meno.»
Mentre uscivano per far colazione alla più prossima cucina da campo, Hubble lo mise al corrente degli avvenimenti.
«McLain torna a Middletown a prendere motori a benzina e pompe. Dobbiamo rimettere subito in attività il sistema idrico della città. Può darsi che ci voglia del tempo per calcolare la forza di propulsione del sistema. I vecchi abitanti dovevano forse disporre di motori atomici, ma non ne sono sicuro.»
«E che è stato deciso, per il razionamento dei viveri?»
«Viveri e medicine verranno posti sotto controllo, in appositi magazzini. Verranno subito stampate tessere di razionamento. L’uso delle automobili è vietato, naturalmente. Ognuno è confinato al suo quartiere, almeno per ora, per impedire infortuni. Abbiamo già organizzato squadre speciali per esplorare la città.»
Kenniston fece col capo un cenno di assenso.
Estrasse, prima di continuare, il mozzicone di una sigaretta, divenuto improvvisamente prezioso, poi proseguì: «Queste sono ottime cose, ma il principale problema sarà indubbiamente quello morale, Hubble.» Pensava a Carol, e aggiunse: «Non credo che questa gente potrà sopportare l’idea di essere rimasta sola sulla Terra.»
Hubble apparve preoccupato.
«Lo so» disse. «Ma vi devono essere altre persone, da qualche parte. Questa città non è stata abbandonata a causa di un improvviso disastro. Devono essere semplicemente evacuati per trasferirsi in altre città, in città migliori.»
«Ma nessuno ha risposto ai richiami radio» gli ricordò Kenniston.
«È vero. Ma credo che facciano uso di qualche cosa di diverso dal nostro sistema radio. È per questo che ho bisogno del tuo aiuto, questa mattina, Ken. Ieri sera Beitz ha trovato un sistema di comunicazione, in un edificio poco lontano da questo. È dotato di grossi apparecchi, che Beitz ritiene siano a sistema televisivo. Sei più esperto di noi, tu, in queste cose.»
Kenniston dimostrò subito un acuto interesse, l’interesse del tecnico che nemmeno la fine di un mondo può distruggere completamente.
«Mi piacerebbe dargli una occhiata.»
Mentre stavano camminando, nel rosso e freddo mattino, Kenniston fu sorpreso dall’atteggiamento di consuetudine con cui gli abitanti si muovevano sotto la gigantesca cupola protettiva di quell’irreale città.
Famiglie intere si affrettavano verso le cucine comuni, con l’aria di chi si reca a fare una merenda in campagna. Dei bambini sbucarono da una via laterale, accompagnati da un cane peloso che abbaiava festoso e frenetico. Un uomo calvo dal viso rosso guardava da una finestra, in maniche di camicia, con moderata curiosità. Due grosse donne si chiamavano da una porta all’altra, e una di loro abbottonava la giacca a un bambino riluttante.
«... e dicono che la signora Biler stia ora assai meglio, ma suo marito è sempre indisposto...»
«Gli esseri umani» osservò Hubble «si adattano facilmente. Dobbiamo ringraziarne il Cielo.»
«Ma... se sono gli ultimi che esistono? Non potranno adattarsi, a questo.»
Hubble scosse il capo.
«Già, credo che non sia loro possibile.»
Dopo colazione, Beitz li condusse in un grande edificio quadrato poco lontano dalla piazza.
Nell’interno c’era una vasta sala scura, in cui giganteggiavano in una lunga fila dei blocchi quadrati di apparecchi. Erano, ovviamente, apparecchi televisivi. Ciascuno di essi aveva uno schermo quadrato, un microfono e, sotto, un quadro di comandi, di quadranti, e di altri strumenti meno identificabili.
Kenniston trovò il modo di aprire, dalla parte posteriore, uno degli apparecchi. Un breve esame del complicato apparato che osservò lo lasciò scoraggiato.
«Devono proprio esser strumenti per comunicazioni televisive. Ma i principi in base ai quali funzionano mi sono assolutamente sconosciuti. Avevano evidentemente superato da tempo le nostre tecnologie.»
«Non potresti riuscire a mettere in azione una di queste trasmittenti?»
Kenniston scosse il capo.
«Questo sistema è assolutamente estraneo alle mie cognizioni. Non assomiglia affatto ai nostri rudimentali apparecchi televisivi.»
«Non sarebbe possibile usare unicamente il sistema trasmittente sonoro... usare uno di questi apparecchi come una normale trasmittente sonora?» domandò Hubble.
Kenniston esitò.
«Credo che questo potrebbe forse essere possibile. Dovrò lavorare un poco alla cieca. Ma alcuni particolari mi sono noti...» Rimase un poco assorto, poi disse: «I conduttori di corrente vengono dall’esterno. Non c’è qui vicino qualche cosa che assomigli a una centrale elettrica?»
Il vecchio Beitz fece un cenno affermativo.
«Nella via accanto. Ci sono grosse turbine atomiche corazzate, di un tipo che non ho mai visto, accoppiate a generatori.»
«Ci metteremmo anni, se volessimo imparare a far funzionare le loro turbine atomiche» disse Kenniston.
«Potremmo accoppiare quei generatori a motori a benzina» suggerì Hubble. «Potrebbero fornire abbastanza corrente per cercare di far funzionare una di quelle trasmittenti.»
Kenniston lo guardò.
«Per chiamare le altre persone che rimangono ancora sulla Terra?» domandò.
«Già. Se ce ne sono, non udranno gli appelli dei nostri apparecchi radiotrasmittenti. Ma questo è un loro apparecchio trasmittente. Quello lo udranno.»
«Sta bene» assentì Kenniston. «Datemi la corrente, e proverò.»
Nei giorni che seguirono, Kenniston fu troppo preso dal fascino della missione che gli era stata affidata per potersi accorgere di quanto gli abitanti di Middletown si andavano adattando a Nuova Middletown. Poteva udire gli autocarri che rombavano continuamente sotto la cupola, mentre McLain, infaticabile, proseguiva nel suo compito di trasportare viveri dalla vecchia città abbandonata e deserta.
Portarono così i motori a benzina necessari, non solo per mettere in azione il sistema idrico dei grandi serbatoi, ma anche per far funzionare uno dei generatori della centrale elettrica. Una volta rifornito di corrente, Kenniston cominciò i suoi esperimenti. Essendo certo di non riuscire a comprendere i principi coi quali quelle strane super-radiotrasmittenti erano state costruite, egli cercò semplicemente di capire il modo col quale potevano esser messe in funzione.
Gli autocarri portarono altre cose... viveri, sempre più viveri, ma anche vestiti, mobili, apparecchi sanitari, libri. McLain cominciò a predispone i piani per una spedizione nelle regioni circostanti. E, nel frattempo, le squadre già organizzate per esplorare Nuova Middletown facevano ricerche in ogni strada, in ogni edificio. E avevano già fatto sorprendenti scoperte.