Gli antimercanti dello spazio [The Merchants' War - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Серия: Mercanti dello spazio #2
- Год: 1985
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Delio Zinoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Gli antimercanti dello spazio [The Merchants' War - it]». Краткое содержание книги:
Be’, che bisogno avevo di lui per trovarla? Ma non potevo fare a meno di sentir compassione per quel povero disgraziato, così lasciai che mi accompagnasse dietro l’angolo. C’era un distributore automatico, uguale a tutti quelli che avevo già visto sulla Luna, allo spazioporto, per le strade della città. — Non conviene la lattina singola — mi avvertì impaziente. — Prendine una confezione da sei. — Quando gli diedi la prima lattina, tirò la linguetta e la trangugiò tutta sul posto. — Poi tirò un gran sospiro. — Mi chiamo Ernie, capo — disse. — Benvenuto nel club.
Stavo bevendo la mia Mokie-Koke con curiosità. Il sapore era discreto, ma niente di speciale, e non riuscivo a capire il perché di tutta quell’agitazione. — Quale club? — chiesi, aprendo un’altra lattina, per semplice curiosità.
— Sei stato campbellizzato. Avresti dovuto darmi retta — disse con aria severa, — ma visto che non l’hai fatto, ti dispiace se ti accompagno?
Poveretto! Mi faceva tanta pena che divisi a metà la confezione da sei mentre camminavamo verso l’indirizzo che mi aveva dato l’Agenzia. Tre lattine a testa. Mi ringraziò con le lacrime agli occhi, ma della seconda confezione gliene diedi solo una.
L’Agenzia mi aveva trattato bene. Quando arrivammo alla mia nuova casa, mi liberai di Ernie e corsi al mio appartamento. Era un condominio galleggiante, appena arrivato dal Golfo Persico (era un’ex petroliera), quasi nove metri quadrati di superficie, con cucina incorporata, tutti per me, ed era vicinissimo agli uffici dell’Agenzia, essendo ancorato sulla Baia di Kip, nella terza fila di navi.
Il lato negativo, naturalmente, era il costo. Tutti i risparmi che avevo accumulato su Venere se ne andarono con l’anticipo, e dovetti ipotecare tre anni di stipendio. Ma non c’era da preoccuparsi. Avevo servito bene la mia Agenzia, su Venere, e non c’era alcun dubbio nella mia mente che mi aspettava un aumento di stipendio… non solo un aumento, ma una promozione… non solo una promozione, ma forse un ufficio d’angolo! Tutto sommato, ero soddisfatto del mondo (a parte un paio di dubbi che non avevo ancora risolto, come quella faccenda della causa per danni), mentre mi bevevo una Mokie-Koke e contemplavo la mia nuova dimora.
E adesso al lavoro! Avevo un sacco di cose da fare. Fino a quando non avessero localizzato il mio bagaglio, ammesso che mai ci riuscissero, avevo bisogno di vestiti, cibo, e tutte le altre cose necessarie alla vita. Così passai il resto della giornata a fare acquisti e a trasportare pacchi nel mio nuovo appartamento sul mare, e per l’ora di cena mi ero praticamente sistemato. Ritratto di G. Washington Hill sul letto pieghevole. Ritratto di Fowler Schocken sulla scrivania a scomparsa. Vestiti in un posto, articoli da toilette nel mio armadietto personale, chiuso a chiave, nel bagno… mi ci volle tutto il giorno, e alla fine ero in un mare di sudore, anche perché il riscaldamento andava al massimo, e non avevo scoperto nessun sistema per spegnerlo. Mi presi una Mokie e mi sedetti per ripensare alla giornata, godendomi tutto quel lusso e quello spazio. Sul video c’era una banda riservata al condominio, e mi guardai le molte attrazioni riservate ai fortunati inquilini. C’era anche una piscina esclusiva, con posti a sedere per sei persone contemporaneamente, e un campo da golf. Mi annotai di iscrivermi, non appena mi fossi procurato le mazze. Il futuro si preannunciava radioso. Telefonar alla piscina… litri e litri di pura acqua scintillante, profonda fin quasi alle ascelle… e nella mia mente cominciarono a prender forma pensieri sentimentali: io e Mitzi seduti vicino nella piscina… io e Mitzi insieme nel grande letto pieghevole… io e Mitzi… Ma anche se Mitzi avesse deciso di dividere la sua vita con me, con sei megadollari in tasca, probabilmente avrebbe preferito dividerla in qualche posto ancora più elegante del mio condominio marino…
Bene, rivediamo il sogno. Lasciamo da parte Mitzi, per il momento: il futuro si presentava sempre luminoso. Anche se le rate per il condominio erano piuttosto pesanti, mi dovevano rimanere sempre un po’ di soldi da spendere. Una nuova macchina? Perché no? E di che tipo? Un modello a trazione diretta, dove si sta inginocchiati sul sedile con una gamba, e con l’altra si spinge, oppure una vettura sportiva superaccessoriata?
Faceva un gran caldo. Cercai ancora una volta di spegnere il riscaldamento, e ancora una volta non ci riuscii.
Mi misi a bere Mokie una dopo l’altra. E per un momento pensai seriamente di tirar fuori il etto e di mettermi a dormire.
Stanco o no, non potevo passare la mia prima sera a casa in quella maniera. Bisognava festeggiare.
Però ci voleva anche qualcuno con cui festeggiare. Mitzi? Ma quando chiamai l’ufficio personale dell’Agenzia, mi dissero che non avevano ancora il suo numero di casa, e che lei aveva già lasciato l’ufficio. E tutte le altre conoscenze femminili erano o vecchie di anni, o lontane milioni di chilometri. Non sapevo più neanche quali fossero i posti alla moda dove andare a festeggiare!
A questo comunque c’era rimedio. L’appartamento aveva in dotazione una fantastica Omni-V, a duecentoquaranta canali. Consultai l’indice… pubblicità di articoli casalinghi, pubblicità di fioristi; pubblicità di vestiti (per uomini), pubblicità di vestiti (per donne, notizie, pubblicità dei ristoranti… quello era il canale che cercavo. Scelsi un posto carino, a soli due isolati dal condominio: non potevo desiderare di meglio. Avendo prenotato, dovetti aspettare al bar solo un’ora, bevendo gin-and-Mokie, e chiacchierando con i miei vicini; la cena comprendeva cotolette di soia e passato di verdure ricostituite della miglior marca; il caffè mi venne servito col brandy, e c’erano due camerieri che mi svolazzavano intorno aprendomi le confezioni e le bottigliette. Una cosa sola mi lasciò perplesso. Quando arrivò il conto vi diedi un’occhiata di sfuggita, poi guardai meglio e chiamai il cameriere. — Cos’è questo? — chiesi indicando la colonna delle ordinazioni.
Mokie-Koke, § 2,75
Mokie-Koke, § 2,75
Mokie-Koke, § 2,75
Mokie-Koke, § 2,75
— Sono Mokie-Koke, signore — mi spiegò. — una miscela rinfrescante e saporita delle migliori essenze…
— Lo so cos’è una Mokie-Koke — lo interruppi. — Solo che non mi ricordo di averne ordinate.
— Spiacente signore — rispose quello tutto deferente. — In effetti le avete ordinate. Posso farvi risentire la registrazione nastro, se desiderate.
— Non importa — dissi. — Non le voglio più. Me ne vado.
Lui mi guardò esterrefatto. — Ma signore… le avete già bevute!
Nove del mattino. Splendida giornata. Pagai il taxi a pedali, mi tirai fuori dalle narici i filtri anti-smog, e feci il mio ingresso nell’atrio principale della grande torre dove aveva sede la Taunton, Gatchweiler and Schocken Agency.
Invecchiando si diventa cinici, ma dopo tutti quegli anni di assenza provai un brivido quasi mistico, entrando. Immaginate di metter piede, duemila anni fa, alla corte di Cesare Augusto, sapendo che lì era il centro che controllava e ispirava gli affari del mondo. Lo stesso era per l’Agenzia. È vero, c’erano altre Agenzie… ma era anche un mondo più grande! Qui era il Potere. L’intero immenso edificio era consacrato ad una missione sublime: il miglioramento dell’umanità attraverso l’ispirazione a comprare. Vi lavoravano più di diciottomila persone. Redattori di slogan e apprendisti giocolieri di parole; specialisti in media, capaci di far risuonare un comunicato dall’aria che respirate, o di imprimere un messaggio sulla vostra retina; ricercatori che ogni giorno inventavano nuove e più vendibili bevande, nuovi cibi, aggeggi, vizi, manie di ogni genere; artisti; musicisti; attori; registi; compratori di spazio e compratori di tempo… la lista continuava all’infinito. E al di sopra di tutti, al quarantesimo piano e oltre, c’era il Regno Esecutivo, dove i geni che dirigevano il tutto meditavano e concepivano i loro divini disegni. Oh, è vero. Ho scherzato a proposito della missione civilizzatrice di noi che dedichiamo la nostra vita alla pubblicità… ma sotto lo scherzo, c’è la medesima reverenza e impegno che avevo provato come lupetto nei Giovani Inventori di Slogan, alla ricerca dei miei primi distintivi al merito, e intuendo appena dove avrebbe potuto condurmi la mia vita…