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Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
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Gli occhi erano azzurroverdi come quelli del Capitano, in un volto altrettanto bello e regolare: ma non fissavano colui che l’aveva chiamato, e neppure gli altri due che gli stavano intorno. La strega staccò le mani di Koris. Sollevò con le dita il mento dell’uomo, tenendo ferma la testa ondeggiante e scrutando quegli occhi ciechi. Poi lo lasciò e si scostò, pulendosi vigorosamente le mani sull’erba ruvida. Koris la guardò.

«Herlwin?» Era più una domanda rivolta alla strega che un appello all’uomo chiuso nell’armatura dei Kolder.

«Uccidilo!» ordinò lei, a denti stretti. La mano di Koris scattò verso la spada che aveva lasciato cadere sull’erba.

«Non puoi!» protestò Simon. Herlwin era ormai innocuo, stordito dal tonfo. Non potevano trafiggerlo a sangue freddo. Lo sguardo della donna cercò il suo: era gelido come l’acciaio. Poi lei indicò la testa del caduto, che ondeggiava di nuovo avanti e indietro.

«Guarda, uomo di un altro mondo!» E lo tirò giù, accanto a sé.

Con una strana riluttanza, Simon fece ciò che aveva fatto lei: prese tra le mani la testa dell’uomo. E nell’istante del contatto sussultò violentemente. Non c’era calore umano in quella pelle: non aveva il freddo del metallo o della pietra, ma di una sostanza immonda e flaccida, sebbene apparisse compatta allo sguardo. Quando fissò lo sguardo in quegli occhi vitrei sentì, più che non vedesse, un nulla totale che non poteva essere il risultato di un colpo, per quanto energico e ben centrato. Era qualcosa che non aveva mai conosciuto… un pazzo ha ancora l’umanità, un corpo mutilato o storpiato può suscitare una pietà che attenua l’orrore. Ma lì era la negazione di tutto ciò che era giusto, una cosa atrocemente isolata dal mondo, e Simon non poteva credere che fosse destinata a vedere il sole ed a camminare sulla terra.

Come aveva fatto poco prima la strega, si ripulì le mani sull’erba, cercando di liberarsi dalla contaminazione. Si rialzò in piedi e voltò le spalle, mentre Koris brandiva la spada. Ciò che il capitano aveva colpito era già morto… morto da molto tempo… e dannato.

C’erano soltanto morti nell’esercito di Kolder, adesso, e due guardie erano state uccise, ed il cadavere d’un uomo di Sulcar legato sulla sella del suo cavallo. L’attacco era stato d’una inefficienza così sorprendente che Simon poteva soltanto chiedersi perché fosse stato lanciato. Seguì il Capitano, e si accorse che stava cercando di scoprire qualcosa.

«Togliete gli elmi ai caduti!» L’ordine passò da un gruppo di Guardie all’altro. E sotto ognuno di quegli elmi dalla visiera appuntita videro gli stessi volti pallidi, con i corti capelli biondi: i lineamenti indicavano che erano della stessa razza di Koris.

«Midir!» Il capitano si soffermò accanto ad un altro caduto. Una mano si mosse: dalla gola dell’uomo uscì un rantolo di morte. «Uccidetelo!» L’ordine del capitano era spassionato: e venne eseguito con rapida efficienza.

Koris andò ad esaminare ognuno dei caduti, e altre tre volte ordinò di dare il colpo di grazia. Una muscolo tremava all’angolo della bocca ben modellata, e ciò che ardeva nei suoi occhi era ben diverso dal nulla che si era rispecchiato negli occhi dei nemici. Dopo aver completato il giro, il comandante tornò da Magnis e dalla Strega.

«Sono tutti di Gorm!»

«Erano tutti di Gorm,» lo corresse la donna. «Gorm è morta quando ha aperto le porte ai Kolder. Coloro che giacciono qui non sono gli uomini che tu ricordi, Koris. Non sono più uomini da molto tempo… molto, molto tempo! Sono mani e piedi, macchine da combattimento al servizio dei loro padroni, ma non hanno vita. Quando il Potere li ha costretti ad uscire dal nascondiglio, hanno potuto solo obbedire all’unico ordine che avevano ricevuto… attaccare ed uccidere. I Kolder possono servirsi di queste loro creature per indebolire le nostre forze prima di sferrare i colpi peggiori.»

La bocca del Capitano si contrasse in qualcosa che sembrava un sorriso, ma non lo era.

«Quindi, in un certo senso, tradiscono una loro debolezza. È possibile che siano a corto di combattenti?» Poi si corresse, rinfoderando la spada, bruscamente. «Ma chi può sapere cosa c’è nella mente di un Kolder… Se sono in grado di far questo, forse hanno in serbo per noi altre sorprese.»

Simon procedette all’avanguardia, quando lasciarono il campo di battaglia. Non aveva potuto collaborare nell’esecuzione del compito finale che la strega aveva imposto, e adesso preferiva non pensare ai cadaveri decapitati. Era difficile accettare quella che sapeva essere la verità.

«I morti non combattono!» Non si era accorto di aver proferito a voce alta quella protesta, se non nel momento in cui Koris gli rispose.

«Herlwin sembrava nato dal mare. L’ho visto dare la caccia al pesce lancia armato soltanto di un coltello. Midir era una recluta della guardia, e inciampava ancora per la fretta quando suonava la tromba dell’adunata, al tempo in cui i Kolder vennero a Gorm. Li conoscevo bene entrambi. Eppure i corpi che abbiamo lasciato dietro di noi non erano né Herlwin né Midir.»

«Un uomo è tre cose.» Era la strega a parlare, adesso. «È un corpo che agisce, una mente che pensa, uno spirito che sente. Oppure nel tuo mondo gli uomini sono costruiti in modo diverso, Simon? Non posso crederlo, perché tu agisci, pensi e senti! Uccidi il corpo e libererai lo spirito; uccidi la mente, e spesso il corpo deve continuare a vivere per qualche tempo in una dolorosa schiavitù, suscitando la pietà altrui. Ma uccidi lo spirito e permetti che continui a vivere il corpo, forse anche la mente…» La sua voce tremava. «È un peccato che trascende la capacità di comprensione della nostra razza. Ed è appunto la sorte toccata agli uomini di Gorm. Ciò che appare sotto il loro aspetto non dovrebbe neppure essere veduto dagli esseri viventi! Soltanto l’empio commercio con le cose più proibite poteva produrre una simile morte.»

«E sarà il modo in cui morremo noi, signora, se i Kolder entreranno nel Forte Sulcar, come entrarono in Gorm.» Il Mastro Mercante spinse il robusto cavallo al loro fianco.

«Qui li abbiamo sconfitti: ma che accadrà, se potranno radunare legioni di uomini semivivi per assaltare le nostre mura? Vi sono solo pochi guerrieri nel forte, poiché questa è la stagione dei commerci, e i nove decimi delle nostre navi sono in mare. La fortezza è pressoché sguarnita. Un uomo può avere la volontà di mozzare molte teste, ma il suo braccio si stanca. E se i nemici continueranno ad affluire, potranno sopraffarci grazie alla sola superiorità numerica. Infatti non hanno paura per se stessi, e continuano ad avanzare anche quando uno di noi, al loro posto, si comporterebbe diversamente!»

Koris e la strega non risposero. Simon si sentì un po’ rassicurato quando, ore dopo, scorse per la prima volta il porto mercantile. Anche se la prima vocazione degli uomini di Sulcar era la navigazione, erano anche abili costruttori, e avevano sfruttato tutti i vantaggi naturali del luogo che avevano scelto per erigere la fortezza. Verso terra, c’erano le mura con le torri di guardia e feritoie in abbondanza. Solo quando Magnis Osberic li condusse all’interno poterono rendersi conto della potenza della fortezza.

Due bracci di rocce si protendevano incurvandosi verso il mare, come le chele di un granchio: e in mezzo c’era il porto. Ma ognuna delle chele era stata rinforzata con muri, tratti di mattoni, posti d’osservazione, piccoli fortini, collegati alla massa centrale da un labirinto di passaggi sotterranei. Dov’era possibile, le mura esterne scendevano fino all’acqua, in modo da non offrire appigli agli assedianti.

«Si direbbe,» commentò Simon, «che il Forte di Sulcar sia stato costruito in previsione di una guerra.»

Magnis Osberic rise, bruscamente. «Mastro Tregarth, la Pace delle Strade può essere valida per la nostra gente entro i confini di Estcarp, e in una certa misura anche entro quelli di Alizon e di Karsten… purché noi facciamo risuonare il tintinnio dell’oro all’orecchio di certe persone. Ma altrove, in tutto il mondo, noi mettiamo in mostra le spade, insieme alle nostre merci, e questo è il cuore del nostro regno. Nei magazzeni c’è il nostro sangue vitale… perché le merci che barattiamo sono la nostra esistenza. Saccheggiare Forte Sulcar è il sogno di tutti i signorotti e di tutti i pirati di questo mondo!

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