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Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
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Yle si estendeva come una chiazza sempre più ampia di putredine fra Estcarp e i suoi unici alleati, ad occidente… gli scorridori del mare di Forte Sulcar. Quei commercianti-guerrieri che conoscevano località selvagge e terre tanto diverse avevano costruito la loro roccaforte, per concessione di Estcarp, su una lingua di terra che si protendeva nel mare, la strada che permetteva loro di circumnavigare il mondo. I marinai di Forte Sulcar erano maestri del commercio, ma erano anche combattenti che si aggiravano incontrastati in mille porti. Nessun fante di Alizon, nessuno scudiero di Karsten rivolgeva la parola ad un uomo di Sulcar se non in tono gentile; e quei marinai erano considerati fratelli di spada dalle Guardie di Estcarp.

«Magnis Osberic non è il tipo da lanciare la freccia della chiamata, se non ha già munito le sue mura,» osservò Tunston, un ufficiale anziano, istruttore di tiro delle forze di Estcarp. Si alzò e si stirò. «Faremmo meglio a dare un’occhiata al nostro equipaggiamento. Se Forte Sulcar chiede aiuto, dovremo tenerci pronti a sguainare le spade.»

Koris si limitò a rispondere con un cenno del capo. Aveva intinto un dito nel boccale e stava tracciando righe sul tavolo lucido, mentre masticava distrattamente un pezzo di pane scuro. Quelle righe avevano un senso preciso per Simon, che guardava al di sopra delle spalle dell’altro: riproducevano mappe che aveva visto nella sala delle adunanze della fortezza cittadina.

La lingua di terra che recava Forte Sulcar all’estremità s’inarcava per cingere un’ampia baia, così che, attraverso la distesa delle acque, la città dei mercanti fronteggiava — a parecchie miglia di distanza — Aliz, il porto principale di Alizon. Entro i confini della baia era racchiusa l’isola di Gorm. E su questa, Koris tracciò scrupolosamente un punto per indicare Sippar, la città più importante.

Stranamente, Yle non si trovava sul lato della penisola rivolta verso la baia, ma sulla parte sudoccidentale della costa, verso il mare aperto. Poi c’era un lungo tratto accidentato che si estendeva verso sud, nel Ducato di Karsten, formato da scogliere rocciose che non offrivano ancoraggi sicuri alle navi. La baia di Gorm era stata il migliore sbocco della vecchia Estcarp sull’oceano occidentale.

Il Capitano delle Guardie studiò per un lungo istante lo schizzo, poi, con un’esclamazione d’impazienza, vi passò sopra la mano, cancellando le linee.

«C’è una sola strada che porta a Forte Sulcar?» chiese Simon. Dato che Yle si trovava a sud e Gorm a nord, gli eventuali contingenti partiti da uno dei due avamposti di Kolder avrebbero potuto tagliare in due la penisola senza troppa fatica.

Koris rise. «C’è una sola strada, e vecchia quanto il tempo. I nostri antenati non avevano previsto che Kolder s’insediasse in Gorm… chi avrebbe potuto immaginare una cosa simile? Per rendere sicura la strada,» proseguì, posando il pollice sul punto che aveva tracciato per indicare Sippar e premendolo sul legno levigato come se schiacciasse senza pietà un insetto, «dovremmo agire qui. Si cura una malattia colpendola all’origine, non occupandosi della febbre e del deperimento che segnano la sua presenza nell’organismo. E in questo caso,» concluse, alzando cupamente lo sguardo verso Tregarth, «non abbiamo elementi su cui basarci.»

«Una spia…»

L’ufficiale delle Guardie rise di nuovo. «Venti uomini si sono recati da Estcarp a Gorm. Uomini che si erano sottoposti al mutamento d’aspetto senza sapere se avrebbero mai più potuto vedere i loro volti in uno specchio, e tuttavia lieti di farlo… uomini fortificati da tutti gli incantesimi che la sapienza di questa terra poteva evocare per armarli. E da Sippar non si è saputo più nulla. Perché i Koldar non sono come gli altri uomini, e noi non sappiamo nulla dei loro mezzi di accertamento, a parte il fatto che sono infallibili. Alla fine, la Guardiana ha vietato altre iniziative del genere, poiché il consumo del Potere era troppo grande per quei risultati invariabilmente negativi. Io stesso ho tentato di andare laggiù, ma avevano gettato un incantesimo ai confini, e non sono stato in grado di spezzarlo. Sbarcare su Gorm significherebbe la morte, per me, e sono più utile ad Estcarp da vivo. No, non elimineremo questa piaga fino a che Sippar non sarà caduta, e non abbiamo ancora speranze di riuscirvi.»

«Ma… e se Forte Sulcar è minacciato?»

Koris riprese l’elmo. «Allora, amico Simon, entreremo in azione! Perché in questo sta la stranezza dei Kolder: quando combattono sulla loro terra o sulle loro navi, vincono sempre. Ma quando assalgono un territorio pulito, su cui non è ancora caduta la loro ombra, c’è speranza di sconfiggerli. E quando combattono gli uomini di Sulcar, i corvi della guerra hanno di che nutrirsi bene. Mi piacerebbe scontrarmi con i Kolder, appena possibile.»

«Verrò con te.» Era un’affermazione, più che una domanda. Simon si era accontentato di attendere e d’imparare. Aveva studiato con la pazienza appresa faticosamente negli ultimi anni, sapendo che fino a quando non avesse conosciuto le nozioni che qui significavano vita o morte non avrebbe potuto sperare di acquisire l’indipendenza. E qualche volta, durante i turni di notte, si era chiesto se per caso il tanto vantato Potere di Estcarp non era stato usato per indurlo ad accettare lo status quo senza discussioni e ribellioni. Ma se era così, ormai l’incantesimo stava cessando i suoi effetti; era deciso a vedere, di quel mondo, qualcosa di più della città; e sapeva che, se non fosse partito ora con la Guardia, sarebbe andato da solo.

Il Capitano lo scrutò. «Non si tratta di una rapida sortita.»

Simon rimase seduto: sapeva che all’altro non faceva piacere trovarsi di fronte a qualcuno più alto, e desiderava propiziarselo con quella cortesia che non gli costava nulla.

«Ti ho mai dato l’impressione di aspettarmi solo facili vittorie?» chiese in tono caustico.

«E allora, affidati ai dardi. Come spadaccino, non sei ancora migliore d’uno stalliere di Karsten!»

Simon non s’irritò per quelle parole: sapeva che era la verità. Come tiratore, con i lanciadardi era in grado di tener testa ai migliori del forte, ed a vincere di stretta misura. La lotta ed il combattimento senz’armi, in cui aveva introdotto i trucchi del judo, gli avevano assicurato una reputazione che ormai era arrivata sino alle fortezze del confine. Ma nell’uso della spada era di poco superiore alle reclute quasi imberbi. E quando maneggiava una delle mazze che Koris usava con agilità felina, lo faceva con estrema goffaggine.

«Userò il lanciadardi,» si affrettò a rispondere. «Ma verrò.»

«Così sia. Ma prima resta da vedere se dobbiamo metterci in marcia.»

La decisione fu presa nella riunione cui parteciparono gli ufficiali agli ordini di Koris e le streghe in servizio nel forte. Sebbene Simon non avesse un rango ufficiale, si azzardò a seguire il comandante e non venne respinto; sedette sul muretto, sotto una delle finestre, studiando con attenzione i presenti.

Presiedeva la Guardiana che governava il forte ed Estcarp, la donna senza nome che l’aveva interrogato all’arrivo. E dietro il suo seggio stava in piedi la strega sfuggita ai segugi di Alizon. Erano presenti altre cinque streghe, senza età — e senza sesso, si sarebbe detto — ma attente e vigili. Simon avrebbe preferito combattere con il loro appoggio piuttosto che avversarle. Non aveva mai conosciuto nessuno che somigliasse a loro, e non aveva mai visto personalità tanto poderose.

Adesso, di fronte a loro, stava un uomo che faceva apparire più piccolo tutto ciò che gli stava intorno. In qualunque altro luogo avrebbe potuto dominare la scena. Gli uomini di Estcarp erano alti e magri: ma questo sembrava un toro bronzeo, e accanto a lui essi apparivano come adolescenti che non avessero ancora finito di crescere. La corazza che gli copriva il petto sarebbe bastata quasi a ricavare due scudi per le Guardie; le spalle e le braccia erano poderose come quelle di Koris, ma il resto del suo corpo era in perfetta armonia.

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