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Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]

Электронная книга - «Il mondo delle streghe [Witch Worlds - it]». Краткое содержание книги:

Una situazione disperata richiede sempre una soluzione disperata. E per lui, ormai non c’era altra alternativa. Ma la via suggerita da Jorge Petronius andava oltre l’immaginabile. Un pianeta apparso per sortilegio, un mondo paradossale. Una dimensione parallela in cui Simon Tregarth sembrava ormai destinato. E in lui c’era il dubbio se preferire la morte a quella strana Terra popolata di streghe. Arrendersi alla misteriosa Siege Perilous, la Pietra del Potere, era come affidare il proprio spirito, la propria mente ad un mondo da cui non ci sarebbe stato ritorno.
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«Sì!» La donna alzò la mano a sua volta, e gli uomini che li seguivano si fermarono. Koris girò fulmineamente la testa: diede il segnale e l’intera compagnia si arrestò.

Il Capitano passò momentaneamente il comando a Tunston e tornò indietro. Avevano inviato esploratori lungo i fianchi della colonna: non si poteva certo parlare di scarsa vigilanza.

«Che c’è?» domandò Koris.

«Stiamo per imbatterci in qualcosa.» Simon scrutò il terreno più avanti: era scoperto, sotto il sole, e non sembrava nascondere insidie. Non si muoveva nulla, eccetto un uccello che volteggiava altissimo. Il vento era caduto, e i suoi refoli non scuotevano più gli arbusti. Eppure Simon avrebbe scommesso che davanti a loro c’era una trappola in attesa di scattare.

Lo stupore di Koris fu transitorio. Aveva già deviato lo sguardo da Simon alla strega. Lei stava protesa in avanti sulla sella, con le narici dilatate, ed aspirava profondamente. Sembrava che cercasse un’usta, come un segugio. Lasciò cadere le redini, mosse le dita tracciando certi segni, e poi annuì bruscamente, con profonda convinzione.

«Ha ragione lui. C’è uno spazio vuoto, più avanti, e non riesco a penetrarlo. Può essere una barriera di forza… o può nascondere un agguato.»

«Ma come ha potuto… non possiede il dono!» La protesta di Koris fu immediata ed aspra. Lanciò un’occhiata a Simon, che non riuscì ad interpretarla: ma non era certo un’espressione di fiducia. Poi impartì gli ordini, spronando il cavallo per guidare personalmente una di quelle manovre avvolgenti ideate per attirare allo scoperto un nemico troppo impaziente.

Simon estrasse il lanciadardi. Come aveva compreso… come sapeva che stavano avanzando nel pericolo? Già in passato aveva notato qualche indizio di quella facoltà precognitiva… come la notte in cui aveva incontrato Petronius: ma non era mai stata così nitida e chiara, carica di una forza che aumentava mentre lui procedeva.

La strega restò accanto a lui, dietro la prima schiera delle Guardie, e prese a cantilenare. Aveva estratto dal giaco di maglia metallica la gemma offuscata che era nel contempo un’arma e l’emblema del suo ministero. Poi la sollevò sopra la testa, tendendo le braccia, e gridò un comando, in una lingua diversa da quella che Simon aveva faticosamente imparato.

Apparve una formazione naturale di rocce che puntavano verso il cielo come le zanne d’una mandibola gigantesca; la strada passava tra due di esse, che si congiungevano formando un arco. Ai piedi delle pietre erette c’era una massa di cespugli, morti e bruni o vivi e verdi, che formavano uno schermo.

Un sottile raggio di luce, irradiato dalla gemma, colpì la roccia più alta: e nel punto di contatto tra la pietra e la luce si levò una spira di nebbia che si addensò, avvolgendo le colonne e la vegetazione.

E da quella coltre di vapore biancogrigiastro eruppe l’attacco: un’ondata di uomini armati e corazzati che avanzavano correndo, nel silenzio più totale. Gli elmi coprivano le teste, con le visiere abbassate, e conferivano a quegli esseri l’aspetto di uccelli rapaci. E quell’avanzata, senza ordini gridati e senza richiami, accresceva la stranezza dell’improvvisa sortita.

«Sul… Sul… Sul!!!» Gli scorridori del mare avevano sguainato le spade, e le facevano roteare al ritmo del grido tonante, mentre si disponevano in formazione a cuneo: Magnis Osberic era alla loro testa.

Le Guardie non lanciarono grida, e Koris non impartì ordini. Ma i tiratori scelti presero la mira e spararono, gli uomini armati di spada avanzarono al galoppo, levando alte le lame. E avevano il vantaggio di essere a cavallo, mentre i nemici silenziosi erano a piedi.

Simon aveva studiato le armature di Estcarp, e ne conosceva i punti deboli. Non sapeva se si poteva dire altrettanto delle armature di Kolder: comunque, mirò all’ascella di un uomo che stava sferrando un colpo alla prima Guardia giunta a contatto con l’ondata nemica. Il Kolder roteò su se stesso e crollò di schianto: la visiera appuntita si piantò nella terra.

«Sul… Sul… Sul…!» Il grido di guerra degli uomini di Sulcar era come il rombo della risacca, quando le due schiere s’incontrarono, si mescolarono, turbinarono in un rabbioso combattimento corpo a corpo. Nei primi istanti della mischia, Simon non badò a nulla, solo a ciò che doveva fare lui stesso, solo alla necessità di trovare un bersaglio. E poi cominciò a notare le caratteristiche degli uomini contro cui si battevano.

I guerrieri di Kolder non cercavano di difendersi. Uno dopo l’altro, si avventavano ciecamente verso la morte, senza passare in tempo dall’attacco alla difesa. Nessuno schivava, nessuno alzava lo scudo o la spada per evitare i colpi. I fanti si battevano con torva ferocia, ma quasi meccanicamente. Sembravano giocattoli ad orologeria, pensò Simon, caricati e messi in moto.

Eppure, avevano fama di essere i nemici più formidabili conosciuti su quel mondo! Ma ora venivano abbattuti con la stessa facilità con cui un bambino avrebbe potuto rovesciare una fila di soldatini di plastica.

Simon abbassò il lanciadardi. Qualcosa, dentro di lui, si ribellava all’idea di prendere di mira quei guerrieri. Spronò il cavallo verso destra, e vide una delle teste dalla visiera a becco girarsi nella sua direzione. Il Kolder avanzò al piccolo trotto, ma non impegnò Simon come questi si attendeva. Invece, si avventò come una tigre… sulla strega.

La perfezione con cui lei controllava il suo cavallo la salvò dalla violenza dell’urto: la sua spada descrisse un arco dall’alto in basso. Ma il colpo non era perfetto: urtò la visiera appuntita del Kolder e venne deviato oltre la spalla.

Anche se quell’individuo poteva essere cieco sotto altri aspetti, era esperto nella scherma. La lunga lama azzurra lampeggiò, superò la spada della strega e gliela fece sbalzare dalla mano. Allora il Kolder gettò via la sua arma, e la mano coperta dal guanto di nera maglia metallica l’afferrò alla cintura, strappandola dalla sella nonostante la sua resistenza, con la stessa facilità con cui avrebbe potuto farlo Koris.

Simon si avventò sul Kolder: e la bizzarra carenza che stava facendo perdere lo scontro ai suoi camerati era presente anche in quell’uomo. La strega lottava così disperatamente nella sua stretta che Simon non osò servirsi della spada. Sfilò il piede dalla staffa, mentre spingeva avanti il cavallo, e sferrò un calcio con tutte le sue forze.

La punta dello stivale colpì la parte posteriore dell’elmo rotondo del Kolder, e l’urto intorpidì il piede di Simon. L’uomo perse l’equilibrio e crollò in avanti, trascinando con sé la strega. Simon balzò dalla sella, barcollando, temendo che la gamba informicolita cedesse. Le sue mani brancolanti scivolavano sulle spalle corazzate del Kolder, ma riuscì a strapparlo via dalla donna ansimante ed a scagliarlo riverso sul dorso: quello restò là, come uno scarafaggio, agitando debolmente le mani e le gambe e volgendo verso l’alto la visiera appuntita.

La donna si sfilò i guanti e s’inginocchiò accanto al Kolder, per slacciargli le fibbie dell’elmo. Simon l’afferrò per le spalle.

«Monta!» ordinò, conducendo il cavallo verso di lei.

La donna scosse il capo, e continuò quel che stava facendo. La cinghia cedette, e lei strappò via l’elmo. Simon non sapeva che cosa si fosse aspettato di vedere. La sua immaginazione, più vivida di quanto lui stesso fosse disposto ad ammettere, aveva evocato diverse immagini mentali degli odiati alieni… ma nessuna corrispondeva alla realtà.

«Herlwin!»

L’elmo di Koris, con il cimiero a forma di falco, si interpose tra Simon e quella faccia: il Capitano della Guardia s’inginocchiò a fianco della strega. Le sue mani si protesero verso le spalle del caduto come per stringerlo in un abbraccio amichevole.

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