Il ladro di corpi [The Tale of the Body Thief - it]
- Автор: Райс Энн
- Серия: Cronache dei vampiri #4
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Longanesi
- ISBN: 978-88-304-1915-5
- Переводчик: Cristina Messori
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «Il ladro di corpi [The Tale of the Body Thief - it]». Краткое содержание книги:
Poi mi raffigurai Pandora, l’amante di Marius: forse era morta molto tempo addietro. Creata da Marius all’epoca degli antichi romani, l’ultima volta che l’avevo vista era sull’orlo della disperazione. Anni prima, se n’era andata senza preavviso dalla nostra ultima vera riunione su Night Island, era stata tra le prime a farlo.
Quanto a Santino, l’italiano, non sapevo quasi nulla di lui. Non mi ero mai aspettato nulla. Era giovane. Forse le mie grida non lo avevano mai raggiunto. E, se anche lo avessero fatto, perché avrebbe dovuto ascoltarle?
Poi immaginai Armand. Il mio vecchio nemico e amico Armand. Il mio vecchio avversario e compagno Armand. Armand, il fanciullo angelico che aveva dato vita a Night Island, la nostra ultima casa.
Dov’era Armand? Mi aveva forse deliberatamente abbandonato? E perché no?
Quindi pensai a Marius, il grande, antico maestro che tanti secoli prima aveva creato Armand nell’amore e nella tenerezza. Marius, di cui ero andato in cerca per tanti anni. Marius, il vero figlio di due millenni, che mi aveva condotto nelle profondità della nostra storia insensata, e che mi aveva ordinato di venerare il santuario di Coloro-che-devono-essere-conservati.
Coloro-che-devono-essere-conservati. I morti e andati come Claudia. Perché i re e le regine tra noi possono perire con la stessa certezza di teneri uccellini.
Ma io vado avanti. Io sono qui. Io sono forte.
Marius, come Louis, aveva saputo della mia sofferenza! Aveva saputo e si era rifiutato di aiutarmi.
Il furore in me divenne più forte, sempre più pericoloso. E se Louis si trovava lì vicino, in quelle strade? Strinsi i pugni, lottando contro quel furore e la sua inutile e inevitabile manifestazione.
Marius, mi hai voltato le spalle. Non che sia stata una sorpresa, in realtà. Sei sempre stato l’insegnante, il genitore, l’alto sacerdote. Non ti disprezzo per questo. Ma Louis! Louis mio, non ti ho mai saputo negare nulla e tu mi hai abbandonato!
Sapevo di non poter rimanere lì. Non ero sicuro di riuscire a controllarmi se avessi posato lo sguardo su di lui. Non ancora.
Un’ora prima dell’alba, riportai Mojo al suo piccolo giardino, lo salutai con un bacio, e m’incamminai velocemente verso le estreme propaggini della città vecchia e attraverso il faubourg Marigny, e infine raggiunsi le paludi. Alzai allora le braccia verso le stelle, che nuotavano così brillanti al di là delle nuvole, e salii in alto, sempre più in alto finché non mi persi nella canzone del vento e rotolai con le correnti più lievi, mentre la gioia che provavo per i miei poteri mi riempiva l’anima.
30
Devo aver viaggiato per il mondo per un’intera settimana. Prima andai nella nevosa Georgetown a trovare quella giovane donna fragile e afflitta che il mio io mortale aveva violentato in modo così imperdonabile. Come un uccello esotico, lei si sforzava di mettermi bene a fuoco nell’odorosa oscurità del pittoresco ristorantino per mortali, incapace di ammettere che quell’incontro con «il mio amico francese» aveva avuto luogo. Poi, quando le consegnai un rosario d’epoca di smeraldi e diamanti, ne fu sbalordita. «Vendilo, se vuoi, chérie», dissi. «Lui voleva che tu lo avessi per farne quello che desideri. Ma dimmi una cosa: hai concepito un bambino?»
Scosse la testa e mormorò la parola: «no». Volevo baciarla: era tornata a essere bella ai miei occhi. Ma non osai correre il rischio. Non era solo perché l’avrei spaventata, ma perché il desiderio di ucciderla era quasi irresistibile. Un qualche feroce istinto puramente maschile in me la reclamava, giacché io l’avevo avuta in precedenza.
Dopo qualche ora avevo già lasciato il Nuovo Mondo e, notte dopo notte, vagai, cacciando nei ribollenti bassifondi dell’Asia, da Bangkok a Hong Kong e Singapore, poi nella triste e gelida città di Mosca, quindi nelle affascinanti città di Vienna e Praga. Per breve tempo andai a Parigi. Evitai Londra. Mi spinsi alla velocità massima. M’innalzai e mi tuffai nell’oscurità, atterrando a volte in città di cui non conoscevo il nome. Mi nutrii incessantemente di disperati e malvagi e, ogni tanto, di vagabondi e pazzi, ma anche di quegli sventurati innocenti sui quali ricadeva il mio sguardo.
Tentai di non uccidere. Cercai di non farlo. Tranne quando il soggetto era quasi irresistibile, un malvagio di prima categoria. E allora la morte era lenta e selvaggia e, quando finivo, avevo fame come prima. E allora… via a cercarne un altro, prima che sorgesse il sole.
Non mi ero mai trovato così a mio agio coi miei poteri. Non mi ero mai innalzato così in alto tra le nuvole, né mai avevo viaggiato così veloce.
Camminai per ore tra i mortali nelle vecchie strade strette di Heidelberg, di Lisbona e di Madrid. Passai per Atene, il Cairo e Marrakesh. Passeggiai sulle rive del golfo Persico, del Mediterraneo e dell’Adriatico.
Cosa stavo facendo? Cosa pensavo? Pensavo che il vecchio adagio — «il mondo mi appartiene» — fosse vero.
E ovunque andassi, feci sentire la mia presenza. Lasciai che i miei pensieri emanassero da me come note che scaturivano da una lira.
Il vampiro Lestat è qui. Sta passando il vampiro Lestat. Meglio farsi da parte.
Non volevo vedere gli altri. Non li cercai, né aprii loro la mia mente o le mie orecchie. Non avevo nulla da dire loro. Volevo soltanto che sapessero che ero stato lì.
In effetti colsi in vari luoghi il suono di alcuni senzanome, vagabondi a noi ignoti, occasionali creature della notte sfuggite all’ultimo massacro della nostra razza. A volte si trattò soltanto di una fuggevole immagine mentale di un essere potente che, subito, schermava i suoi pensieri. Altre volte fu il suono distinto di un mostro che arrancava attraverso l’eternità senza scaltrezza, né storia, né scopo. Forse esisteranno sempre esseri del genere!
Ormai avevo a disposizione l’eternità per incontrare simili creature, se mai ne avessi avvertito la necessità. L’unico nome sulle mie labbra era quello di Louis.
Louis.
Non potevo dimenticare Louis neppure per un istante. Era come se qualcun altro mi ripetesse il suo nome nell’orecchio. Cosa avrei fatto, se fossi mai tornato a posare lo sguardo su di lui? Come potevo mitigare i miei impulsi? Avrei tentato di farlo?
Alla fine ero stanco. I miei abiti erano ridotti in stracci. Non potevo più stare lontano. Volevo tornare a casa.
31
Ero seduto nella cattedrale buia. Era stata chiusa ore prima e io ero entrato furtivamente attraverso uno dei portoni anteriori, disattivando gli allarmi di protezione. E l’avevo lasciato aperto per lui.
Erano trascorse cinque notti dal mio ritorno. I lavori procedevano davvero bene, nell’appartamento di me Royale, e lui, com’era ovvio, non aveva mancato di notarlo. Lo avevo visto sostare sotto il portico dall’altra parte della strada, con lo sguardo verso le finestre, e io ero apparso sul balcone per un solo istante, insufficiente perché un occhio mortale mi potesse notare.
Da allora avevo giocato con lui al gatto e al topo.
Quella notte, avevo lasciato che mi scorgesse nei pressi del vecchio Mercato Francese. E come sobbalzò nel vedermi davvero, e quando scoprì Mojo insieme con me. Gli strizzai l’occhio e soltanto allora lui ebbe la certezza che era proprio Lestat, quello che stava guardando.