Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Andatosene dunque a casa, in sur un foglio scrisse l'animo suo più apertamente che poteva per darlo al magistrato in questa forma: "Considerato le difficultà di questa fabbrica, magnifici Signori Operai, trovo che non si può per nessun modo volgerla tonda perfetta, atteso che sarebbe tanto grande il piano di sopra, dove va la lanterna, che mettendovi peso rovinerebbe presto. Però mi pare che quegli architetti che non hanno l'occhio all'eternità della fabrica, non abbino amore alle memorie, né sappiano per quel che elle si fanno. E però mi risolvo girar di dentro questa volta a spicchi come stanno le facce e darle la misura et il sesto del quarto acuto: perciò che questo è un sesto che girato sempre pigne allo in su, e caricatolo con la lanterna, l'uno con l'altro la farà durabile. E vuole esser grossa, nella mossa da piè braccia tre e tre quarti, et andare piramidalmente strignendosi di fuora per fino dove ella si serra e dove ha a essere la lanterna. E la volta vuole essere congiunta alla grossezza di braccia uno et un quarto; poi farassi dal lato di fuora un'altra volta, che da piè sia grossa braccia due e mezzo, per conservare quella di dentro da l'acqua. La quale anco piramidalmente diminuisca a proporzione, in modo che si congiunga al principio della lanterna, come l'altra, tanto che sia in cima la sua grossezza duoi terzi. Sia per ogni angolo uno sprone, che saranno otto in tutto; et in ogni faccia due, cioè nel mezzo di quella, che vengono a essere sedici; e dalla parte di dentro e di fuori nel mezzo di detti angoli, in ciascheduna faccia, siano due sproni, ciascuno grosso da piè braccia quattro. E lunghe vadino insieme le dette due volte, piramidalmente murate, insino alla sommità dell'occhio chiuso dalla lanterna, per eguale proporzione. Facciansi poi ventiquattro sproni con le dette volte murati intorno, e sei archi di macigni forti e lunghi, bene sprangati di ferri, i quali sieno stagnati, e sopra detti macigni, catene di ferro, che cinghino la detta volta con loro sproni. Hassi a murare di sodo, senza vano, nel principio l'altezza di braccia cinque et un quarto, e di poi seguitar gli sproni, e si dividino le volte. Il primo e secondo cerchio da piè, sia rinforzato per tutto, con macigni lunghi per il traverso, sì che l'una volta e l'altra della cupola si posi in sui detti macigni. E nella altezza d'ogni braccia IX delle dette volte, siano volticciuole tra l'uno sprone e l'altro con catene di legno di quercia grosse, che leghino i detti sproni che reggono la volta di dentro: e siano coperte poi dette catene di quercia, con piastre di ferro per l'amor delle salite. Gli sproni murati tutti di macigni e di pietra forte, e similmente le facce della cupola tutte di pietra forte, legate con gli sproni fino all'altezza di braccia ventiquattro, e da indi in su si muri di mattoni, o vero di spugna, secondo che si delibererà per chi l'averà a fare, più leggieri che egli potrà. Facciasi di fuori un andito sopra gl'occhi, che sia di sotto ballatoio, con parapetti straforati d'altezza di braccia due, all'avenante di quelli delle tribunette di sotto; o veramente due anditi l'un sopra l'altro in sur una cornice bene ornata, e l'andito di sopra sia scoperto. L'acque della cupola terminino in su una ratta di marmo larga un terzo, e getti l'acqua dove di pietra forte sarà murato sotto la ratta; facciansi otto coste di marmo agli angoli nella superficie della cupola di fuori, grossi come si richiede et alti un braccio sopra la cupola, scorniciato a tetto, largo braccia due che vi sia del colmo e della gronda da ogni parte; muovansi piramidali dalla mossa loro, per infino alla fine. Murinsi le cupole nel modo di sopra, senza armadure, per fino a braccia trenta, e da indi in su in quel modo che sarà consigliato, per que' maestri che l'averano a murare; perché la pratica insegna quel che si ha a seguire".
Finito che ebbe Filippo di scrivere quanto di sopra, andò la mattina al magistrato, e dato loro questo foglio, fu considerato da loro il tutto; et ancora che eglino non ne fussino capaci, vedendo la prontezza dell'animo di Filippo e che nessuno degli altri architetti non andava con miglior gambe, per mostrare egli una sicurtà manifesta nel suo dire col replicare sempre il medesimo in sì fatto modo, che pareva certamente che egli ne avessi volte dieci, tiratisi da parte i Consoli, consultorono di dargliene; ma che arebbono voluto vedere un poco di sperienza, come si poteva volger questa volta senza armadura, perché tutte l'altre cose approvavono. Al quale disiderio fu favorevole la fortuna, perché avendo già voluto Bartolomeo Barbadori far fare una cappella in S. Filicita e parlatone con Filippo, egli v'aveva messo mano e fatto voltar senza armadura quella capella ch'è nello entrare in chiesa a man ritta, dove è la pila dell'acqua santa, pur di sua mano; e similmente in que' dì ne fece voltare un'altra in S. Iacopo sopr'Arno per Stiatta Ridolfi, allato alla cappella dell'altar maggiore. Le quali furon cagione che gli fu dato più credito che alle parole. E così, assicurati i Consoli e gli Operai per lo scritto e per l'opera che avevano veduta, gli allogorono la cupola, facendolo capo maestro principale per partito di fave. Ma non gliene obligarono se non braccia dodici d'altezza, dicendoli che volevano vedere come riusciva l'opera; e che riuscendo come egli diceva loro, non mancherebbono fargli allogagione del resto. Parve cosa strana a Filippo il vedere tanta durezza e diffidenza ne' Consoli et Operai; e se non fusse stato che sapeva che egli era solo per condurla, non ci arebbe messo mano; pur, come disideroso di conseguire quella gloria, la prese e di condurla a fine perfettamente si obligò. Fu fatto copiare il suo foglio in su un libro dove il proveditore teneva i debitori et i creditori de' legnami e de' marmi, con l'obligo su detto; facendoli la provisione medesima per partito di quelle paghe che avevano fino allora date agli altri capi maestri. Saputasi la allogazione fatta a Filippo per gli artefici e per i cittadini, a chi pareva bene et a chi male, come sempre fu il parere del popolo e degli spensierati e degli invidiosi. Mentre che si faceva le provisioni per cominciare a murare, si destò su una setta fra artigiani e cittadini, e fatto testa a' Consoli et agl'Operai, dissono che si era corsa la cosa e che un lavoro simile a questo non doveva esser fatto per consiglio di un solo, e che se eglino fussin privi d'uomini eccellenti, come eglino ne avevono abbondanza, saria da perdonare loro; ma che non passava con onore della città, perché venendo qualche disgrazia, come nelle fabriche suole alcuna volta avvenire, potevano essere biasimati, come persone che troppo gran carico avessino dato a un solo, senza considerare il danno e la vergogna che al publico ne potrebbe risultare: e che però, per affrenare il furore di Filippo era bene aggiugnergli un compagno.