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Il cuore dell’inverno

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Il cuore dell’inverno
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«Sono andate con Nynaeve ed Elayne» bisbigliò lui, facendo molta attenzione per assicurarsi che nessun Seanchan stesse badando a loro. Non intendeva dire molto, ma parlare della Famiglia dove i Seanchan potevano udirlo gli faceva venire la pelle d’oca. «A quanto ne so, sono tutte al sicuro.»

«Bene. Mi sarebbe dispiaciuto se a chiunque di loro fosse stato messo il collare.» Quella sciocca donna non aveva neanche abbassato la voce!

«Sì, è un bene» borbottò, poi si affrettò a spiegare le sue esigenze prima che lei potesse ricominciare a urlare quanto fosse felice che delle donne che potevano incanalare fossero sfuggite ai Seanchan. Anche lui ne era felice, ma non tanto da farsi mettere in catene per la gioia. Scuotendo il capo, lei si sedette sui gradini e si mise le mani sulle ginocchia. Le sue gonne verde scuro, con la cucitura sul lato sinistro, mostravano delle sottovesti rosse. Gli abitanti di Ebou Dar sembravano battersela coi Calderai sulla scelta dei colori. Il brusio delle voci dei Seanchan cozzava contro l’acuta musica tutt’intorno a loro, e lei rimase seduta lì a guardarlo con aria severa. «Tu non conosci le nostre abitudini, questo è il problema» disse lei. «I favoriti sono un’usanza antica e onorata nell’Altara. Molti giovani uomini o donne hanno un’ultima relazione come favoriti, viziati e ricoperti di doni, prima di sistemarsi. Ma vedi, un favorito se ne va quando sceglie di farlo. Tylin non dovrebbe trattarti come sento che sta facendo. Tuttavia,» aggiunse con aria saggia «devo dire che ti veste bene.»

Fece un movimento circolare con una mano. «Stendi il tuo mantello e voltati, in modo che possa guardarti meglio.»

Mat trasse un profondo respiro per calmarsi. E poi altri tre. I colori che gli sommergevano il volto erano di pura furia. Non si stava vergognando. No di certo! Per la Luce, lo sapeva l’intera città? «Hai uno spazio che posso usare o no?» domandò con voce strozzata. Scoprì che ce l’aveva. Poteva usare uno scaffale nel suo scantinato, che a suo dire rimaneva asciutto tutto l’anno, e c’era una piccola cavità sotto il pavimento di pietra della cucina dove lui una volta aveva tenuto il suo scrigno d’oro. Scoprì che il prezzo di affitto per lui era stendere il mantello e voltarsi in modo che lei potesse guardarlo meglio. Lei sogghignava come un gatto! Uno dei Seanchan, una donna dal volto da poiana in armatura rossa e blu, si godette tanto quello spettacolo che gli tirò una grossa moneta d’argento con strani disegni, un austero volto di donna su una faccia e una qualche pesante sedia sull’altra.

Comunque aveva il suo posto per conservare vestiti e denaro e, una volta tornato a palazzo, negli appartamenti di Tylin, trovò i vestiti da mettervi.

«Temo che gli indumenti del mio signore siano in uno stato terribile» disse Nerim in tono lugubre. Lo scarno Cairhienese dai capelli grigi, però, sarebbe stato altrettanto affranto nell’annunciare il dono di un sacchetto di gocce di fuoco. Il suo volto allungato era in un lutto perpetuo. Comunque lui tenne un occhio sulla porta in caso Tylin tornasse. «È tutto piuttosto sudicio, e temo che la muffa abbia rovinato molte delle giacche migliori del mio signore.»

«Era tutto in un armadio con i giocattoli da bambino del principe Beslan, mio signore» rise Lopin, dando degli strattoni ai risvolti di una giubba scura come quella di Juilin. L’uomo, che aveva un’incipiente calvizie era l’opposto di Nerim, corpulento invece di ossuto, scuro invece di pallido, il suo ventre tondo che ballonzolava sempre dalle risate. Per un po’ dopo la morte di Nalesean era sembrato che stesse gareggiando con Nerim quanto a singhiozzi, nel modo in cui competevano su ogni altra cosa, ma col passare delle settimane era tornato alla sua normale personalità. Sempre che nessuno menzionasse il suo ex padrone, comunque. «Sono impolverati, però, mio signore. Dubito che qualcuno sia stato in quell’armadio da quando il principe ha messo da parte i suoi soldatini.»

Percependo che finalmente la sua fortuna gli stava arridendo, Mat disse loro di cominciare a portare i suoi vestiti a La donna errante pochi capi alla volta, e una sacca piena d’oro a ogni viaggio. La sua lancia dal manico nero, appoggiata in un angolo della camera da letto di Tylin insieme al suo arco dei Fiumi Gemelli privo di corda, avrebbe dovuto attendere per ultima. Portar fuori quella poteva essere tanto difficile quanto portar fuori sé stesso. Poteva sempre farsi un arco nuovo da solo, ma non aveva intenzione di lasciare indietro l’ ashandarei. Ho pagato un prezzo troppo alto per quella cosa maledetta per lasciarla, pensò, tastando la cicatrice nascosta sotto la sciarpa attorno al suo collo. Una delle prime, una delle tante. Luce, sarebbe stato bello pensare che aveva altro ad aspettarlo oltre a cicatrici e battaglie che non voleva. E una moglie che non desiderava o nemmeno conosceva. Doveva esserci qualcos’altro. Prima doveva uscire da Ebou Dar con tutta la pelle, però. Questo per primo, e sopra ogni altra cosa.

Lopin e Nerim si congedarono da lui inchinandosi con l’equivalente di due borsellini pieni distribuito nei loro indumenti, in modo da non formare alcun rigonfiamento, ma se n’erano appena andati quando Tylin apparve, chiedendogli perché i suoi servitori stavano correndo per i corridoi come se stessero facendo una gara. Se lui avesse avuto istinti suicidi, avrebbe potuto dirle che stavano gareggiando per vedere chi sarebbe stato il primo a raggiungere la locanda col suo oro, o forse solo il primo a cominciare a pulire i suoi vestiti. Invece si tenne occupato a sviarla e presto questo gli scacciò ogni altro pensiero dalla testa, tranne per una pallida riflessione che la sua fortuna aveva cominciato finalmente a pagare in qualcos’altro, oltre al gioco d’azzardo. Tutto quello che gli serviva a coronamento era che Aludra gli desse ciò che voleva prima che se ne andasse. Tylin tornò a occuparsi di quello che le interessava, e per un po’ lui si dimenticò di fuochi d’artificio, di Aludra e della fuga. Per un po’.

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