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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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Uomini menavano fendenti, affondi, stoccate, nessuno che cedeva terreno, a quanto lei riusciva a vedere. Anche balestrieri in giubbe rosse in cima alle torri riuscivano a uccidere la loro quota di nemici, ma una volta tirato, una balestra richiedeva tempo per essere ricaricata, ed erano troppo pochi per modificare in ogni caso le sorti della battaglia. Erano le uniche guardie cittadine lassù. Gli altri erano mercenari. Tranne Birgitte.

Da così vicino, il legame permetteva all’occhio di Elayne di trovare facilmente il suo Custode, con l’intricata treccia dorata che dondolava mentre urlava incoraggiamenti ai suoi soldati, puntando il suo arco verso dov’erano necessari rinforzi. Nella sua corta giubba rossa dal colletto bianco e ampi pantaloni azzurro cielo infilati negli stivali, solo lei in cima alle mura non indossava nessun tipo di corazza. Aveva insistito affinché Elayne indossasse semplice grigio nella speranza di non essere notata e di evitare qualunque tentativo di assassinio o di cattura — alcuni degli uomini lassù avevano balestre o archi corti appesi alla schiena, e per quelli non in prima linea e impegnati in combattimento, cinquanta passi erano un tiro semplice —, ma sarebbero stati i quattro galloni dorati sulle spalle della sua Custode a rendere Birgitte il bersaglio di qualsiasi uomo di Arymilla avesse gli occhi. Perlomeno lei non si stava mescolando alla calca. Perlomeno lei...

Elayne rimase senza fiato quando un tizio asciutto con una corazza e un copricapo conico d’acciaio fece un affondo con una spada verso Birgitte, ma la donna dai capelli dorati lo evitò con calma — il legame diceva che per lei era come una dura cavalcata, niente di più! — e un colpo di rovescio del suo arco centrò il tizio sul lato della testa, scagliandolo giù dal bastione. Ebbe il tempo per urlare prima di colpire le pietre del selciato con un tonfo nauseante. Il suo non era l’unico cadavere sulla strada. Birgitte diceva che gli uomini non ti avrebbero seguito a meno che non sapessero che eri pronto ad affrontare i loro stessi pericoli e sofferenze, ma se si fosse fatta uccidere con questa idiozia da uomo...

Elayne non si rese conto di aver spronalo Cuore di fuoco in avanti finché Caseille non le afferrò le briglie. «Non sono un’idiota, tenente della guardia» disse in tono gelido. «Non ho intenzione di avvicinarmi finché non è... sicuro.»

La donna arafelliana ritrasse la mano e il suo volto si fece completamente immobile dietro le sbarre del suo elmo conico brunito. Subito Elayne si rammaricò per quello scatto d’ira — Caseille stava solo facendo il suo lavoro —, ma provava ancora una rabbia fredda. Lei non si sarebbe scusata. Provò una punta di vergogna quando si rese conto della scontrosità dei suoi stessi pensieri. Sangue e maledette ceneri, c’erano proprio certe volte in cui voleva schiaffeggiare Rand per aver messo quei bambini dentro di lei. In quei giorni non poteva essere certa di quali sbalzi avrebbero sofferto le sue emozioni da un momento all’altro. Erano comunque forti sbalzi.

«Se questo è quello che ti succede quando sei incinta» disse Aviendha, aggiustandosi lo scialle scuro avvolto attorno alle braccia «io credo che non avrò mai un bambino.» La sella dall’alto arcione del suo bruno grigiastro spingeva le sue voluminose gonne aiel tanto in alto da lasciare scoperte fino al ginocchio le gambe avvolte nelle calze, ma lei non mostrava alcun imbarazzo per quella esibizione. Con la giumenta immobile, pareva quasi a suo agio sulla sella. D’altro canto Mageen, Margherita nella Lingua Antica, era un animale placido e gentile con tendenza alla pinguedine. Per fortuna Aviendha era troppo ignorante sui cavalli per accorgersene.

Una risata ovattata fece voltare la testa di Elayne. Le donne della sua guardia del corpo, quella mattina tutte e ventuno in servizio contando Caseille, in corazze ed elmi lucidati, avevano facce impassibili — pure troppo, in effetti; senza dubbio stavano ridendo dentro — ma le quattro donne della Famiglia in piedi dietro di loro avevano le mani sopra la bocca e le teste ravvicinate. Alise, una donna di norma dal volto affabile, con sprazzi di grigio fra i capelli, la vide guardare — be’, guardare — e roteò gli occhi visibilmente, il che suscitò un nuovo scroscio di risate da parte delle altre. Caiden, una graziosa Domanese grassoccia, rise così forte che dovette reggersi a Kumiko, anche se la tarchiata donna dai capelli ingrigiti pareva avere le proprie difficoltà. Elayne ebbe una fitta di irritazione. Non per le risate — d’accordo, un po’ per le risate — e di certo non verso le donne della Famiglia. Non molto, almeno. Tirano inestimabili.

Quello scontro sulle mura non era certo il primo assalto di Arymilla nelle ultime settimane. In verità, la frequenza stava aumentando, con giorni in cui ce n’erano tre o quattro, ora.

Lei sapeva molto bene che Elayne non disponeva di soldati sufficienti a tenere sei leghe di mura. Che fosse folgorata, Elayne era fin troppo consapevole di non avere unità addestrate per montare palizzate provvisorie per tutti quelle miglia di mura e torri. Unità non addestrate avrebbero solo fatto un lavoro superficiale. Tutto quello che occorreva ad Arymilla era che abbastanza suoi uomini superassero le mura e occupassero un cancello. Poi avrebbe potuto portare la battaglia dentro la città, dove Elayne sarebbe stata in pesante inferiorità numerica. La popolazione si sarebbe potuta sollevare in suo favore, anche se non era certo, tuttavia quello non avrebbe fatto che contribuire al massacro, con apprendisti, stallieri e negozianti che combattevano contro armigeri e mercenari addestrati. Chiunque si fosse seduta sul trono del Leone allora — e molto probabilmente non sarebbe stata Elayne Trakand — sarebbe stata macchiata col sangue di Caemlyn. Perciò, a parte tenere i cancelli e lasciare sentinelle sulle torri, lei aveva ritirato tutti i suoi soldati nella Città Interna, vicino al palazzo reale, e vi aveva messo degli uomini con dei cannocchiali sulle guglie più alte. Quando una sentinella segnalava che si stava preparando un attacco, alcune donne della Famiglia collegate creavano passaggi per portare i soldati sul posto. Loro non prendevano parte al combattimento, naturalmente. Elayne non avrebbe permesso a quelle donne di usare il Potere come un’arma nemmeno se fossero state disposte a farlo.

Fino a quel momento aveva funzionato, spesso per poco. Caemlyn Bassa, fuori dalle mura, era un quartiere popoloso di case, botteghe, locande e magazzini che permetteva agli uomini di avvicinarsi prima di essere visti. Per tre volte i suoi soldati erano stati costretti a combattere sul terreno all’interno delle mura e riprendere almeno una Torre di guardia. Faccenda sanguinosa, quella. Elayne avrebbe ridotto in cenere Caemlyn Bassa per negare la copertura agli uomini di Arymilla, tranne che quel fuoco si sarebbe potuto propagare facilmente all’interno delle mura e causare un incendio, piogge primaverili o meno. Allo stato attuale cerano incendi dolosi ogni notte all’interno della città, e contenerli era già abbastanza difficile. Inoltre c’era della gente che viveva in quelle case nonostante l’assedio, ed Elayne non voleva essere ricordata come colei che aveva distrutto le loro dimore e i loro mezzi di sussistenza. No, quello che la irritava era che non aveva pensato prima di usare le donne della Famiglia a quel modo. Se l’avesse fatto, non sarebbe stata gravata ancora dal Popolo del Mare, per non parlare di un accordo che cedeva un miglio quadrato dell’Andor. Per la Luce, un miglio quadrato! Sua madre non aveva ceduto nemmeno un pollice dell’Andor. Che fosse folgorata, questo assedio non le dava neanche il tempo di piangere sua madre. O Lini, la sua vecchia balia. Rahvin aveva assassinato sua madre, e probabilmente Lini era morta per proteggerla. Canuta e smagrita dall’età, Lini non si sarebbe tirata indietro nemmeno davanti a uno dei Reietti. Ma pensare a Lini le fece sentire la voce sottile della donna: ‘Non si può rimettere il miele nel favo bambina.’ Quello che era fatto era fatto, e lei doveva conviverci «Ci siamo, allora» disse Caseille.

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