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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Suppongo che non abbia mai visto un uomo con gli occhi gialli prima» disse Perrin in tono beffardo.

«Sono comuni da dove provieni?» chiese il generale di stendardo.

«Non comuni, questo no, ma ti presenterò un altro uomo che li ha.»

Lei e Mishima si scambiarono delle occhiate. Per la Luce, sperava che non ci fosse nulla nelle Profezie su due uomini con gli occhi gialli. Quei colori turbinarono e lui li scacciò.

Il generale di stendardo sapeva con esattezza dove stava andando, una stalla di pietra al margine meridionale della città, ma quando smontò nel cortile vuoto, nessuno stalliere si precipitò fuori. Un recinto delimitato da una barriera di pietra si trovava accanto alla stalla, ma non c’era nessun cavallo. Lei porse le redini a uno dei soldati e rimase a fissare le porte della stalla, una delle quali era aperta. Dal suo odore, Perrin pensava che si stesse facendo forza.

«Seguimi, mio signore» disse lei infine «e non dire nulla che non devi. Potrebbe essere la cosa sbagliata. Se devi parlare, parla con me. Rendi chiaro che stai parlando con me.»

Suonava minaccioso, ma lui annuì. E iniziò a fare piani su come rubare la radice biforcuta, se le cose fossero andate storte. Avrebbe avuto bisogno di sapere se quel posto era sorvegliato di notte. Balwer poteva già averlo appreso. Quell’ometto sembrava raccogliere informazioni del genere senza nemmeno provarci. Quando lui la seguì all’interno, Mishima rimase con i cavalli, quasi sollevato di non accompagnarli. Cosa significava? Voleva dire qualcosa? Seanchan. Aveva passato solo pochi giorni con loro e già vedeva significati reconditi in ogni cosa.

Quel posto un tempo era stato una stalla, evidentemente, ma adesso era qualcos’altro. Il pavimento di pietra era stato ramazzato, così pulito da soddisfare qualunque donna di casa; non c’erano cavalli, e un profumo denso come menta avrebbe sopraffatto quello che restava dell’odore di cavallo e fieno per qualunque naso tranne il suo o quello di Elyas. Le scuderie erano piene di casse di legno impilate e sul fondo i tramezzi erano stati rimossi tranne per i montanti che supportavano il fienile. In quel momento uomini e donne stavano lavorando lì dietro, alcuni usando mortai e pestelli o setacci ai tavoli, altri occupandosi con attenzione di padelle appoggiate su gambe di metallo sopra bracieri a carbone, utilizzando delle pinze per rigirare quelle che sembravano radici.

Un giovane magro in maniche di camicia mise un sacco di iuta gonfio dentro una delle casse, poi rivolse a Tylee un inchino tanto profondo quanto quello del funzionario, col corpo parallelo al suolo. Non si raddrizzò fino a quando lei non iniziò a parlare.

«Generale di stendardo Khirgan. Desidero parlare con chiunque è al comando, se posso.» Il suo tono era molto diverso da quello che aveva usato col funzionario, nient’affatto imperioso.

«Come comandi» rispose il tizio magro con quello che suonava come un accento amadiciano. Perlomeno, se era Seanchan, parlava a una velocità adeguata e senza masticare le parole. Inchinandosi di nuovo altrettanto profondamente, si precipitò dove sei scuderie erano state circondate con una parete e bussò con diffidenza alla porta, poi attese il permesso prima di entrare. Quando uscì, si diresse verso il fondo dell’edificio senza neanche un’occhiata verso Perrin e Tylee. Dopo pochi minuti Perrin aprì la bocca, ma Tylee fece una smorfia e scosse il capo, perciò la richiuse e attese. Aspettò per un buon quarto d’ora, diventando sempre più impaziente a ogni attimo che passava. Il generale di stendardo aveva un odore compatto di pazienza.

Alla fine una donna dall’untuoso aspetto grassoccio con un abito giallo intenso dallo strano taglio uscì dalla stanzetta, ma si soffermò a osservare il lavoro che veniva svolto sul fondo dell’edificio, ignorando lui e Tylee. Metà del suo scalpo era stato rasato a zero! I capelli che le rimanevano erano raccolti in una grossa chioma grigia che le pendeva sulla spalla. Alla fine annuì soddisfatta e si avviò verso di loro senza fretta. Un pannello ovale azzurro sul suo petto era ricamato con tre mani dorate. Tylee le rivolse un inchino tanto profondo quanto quello che Faloun aveva riservato a lei e, ricordando la sua ammonizione, Perrin fece lo stesso. La donna untuosa inclinò la testa. Leggermente. Odorava di orgoglio.

«Desideri parlare con me, generale di stendardo?» Aveva una voce pacata, untuosa quanto lei stessa. E non cordiale. Era una donna indaffarata che veniva disturbata. Una donna indaffarata ben conscia della propria importanza.

«Sì, Onorevole» disse Tylee con rispetto. Una punta di irritazione comparve tra il suo odore di pazienza, poi fu repressa di nuovo. Il suo volto rimaneva impassibile. «Vuoi dirmi quanta radice biforcuta pronta hai a disposizione?»

«Una strana richiesta» disse l’altra donna, come riflettendo se accoglierla o meno. Inclinò il capo pensierosa. «Molto bene» disse dopo un momento. «Secondo la stima di metà mattinata, ho circa quattromilaottocentosettantatré libbre e nove once. Un risultato notevole, se posso dirlo io stessa, considerando quanta ne ho inviata e quante difficile trovare la pianta nei boschi senza mandare dei raccoglitori fino a distanze irragionevoli.» Per quanto potesse sembrare impossibile, l’orgoglio nel suo odore si accentuò. «Comunque ho risolto quel problema inducendo i contadini del luogo a seminare alcuni dei loro campi a radice biforcuta. Entro quest’estate avrò bisogno di costruire qualcosa di più grande per ospitare questa manifattura. Ti confido che non sarò sorpresa se mi verrà offerto un nuovo nome per questo. Anche se, ovviamente, potrei non accettare.» Esibendo un sorrisetto untuoso, toccò leggermente il pannello ovale, ma era quasi una carezza.

«La Luce ti favorirà di certo, Onorevole» mormorò Tylee. «Mio signore, mi farai la cortesia di mostrare il tuo documento all’Onorevole?» Questo con un inchino a Perrin decisamente meno profondo di quello che aveva rivolto all’Onorevole. Le sopracciglia della donna untuosa si contrassero.

Allungando una mano per prendere il foglio, la donna si immobilizzò, fissandolo in volto. Aveva finalmente notato i suoi occhi. Riscuotendosi un poco, lesse senza alcuna sorpresa, poi ripiegò di nuovo il foglio e rimase a picchiettarlo contro la sua mano libera. «Pare che tu abbia conoscenze in alto loco, generale di stendardo. E con un compagno molto strano. Quale aiuto richiedi — o richiede lui — da parte mia?»

«Radice biforcuta, Onorevole» disse Tylee in tono mite. «Tutta quella che hai. Caricata su carretti il prima possibile. E devi fornire anche i carretti e i carrettieri, temo.»

«impossibile!» sbottò la donna untuosa, tirandosi su altezzosa. «Ho stabilito dei rigorosi prospetti su quante libbre di radice biforcuta preparata devono essere inviate ogni settimana, a cui aderisco in modo rigido, e non permetterò che questo programma venga alterato. Il danno per l’impero sarebbe immenso. Le sul’dam stanno catturando marath’damane per ogni mano.»

«Perdono, Onorevole» disse Tylee, inchinandosi di nuovo. «Se tu potessi essere in grado di farci avere...»

«Generale di stendardo» si intromise Perrin. Chiaramente quello era un incontro rischioso e lui cercò di mantenere il proprio volto impassibile, ma non riuscì a evitare di aggrottare la fronte. Non poteva essere certo che nemmeno cinque tonnellate di quella roba sarebbero state sufficienti, e lei stava cercando di negoziare una quantità inferiore! La sua mente si affannò per trovare un modo. Pensare rapidamente era pensare male, a suo parere — conduceva a malintesi e incidenti —, ma non aveva scelta. «Questo può non interessare l’Onorevole, naturalmente, ma Suroth ha promesso morte o peggio se ci fosse stato qualunque ostacolo ai suoi piani. Suppongo che la sua rabbia non andrà oltre te e me, ma lei ha detto di prenderla tutta.»

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