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La torre proibita [The Forbidden Tower - it]

Электронная книга - «La torre proibita [The Forbidden Tower - it]». Краткое содержание книги:

Darkover è un pianeta gelido e ostile, illuminato da un fioco sole rosso-sangue, su cui hanno fatto naufragio, agli inizi del volo interstellare, alcuni coloni terrestri. Col passare degli anni gli abitanti di Darkover hanno imparato a usare le “pietre matrici” per sviluppare i loro poteri psi, e sul pianeta si è formata una cultura di tipo feudale basata sull’uso delle matrici. Queste pietre, tenute in torri austere e isolate, sono oggetto di un rituale mistico: solo le Custodi, donne che hanno fatto voto di castità, hanno il diritto di adoperarle. Contrapposta alla cultura dei “clan” di Darkover, si trova la civiltà dei terrestri, i quali, dopo vari millenni, hanno riscoperto il pianeta, e vorrebbero portare ai suoi abitanti risorse tecnologiche e armi più moderne. Ma i fanatici guardiani che proteggono la verginità delle Custodi vigilano affinché il pianeta del sole rosso non cada sotto l’influenza dei materialistici terrestri.
La torre proibita è la storia di due uomini e due donne che hanno osato sfidare il potere dei guardiani e la tradizione delle Torri.

Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1978.
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— In nome della dea, cosa sto facendo?

Callista, richiamata alle sue responsabilità, disse: — Non preoccuparti, Ferrika, il tuo istinto non sbaglia. Non è sorprendente: vivi vicino a noi da molto tempo. Se avevi una traccia di laran, era inevitabile che si destasse. Più avanti t’insegnerò come si fa, esattamente. Con una donna incinta è un po’ difficile.

Ferrika sbatté le palpebre, fissando Callista. Il suo volto rotondo aveva un’espressione sbigottita. Poi notò i graffi sanguinanti sulle guance della giovane donna. — Io non sono una leronis.

— Non lo sono neppure io, ormai — disse gentilmente Callista. — Ma ho imparato, come imparerai tu. È la dote più utile, per una levatrice. Sono sicura che tu possiedi più laran di quanto credi. — E aggiunse: — Vieni, portiamo Ellemir in camera sua. Deve riposare. E poi… — Si portò le mani ai graffi sanguinanti. — E poi devo curare anche questi. E quando ordini la cena per Ellemir, Damon, ordinala anche per me. Ho fame.

Damon le guardò uscire. Da molto tempo sospettava che Ferrika possedesse il laran; ma per lui era un sollievo che fosse stata Callista ad assumersi la responsabilità d’insegnarle.

Non c’era motivo perché una persona che possedeva il dono non venisse addestrata a servirsene, Comyn o non Comyn. Se le cose erano sempre andate così, dopo le epoche del caos, non voleva dire che dovessero continuare fino a quando Darkover fosse sprofondato nell’Ultima Notte. Andrew era diventato uno di loro, eppure era un terrestre. Ferrika era nata nelle tenute degli Alton, apparteneva alla classe comune, e — peggio ancora — era una Libera Amazzone. Ma aveva tutto ciò che occorreva per essere una di loro: aveva il laran.

Il sangue dei Comyn? Bastava pensare a ciò che aveva fatto a Dezi!

Damon si accorse che dopo quella terribile battaglia anche lui era affamato: ordinò la cena, e poi mangiò senza far caso al cibo, guardando Andrew che faceva altrettanto. Nessuno dei due parlò di Dezi. Damon pensò che più avanti si sarebbe dovuto far sapere a Dom Esteban che il figlio bastardo tanto amato e difeso era morto per le proprie colpe. Ma bisognava tenergli nascosti i particolari.

Andrew mangiava senza sentire il sapore, conscio di una fame terribile e dello sfinimento causato dal collegamento tramite la matrice: era nauseato, sebbene il suo organismo affamato divorasse il cibo con intensità meccanica. I suoi pensieri creavano un contrappunto doloroso: rivedeva Damon che scrollava Callista e la tratteneva per impedirle di mutilarsi. Il ricordo del volto insanguinato di lei lo faceva star male.

Aveva lasciato che fosse Damon a occuparsi di Callista: lui non aveva pensato ad altro che a Ellemir. Elli, che portava in grembo suo figlio. Aveva toccato Callista, e lei l’aveva scagliato attraverso la stanza. Damon l’aveva afferrata come un cavernicolo, e lei si era acquietata subito. Si chiese, disperato, se entrambi non avevano sposato la donna sbagliata.

Dopotutto, pensò, con la mente che si trascinava dolorosamente lungo una pista fin troppo nota, entrambi erano stati addestrati nelle Torri, entrambi erano telepati di primissimo ordine, e si comprendevano. Lui e Elli erano su un piano diverso: erano persone comuni, e non capivano certe cose. Guardò Damon con risentita inferiorità.

Aveva ucciso un ragazzo, quella mattina. In un modo orribile. E adesso se ne stava lì seduto a cenare tranquillamente.

Damon percepì il risentimento di Andrew, ma non tentò di seguire i suoi pensieri. Sapeva che c’erano momenti — e forse ci sarebbero sempre stati — in cui Andrew, per qualche ragione incomprensibile, si isolava da loro, non era più un fratello amatissimo ma un estraneo, disperatamente alienato. Sapeva che ciò era parte del prezzo che entrambi dovevano pagare per il tentativo di stringere la loro fratellanza attraverso due mondi in conflitto, due società del tutto diverse. Forse sarebbe stato sempre così. Lui aveva tentato di gettare un ponte attraverso l’abisso, ma questo era servito soltanto a peggiorare le cose. Adesso, tutto ciò che poteva fare — e se ne rendeva conto con amarezza — era lasciare che seguissero il loro corso.

Quando la porta si aprì di nuovo, Damon alzò la testa con un’irritazione che si affrettò a dominare: il servitore, dopotutto, doveva fare il suo lavoro. — Vuoi portare via i piatti? Un momento… Andrew, hai finito?

— Su serva, dom  — disse l’uomo. — La Dama di Arilinn e la leronis della Torre hanno implorato il favore di poterti parlare, nobile Damon.

Implorato?, pensò scettico Damon. Non era probabile. — Di’ loro che le riceverò nell’altra sala, tra qualche minuto. — Tra sé, ringraziò gli dèi perché Callista era con Ellemir, e Leonie non aveva chiesto di lei. Se avesse visto quei graffi… — Vieni, Andrew — disse. — Probabilmente ci vogliono tutti e quattro, ma non lo sanno ancora.

Leonie guidava il gruppo. Con lei c’erano Margwenn Elhalyn, e due telepati di Arilinn che erano andati alla Torre dopo il soggiorno di Damon, e uno, Rafael Aillard, che era stato ad Arilinn con lui ma che adesso risiedeva a Neskaya. Era incredibile, pensò Damon, che un tempo quell’uomo avesse fatto parte del suo cerchio e gli fosse stato più vicino di un parente stretto, di un caro amico. Leonie era velata, e questo lo irritò. Senza dubbio era doveroso che una comynara, una Custode, si presentasse velata in mezzo a estranei. Avrebbe capito se si fosse velata Margwenn. Ma Leonie?

Tuttavia parlò come se fosse abituato a vedere il proprio appartamento invaso da telepati sconosciuti e dalla Custode di Arilinn. — Parente, mi fai un grande onore. In cosa posso servirti?

Leonie disse, bruscamente: — Damon, tu sei stato allontanato da Arilinn anni fa. Tu possiedi il laran, e sei stato addestrato a usare una matrice, quindi non ti si può vietare di usarla per legittimi scopi personali. Ma la legge proibisce d’intraprendere importanti operazioni con le matrici fuori dalla protezione delle Torri. E adesso, tu hai usato la tua matrice per uccidere.

Per la verità, pensò Damon, era stata Callista a uccidere Dezi. Ma non aveva importanza. La responsabilità era sua. E lo disse.

— Sono il reggente di Alton. Ho messo legittimamente a morte un assassino che aveva ucciso un uomo e aveva tentato di ucciderne un altro entro il dominio. Rivendico il mio privilegio.

— Privilegio negato — disse Margwenn. — Avresti dovuto ucciderlo in un regolare duello, con armi lecite. Tu non hai il potere, fuori dalle Torri, di usare una matrice per un’esecuzione.

— Il tentato omicidio e l’omicidio sono stati commessi entrambi per mezzo di una matrice. Poiché sono stato addestrato in una Torre, ho giurato d’impedire tale abuso.

— Un abuso per impedire un abuso, Damon?

— Nego che sia stato un abuso.

— Non sta a te deciderlo — disse Rafael Aillard. — Se Dezi aveva violato le leggi di Arilinn (e a giudicare da quanto so di lui mi è facile crederlo, ma questo non c’entra), avresti dovuto riferirlo a noi e lasciare che fossimo noi ad agire.

La risposta di Damon fu un monosillabo osceno. Andrew non avrebbe mai creduto che Damon fosse capace di parlare in quel modo in presenza di donne. — Il primo reato è stato commesso davanti a me. Dezi aveva tentato d’imporre la sua volontà al mio fratello giurato, spingendolo fuori nella tempesta: solo la fortuna l’ha salvato dalla morte. E adesso ha assassinato il fratello di mia moglie, l’erede di Alton, e tutti erano disposti a credere che fosse stata una disgrazia! Chi, se non io, doveva punirlo? Per tutta la vita mi è stato insegnato che è compito mio punire i reati contro i miei parenti. In caso contrario, cos’altro è un Comyn?

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