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I racconti inediti

Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:

L’antologia di Jack Vance presenta al lettore i seguenti racconti di fantascienza: «ICABEM», «La selezione», «Il sifone plagiano», «Il fato del Phalid», «Il Tempio di Han», «Il figlio dell’albero» ed «I signori di Maxus».
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«Ringrazia mia sorella,» disse Gardius. «Ringrazia Thalla.»

«Addio, Gardius.» Mardien attraversò piano il campo fino a una sala d’aspetto decrepita. Gardius la vide salire su un’aeromobile, che decollò e la portò su nel cielo rosato verso Huamalpai.

Gardius rimase fermo, osservando l’orizzonte con una sensazione di sollievo fisico. Spazio da ogni lato, e sopra la sua testa la vasta cupola del cielo. Dopo settimane trascorse nella ristretta cabina si sentiva libero, pieno di energia repressa.

Oltrepassò le aerovetture, attraversò il padiglione d’attesa scoperto, e si incamminò.

La strada portava in mezzo a una pianura brulla, pavimentata di duri funghi immaturi grigioverdi. Piccoli sbuffi di polvere, turbinanti mulinelli rosa, vermigli, rossi, si avvicinavano roteando da lontano, e vagabondando verso l’orizzonte sparivano alla vista. Più avanti si appressava il dito scuro della palude.

Quando si fu affiancato, Gardius vide un terreno acquitrinoso e di odore acre. Gruppi rugginosi di canne erano allineati lungo la strada, e facevano ondeggiare barbe di ragnatele che il vento aveva trasportato dalla giungla profonda. La palude si ritirò. La strada svoltò, correndo parallela a una piantagione di granoturco.

Gardius proseguì, fischiettando tra i denti, in mezzo ai ciuffi leggeri che ondeggiavano e si inchinavano sopra la sua testa. Arman e gli Otro… perché? Era un problema che lo intrigava. Naturalmente Arman era per metà Otro. Pazzo per metà, allora?

Rifletté sugli indizi trovati nella Guida. «Gli Otro sono fanatici della legittima difesa. Non temono nulla e nessuno. Muoiono allegramente se solo possono portarsi appresso uno dei loro nemici. Nonostante tutte le loro personali stravaganze cooperano magnificamente in qualunque situazione di crisi, come quando hanno cacciato l’esercito di Re Vauhau dalla Foresta di Nord Alam. Il popolo delle Terre Basse attribuisce agli Otro caratteristiche soprannaturali, come l’immortalità, la seconda vista e simili, e racconta strane storie su questa razza insolita…»

In un certo senso la descrizione si adeguava a quello che sapeva di Arman, un mistico convinto del proprio destino. Apparentemente Arman sperava di rafforzare i dogmi del suo culto con il rituale ormai stabilito degli Otro. Immortalità? Seconda vista? Tutte le religioni prosperavano sull’umano terrore della morte, pensò Gardius: più erano sfacciate le pretese di una vita dopo la morte, più la religione era popolare. Mentre camminava Gardius sorrise lievemente. E così quello era il sogno di Arman: una rete di menti attraverso la galassia.

Ma il sorriso svanì, e tornò il corruccio. C’erano difficoltà pratiche che nemmeno una canaglia irresponsabile come Arman poteva trascurare. In primo luogo i Sommi non avrebbero tollerato un’organizzazione simile. Avevano i mezzi per scoprirla: una rete di spie e la polizia segreta. E avevano il potere per distruggerla: embargo, assassinio in massa, e come ultima risorsa le forze militari ufficiali.

Gardius smise di fischiare. Persino Arman doveva essere in grado di vedere l’insieme di contraddizioni. Per organizzare un blocco di potere era necessario sconfiggere la ricchezza, la forza e la potenza industriale di Maxus. E per sconfiggere Maxus era necessario un vasto complesso industriale, un’organizzazione planetaria. Era un circolo vizioso. Questo era Maxus e per questo avrebbe continuato a esistere.

Gardius fissò la strada polverosa senza vederla. C’era un sillogismo nascosto da qualche parte, una combinazione di idee che avrebbero chiarito il problema. Scosse la testa. Troppi fattori erano ancora sconosciuti. E quei fattori sapeva che erano variabili.

Alzò gli occhi sulle Terre Alte di Alam. Mardien ormai sarebbe stata a casa, in mezzo alla sua famiglia, ai suoi amici. Avrebbe visto Arman? Gardius strascicò i piedi nella polvere. Pensieri simili lo confondevano. Interferivano con l’impulso della sua vita. Era stata — era, si corresse — meravigliosamente semplice, meravigliosamente facile.

Primo: uccidere Arman o portarlo vivo su Maxus. Secondo: scovare e uccidere quanti mercanti di schiavi gli fosse stato possibile nell’arco della sua vita. C’erano uomini che cacciavano lupi, altri che cacciavano tigri-luna. Gardius avrebbe cacciato mercanti di schiavi. Avrebbe messo insieme una galleria delle loro teste, e avrebbe gioito nel percorrere la fila dagli occhi vitrei.

Dietro di lui risuonò uno scoppiettio, un fragore. Saltò a lato della strada, si voltò di scatto. Un autocarro carico di grassi animali grigi gli si affiancò. Gardius sollevò la mano. L’autocarro si fermò con un sibilo. Gli animali grugnirono e strillarono.

Il guidatore guardò giù dall’alta cabina. «Dove stai andando?»

«Huamalpai,» disse Gardius.

«Sali a bordo.»

Gardius volteggiò sulla scaletta, e si sedette sulla scarsa imbottitura del sedile. L’autocarro, un bruciatore a carbonella di manifattura locale, emise nuvole di fumo e di vapore. Le grosse ruote motrici si misero in moto con un gemito.

Il guidatore era un uomo all’incirca della sua stessa età, di costituzione più sottile, con i capelli neri legati in codini e una faccia appiattita. Era incline alla verbosità, e Gardius ascoltò pazientemente il flusso di parole.

«… quindici ettari il prossimo solstizio li metteremo a riso. È stato richiesto a Huamalpai, e le bestie da macello ci crescono bene. Si dice che anche i ragni si tengono a distanza, perché le foglie buttano fuori un olio rancido, ma non ho ancora visto i ragni stare lontani per un odore.»

«Ragni?» chiese Gardius.

Il guidatore annuì enfaticamente. «Arrivano dalle paludi per le bestie. Sono mostruosi, alcuni almeno. Altri, ovviamente, non sono più grandi del mio micetto domestico, e poi c’è una specie di animale con otto zampe, giallo-verde sulla pancia e nero sulle zampe, che può prendere una bestia sotto ognuna delle due zampe posteriori, e ritornarsene nella giungla, e non c’è niente da fare…»

Proseguendo la regione si fece più curata. Il granoturco e le pianure aride vennero lasciati indietro. Adesso vigneti e risaie irrigate fiancheggiavano la strada. Le piccole capanne di legno erano rannicchiate sotto tetti di paglia azzurro vivo. In lontananza si levava un gruppo di colline, sulle quali la terra e le mura di legno di Huamalpai si distendevano, si aggrappavano, sgocciolavano come glassa rosa su una torta scura. Dietro a Huamalpai sorgeva il Dirupo di Alam, due miglia di roccia nera contro il cielo rosa.

Notando la direzione dello sguardo di Gardius, il guidatore disse: «Quelle sono le Terre Alte di Alam.» Fece una pausa, volgendo gli occhi luccicanti in attesa su Gardius.

Allora Gardius disse: «Non è dove vivono gli Otro?»

«Esatto.»

«Ho sentito dire che sono una strana razza di gente.»

Il guidatore scrollò le spalle. «Pazzi come scarafaggi. Un uomo ha indosso un mantello rosso con su delle mezzelune azzurre. Un altro uomo gli va incontro con un mantello identico. Sai cosa succede?»

«No.»

«Tutti e due si strappano di dosso i mantelli, li bruciano, se ne vanno a casa e ne fanno dei nuovi, a colori e disegni diversi. Un uomo magari canta o parla. A un altro non piace. Allora gli va vicino e gli dice: «Chiudi la bocca!» E poi?»

«Combattono?»

«Niente affatto. Si stringono la mano. Ci sono grandi risate e ilarità.»

«E per che cosa combattono?»

Il guidatore si strinse nelle spalle. «Per esempio non vogliono prendere ordini. Ed è un insulto entrare nella casa di un altro.»

«Mi chiedo quale possa esserne la ragione.»

«Oh… semplice varietà da giardino di follia.»

«Come trattano gli stranieri?»

«Li ignorano per un giorno o due, poi li cacciano via. A loro piace l’isolamento.»

«Uhm.»

«Noi delle Terre Basse non andiamo molto spesso lassù. Quello che non capiamo non ci piace. E adesso è ancora peggio.»

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