Novilunio [The Wanderer - it]
- Автор: Лейбер Фриц Ройтер
- Год: 1972
- Язык: итальянский
- Год: Libra Editrice
- Переводчик: Ugo Malaguti
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Novilunio [The Wanderer - it]». Краткое содержание книги:
Come la Luna è stata una fedele compagna della Terra nella sua solitudine celeste, così le stelle sono state soltanto immagini remote, indistinte, piccole fiamme sospese nel cielo, inaccessibili e straniere e incorporee. Ma un giorno qualche viaggiatore, lasciando la strada lontana, potrebbe venire a bussare alla porta della vecchia casa; un giorno qualcosa potrebbe avvicinarsi, strisciando, nella giungla nera degli spazi cosmici. Quel giorno potrebbe essere vicino, in un cosmo dove le forze del tempo e del caso si muovono secondo schemi che la mente umana non riesce neppure a intuire. E cosa accadrebbe, se uno dei punti luminosi nel cielo… una delle stelle lontane… apparisse d'un tratto enorme, come un globo sanguigno e minaccioso, nei cieli notturni della Terra? Se la fedele compagna delnostro pianeta, la Luna, fosse risucchiata e cancellata dal cielo? Inizierebbe allora una lunga, infinita notte di novilunio. Un grande cielo color ardesia, dove le stelle brillano rade e fievoli, sopra coste battute da gigantesche maree, tra grandi cataclismi ed eventi ancor più bizzarri, una notte di novilunio che opera strani prodigi sulla mente e sul cuore degli uomini, facendo emergere tutto ciò che di migliore, e di peggiore, di nobile, e di volgare, costituisce l'essenza della natura umana. In questa notte di novilunio, forse il genere umano comincerebbe a conoscere se stesso…
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1965.
«Lascia stare questo argomento, Paul!»
Richard Hillary avanzava zoppicando rapidamente… un punto senza dimensioni, sulla pagina d'atlante dell'Inghilterra che Paul aveva osservato poco prima, ma ciononostante un uomo, vivo, ansante, spaventato. Stava sudando copiosamente; il sole lo martellava impietosamente con raggi caldi e soffocanti. Stava ansimando, e a ogni passo faceva una smorfia di dolore.
L'equivalente perfetto, tra i pedoni, di un'auto di grossa cilindrata su una grande autostrada, Richard aveva distanziato già da molto tempo la folla che lo seguiva, ma non aveva ancora raggiunto la folla dei profughi che marciava più avanti, se c'era davvero una folla. L'ultimo cartello che aveva visto aveva indicato, con beffarda opportunità, ne era certo, il «Mattatoio Provinciale.»
Guardando avanti, poté vedere che, a poche centinaia di metri, la strada cominciava a salire sinuosamente sulle pendici di un'alta collina, con una verdeggiante corona boscosa in vetta.
Ma, voltandosi, gli occhi abbacinati dal sole poterono vedere soltanto un pazzesco gioco d'incastri di coltri e serpentine di acqua.
Il serpente più grasso era la strada lungo la quale lui stava viaggiando, e che cominciò subito a riempirsi d'acqua, mentre lui indugiava, acqua che traboccava dal fossato di sinistra. Neppure due centimetri, eppure era una presenza minacciosa, inquietante.
A destra c'era un campo d'orzo, racchiuso minacciosamente da una staccionata apparentemente invalicabile, rialzato, rispetto alla strada, un campo che continuava a salire verso la cima della collina. Preso dalla disperazione, Richard scalò la staccionata, incurante della barriera di filo spinato che la dominava, e ricominciò a camminare tra l'orzo verdeggiante, che gli frusciava intorno ai piedi. Con un battito d'ali improvviso, che lo fece trasalire, un corvo emerse dal mare erboso, proprio davanti a lui, e si allontanò lentamente, gridando la sua rauca disapprovazione. Benché le gambe di Richard si piegassero, ormai, per la fatica, egli continuò la marcia, accelerando il passo.
Udì il brontolio di un tuono basso, lontano. Solo che quello era il genere di tuono che non smoriva brontolando nel silenzio, ma che si faceva sempre più forte, sempre più forte. Richard ebbe la certezza di essere sconfitto, ma cominciò ugualmente a correre, a correre con tutte le sue forze, verso la cima della collina. Dietro di lui, si sentì lo scalpiccio di conigli in fuga. A un certo punto, poté vedere almeno una dozzina di forme bianche che correvano.
Con la coda dell'occhio, cominciò a scorgere delle pareti che lo inseguivano, vorticose, rugghianti di schiuma sporca. Il tuono diventò tremendo, come quello di una dozzina di treni lanciati a tutta velocità. A un certo punto una schiuma giallastra gli circondò le gambe, e più avanti gli parve che una lingua d'acqua gli bloccasse la strada, isolandolo.
Eppure riuscì a raggiungere la sommità della collina, e le acque non arrivarono fin lassù, e il tuono tremendo cominciò lentamente a diminuire d'intensità.
Mentre lui stava là, barcollando, ansimando, con i muscoli del petto indolenziti, da una macchia d'alberi, proprio davanti a lui, sbucò un uomo diritto, piccolo, anziano, con una doppietta.
«Fermo, signore!» esclamò l'apparizione, puntando l'arma contro Richard. «Altrimenti farò fuoco.»
L'apparizione indossava ghette marrone, calzoni larghi grigi, e un pullover lilla. Il viso stretto, grinzoso, dagli occhi acquosi, era indurito da un'espressione di cupa disapprovazione.
Richard rimase immobile, non fosse stato altro che per la stanchezza che provava. Il tuono si allontanò e smorì completamente, mentre l'acqua torbida si quietava, livellandosi un po' più in basso, sulle pendici della collina.
«Avanti, parli!» esclamò l'apparizione. «Cosa le ha fatto credere di avere il diritto di calpestare il mio orzo? E come diavolo ha fatto a lasciare entrare tutta quest'acqua?»
Ritrovando un po' di fiato, finalmente, Richard curvò le labbra in un sorriso grave, e disse:
«Non l'ho fatto di proposito, mi creda.»
Sally Harris, con il sole del mattino che traeva scintille dorate dal suo bikini, si affacciò alla balaustra, e recitò una rapida serie di osservazioni.
Jake Lesher era seduto, con una tazza di caffè nero corretto con un po' di whisky irlandese, e fumava un grosso sigaro. Di quando in quando, corrugava la fronte. Un quaderno era aperto accanto alla tazza di caffè, e mostrava due pagine bianche.
Sally annunciò:
«L'acqua è dieci piani più in alto dell'ultima volta. I tetti sono gremiti di gente, e ci sono due o tre persone a ogni finestra che io posso vedere. Alcuni sono in piedi sui davanzali. Siamo stati fortunati, perché il nostro grattacielo si è incendiato e l'ascensore si è bloccato. Qualcuno sta agitando il pugno… perché io, che cosa ti ho fatto? Qualcun altro ha fatto un bel tuffo… ah, che brutta entrata in acqua! La corrente è forte… sta respingendo una lancia della polizia. Ehi tu, la smetti di puntare contro di me il tuo bastone? Ci sono delle madri, e dei bambini, e…»
Si udì uno zing, e un crack, e la ringhiera cromata risuonò per tutta la sua lunghezza. Sally fece un salto indietro, come se qualcosa l'avesse punta, e si voltò:
«Qualcuno mi ha sparato!» annunciò, indignata.
«Vieni dentro, piccola,» la erudì Jake. «La gente è sempre invidiosa di chi si trova in alto.»
CAPITOLO XXXI
Gli studiosi di dischi volanti udirono quattro rapidi colpi di clacson che giunsero attraverso l'aria pregna dei vapori acri, odiosi di una terra bruciata… un fetore ancor più odioso, da quando si era levato un vento caldo e umido di sud-est. In alto, il sole era rovente, ma c'era un enorme banco di nubi nere a sud.
Hunter fece fermare la Sedan dietro la Corvette, che era appena giunta sulla cima di un'altura, dove la strada passava tra due garitte di guardia naturali, sporgenze rocciose a un'altezza di cinque, sei metri.
Doc era ritto sul sedile, e studiava il paesaggio davanti a lui. Aveva vagamente l'aspetto di un pirata, con la falda del cappello nero calata sulla nuca, ma sollevata sulla fronte. Tese la mano destra, e Rama Joan gli porse il binocolo. Doc ricominciò l'osservazione, usando lo strumento. Anche Rama Joan e Ann si erano alzate.
Hunter spense il motore della guida interna, sistemò il freno, e quando l'autobus si fermò dietro di loro, terzo della fila, lui e Margo scesero e corsero verso la Corvette, per potere vedere a loro volta la scena.
Davanti a loro si stendeva un pendio digradante, che si abbassava in una serie di dolci ondulazioni per un quarto di miglio per raggiungere una zona pianeggiante, una valle profonda, oltre la quale il terreno tornava a salire, anche se l'altura successiva era più bassa.
Il pendio era nero, a sinistra, di un polveroso verde-bruno alla destra. La Collinare di Santa Monica lo discendeva in curve serpentine, attraversando e riattraversando la linea di demarcazione tra la zona bruciata e quella non bruciata.
Verso il fondo, quasi sulla linea di demarcazione, la strada passava accanto a tre bianchi edifici, circondati da un ampio spiazzo ghiaioso e da un alto reticolato metallico. Poi la strada entrava nel fondovalle, che proseguiva in entrambe le direzioni, una sorta di fossato pianeggiante, ma incurvato, che veniva infine nascosto dalle colline, da una parte e dall'altra.
In basso, al centro della fascia pianeggiante, seguendone i contorni, si stendeva quello che, per un lungo momento, parve semplicemente un serpente lungo più di un miglio, appiattito, squamoso, largo trenta metri. Le squame individuali, che scorrevano a file bordate di scintillii e guizzi metallici, erano soprattutto azzurre, brune, color crema e nere, benché qua e là se ne vedesse una verde o una rossa. A giudicare dai lati scintillanti, il serpente aveva un ventre d'argento.
Wojtowicz, sopraggiungendo alle loro spalle, esclamò: