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La genesi della specie [Hominids - it]

Электронная книга - «La genesi della specie [Hominids - it]». Краткое содержание книги:

Durante un esperimento di calcolo quantistico Ponter Boddit, uno scienziato Neandertal, supera accidentalmente le barriere che separano il suo mondo da quello della specie umana e si ritrova in un universo parallelo, che gli appare carico di contraddizioni e di ambiguità. Messo in isolamento, l'alieno diviene un oggetto di studio per un gruppo di ricercatori ed esperti, e un'attrazione irresistibile per i media e per i politici delle varie nazioni, che ne reclamano l'ideale proprietà. Nello stesso tempo, nella dimensione dei Neandertal, il compagno di Ponter, Adikor Huld, viene accusato del suo omicidio. Riuscirà a provare la propria innocenza, pur non potendo neppure immaginare quanto gli è accaduto?
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Non fu semplice capirne il funzionamento. I robot dotati di intelligenze artificiali erano molto costosi. Quell'esemplare era azionato da un telecomando, ma i segnali radio avrebbero potuto interferire con i registri quantistici, annullando il tentativo di Adikor di riprodurre l'esperimento che aveva causato la scomparsa di Ponter. Per questo Dern aveva deciso di legare un cavo di fibra ottica al dorso del robot e collegarlo a una piccola scatola di comando, sistemata su una consolle nella sala di controllo del laboratorio. Posizionarono il robot sulla sommità del registro 69, in modo da evitarne le vibrazioni, come già aveva fatto Ponter, usando due joystick per manovrarne le mani.

«Tutto a posto?» si sincerò Adikor.

Dern annuì.

Entrambi guardarono Jasmel, che assisteva all'esperimento. «Pronti?»

«Pronti.»

«Dieci» cominciò il conto alla rovescia Adikor, in piedi accanto alla sua unità di controllo. Gridava forte i numeri, come aveva fatto la prima volta, anche se nella sala dei registri non c'era nessuno che potesse sentirlo.

«Nove.» Sperava disperatamente che l'esperimento riuscisse: per Ponter, ma anche per lui.

«Otto. Sette. Sei.»

Lanciò un'occhiata a Dern.

«Cinque. Quattro. Tre.»

Fece un sorriso di incoraggiamento a Jasmel.

«Due. Uno. Zero.»

«Ehi!» urlò Dern.

La scatola di comando cadde dalla consolle, sbatté sul pavimento e prese a scivolare, come se qualcuno avesse improvvisamente tirato con forza il cavo di fibra ottica a cui era legata.

Adikor sentì una forte ventata irrompere nella sala, ma non così violenta da fargli avvertire il contraccolpo nelle orecchie, non essendosi verificata una significativa variazione di pressione. Era come se ci fosse stato un semplice ricambio d'aria…

«Non ci posso credere» disse Jasmel, ma il vento coprì le sue parole.

Dern si fiondò per bloccare la scatola di controllo, fermando il cavo con un piede, mentre Adikor si precipitava verso l'apertura che affacciava sul piano sotterraneo dove si trovavano i registri, per controllare cosa fosse successo.

Il robot era scomparso, ma…

…ma il cavo a cui era fissato era completamente teso lungo il pavimento, dalla porta della sala di controllo a…

Scompariva accanto alla colonnina del registro 69, come nel buco di un muro invisibile, nell'aria fine.

I tre si guardarono, smarriti. Si precipitarono verso il monitor, che avrebbe dovuto mostrare quello che stava riprendendo la telecamera del robot. Ma lo schermo era vuoto, un quadrato nero.

Jasmel fu la prima a parlare: «Il robot si è disintegrato. Proprio come mio padre.»

«Chissà» disse Dern. «Potrebbe darsi che i segnali video non riescano ad attraversare quel… qualunque cosa sia quel buco lì.»

«Potrebbe anche essere che sia finito in un posto completamente buio» ipotizzò Adikor.

«Che… che dobbiamo fare?» chiese la ragazza.

Dern scrollò lievemente le spalle tondeggianti.

«Proviamo a tirare il cavo» propose Adikor. «Vediamo se torna qualcosa da… quel posto lì.» Scese nella sala dei registri, raccolse delicatamente il cavo, che a pochi passi da lui scompariva nel nulla, e cominciò a tirare piano, con tutte e due le mani.

Subito dopo sopraggiunse Jasmel, che lo aiutò a tirare.

Il cavo veniva su senza resistenza, ma tirando Adikor aveva l'impressione che alla sua estremità, da qualche parte al di là del buco, fosse attaccato un peso, come se il robot oscillasse sull'orlo di un precipizio.

«Quanto sono resistenti i connettori del cavo?» chiese lanciando un'occhiata fugace a Dern, che nel frattempo lo aveva raggiunto.

«Sono degli spinotti bedonk standard.»

«Cederanno?»

«Solo se tiri con forza. I connettori sono fissati a dei piccoli ganci di metallo.»

Adikor e Jasmel continuarono a tirare su facendo attenzione a non dare strattoni.

«E i ganci li hai chiusi?»

«Non… non ne sono sicuro» balbettò Dern. «Credo di sì.»

Avevano già recuperato almeno tre metri di cavo, quando…

«Guarda!» esclamò Jasmel.

La tozza sagoma del robot affiorava da… be', non sapevano da cosa, ma adesso era visibile la base, come se in qualche modo stesse passando attraverso un buco a mezz'aria che la sezionava trasversalmente in due parti.

Dern attraversò di corsa la sala, i risvolti dei pantaloni fruscianti sul pavimento levigato. Si protese ad afferrare uno dei bracci affusolati del robot che fuoriusciva dal varco oscuro. Fece appena in tempo, perché il connettore del cavo cedette, facendo cadere all'indietro Adikor e Jasmel. Si rimisero subito in piedi, mentre Dern recuperava il robot da… dall'altra parte.

Si precipitarono verso Dern, seduto sul pavimento con il robot rovesciato accanto. A una prima occhiata non sembrava più danneggiato di prima; ma Dern si guardava allibito la mano sinistra.

«Tutto bene?» gli chiese Adikor.

«La mano…»

«Che c'è? Una frattura?»

Dern alzò lo sguardo. «No, sta bene. Sta bene, ma… quando ho afferrato il robot… quando il cavo ha ceduto e il robot è caduto all'indietro la mia mano è finita dall'altra parte. L'ho vista scomparire attraverso… non so che cosa.»

Jasmel gli prese la mano e la studiò con attenzione. «Sembra che non ci sia niente di strano. Ti fa male?»

«Non sento niente. Ma è stato come se me l'avessero tagliata, proprio sotto le dita, la cesura era incredibilmente dritta e liscia, ma non sanguinava, e anche se era tagliata in due continuavo a muovere le dita mentre la tiravo su.»

Jasmel rabbrividì.

«Sei sicuro di star bene?» gli chiese Adikor.

Dern annuì.

Adikor si avvicinò cauto verso il luogo dove poco prima c'era l'apertura. Si chinò e tastò tutta la zona; qualunque varco si fosse aperto, adesso si era richiuso.

«Cosa è successo?» chiese Jasmel.

«Mah, proprio non lo so» rispose Adikor. «Possiamo trovare una lampadina, un fanale, qualcosa da applicare al robot?» chiese a Dern.

«Certo. Posso prenderla da un casco di protezione. Ne avete qualcuno in più?»

«Li trovi su una mensola nel cucinino.»

Dern annuì; poi alzò la mano e la fece ruotare attorno al polso, come se la vedesse per la prima volta. «Pazzesco» disse tra sé. Scosse la testa per reagire e andò a prendere la lampadina.

«Adesso sappiamo quello che è successo» disse Jasmel appena rimasero soli. «Mio padre è andato a finire dall'altra parte, qualunque cosa sia. Ecco perché non si trova il corpo.»

«Non è al livello della nostra superficie. Deve essere caduto da qualche parte giù e …»

Jasmel inarcò il sopracciglio. «E potrebbe essersi rotto l'osso del collo. Quindi… quindi quello che potremmo vedere…»

Adikor annuì. «Sì, potremmo vedere il suo cadavere. Anch'io ci ho pensato, mi dispiace, ma… a dire il vero, credevo che fosse annegato in una vasca piena di acqua pesante.» Rifletté un po', quindi si avvicinò al robot e verificò che fosse completamente asciutto. «Quando Ponter è finito dall'altra parte c'era una riserva di acqua pesante, e… gristle!»

«Che c'è?»

«Forse siamo venuti in contatto con un altro universo, non quello in cui è finito Ponter.»

Jasmel fu scossa da un tremito.

Adikor rimise in piedi il robot e verificò che il connettore non fosse danneggiato. Jasmel, a passi lenti e a capo chino, recuperò il cavo di fibra ottica, e lo diede a Adikor che lo fissò nei morsetti.

Dern tornò con due lampade elettriche, provviste di batterie, e un rotolo di nastro adesivo con cui fissò le lampade sugli occhi del robot.

Lo riposizionarono esattamente come prima, sulla sommità del registro 69, e risalirono nella sala di controllo. Adikor prese degli scatoloni da imballaggio e vi montò sopra, per poter contemporaneamente operare alla consolle e guardare alle sue spalle il registro 69.

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