La luce morente [Dying of the Light - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1979
- Язык: итальянский
- Год: Armenia Editore
- Переводчик: Franco Giambalvo
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «La luce morente [Dying of the Light - it]». Краткое содержание книги:
«Un vagabondo, un viaggiatore senza meta, una scoria della creazione: il pianeta Worlorn era tutte queste cose. Per innumerevoli secoli aveva continuato a cadere, da solo, senza scopo, precipitando tra i freddi e solitari spazi che si aprono fra le stelle. Ma lui non apparteneva a nessuna di quelle stelle. In un certo senso non faceva nemmeno parte della galassia, anche se rotolava attraverso il piano della galassia come un chiodo che attraversa la tonda superficie di un tavolo. Non faceva parte di niente...» Poi Worlorn passa vicino alla Ruota di Fuoco, la supercostellazione che gli darà qualche anno di luce prima che esso piombi di nuovo nella notte senza fine cui sono destinati i mondi senza sole.
E nel momento in cui il pianeta solitario si avvicina, forse per l’ultima volta, al fuoco della vita, gli uomini decidono di trasformarlo per i loro fini riposti. La luce morente è una storia di superscienza, ma anche di esseri umani posti di fronte a un ennesimo simbolo dell’esistenza precaria che conduciamo, sul Margine dell’universo.
É il primo romanzo di George R.R.Martin, un grande affresco spaziale del lontano futuro, dove tutto è azione, poesia, meraviglia.
Dirk abbassò la porta, chiudendosi all’interno e diede un colpetto al controllo di gravità. L’aerauto si sollevò, oscillò un po’ incerta, ma si sollevò. Afferrò la barra e la tirò a sé e subito si trovò fuori, in aria.
Ebbe un breve attimo di terrore. Se la griglia fosse stata troppo debole, lui lo sapeva benissimo, non si sarebbe affatto alzato, ma avrebbe ottenuto solo un debole rollio sul terreno soffocato dal muschio. La macchina oscillò e cadde in picchiata in maniera allarmante, una volta che si era sollevata. Tra l’altro, lui non era affatto ansioso di incontrare qualche viaggiatore notturno. In alto, con le luci spente, lui avrebbe visto qualsiasi altra aerauto che fosse passata sotto di lui, ma aveva buone possibilità di sfuggire al loro controllo.
Non abbassò lo sguardo per guardare Kryne Lamiya, ma sentiva la città sotto di sé, che lo guidava avanti, che gli lavava tutte le paure. La paura era una cosa stupida; non c’era niente di importante, meno di tutte la morte. La musica continuò anche quando la Città Sirena con le sue luci bianche e grigie era scomparsa. Scompariva la musica poco per volta e diventava più debole, ma era sempre con lui, sempre potente. Una nota, un sibilo sottile oscillante, durò più di tutte le altre. A più di trenta chilometri dalla città si sentiva ancora, mescolata al più profondo soffiare del vento. Alla fine si accorse che il suono veniva direttamente dalle sue labbra.
Smise di fischiare e cercò di concentrarsi sul volo.
Dopo aver volato per quasi un’ora, la montagna torreggiava su di lui, o piuttosto sotto di lui, perché si era portato piuttosto in alto e gli pareva di essere più vicino alle stelle ed alle galassie puntiformi che alle foreste in basso. Il vento era diventato penetrante e furioso e cercava di penetrare attraverso le fessure sottilissime dei portelli, ma Dirk ignorava il suono.
Nel punto in cui le montagne raggiungevano le foreste, Dirk vide una luce.
Fece virare la macchina, in un’ampia curva, e cominciò a scendere. Non avrebbero dovuto esserci luci in questa parte della montagna, lui lo sapeva; chiunque fosse, bisognava controllare.
Scese a spirale finché si trovò direttamente al di sopra della luce, poi fermò la macchina a mezz’aria e rimase sospeso per un breve istante, facendo scendere il controllo di gravità. Atterrò con infinita lentezza, oscillando avanti e indietro leggermente nei refoli di vento in una lenta caduta.
Era circondato da parecchie luci. L’illuminazione principale veniva da un fuoco. Adesso riusciva a distinguerlo; lo vedeva spostarsi ed oscillare a seconda di come il vento soffiava sulle fiamme, un po’ da una parte e un po’ dall’altra. Ma c’era un’altra zona con delle luci più piccole… erano immobili ed artificiali, messe in cerchio nel buio, non troppo distanti dal fuoco. Forse un chilometro, stimò, forse meno.
Nella piccola cabina la temperatura cominciò ad alzarsi e Dirk sentì di sudare, aveva tutti i vestiti inzuppati sotto il giubbotto pesante. Vide anche il fumo; arrivava a nuvole, nere e caliginose, si sollevava dal fuoco e gli impediva la vista. Aggrottò la fronte e spostò l’aeromobile finché non fu più direttamente al di sopra delle fiamme e continuò la discesa.
Il fuoco si alzò a salutarlo. Lunghe lingue arancione, che parevano brillantissime in contrasto con i pennacchi di fumo. Vide anche delle scintille, o tizzoni, o qualcosa del genere; uscivano dal fuoco in brillanti spruzzi incandescenti, impolverando la notte e svanendo subito. Dirk era ormai bassissimo e fu minacciato da un altro fenomeno: un crepitare furioso di fiamme bianco azzurre, seguite da un’acuto odore di ozono, che subito dopo scomparve.
Dirk arrestò l’aerauto quando il fuoco era ancora piuttosto lontano sotto di lui. C’era dell’altra gente attorno — il cerchio formato dalle immobili luci artificiali — e lui non temeva di essere visto. La sua macchina nera e argento, immobile contro il cielo nero, non sarebbe stata facile da individuare, ma la storia sarebbe stata diversa se lui si fosse delineato contro le fiamme. Anche se niente gli impediva la visuale dal punto in cui era librato, tuttavia non riusciva a distinguere che cosa stesse bruciando; al centro del fuoco c’era una forma oscura da cui uscivano ogni tanto delle scintille. Attorno poteva vedere l’intricato insieme di soffocatori, con i rami cerei che brillavano gialli sotto la luce riflessa. Parecchi erano nel punto in cui si era verificato lo scoppio ed erano loro che formavano la maggior parte del fumo nero, accartocciandosi e trasformandosi in cenere. Ma gli altri, il muro contorto che circondava la cosa nera che bruciava, rifiutavano di cedere. Il fuoco non si allargava, ma stava visibilmente spegnendosi.
Dirk attese e lo vide morire. Era già quasi sicuro che si trattasse di un aeromobile caduto; glielo dicevano soprattutto le scintille e l’odore di ozono. Voleva sapere di chi fosse quella macchina.
Quando le fiamme diminuirono e le scintille cessarono di fuoriuscire, ma prima che il fuoco si fosse estinto completamente trasformandosi in fumo grasso, Dirk riuscì a distinguere una forma. Per un istante; un’ala, vagamente simile a quella di un pipistrello, contorta secondo un’angolazione grottesca e puntata verso il cielo. Un muro di fuoco scivolava dietro l’ala. Gli bastava; non si trattava di nessuna macchina che lui conoscesse, anche se era chiaramente di costruzione Kavalar.
Si allontanò immediatamente dal fuoco morente, come un oscuro spettro sopra la foresta ed andò verso il cerchio di illuminazione artificiale. Questa volta mantenne una distanza superiore. Non aveva nessun bisogno di andare più vicino. Le luci erano molto brillanti e la scena pareva scolpita in minuti dettagli.
Vide una vasta radura, circondata da torce elettriche, sulle rive di un lago con l’acqua immobile, molto largo. Tre aerauto erano posate a terra e lui le conosceva tutte e tre; lo stesso terzetto che aveva già visto sotto l’albero Emereli a Sfida, quando Myrik Braith aveva assalito Gwen. Una di quelle macchine, quella con la cupola più grande e la corazza rosso scura, apparteneva a Lorimaar alto-Braith. Le altre due erano più piccole, quasi identiche, solo che adesso erano piuttosto diverse, poiché una delle due era visibilmente danneggiata e si vedeva bene anche da distante. Era posata in maniera goffa, mezza sommersa dall’acqua ed in parte era sformata ed incandescente. La porta corazzata era leggermente aperta.
Figure sottili si muovevano attorno al relitto. Dirk non se ne sarebbe quasi accorto se quelli non si fossero mossi, poiché si mimetizzavano perfettamente con lo sfondo. Lì vicino, qualcuno portava i cani Braith facendoli uscire da una porta sulla fiancata della macchina di Lorimaar.
Dirk si accigliò e toccò il controllo di gravità, facendo sollevare il suo aeromobile, finché uomini e macchine sparirono alla vista e sotto di lui non rimase nient’altro che un punto luminoso nella foresta. Per la verità, erano due punti, ma il fuoco si era ormai trasformato in un pallido tizzone arancione, che diventava visibilmente meno luminoso.
Dirk si soffermò a pensare, al sicuro nel buio ventre del cielo.
La macchina danneggiata era quella di Roseph, la stessa macchina che loro avevano rubato a Sfida, la macchina con cui Jaan Vikary aveva volato fino a Larteyn quel mattino. Di questo ne era sicuro. I Braith lo avevano trovato, chiaro, e lo avevano inseguito nella foresta, abbattendolo. Eppure gli pareva improbabile che lui fosse morto; altrimenti, quale era lo scopo dei cani Braith? Lorimaar non aveva certo fatto uscire la muta per farle fare una passeggiata. Era assai più probabile che Jaan fosse sopravvissuto e fosse poi scappato nella foresta e adesso i Braith stavano andando a dargli la caccia.