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La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]

Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:

L’impero della Terra si estende attraverso una miriade di mondi, mondi antichi ma anche giovani e freschi e ribelli, disseminati nella sconfinata immensità degli spazi galattici. Un impero richiede forza e controllo: un impero diffuso attraverso gli anni luce è un impero destinato a sfaldarsi sotto la spinta di innumerevoli forze disgregatrici. Le colonie stellari più remote sono ansiose di affrancarsi dal gioco pesante del pianeta madre… che ha creato un’avida compagnia interstellare, la Multiplanetaria del Sole, per privare di ogni ricchezza i mondi dei pionieri. Ma la Lega delle Grandi Stelle decide di opporsi a queste spinte contraddittorie... e il nodo cruciale della situazione diventa una titanica stazione siderale situata nel sistema nel Sole di Pell, una colossale base cosmica nota nella Galassia umana come “la Porta dell’Infinito”. E in questa complessa partita a scacchi tra la Terra e la Confederazione dei Grandi Abissi, s’inserisce il fattore vitale della Lega dei Mondi Ribelli… uno scontro tra forze contrastanti ciascuna delle quali può muovere le stelle e i soli della Galassia, forze tra le quali nessuna sembra avere la possibilità di vincere realmente la battaglia… Un gigantesco, splendido affresco galattico, uno dei grandi cicli della fantascienza moderna: tutto questo, e molto di più, è La Lega dei Mondi Ribelli.

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
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Ed anche gli umani, il piccolo gruppo radunato nell’anticamera della sala del consiglio, avevano gli occhi egualmente sbarrati.

Le truppe entrarono senza indugi, e spinsero con decisione le porte decorate. I battenti girarono, e due soldati si piazzarono immobili come statue, rivolti verso l’interno, con i fucili spianati. I consiglieri, nella sala tutt’altro che gremita, si alzarono e si girarono verso i fucili, mentre Signy, Mazian e gli altri facevano il loro ingresso. Nel loro atteggiamento c’era dignità, se non proprio un’aria di sfida.

— Comandante Mazian — disse Angelo Konstantin, — posso invitarla a sedere e a discutere con noi… lei e i suoi comandanti?

Mazian restò un momento immobile. Signy stava fra lui e Keu, con Kreshov dall’altra parte, scrutando quelle facce. Non c’era neppure una metà dei consiglieri. — Non vi porteremo via molto tempo — disse Mazian. — Ci avete invitati qui. Eccoci.

Nessuno si era mosso, per mettersi a sedere o cambiare posizione.

— Vorremmo — disse Konstantin, — una spiegazione di questa… operazione.

— Legge marziale per la durata dell’emergenza — disse Mazian. — E domande… domande dirette, signor Konstantin, circa gli accordi che potete aver concluso con certi agenti dell’Anonima. Le intese… con la Confederazione, e la trasmissione di informazioni riservate al servizio segreto della Confederazione. Tradimento, signor Konstantin.

Nella sala, tutti impallidirono.

— Nessuna intesa — disse Konstantin. — Non esiste nessuna intesa, comandante. Questa stazione è neutrale. Siamo una stazione dell’Anonima, ma non ci lasciamo coinvolgere in azioni militari e non consentiamo di venire utilizzati come base.

— E questa… milizia che avete sparso tutto intorno a Pell?

— Qualche volta la neutralità ha bisogno di rinforzi, comandante. È stata la comandante Mallory a metterci in guardia contro l’arrivo imprevisto e incontrollato di profughi.

— Afferma di non sapere che le informazioni… sono state consegnate alla Confederazione da agenti dell’Anonima. Non è al corrente di accordi o cessioni che quegli agenti possono avere concluso con il nemico?

Vi fu un attimo di assoluto silenzio. — Non sappiamo nulla di accordi del genere. Se c’erano accordi da concludere, Pell non ne è stata informata; e se ne fossimo stati informati, li avremmo scoraggiati.

— Adesso siete informati — disse Mazian. — Sono state passate informazioni, inclusi segnali e parole in codice che mettono in pericolo la sicurezza di questa stazione. Siete stati consegnati alla Confederazione, signor Konstantin, dall’Anonima. La Terra sta cessando le sue attività qui. A cominciare da voi. E da noi. Non accettiamo questa situazione. A causa di quello che è già successo, altre stazioni sono state perdute. Voi siete il confine. Con le forze di cui disponiamo, Pell ci è necessaria e possiamo tenerla. Lo capisce?

— Avrete tutta la nostra collaborazione — disse Konstantin.

— Accesso ai vostri archivi. Ogni problema per la sicurezza dovrà essere identificato e messo in quarantena.

Konstantin girò gli occhi verso Signy, poi tornò a fissare Mazian. — Abbiamo seguito tutte le procedure indicate dalla comandante Mallory. Scrupolosamente.

— Non ci saranno sezioni, documenti, macchine o appartamenti, dove i miei non abbiano accesso immediato, se sarà necessario. Preferirei ritirare la maggior parte delle mie forze e lasciar fare alle vostre, se resterà inteso chiaramente quanto segue: se ci sono problemi di sicurezza, se qualche nave non segue le istruzioni o se scoppia un qualunque disordine, noi abbiamo le nostre procedure, e apriremo il fuoco. È chiaro?

— Chiarissimo — disse Konstantin.

— I miei uomini avranno completa libertà, signor Konstantin, e spareranno, se lo riterranno necessario; e se dovremo sparare per aprire la strada a uno dei nostri, lo faremo, e questo vale per ogni uomo e ogni donna della Flotta. Ma questo non succederà. Provvederà la vostra sicurezza… da sola o con l’aiuto della nostra. Mi dica cosa preferite.

Konstantin strinse i denti. — Quindi parliamo chiaramente, comandante Mazian. Noi riconosciamo il vostro dovere di proteggere le vostre forze e di proteggere questa stazione. Collaboreremo; e ci aspettiamo collaborazione da voi. Da questo momento, quando io invio un messaggio, deve arrivare a destinazione.

— Assolutamente — disse Mazian senza esitare. Si guardò intorno, e alla fine si avviò verso la porta mentre Signy e gli altri restavano a fronteggiare il consiglio. — Comandante Keu — disse, — lei potrà continuare a discutere i particolari con i consiglieri. Comandante Mallory, occupi il centro operativo. Comandante Kreshov, controlli la documentazione e le procedure della sicurezza.

— Avrò bisogno di un esperto — disse Kreshov.

— Il direttore della sicurezza l’aiuterà — disse Konstantin. — Invierò l’ordine.

— Anch’io — disse Signy, lanciando un’occhiata verso una faccia nota, al tavolo centrale; il più giovane dei Konstantin. A quell’occhiata, l’espressione del giovane cambiò, e la ragazza che gli stava accanto gli strinse la mano.

— Comandante — disse lui.

— Damon Konstantin… lei, se vuole. Può esserci d’aiuto.

Mazian uscì, portando con sé parte della scorta, per compiere una visita generale dell’area o, più probabilmente, per svolgere altre operazioni, e occupare altre sezioni, quali il nucleo centrale con i suoi macchinari. Jan Meyis, il secondo dell’Australia, fu incaricato di quel compito delicato. Keu sedette al tavolo del consiglio; Kreshov uscì con Mazian. — Venga — disse Signy, e Damon indugiò per rivolgere un’occhiata a suo padre che stringeva le labbra, sconvolto, e poi per congedarsi dalla giovane donna. Non facevano gran caso a lei, pensò Signy. Attese, poi si avviò insieme a Damon verso la porta, dove rivolse un cenno a due soldati perché la scortassero, Kuhn e Dektin.

— Il centro di comando — disse a Konstantin, e lui le aprì la porta con incongrua, spontanea cortesia, indicando la direzione da cui erano arrivati.

Non disse una parola; aveva il volto serrato e impenetrabile.

— C’è sua moglie, là dentro? — chiese Signy. Ci teneva a conoscere i dettagli che riguardavano le persone importanti. — Chi?

— Mia moglie.

— Chi?

— Elene Quen.

Signy si stupì. — Una famiglia della stazione?

— I Quen. Dell’Estelle. Mi ha sposato e non ha partecipato all’ultimo viaggio.

— L’Estelle è perduta. Lo sa.

— Lo sappiamo.

— Peccato. Avete figli?

Passò un momento, prima che lui rispondesse. — Ne avremo uno.

— Ah. — La donna le era parsa un po’ appesantita. — Angelo Konstantin ha due figli, no?

— Ho un fratello.

— Dov’è?

— Sulla Porta dell’Infinito. — L’espressione del giovane era sempre più ansiosa.

— Non ha motivo di preoccuparsi.

— Non mi preoccupo.

Signy sorrise, ironicamente.

— Le vostre forze sono anche sulla Porta dell’Infinito? — chiese lui.

Signy continuò a sorridere, senza dir nulla. — Ricordo che lei è dell’Ufficio Legale.

— Sì.

— Quindi deve conoscere parecchi codici di accesso al computer per i fascicoli personali, no?

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