Mutazione pericolosa
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Fabio Feminò
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:
Pierre si mise col sedere sul tavolo, scivolò sulla sua ampia superficie lucida, scese dall’altro lato, e si frappose rapidamente tra Molly e la linea di fuoco di Bullen. — Ce ne stiamo andando — disse Pierre. — Ce ne stiamo andando. La metta via.
Rosalee riapparve. Le sue labbra turgide di collagene si spalancarono quando vide la pistola di Bullen. — S…s…sicurezza in arrivo — balbettò.
Presto comparvero quattro corpulente guardie in uniformi grigie. Due di esse avevano grossi revolver spianati.
— Cacciate questi due dall’edificio — sbottò Bullen.
— Venite con noi — disse una delle guardie, facendo un gesto con la pistola. Pierre prese a camminare, e Molly lo seguì subito. Le guardie li portarono immediatamente all’ascensore. Una guardia girò una chiave nel pannello dei comandi, e l’ascensore scese rapidamente per i trentasette piani fino a terra, così facendo Pierre si sentì scoppiare le orecchie.
— Fuori — disse la stessa guardia che aveva parlato prima.
Pierre e Molly si affrettarono a raggiungere il parcheggio, con le due guardie che li seguivano. Entrarono nella Toyota, con Molly al posto di guida, e si allontanarono in fretta.
Pierre stava tremando dalla testa ai piedi; la sua corea era aggravata dall’adrenalina.
— Che è successo lì dentro? — disse Molly.
— Io… mi sono confuso.
— Hai detto molto di più di quanto avessimo previsto.
Pierre chiuse gli occhi. — Lo so. Lo so. È… dannazione, odio questa fottuta malattia.
La strada curvava a sinistra. Le gomme stridettero leggermente mentre la macchina seguiva la deviazione.
— Che mi dici di Bullen? — disse Pierre infine.
Molly scosse il capo. — Niente.
— Che significa «Niente?»
— Bullen ha solo continuato a pensare cose tipo «Mio Dio… è un lunatico» ed «È fuori di sé», e…
— Sì?
— E «Guarda come sta tremando… dev’essere ubriaco».
— Ma niente sugli omicidi?
Lei svoltò per un’altra strada. — Niente.
— Niente colpa? Nessun senso di shock per essere stato scoperto?
— No. Nulla del genere. Te lo dico io, Pierre, onestamente quello non aveva idea di che cosa stessi parlando.
— Ma ero così sicuro. Tutte le prove…
Giunsero a un semaforo, e Molly fermò l’auto. — Prove che hai visto tu — disse a bassa voce. Lo guardò brevemente, poi abbassò gli occhi.
— No — disse secco Pierre. — Dannazione, no. Quel che è successo là dentro è stato un caso. La mia non è un’allucinazione. Non ho perso la testa.
La luce si fece verde. Molly premette sull’acceleratore e per il resto del percorso in silenzio.
37
Un mese dopo
Pierre, esausto, attraversò la porta posteriore e immediatamente sentì rialzarglisi il morale. La loro casa non era costosa e i loro mobili IKEA non erano raffinati. Ma era confortevole… il tipo di vita che non avrebbe mai pensato di avere. Una moglie, una figlia, il profumo della cena sul fuoco, giocattoli sparsi sul pavimento del soggiorno, un focolare.
Molly entrò nel soggiorno, portando Amanda. — Guarda chi c’è qui! — disse a sua figlia. — Giusto! È papà! …Non lo so. Glielo chiederò. — Molly guardò suo marito. — Vuole sapere se ti sono piaciuti i biscotti che ti abbiamo fatto.
Pierre si portava sempre il pranzo da casa, in un sacchetto, di quei tempi; era più facile mangiare direttamente in laboratorio che trascinarsi per i lunghi corridoi dell’edificio 74 fino allo snack bar. — Erano deliziosi — disse Pierre. — Grazie.
Amanda sorrise.
Molly diede a Pierre un bacio, Pierre si mise a sedere sul divano, e Molly trasferì Amanda fra le sue braccia in attesa. Lui la sollevò sopra la testa, e lei fece piccoli suoni gorgoglianti di gioia.
— Come sta la mia bambina? — le disse. — La mia piccolina?
Molly si ritirò brevemente in cucina per rimescolare lo stufato, poi si unì di nuovo a loro. Pierre fece sedere Amanda su un ginocchio e la fece rimbalzare su e giù. In TV c’era Sesame Street, col volume al minimo.
— Hai fatto la brava bambina oggi? — chiese Pierre. — Non hai fatto passare guai alla mamma, vero?
Amanda si dimenò deliziata, come se l’insinuazione di poter essere una combinaguai le piacesse enormemente.
— La cena sarà pronta fra circa venti minuti — disse Molly.
Pierre sorrise. — Grazie. Mi spiace di non essere arrivato in tempo per prepararla io. Oggi era il mio turno.
— Oh, non preoccuparti, tesoro. Mi sono divertita stavolta.
Sembrò per un po’ assorta nei suoi pensieri. Nessuno di loro sapeva esattamente cos’avrebbero fatto con Amanda quando i due anni di congedo per maternità di Molly fossero scaduti. Non potevano mettere una bambina muta in un asilo normale, e dovevano ancora trovarne uno che sembrasse adatto. Nei paraggi ce n’era uno per bambini sordi, ma nessuno per quelli che potevano sentire ma non parlare. Molly aveva parlato di non tornare affatto all’università, ma entrambi sapevano che non poteva farlo. Era sulla strada per la docenza fissa, e aveva bisogno di costruirsi una solida carriera per quando Pierre non fosse più stato fra loro.
Pierre prese di nuovo Amanda e la tenne di fronte a sé. Cominciò a farle delle facce buffe, e lei ridacchiò forte. Ma pochi istanti dopo, prese ad agitare le braccine, tentando di dire qualcosa. Pierre la mise giù in grembo, così che potesse muovere le mani liberamente. «Bere», fece segno.
Pierre la guardò severo, e tracciò i segni «Cosa dici?» «Per favore» fece segno lei. «Bere, per favore.» Molly sorrise. — Glielo do io. Succo di mela? Amanda annuì. Per un po’, Amanda aveva fatto resistenza a imparare il linguaggio dei segni; era sembrato un fastidio non necessario, finché non era giunta a capire che sebbene sua madre potesse sentire quel che stava pensando, non ci riusciva né suo padre né nessun altro. Molly riapparve pochi momenti dopo con un bicchierino di plastica mezzo pieno di succo. Amanda lo prese con tutte e due le mani e lo prosciugò in un paio di sorsi. Porse di nuovo il bicchiere a sua madre.
— Devo fare l’insalata — disse Molly.
— Grazie — disse Pierre.
Lei sorrise e andò via. Pierre sollevò Amanda dal suo grembo e la poggiò sul divano accanto a sé. Sapeva che il linguaggio dei segni era, al massimo, un rudimentale sostituto della lingua parlata, e peggio ancora della lettura diretta dei pensieri, ma essere in grado di comunicare con lei era tremendamente importante per Pierre. Le mani di Pierre si mossero. «Cos’hai fatto oggi?»
«Giocato» fece segno Amanda. «Guardato tv. Disegnato.»
«Cos’hai disegnato?»
Amanda lo guardò senza espressione.
«Cos’hai disegnato?» fece di nuovo segno Pierre.
Amanda fece spallucce.
Pierre non si era impratichito col linguaggio dei segni quanto avrebbe voluto. Immaginò di stare facendo uno sbaglio, così tentò di chiederlo in un modo diverso. «Hai fatto un disegno di cosa?»
Gli occhi di Amanda erano spalancati.
Pierre abbassò gli occhi sulle sue mani, e vide che si stavano agitando. Non l’aveva sentito affatto. Si strinse la mano destra con la sinistra, tentando di fermarla. Provò a fare i segni di nuovo, ma non venivano nel modo giusto. Non poté far sì che il palmo sinistro si aprisse correttamente per «disegnare», e non poté muovere dolcemente l’indice destro fra le dita della mano sinistra per «cosa».
La fronte di Amanda si stava corrugando. Poteva chiaramente vedere che Pierre era agitato. Pierre tentò ancora, ma i gesti apparvero aggressivi, simili a quelli di artigli. Si rese conto di stare spaventando sua figlia, ma, dannazione, se solo avesse «potuto» controllare le sue dita…