Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
Marguery non sembrava per niente preoccupata da ciò. Toccò con la mano un oggetto fissato con una cinghia attorno alla sua testa dal quale scaturì un potente fascio di luce e continuò a nuotare, attraversando le massicce porte di una cella e facendo cenno a Sandy di seguirla. A quel punto gli occhi di Sandy stavano iniziando ad abituarsi all’oscurità, tanto che riuscì a discernere una serie di cassette metalliche allineate lungo le pareti della cella, tutte aperte e completamente vuote. In fondo alla cella vi era una scala a chiocciola di metallo. Marguery vi si avvicinò e iniziò a issarsi, aggrappandosi alla ringhiera. Sandy la seguì, e quando giunse a metà delle scale…
Marguery non stava più nuotando. Stava salendo le scale a piedi, come se nulla fosse. Il livello dell’acqua giungeva fin quasi alla sommità della cella, ma la scalinata conduceva a una stanza buia che, chissà come, non era allagata.
Quando la testa di Sandy spuntò fuori dall’acqua, Marguery si stava già togliendo la maschera. Stupito, Sandy seguì il suo esempio e si rese conto che si trovavano in una stanza con tanto di divani e poltrone… tutti ammuffiti e marciscenti, con un odore di stantio dominante che però Sandy non trovò totalmente sgradevole.
Marguery intanto si stava guardando attorno, puntando il fascio della sua lampada dappertutto, sulle pareti, sul soffitto, sugli infissi… A un certo punto trovò una grossa lampada, la accese e tutto risultò più chiaro. Si trovavano in una stanza in cui vi era una bolla d’aria e nella quale si poteva respirare tranquillamente nonostante si trovasse al di sotto del livello dell’acqua. Quando la luce si accese Sandy si rese conto che Marguery gli stava dicendo qualcosa, solo che lui non riusciva a sentire nulla. — Non… ti… sento — disse ad alta voce.
Marguery allora aprì il taschino stagno della sua cintura, ne tirò fuori il piccolo apparecchio acustico, lo asciugò su una tovaglia che si trovava sul tavolo e glielo porse. Non appena Sandy lo ebbe sistemato, gli domandò: — Ti piace questo posto?
Si guardò attorno. — Che cos’è?
— E un luogo dove la gente dei vecchi tempi teneva gli oggetti di valore. Quelle si chiamavano cassette di sicurezza. — Indicò le pareti, costituite da tante piccole cellette, quasi tutte aperte. — Qui era dove la gente riponeva il proprio denaro, i gioielli, i testamenti, i documenti di cause legali o di divorzi… insomma, qualsiasi cosa a cui tenessero particolarmente. Quando ne avevano bisogno, venivano qui e staccavano le loro cedole, o quel che era.
— Cosa significa “staccare le cedole”?
Marguery emise una risata. — Be’, è una lunga storia. La gente che veniva qui, i ricchi, avevano tutti quel che si chiamano “azioni” o “buoni”. Così, se loro avevano dei soldi le “azioni” gliene facevano guadagnare ancora di più, solo che ogni tanto dovevano venire qui, strappare via un pezzo di certificato, una cedola, e spedirlo per ottenere i soldi veri e propri. — Mentre parlava, prese degli asciugamani da un appendiabiti, ne lanciò uno a Sandy e si asciugò i capelli con un altro. L’asciugamano era umidiccio, ma certamente più asciutto del suo corpo. Sandy si ritrovò a rabbrividire, tutto infreddolito. — Aspetta un attimo — disse Marguery non appena notò che stava tremando. Accese un altro interruttore, e immediatamente si illuminò un anello color rosso-arancione incassato in un disco metallico che si trovava al centro del pavimento. — Qui dentro c’è sempre un’umidità terribile — osservò — ma a me piace lo stesso. Questo apparecchio elettrico ci scalderà un pochino. Mi sono dimenticata di cambiargli le batterie, ma credo che funzionerà ancora almeno per un paio d’ore.
— Perché ha bisogno di “batterie”?
— Perché non c’è energia elettrica quaggiù, naturalmente. Qui non esiste alcun tipo di contatto con il mondo esterno.
Sandy si accomodò sul divano di pelle, controllandolo prima per verificare se avrebbe sostenuto il suo peso. Quando vi si sedette il divano emise un piccolo scricchiolio, ma si trattava di un mobile di quelli solidi. A quel punto, Sandy si guardò attorno con rinnovata curiosità. — E per che cosa lo usi questo posto? — domandò.
Marguery ebbe un attimo di esitazione. — Be’ — disse, parlando lentamente. — Più che altro, si tratta di un luogo dove mi piaceva rifugiarmi. — Lo fissò per un istante, poi continuò. — Inoltre, è forse l’unico luogo al mondo dove sono assolutamente sicura che nessuno mi stia osservando o ascoltando. Mi passi la tua bombola, per favore?
Sandy la slacciò e gliela passò mentre Marguery apriva la valvola dell’altra bombola e la lasciava aperta al minimo. — Bisogna aggiungere un po’ di ossigeno ogni tanto — spiegò. — Ma a parte questo, è veramente come una casa, non trovi?
Sandy non rispose. Si ritrovò a desiderare ardentemente di avere una maggiore abilità nel valutare le espressioni e i toni di voce umani. Per qualche verso, infatti, era sicuro che Marguery fosse diversa dal solito in quell’occasione… Le sue parole sembravano quasi forzate, e i suoi movimenti erano decisamente più rapidi rispetto ai giorni precedenti.
— Non sapevo che tu trascorressi tanto tempo in questa città — le disse, osservandola attentamente.
— Il quartier generale dell’InterSec si trova a Hudson City — rispose Marguery. — Ma a me piace l’idea di avere un posticino privato solo per me.
Ancora quella parola, “privato”. E poi sembrava essere talmente agitata… Quasi, pensò Sandy, come si sentiva lui quando era in sua presenza.
Era forse possibile che, in fondo, le femmine umane e quelle hakh’hli non fossero poi tanto diverse? Era forse possibile che Marguery stesse reagendo al suo crescente eccitamento?
C’era un solo modo per scoprirlo. Era un modo un po’ rischioso, ma a quel punto il bisogno di sapere di Sandy era diventato superiore alla paura di essere nuovamente rifiutato. Si avvicinò a lei sul divano e la strinse a sé in un abbraccio. Marguery si irrigidì. — Aspetta un attimo, Sandy — disse. — Credi forse che ti abbia portato fin qui per un’avventura amorosa?
Le baciò un orecchio. — Credo? In effetti no — disse, tentando di essere preciso. — Forse sarebbe più adatto il termine “spero”.
Marguery si divincolò dalla sua presa. — Smettila! Ti stai comportando in maniera infantile, proprio come gli hakh’hli!
Sandy si sentì offeso. — Gli hakh’hli non sono infantili — protestò.
— Be’, allora come li definiresti? È come essere a un campeggio dei boy scout, o… — Ebbe un attimo di esitazione. — Sai, una volta qui avevamo ciò che chiamavamo “eserciti”.
— Ho sentito parlare degli eserciti, certo — disse Sandy mentre tentava nuovamente di avvicinarsi.
— Certo che ne hai sentito parlare. Probabilmente ne sai anche più di me in proposito, solo che io ho avuto un nonno che ha fatto effettivamente parte di uno di questi eserciti. E per quel che ho potuto capire in proposito, le usanze degli eserciti sono molto simili a quelle che avevate voialtri sulla nave hakh’hli. Quando mio nonno era nell’esercito, lo facevano svegliare all’alba e lo mandavano subito a far colazione di corsa. Poi andava avanti così per tutto il giorno; gli facevano fare cose, e ogni cosa che gli dicevano era un ordine da eseguire alla lettera senza discutere. In pratica, trattavano i soldati come dei bambini. E dato che venivano trattati come dei bambini, è solo logico che si comportassero come tali. Capisci ciò che voglio dire?
— No — ribatté Sandy abbracciandola nuovamente. — Gli hakh’hli non hanno eserciti.
— Eppure si comportano proprio a quel modo, non trovi?
— Se lo dici tu… — rispose Sandy mentre le baciava la bocca.
Marguery tentò quasi di togliere le labbra, ma solo quasi. — Dico sul serio, sai… — continuò, ma a quel punto Sandy la stava baciando di nuovo.