Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
— Estrazioni — spiegò Marguery. — Questi edifici sono pieni di cose utili che andrebbero perse nel caso che aumentasse ancora il livello dell’acqua, il che è assai probabile… È incredibile la quantità di rame che usavano ai vecchi tempi! Così, cerchiamo di tirare fuori ciò che ci serve finché siamo ancora in tempo.
— Sembra un lavoro pericoloso — commentò Sandy mentre osservava due uomini che si sporgevano dalla finestra di un edificio altissimo per calare giù ciò che sembrava essere un fascio di tubi metallici.
— In effetti lo è — disse Marguery. — Molti di questi edifici hanno le fondamenta ormai marce, consumate dalle acque, e ogni tanto ne crolla qualcuno. Ma non ti devi preoccupare per l’Empire State Building, è stato costruito per durare nei secoli!
Sandy alzò lo sguardo, tirando indietro la testa finché non gli fece male il collo, e scoprì che non era tanto il fatto che quell’edificio potesse cadere che lo preoccupava, quanto il fatto di dover arrivare fino alla sua sommità. In verità però non era preoccupato per se stesso, consapevole del fatto che i muscoli formati sulla nave hakh’hli gli avrebbero tranquillamente permesso di salire per due o trecento metri. Era preoccupato per Marguery. Ce l’avrebbe fatta? Quando entrarono finalmente nell’edificio torreggiante, trovarono diverse pozze d’acqua nell’atrio. Marguery annuì con fare serio quando Sandy gliele indicò. — Sì — disse — quando c’è brutto tempo, le onde arrivano fino a qui. E a quanto pare sta diventando sempre peggio. Ma adesso andiamo, su!
Sandy scoprì presto che non era necessario salire a piedi fino in cima all’Empire State Building. Si arrampicarono per soli quattro piani, passando accanto a sale ricolme di materiale accatastato e a un intero piano di gruppi elettrogeni che funzionavano a idrogeno e che rifornivano di elettricità tutti i piani superiori. Non vi era più corrente elettrica nella città, spiegò Marguery, perché tutte le centrali si trovavano completamente sommerse. Tuttavia, grazie ai gruppi elettrogeni, poterono usare un comodissimo ascensore che li portò fino all’osservatorio, a oltre 80 piani di altezza.
Non vi era nessuno nell’osservatorio, e Sandy si rese subito conto del fatto che sarebbe valsa la pena di salire fin lassù anche se avessero dovuto farlo a piedi. Pur non volendolo, si ritrovò letteralmente affascinato dallo spettacolo. Da lì si poteva vedere l’intero mondo degli umani! A nord-ovest, al di là del largo fiume e della vasta baia, si poteva vedere Hudson City. A nord-est, invece, vi era il mare aperto, la sua tavola luccicante interrotta solo a tratti dalle isolette di Brooklyn e del Queens, ultime vestigia delle lontanissime ere glaciali. Poco più a destra, si potevano vedere le grandi torri sopravvissute della vecchia New York, comprese le due torri gemelle che si trovavano in corrispondenza di ciò che una volta era stata la punta dell’isola di Manhattan. Proprio dietro le torri gemelle, Sandy la vide chiaramente, spuntava fuori dal centro della baia il corpo e la mano protesa con la torcia della più famosa fra le sculture eroiche, la Statua della Libertà!
— È fantastico quassù! — esclamò Sandy felice. Marguery non rispose. Stava fissando un punto del soffitto, e quando tornò a rivolgere lo sguardo verso Sandy la sua espressione era cupa.
— Marguery? — domandò Sandy.
La sua accompagnatrice si riprese e si guardò attorno. Si trovavano ancora soli nel vecchio osservatorio, anche se potevano udire chiaramente il martellare costante di una squadra di operai che si trovava sotto di loro di appena un paio di piani. Marguery alzò nuovamente lo sguardo verso il soffitto, poi la sua espressione mutò, come se avesse preso una decisione importante. Sandy però non riuscì a immaginare di che cosa potesse trattarsi.
— Sì — disse infine Marguery. — È proprio bello avere la possibilità di stare un po’ da soli, non è vero?
Sandy si produsse in una smorfia di sorpresa. Era possibile che quella donna gli stesse dando qualche tipo di segnale sessuale? Imprecò internamente contro gli incomprensibili riti della libido umana. Che cosa doveva fare? Doveva forse abbracciarla subito e farlo proprio lì, sull’assolata piattaforma di osservazione del grattacielo, con il rischio che qualcuno uscisse dalle porte scorrevoli dell’ascensore da un momento all’altro?
Per un momento, gli parve che dovesse essere proprio così. Marguery si era avvicinata a lui di un passo, continuando a sorridere. Si era persino protesa verso di lui con la testa, arrivando con le labbra a pochi centimetri dalle sue.
Con un impeto di rabbia, Sandy sollevò il viso verso di lei e allungò le braccia. Con suo grande stupore però, pur permettendogli di avvolgerla con le braccia e di stringerla a sé, Marguery evitò le sue labbra scostando il volto all’ultimo momento. Strofinò il naso contro il suo orecchio, ma non cedette di un centimetro quando lui tentò di girarle il volto per baciarla.
A un certo punto, Sandy si rese conto che gli stava sussurrando qualcosa nell’orecchio.
Se ne rese conto solo per il respiro, poiché Marguery stava sussurrando nell’orecchio sbagliato. La allontanò da sé. — Quello è l’orecchio sbagliato — le disse. — Quello giusto è dall’altra parte.
Marguery si produsse in una piccola smorfia, poi il sorriso tornò a illuminare il suo volto. Avvicinò le labbra all’orecchio buono di Sandy e bisbigliò:
— Sandy. Non dire nulla. Si tratta di una cosa molto importante. Ora ti chiederò se hai voglia di fare una cosa. Tu mi risponderai di sì, e poi la faremo. Rispondi solo di sì e non discutere.
Sandy a quel punto allontanò il viso con espressione perplessa, ma la sua perplessità si moltiplicò ulteriormente quando constatò che Marguery gli stava sorridendo con un’espressione ancor più maliziosamente invitante di prima.
— Ah, Sandy — sospirò lei accarezzandogli la nuca — questo luogo è proprio perfetto, non è vero? Senti, dolcezza, conosco un posticino veramente giusto in centro. Dovremo fare una nuotatina per arrivarci, ma non è difficile. Che ne dici? Ti andrebbe di andare in un posto un po’ più intimo? Dove possiamo stare assieme un po’ solo io e te?
Detto questo, gli fece l’occhiolino.
Sandy emise un lungo sospiro. Qualunque cosa stesse accadendo, pareva essere interessante. — Ci puoi scommettere — disse, e poi aggiunse: — dolcezza.
17
Manhattan, l’isola centrale della città di New York, non ha molte colline. Una volta ne aveva, molto tempo fa. I coloni inglesi, quelli olandesi che vennero prima di loro, e anche gli indiani che erano lì prima di qualsiasi colono, parlavano tutti di una terra di colline, valli, monti, fiumi e laghi abbastanza grandi da poterli navigare. Ora non rimangono che le vestigia di tutte queste cose. Quando gli abitanti di New York si dedicarono al compito di ricoprire la loro isola di cemento, non volevano che vi fossero salite tanto ripide da impedire a un cavallo di trainarvi una carrettata di mattoni, o, in seguito, da impedire a un trattore di trainarvi sopra dieci tonnellate di travi d’acciaio. Così, hanno fatto saltare le cime di tutte le colline, hanno riempito tutte le depressioni naturali e hanno incanalato tutti i fiumi e torrenti affinché formassero un sistema fognario sotterraneo. Non immaginavano nemmeno lontanamente che cosa sarebbe potuto accadere alla loro isoletta piatta una volta che avesse avuto inizio il surriscaldamento dell’atmosfera. Quando accadde, i loro discendenti si dettero da fare per tentare dì arginare le acque con possenti dighe dì cemento. Solo che quando le tempeste diventano molto forti, distruggono anche le dighe di cemento… e le tempeste dell’Era del Surriscaldamento erano senz’altro molto forti.